Le Grandi Recensioni

Ivano Fossati – La Mia Banda Suona Il Rock

Posted in dischi, musica, richieste by Ares on settembre 21, 2010

richiesto da Bixx

Forse questo è il caso dell’album e della canzone più rinnegati di sempre…e il motivo, per me, resterà sempre incomprensibile.

Fine anni 70, Ivano Fossati è un reduce del progressive italiano avendo militato nei Delirium e ha già all’attivo diversi dischi da solista più collaborazioni varie come autore, avendo scritto qualche canzone che ha risollevato le sorti di carriere avviate al declino (esempio: Pensiero Stupendo scritta per Patty Pravo, e soprattutto molti brani per le sorelle Berté nda).

Ma il nostro autore/cantore genovese fa su baracca e burattini e vola a Miami a registrare un disco con la band che all’epoca accompagnava Eric Clapton, e ne venne fuori un disco di ottima fattura, magari non un capolavoro, sicuramente molto diverso dal Fossati più cantautorale ed intimista che siamo più abituati ad ascoltare.

Title-track a parte, talmente conosciuta che non serve parlarne, il resto dell’album ci offre un chiaro esempio di melting pot musicale con brani rock, ballate, reggae. E di buone canzoni ce ne sono: Di Tanto Amore e Vola appaiono anche in Danza di Mia Martini, mentre Dedicato figura tra le canzoni di Bandaberté di, appunto, Loredana Berté. Da segnalare anche il reggae di Limonata e Zanzare e Passa Il Corvo.

Album rock, senza dubbio. Ma la sua canzone simbolo che cosa avrà mai fatto per essere poi rinnegata dal suo autore? Probabilmente Fossati si sara’ stancato della stessa, stancato del fatto che lui, cantautore, viene ricordato maggiormente per una canzone che non ha mai sentito sua, forse…la cosa francamente non ha importanza: che gli piaccia o no, Fossati sappia che La Mia Banda Suona Il Rock è una bella canzone e un bell’album. A noi ci basta.

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Karma

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 13, 2010

Quando il rock in Italia era in salute…quasi 20 anni sono passati dall’esordio dei milanesi Karma, amici e compagni di merende di Afterhours Marlene Kuntz e via dicendo.

Diciamo anche che i Karma sono stati il grunge made in Italy, e questo grazie a un paio di lavori che, purtroppo, sono ormai quasi sepolti dalle sabbie del tempo…neanche fossero passati millenni, ma in questo paese vince la “cultura” musicale delle solite vecchie melodie o del rock fatto come Ligabue comanda (leggasi “pura merda”).

Comunque, Karma.

Per i Karma vale lo stesso discorso fatto per Ritmo Tribale e i Timoria con Francesco Renga: ottima musica, belle idee anche se molto influenzate da quello che arrivava dagli USA (il grunge, appunto). Ma in fondo, chi se ne frega? I Karma erano una gran band e il loro esordio riascoltato dopo tanto tempo suona ancora che è un piacere. Ok, nel 1994 il grunge era già in fase decadente e come al solito in Italia le cose arrivavano e venivano riproposte con un certo ritardo, ma i Karma seppero fare cose incredibili.

Vi ricordate La Terra? E Sabbia? E Cosa Resta? Probabilmente no, almeno molti di voi li avranno dimenticati, ma sono sicuro che tanti altri invece aspettavano solo di rileggere il nome per andare a recuperare il cd o una vecchia cassetta ormai rovinata…e questo è un altro dramma: quest’album non è mai stato ristampato e trovarne una copia adesso è impresa ai limiti dell’impossibile…

Grunge e metal, brani lenti e cupi e altri sparati a tutta velocità, e richiami alla cultura orientale che andava tanto di moda…quest’album potremmo forse paragonarlo, col dovuto rispetto e le dovute distinzioni, a Ten dei Pearl Jam (unico disco della band di Eddie Vedder che non mi fa venire l’ulcera nda) per la carica e la rabbia che in alcuni momenti traspare.

Se li (ri)trovate, buon (ri)ascolto.

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Elio e le Storie Tese – live in Treviso 05/09/2010

Posted in concerti, musica by Ares on settembre 6, 2010

Un concerto che inizia con Shine On You Crazy Diamond (più o meno…) e finisce con Mangoni con tanto di mantello, corona e baffi come Freddie Mercury…solo questo dovrebbe bastare, no?

(niente foto questa volta…)

Per me Elio e le Storie Tese sono la miglior band che ci sia in Italia. Li ho visti dal vivo diverse e volte e come sempre sono rimasto senza parole dalla qualità della musica e dalla bravura dei singoli musicisti…oltre alla solita marea di cazzate che riescono a dire e fare.

Che canzoni hanno suonato? Molto spazio alla produzione più recente coi brani di Studentessi e qualche salto nel passato con le immancabili Servi Della Gleba e Tapparella, ma anche Fossi Figo e Lo Stato A Lo Stato B. In mezzo anche una medley in cui sono finiti anche accenni di Tonza Patonza e Presidance.

Voto: 10 e lode, come sempre.

Extrema – Live at Venetic Doc 20/07/2010

Posted in concerti, musica by Ares on luglio 21, 2010

Adoro gli Extrema.

non ho fatto foto ieri sera…sorry…

E ogni loro concerto è per me un salto nel passato, a quando, “innocente” teenager, li vidi dal vivo per la prima volta quando aprirono il Beach Bum Rock Festival nella mia citta’.

Era il 1996.

Ieri sera, a pochi chilometri di distanza da quel luogo, ho avuto ancora il piacere di ascoltarli e…che dire?

Gianluca Perotti e Tommy Massara, i superstiti della formazione originale, sono ancora in grandissima forma. Gli Extrema sono una delle migliori band metal prodotte dal Belpaese: Tommy è un ottimo chitarrista e GL riesce sempre a esprimere una rabbia genuina e a tratti irresistibile. Sentire un cantante che da del “rincoglioniti” al pubblico è pura poesia. 14 anni fa al Beach Bum, causa problemi tecnici, urlò un bestemmione cosmico che ancora risuona nell’aere, come la radiazione cosmica di fondo.

E io ancora lo ringrazio per il bel momento regalatomi/ci.

Comunque il concerto di ieri sera mi ha riconciliato col metal. Il fatto che un’istituzione del genere come gli Extrema abbiano dovuto suonare prima dei Linea 77 (me ne sono andato prima della loro esibizione che mi hanno raccontato come “terribile” e “pessima” nda)deve far riflettere sul livello infimo raggiunto dall’Italia musicale.

Scaletta che ha percorso i punti salienti della carriera con tanto di cover/omaggio finale ai Motorhead con una tiratissima Ace Of Spades.

Se non conoscete gli Extrema vi consiglio un EP live di qualche anno fa: si intitola Proud, Powerful ‘n Alive, una manciata di brani live registrati durante le esibizioni di supporto a gente come Slayer e Metallica all’apice del movimento metal (inizio anni 90) e prima della sua morte chiamata nu-metal (la cui esistenza e’ colpa dei Korn che l’hanno inventato e di Trent Reznor che li ha prodotti…Korn e Reznor devono morire nda).

Lucio Battisti – Il Mio Canto Libero

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 30, 2010

In questo blog e tra le varie cose che leggo/guardo/ascolto non c’è molto spazio per l’Italia e i suoi prodotti.

Il motivo è semplice: la noia che mi assale quando leggo/guardo/ascolto qualcosa di italiano e il dato oggettivo che in Italia si produce una tale quantità di robaccia che alla fine lascio perdere e mi butto sui prodotti stranieri che sono più nelle mie corde…

Per carità, abbiamo avuto artisti straordinari: in campo musicale possiamo vantare grandissimi cantautori e alcune band che hanno fatto la storia del rock progressive negli anni 70. E anche oggi, a cercar bene, si trovano tante belle cose, nascoste in mezzo a un mare di merda sdolcinata e inutile.

Ma alla fine si parla sempre e solo dei De André (strordinario), dei Dalla (strordinario fino al 1983) e De Gregori (il più elegante), dei Guccini (no comment, e non perché mi piaccia nda) eccetera…e quando si parla di Lucio Battisti, il più fine sperimentatore nella storia del cantautorato italiano, si menzionano sempre e solo i grandi classici o lo storico duetto con Mina.

E non si parla degli album…

1972, Lucio Battisti regala all’Italia e al mondo Il Mio Canto Libero. E’ la stagione dei grandi capolavori della coppia Battisti-Mogol che con quest’album raggiunge una delle vette più alte della miscela musica e poesia dei due autori.

Un album che tratta temi come amore, morte, la protesta, con la semplicità stordente delle parole di Mogol come sempre ispirato dalla musica di Battisti mai cosi delicato. Musicalmente complesso e spiazzante (il Battisti sperimentatore che pochi ricordano e ancor meno menzionano…sigh…), tralasciando le conosciutissime e ovunque trattate La Luce dell’Est, Il Mio Canto Libero e Io Vorrei…Non Vorrei…Ma Se Vuoi… troviamo esperimenti di storpiature vocali come in Luci-ah che ha un vago sapore beatlesiano, Vento Nel Vento (una delle più belle e dimenticate canzoni dell’intera storia musicale italiana e sapientemente saccheggiata da De Gregori), brani di protesta come L’Aquila e lo straordinario e folle dialogo di Gente Per Bene e Gente Per Male (in questa il basso lo ha suonato Bruno Longhi, il giornalista Mediaset, pazzesco… nda). E il rock alla Il Tempo Di Morire di Confusione.

Tutta l’esperienza di vita di Lucio Battisti trasmessa in musica e tradotta in versi da un genio della parola.

Il Mio Canto Libero e’ quello che viene appunto detto nel titolo dell’album: un uomo che canta la propria libertà, l’amore, la paura e la rabbia, e che ci lascia con una domanda che ha trovato risposta (negativa) nel mare di sterco artistico-musicale in cui navighiamo ora: come può uno scoglio arginare il mare?

Restiamo aggrappati a questo scoglio, piccola isola felice di rara bellezza.

Casino Royale – Sempre Più Vicini

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 22, 2010

Questo è uno di quei dischi che a metà anni 90 TUTTI ascoltavano.

Anche chi non era propriamente fan dei Casino Royale e di cose che richiamavano hip-hop, ska et similia…vale a dire che anche chi ascoltava a cannone Roots dei Sepultura ogni santo giorno o i Cannibal Corpse o addirittura cose come Therapy? e Clawfinger alla fine aveva la sua copia (originale o registrata su cassetta) di Sempre Più Vicini. Ho davvero pochi ricordi di album che sono riusciti (e riescono anche adesso) a unire anime musicali diversi, ascoltatori di generi che più diversi non potevano e non potrebbero esserci. Autentico esempio doi come la musica sia un linguaggio universale e il miglior modo di comunicare dell’Essere Umano.

Perché lo ascoltavano tutti? E perché lo si ascolta oggi come anni fa? Perché ancora adesso ascoltare pezzi come Sempre Più Vicino, Suona Ancora e 9ª Configurazione, per citare le più famose, è cibo per anima e orecchie. E nonostante i suoi 15 anni quest’album suona tanto, tanto moderno, il segno e la dimostrazione di quanto “avanti” erano i Casino Royale dell’epoca: dagli inizi reggae-ska-rock steady sono arrivati a contaminare la propria musica cone echi di jazz e di elettronica made in England (Massive Attack? Portishead?), veri precursori di molta produzione italiana degli anni successivi. Ottima la miscela delle voci di Alioscia e Giuliano Palma

Dainamaita, Sempre Più Vicini, CRX, un tris di album di grandissima qualità che poche band in Italia sono state in grado di produrre. Peccato che il destino dei Casino Royale li abbia portati su una strada che, personalmente, non ritengo renda giustizia ai musicisti. Di Giuliano Palma & The Bluebeaters non voglio parlare perché sono tristemente incommentabili.

Timoria – 2020 Speedball

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 20, 2010

Dopo aver recensito Viaggio Senza Vento credo sia giusto spendere due parole a proposito del suo degno successore.

Due anni dopo il concept-album che strappò applausi a tutti,  i Timoria ne pubblicano un altro: 2020 Speedball, incentrato sulla realtà virtuale che sostituisce droghe e altre sostanze. Era il 1995, si parlava parecchio di realtà virtuale, cyberpunk: un paio di anni dopo ci sarebbe stato Nirvana di Salvatores e pochi anni prima c’era stato Il Tagliaerbe, mentre Matrix era ancora un’idea.

2020 Speedball è una decisa sterzata verso sonorità più cupe e metal, ma non mancano le ballate e le melodia che sono parte del DNA della band bresciana. Brani come 2020 e Speedball o Mi Manca l’Aria picchiano che e’ un piacere, mentre Senza Rumore ci riporta ai Timoria delle ballate alla Sangue Impazzito, idem per Boccadoro e Via Padania Superiore. I Timoria “citano” anche gli Abba con una canzone intitolata Dancin’ Queen, ma si tratta solo del titolo perché la regina danzante dei nostri eroi è un calderone di suoni dance, techno e chitarre distorte

Un album che passa continuamente dall’irruenza di una band mai così a proprio agio in ambito heavy (e con inaspettate qualità tecniche…Pedrini ha mai suonato in questo modo???), a brani più lenti e riflessivi eredi del precedente Viaggio Senza Vento. La scelta di allontanarsi un po’ da Viaggio Senza vento denota coraggio, sarebbe stato facile continuare sullo stesso percorso, invece i Timoria hanno optato per un timbro più duro. Ascoltando l’album viene da dire “per fortuna…”.

Voto: tanto bello quanto il suo predecessore.

Consigliato: a chi vuole (ri)scoprire il rock italiano.

Ares

Ritmo Tribale – Mantra

Posted in dischi, musica, richieste by Ares on aprile 19, 2010

richiesto da Skonch (che ringrazio per avermi fatto riscoprire cose magiche che avevo dimenticato)

Un altro schiaffone a chi dice che in Italia il rock non è mai esistito e mai esisterà.

Uno schiaffone a tutti quelli che pensano che il rock in Italia sia stato solo ed esclusivamente Vasco Rossi e/o Ligabue.

Se c’è una band che gente affermata come Afterhours (si dice che Manuel Agnelli decise di iniziare a cantare in italiano dopo averli ascoltati) e Negrita devono ringraziare, questa si chiama Ritmo Tribale. A cavallo degli anni 80 e 90 questi milanesi portarono nel belpaese degli Umberto Tozzi e Ricchi e Poveri un sano, sanissimo e saggiamente arrabbiato hard rock (e grunge) di matrice americana.

Anno di grazia 1994…annata memorabile per mille ragioni: la morte di Cobain e la pubblicazione di Definitely Maybe e Parklife che fanno esplodere la mania brit-pop; dagli USA arrivano Jar Of FliesVitalogy e Superunknown e il movimento grunge è all’apice; l’ultima versione dei Pink Floyd esce con The Division Bell e relativo tour (e il 15 settembre del ’94 li ho anche visti, ma è un’altra storia nda).

In Italia? Pubblicato In Quiete dei CSI e le solite cose di Ligabue, Jovanotti, ma anche Battiato, esce Mantra, quinto album dei Ritmo Tribale.

Ottimo esempio di rock made in Italy. Grunge nostrano di pregevole fattura. Hard rock con tutti i criteri del caso.

Cosa rende Mantra un disco degno di nota? La bonta’ della musica, la potenza della band, i testi e la voce di Stefano Edda Rampoldi, personaggio di culto della scena rock italiana del periodo. Il tema del disco e’ il sogno, la musica trasuda sangue, sudore e lacrime, puro rock.

Confesso che avevo del tutto dimenticato i Ritmo Tribale, ma all’epoca il videoclip di Sogna andava alla grande su Videomusic assieme ai primi Negrita o La Terra dei Karma, tutta roba che, ci scommetto, se fosse stata cantata in inglese da una qualsiasi band col nome figo di provenienza estera avrebbe fatto versare fiumi d’inchiostro per mille lodi. Invece, poiché la provenienza è italica, non se ne parla perché sembra essere peccato grave togliere spazio e visibilità ai soliti vecchi nomi nostrani o ai fenomeni da baraccone…esempio: quanti ricordano i Ritmo Tribale e quanti ricordano le Tre Parole di Valeria Rossi? Confessate!

Io ho confessato, e sono davvero felice di avere riscoperto una parte dimenticata della mia adolescenza. Soprattutto, e questa è la cosa importante, sono contento di aver riscoperto una band che suonava e picchiava con rabbia e talento, con qualcosa da dire. Tanto arrosto, invece del solo fumo che ci viene proposto negli ultimi anni, in Italia e all’estero.

Voto: 9

Consigliato: a chi ha voglia di rock.

Ares

Timoria – Viaggio Senza Vento

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 16, 2010

richiesto da Skonch

Tra gli anni 80 e 90, in Italia il rock era rappresentato da delle band che, nel loro piccolo, sono state in grado di produrre musica di qualità e presentarla in modo diverso o almeno inusuale per il panorama musicale del belpaese da sempre tanto, troppo legato alla tradizione: Afterhours, CCCP/CSI, Litfiba (fino a El Diablo), Ritmo Tribale (presto in arrivo una recensione), Karma.

Poi c’erano i Timoria, bresciani di belle speranze che, dopo qualche album “leggero” e la solita apparizione a Sanremo, nel 1993 s’inventano un concept-album.

Un concept-album? Nel 1993? Ma…ma…ma…non ci credo! E invece e’ tutto vero.

Non solo questi ragazzotti (con alla voce Francesco Renga prima di diventare un cantante neo-melodico e alla chitarra Omar Pedrini prima di diventare…boh, cos’è adesso Omar Pedrini?) s’inventarono un concept-album, ma l’hanno anche fatto come gli dei del rock comandano!

Viaggio Senza Vento parla di Joe e il booklet racconta tutto. Della sua fuga/viaggio, dopo aver ucciso il guardiano della prigione-canile, alla ricerca di se stesso, della liberta’ o della verita’ per dimostrare qualche cosa chissà…che importa? La musica non racconta una verità univoca  e un concept-album può essere letto in tanti modi diversi. Penso che l’ispirazione di Viaggio Senza Vento possa essere certa produzione dei The Who come Tommy o Quadrophoenia, pesi massimi del rock, idee magari non originalissime ma che meritano totale rispetto.

Quel che conta è l’assoluta omogeneita’ del lavoro svolto dalla band, l’accuratezza degli arrangiamenti, i testi, le melodie…un disco rock, con influenze progressive e una vena melodica potente e ricercata. Qualche esempio? L’apertura hard-rock di Senza Vento, la ballata Sangue Impazzito, o La Cura Giusta o Il Mercante dei Sogni, tutte ottime canzoni accompagnate da altre ottime canzoni come il duetto piano e voce in Freedom o il rock di Piove che all’epoca tutti i ragazzetti rocker alle prime armi, me compreso, hanno suonato.

E da bravi ragazzotti ambiziosi, i Timoria non si sono fatti mancare anche un paio di collaborazioni di rilievo come Eugenio Finardi in Verso Oriente e Mauro Pagani al violino in Lombardia.

Viaggio Senza Vento, senza dubbio il miglior album della band,  fa parte del patrimonio culturale del rock italiano, è una pietra miliare come 17 Re dei Litfiba, Arbeit Macht Frei degli Area o Creuza de Ma di De André. Per la cura e la potenza, per le proporzioni e la qualità del lavoro è un album che merita di stare in compagnia delle altre opere dei grandi della musica italiana rock e non.

Voto: pietra miliare.

Consigliato: a tutti quelli che ancora credono che il rock in Italia non sia mai esistito.

Ares

Litfiba – 17 Re

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 15, 2010

richiesto da Skonch

In Italia la new-wave è arrivata in ritardo, come mille altre cose…

E la new-wave italiana è sinonimo di Litfiba.

Quando questo nome aveva un senso, Piero Pelù e Ghigo Renzulli avevano qualcosa da dire… ben prima di Elettromacumba o Toro Loco, i due avevano immaginazione e inventiva e tanta, tanta voglia di spaccare il mondo. E il loro secondo disco, 17 Re, senza dubbio fa parte della massima espressione del rock italiano di sempre, per quel poco di rock che abbiamo avuto in Italia.

Questo disco, piacciano o meno i Litfiba, dovrebbe essere in ogni casa assieme a tanti altri dischi che dovrebbero essere obbligatori per legge…come certe vaccinazioni.

Ripeto: come (quasi) sempre, in Italia siamo arrivati tardi rispetto ad altri paesi.

Ma, grazie all’ispirato e schizzato Pelu’ dell’epoca e Ghigo che ancora suonava la chitarra in maniera poco convenzionale prima di cadere nelle terribili cose da meta’ anni 90 in poi, finiamo catapultati in una marea di new-wave, punk e rock, con visioni di guerra, decadimento, sofferenza, lune, tango e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Si passa dall’incalzante Resta alla delicata e sognante Pierrot e la Luna, passando per Tango e Apapaia per arrivare a Gira nel mio Cerchio (un delirio), Cane e Ferito.

I testi sono surreali e violenti, mai banali. Evidentemente Pelu’ era ispirato…o si fumava l’impossibile…e poi c’era quella vecchia volpe di Gianni Maroccolo a curare gli arrangiamenti…

Cosa che ci porta infine alla domanda fatidica: ma che ne è stato poi dei Litfiba?

Voto: pietra miliare

Consigliato: a chi pensa che il rock italiano sia solo quello di Ligabue o Vasco di Stupido Hotel…

Ares

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