Le Grandi Recensioni

The War on Drugs – Slave Ambient

Posted in musica, richieste by Ares on novembre 21, 2011

richiesto da Eleonora

E grazie Eleonora…perché non conoscevo questi The War on Drugs e questo loro terzo album Slave Ambient.

Quando certa tradizione folk-rock americana viene immersa in un mare di psichedelia ed elettronica, con chitarre che ricordano anche certi momenti di Bruce Springsteen o addirittura Dylan, mentre i passaggi strumentali (come City Reprise  e Original Slave) che legano tra di loro le 12 canzoni dell’album servono a rendere il tutto solo più omogeneo di quanto non sia già.

Perché questo Slave Ambient ha un suo dannato senso, un album che mi fa immediatamente pensare alla notte fonda (o mattina presto, a seconda dei punti di vista) e a qualche serata esagerata e a quell’inevitabile momento in cui uno rientra a casa, crolla sul divano e chiede solo calma per recuperare le forze. Con il dovuto rispetto, è lo stesso effetto che mi fa Sunday Morning dei Velvet Underground, band che a mio parere ha dato tanto ai War On Drugs (e non solo nda). American rock e new-wave, tradizione e innovazione, con intelligenza e senza esagerare.

I Was There, Your Love Is Calling My Name, It’s Your Destiny sono gli episodi migliori dell’album; Baby Missiles odora di Bruce Springsteena miglia di distanza; la conclusiva Blackwater è un tentativo di essere Bob Dylan senza per questo risultare fuori luogo, ridicolo o eccessivo, anzi è ottima.

Chi ama l’indie e le contaminazioni rock ed elettronica non potrà non apprezzare quest’album, gli altri potrebbero invece scoprire nuovi gusti e, perché no, innamorarsene.

Smashing Pumpkins – Gish

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 5, 2011

Tra pochi giorni cade il ventesimo anniversario della pubblicazione di questo gioiellino, album d’esordio di una delle band simbolo degli anni 90.

Gish ha in embrione molte delle caratteristiche che furono poi il marchio di fabbrica dell’epoca d’oro degli Smashing Pumpkins, quel mix di psichedelia, poesia e hard rock che fece la fortuna di album magnifici come Siamese Dream e, soprattutto, Mellon Collie & The Infinite Sadness.

Registrato e pubblicato mesi prima di Nevermind (e con lo zampino dello stesso produttore ovvero quel geniaccio di Butch Vig nda), Gish offrì un assaggio di quello che sarebbe avvenuto nei mesi e anni successivi, vale a dire la rivoluzione indie-rock e grunge.

Ma a differenza di Nirvana e altre band che affondavano le radici nel punk, Billy Corgan e soci che venivano da Chicago avevano altre idee musicali per la testa: tante chitarre, melodie lisergiche, tristezza e dolcezza. In effetti erano distanti anni luce dal mood di Seattle e da alcuni dei suoi tragici eroi musicali.

Gran bell’album, gran bell’esordio, da riscoprire.

PJ Harvey – Let England Shake

Posted in dischi, musica by Ares on febbraio 25, 2011

In questi giorni sto ascoltando con piacere Let England Shake, ultima fatica discografica di Polly Jean Harvey.

Ottavo disco che segue l’ottimo White Chalk del 2007. Disco dedicato alla sua terra, a quanto si intuisce. Soprattutto un disco in cui si torna a respirare un po’ di quell’aria rock che non si sentiva da diversi anni, dai tempi di Stories From the City, Stories From the Sea.

Si sentono di nuovo le chitarre, ma al solito la nostra cara PJ si diverte a incasinare tutto con un tocco di quella sana follia che la anima e cosi si sente una tromba tipo “Settimo Cavalleggeri  a Little Big Horn” che entra a caso, fuori tempo e con il chiaro intento di spiazzare l’ascoltatore, in The Glorious Land…o almeno spero sia voluto, altrimenti boh…interessanti anche Let England Shake, The Words That Maketh Murder, All and Everyone, Hanging In The Wire.

Let England Shake è un album più accessibile rispetto al precedente. Certo, rimane accessibile alla maniera di PJ Harvey che è per certi versi una delle artiste meno accessibili che ci siano nel panorama musicale degli ultimi 20 anni…ma è proprio questo che la rende affascinante e unica. Album dall’atmosfera minimal, cosa che potrà piacere ai cultori del genere e farà forse bestemmiare tutti gli altri.

Se vi piace PJ Harvey non rimarrete delusi. Se non la conoscete per prima cosa vergognatevi, e poi ascoltate questo Let England Shake. Se non la conoscete e siete fan di Nick Cave credo che vi divertirete ad ascoltare quest’album…e questo vale anche per certi fan del brit-pop più impegnato alla Damon Albarn versione The Good, The Bad & The Queen.

Bentornata PJ, ci sei mancata.

Cold War Kids – Mine Is Yours

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on febbraio 14, 2011

Terza prova per i californiani Cold War Kids capitanati dal bravissimo Nathan Willet.
I ragazzi della Guerra Fredda tornano dopo l’esordio pazzesco di Robbers & Cowards e il successivo sottotono Loyalty To Loyalty.
In altre parole Mine Is Yours deve dirci se i Cold War Kids sono destinati ad essere una grande band oppure l’ennesima speranza disattesa…

Boh?

Allora, l’inizio con la title-track Mine Is Yours è perfetto, la canzone ha il sapore dell’inno da stadio e funziona alla grande. Ma i problemi e i dubbi sorgono in seguito, traccia dopo traccia ho la percezione che qualcosa si sia smarrito nella band che mi fece impazzire con Robbers & Cowards e in concerto a Dublino. Louder Than Ever non va da nessuna parte…la successiva Royal Blue potrebbe essere stata scritta dagli Spin Doctors, senza aver nulla a che fare con gli Spin Doctors…e l’album scivola via tra accenni di quel blues cantautorale che aveva segnato l’esordio e l’incerto Loyalty To Loyalty mischiato a evidenti tentativi di scrivere canzoni nel solco di band che oggigiorno riempiono gli stadi.

Sento un tentativo di essere l’anello mancante tra U2 e Coldplay, sento arrangiamenti che non mi convincono del tutto e belle idee messe in musica in modo poco convinto o semplicemente confuso.

Ma sento anche dei buoni momenti in cui riconosco la band dell’esordio, se solo il tutto fosse più scarno e grezzo.

E Nathan Willet canta veramente da dio, ma a volte avere un gran cantante non è sufficiente

Ma, in soldoni, Mine Is Yours cosa vuole comunicarci? La mia impressione è che i Cold War Kids stiano cercando di decidere che cosa fare da grandi, battendo ogni sentiero musicalmente percorribile alla ricerca della pozione magica.

Sono un po’ deluso, uffa.

Black Rebel Motorcycle Club – live at New Age

Posted in concerti, musica by Ares on novembre 28, 2010

Negli ultimi mesi ho assistito a concerti stratosferici e cagate pazzesche.

Ma si è sempre trattato di eventi piuttosto grandi, all’aperto, megaband su megapalchi.

Così, andare in un piccolo club di provincia fa sempre un certo effetto, se poi il concerto a cui si assiste si rivela essere una martellata rock da paura allora la soddisfazione è doppia, tripla, infinita.

Spaventosi.

I Black Rebel Motorcycle Club dal vivo sono spaventosi. Un muro, puro rock’n’roll incazzato con ventate di folk e blues, 2 ore abbondanti di canzoni con ampio spazio lasciato ai pezzi dell’ultimo lavoro Beat The Devil’s Tattoo e ovviamente pezzi del passato di ottimi album come Take Them On, On Your Own e Howl.

Una batterista (Leah Shapiro) che fa il suo e c’è chi giura sia anche figa e se anche non lo fosse non importa, a noi va bene così, i due leader (Peter Hayes alla chitarra e voce e Robert Levon Been a basso, chitarra, voce) che si scambiano le parti vocali e si dividono anche il breve intermezzo acustico in cui viene anche proposta Dirty Old Town che non sentivo dalle serate nei pub di Dublino…

Comunque ho capito tutto il bene che si dice a proposito dei concerti dei BRMC. Coinvolgenti, carichi, pochi fronzoli e tantissima sostanza. Giovani rocker impazziti e vecchi dinosauri commossi dal sapere che il rock’n’roll è ancora vivo e gode di ottima salute grazie a questi americani della west coast che non si risparmiano, non fanno i divi e suonano da dio.

La prossima volta non fateveli scappare.

Dinosaur Jr. – Where You Been

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 26, 2010

…meglio che non metta il link alla pagina che mi ha spinto a scrivere questa recensione…vi assicuro che ne va della vostra salute…

1993, anno importante.

L’anno di album a loro modo storici come Are You Gonna Go My Way di Lenny Kravitz (oddio…Lenny…è ancora vivo???) o Bat Out Of Hell II: Back Into Hell di Meat Loaf. L’anno di In Utero dei Nirvana e Zooropa degli U2 (con Bono all’inizio del suo delirio da salvatore del mondo)…ma anche di Get A Grip degli Aerosmith, Sound Of White Noise degli Anthrax e Cyberpunk di Billy Idol (così vi ho anche rinfrescato la memoria).

E di un importantissimo album di una importantissima band capitanata da un importantissimo cantante/chitarrista.

I Dinosaur Jr di J Mascis hanno contribuito a forgiare una buona fetta di quello che ora viene inteso sinteticamente come “rock alternativo” o “indie”.

Le etichette sono sempre irrilevanti, conta solo ed esclusivamente quello che si sente, e Where You Been assieme a You’re Living All Over Me, Green Mind e Bug fa parte del quartetto dei migliori album dei Dinosaur Jr: riff e assoli, voce malinconica e a volte lancinante con quei falsetti al limite del fastidioso. Out There, Start Choppin, Not The Same, Drawerings…rock e ballate, cupe, sofferenti e allo stesso tempo scanzonatissime e rilassate…se c’è un chitarrista che ha capito tutto quello che Neil Young ha voluto spiegarci a proposito della chitarra quello è sicuramente J Mascis: il muro di suono dei Dinosaur Jr ancora oggi sorprende per come riesce a nascondere e poi far risaltare le melodie.

Così scorre Where You Been, tra le distorsioni si inseriscono improvvisamente chitarre acustiche e archi…quiete prima e dopo la tempesta.

Un gioiello dei bei tempi andati, consigliatissimo.

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Black Mountain – Wilderness Heart

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 14, 2010

Ok, van bene le superband, ma mi sento in dovere di segnalarvi anche il terzo disco dei Black Mountain.

Anche questo è uno di quei dischi che non potrà che far felici gli ascoltatori che guardano al passato come l’Età dell’Oro della musica, tanti sono i richiami a un passato glorioso fatto di grandi band e grandissime canzoni.

I Black Mountain si tolgono di dosso i panni più indie e confezionano un album più diretto, ma sempre con un sapore folk-prog-hard rock che raggiunge i massimi risultati in canzoni riuscitissime come Let Spirits Ride, con il suo riff maligno che ricorda i Black Sabbath, Old Fangs, Rollercoaster e la title-track Wilderness Heart. Un disco decisamente rockeggiante, fatto di chitarre in grande evidenza e atmosfere acide, psichedeliche, e sostanzialmente provenienti da un passato musicale che, evidentemente, continua ad essere una miniera d’ispirazione per tanti artisti.

Ottima l’interazione tra le voci di Stephen McBean e Amber Webber come nell’iniziale The Hair Song (che ha un non so che di Black Crowes) e nella ballata acustica Radiant Hearts.

Buon disco, ben fatto, ci piace.

Eels – Tomorrow Morning

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 12, 2010

Confesso di essermi perso molto degli Eels in questi anni.

Quindi mettermi all’ascolto del nuovo lavoro, il terzo album nell’ultimo anno, è stato quasi come mettermi all’ascolto di una nuova band.

E devo dire che non mi sento del tutto spaesato ascoltando Tomorrow Morning.

Ok, sono un nostalgico di Beautiful Freak, ma le melodie accattivanti e gli interventi elettronici mi riportano indietro di qualche anno e penso che dalle parti del mondo degli Eels le cose stanno continuando a funzionare.

E perché mi piaccia un disco basato quasi esclusivamente su synth e cose del genere allora dev’essere fatto bene, con raziocinio. O forse l’innata capacita’ degli Eels di catturare anche l’ascoltatore piu’ distratto colpisce ancora…ai posteri l’ardua sentenza come in Baby Loves Me e Spectacular Girl o anche I Like The Way This Is Going.

Mi farebbe piacere che qualche fan piu’ attento degli Eels mi illuminasse sul recente passato della band…ovvero cosa ascoltare e cosa evitare…gossip…altro.

Intanto vi posso dire che Tomorrow Morning è un album piacevolissimo, perfetto per questa fine estate, quando inizia a far buio presto e alla sera e’ meglio coprirsi perche’ potrebbe far quasi freddo…

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Meat Puppets – Too High To Die

Posted in dischi, musica by Ares on luglio 12, 2010

All’inizio del 1994 tutti ascoltavano in continuazione l’Unplugged dei Nirvana… poi a inizio aprile dello stesso anno Kurt Cobain decise di farsi esplodere la testa con una fucilata e tanti rimasero orfani.

Tanti, ascoltando le canzoni di quel disco unplugged (di cui i giovani chitarristi dell’epoca conoscevano ogni singolo accordo nda) si chiedevano “ma questi chi sono? Meat Puppets? boh?“…eccetera. Tanto per rinfrescarvi la memoria, i Nirvana ospitarono i Meat Puppets nel loro unplugged e suonarono Lake Of Fire, Plateau e Oh Me.

I Meat Puppets, creatura dei fratelli Kirkwood sono dei pazzoidi che suonano e fanno dischi da quasi 30 anni. Roba per pochi aficionados, tanto estro, droga, rock’n’roll…le solite cose.

Too High To Die esce appunto nel gennaio del 1994, e rimane forse il disco che commercialmente ha avuto piùfortuna della band dell’Arizona. Il loro miglior disco? Neanche per scherzo, siamo seri: ritengo Huevos, Forbidden Places e Mirage degli album migliori. Anche Meat Puppets II non è male, ed è l’album da cui provengono le 3 canzoni suonate all’unplugged menzionato a inizio post.

Too High To Die è uno dei più vari e interessanti lavori della band. Garage rock, punk, grunge, i Meat Puppets sono stati bollati in diversi modi e se ne sono sempre sbattuti di queste cose continuando per la loro strada fatta di canzoni veloci, orecchiabili, suonate con una passione e un calore insospettabili.

Too High To Die lo ricordiamo per Backwater (il loro singolo di maggior successo, ricordo anche che il video girava su MTV, forse in Headbanger’s Ball con Vanessa Warwick…do you remember?) e una rivisitazione di Lake Of Fire, ma anche e soprattutto per Violet Eyes, Severed Goddess Hands, We Don’t Exist e Shine.

Volete scoprire i Meat Puppets? Quest’album può essere un ottimo punto di partenza, e vi assicuro che non ve ne pentirete.

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Nada Surf – If I Had A Hi-Fi

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 28, 2010

Spesso, nella vita di una band o di un cantante solista arriva il momento di cimentarsi in un disco di cover.

Quest’anno tocca ai Nada Surf, cult-band dell’indie rock in salsa newyorkese.

E il fatto che il titolo dll’album sia un palindromo li rende automaticamente dei gran fighi.

Allora, il disco di cover sta diventando una moda, sembra una gran novità ma va ricordato che ci aveva già pensato David Bowie nel 1973 con Pin Ups…

Questioni storiche a parte, questo If I Had A Hi-Fi è un disco piacevolissimo e per come è suonato e per la scelta assolutamente non banale delle canzoni reinterpretate: cover di Depeche Mode, Kate Bush (!!!), The Go-Betweens, Moody Blues (!!!) e Coralie Clement tra le varie.

Enjoy The Silence dei Depeche Mode è perfetta tanto che tra qualche anno nessuno ricorderà più l’originale, You Were So Warm ricorda Tom Petty e quindi, inevitabilmente, finisce per piacermi. Love And Anger di Kate Bush sorprende e conferma che i Nada Surf non sono solo un trio che da 15 anni sforna bei dischi per sbaglio, ma sono invece degli ottimi musicisti con idee valide e interessanti, per esempio nella scelta di Bye Bye Beaute di Coralie Clement.

Bel disco, divertente. Ok, non è tutta farina del loro sacco, ma il risultato è ugualmente notevole. E la loro versione di Question dei Moody Blues ne è la prova definitiva.

Voto: 7

Consigliato: a chi ha bisogno di roba semplice dopo anni di inutili complicazioni.

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