Le Grandi Recensioni

Dream Theater – Distance Over Time

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on febbraio 18, 2019

Come sempre quando si parla dei Dream Theater, questo blog si affida al prof. Crotaloalbino, massimo esperto mondiale della band di Petrucci e soci.
Ecco a voi la sua recensione del nuovo album della band “Distance Over Time”.

Hai 15 anni, vorresti infilarlo in un orifizio qualsiasi di una compagna di classe ma, anche se sei stupido come il culo di un asino, sai che è un lavoro per Ethan Hunt, al di là delle tue possibilità. Sei in camera tua, le luci sono spente e l’ambiente è illuminato solo dal bagliore dello schermo del PC che ti hanno regalato per la cresima.

Hai il cazzo in mano e stai per fare fuori qualche migliaio di spermatozoi che finiranno prima in un pezzo di carta igienica, quindi nella tazza nel cesso. infine nel pozzo nero. Senti le vene pulsare sulle tempie, la pressione arteriosa s’impenna, Rocco e un’ungherese di sì e no 20 anni ci stanno dando dentro come dannati. All’improvviso, come la biologia comanda, sborri.

Copiosamente.

Dappertutto.

Una considerevole quantità di quelli che avrebbero potuto essere tuoi figli finisce sul monitor del tuo computer, un altro po’ sulla tastiera.

La pressione arteriosa comincia ad abbassarsi e, nel giro di nemmeno un minuto, ti sentirai sull’orlo di un collasso.

È stata una delle migliori seghe della tua vita e, giusto quando stai per infilarlo nei pantaloni e tirare su la cerniera, considerando che il monitor si può pulire ma la qwerty va assolutamente sostituita, tua madre entra in camera.

Cosa fai?

Dai un’occhiata al tuo cazzo floscio, al liquido grigiastro che cola sullo schermo del pc, poi guardi tua madre. In faccia. Dritto negli occhi.

il tuo cervello è ancora annebbiato.

Ti metti a ballare. Balli come uno stronzo drogato. Sembri Ashlee Simpson al Saturday Night Live con la base sbagliata.

Lo fai per confondere le idee a tua madre che però è nata prima di te e la sa un sacco più lunga di quanto tu possa immaginare.

Capisci di essere fottuto. Non c’è modo di uscire da questa situazione. Non ci si può mettere una pezza.

Fot-tu-to nel culo fino alle tonsille.

“Cosa stai facendo?” tua madre ti osserva, una mano sulle labbra a nascondere il mento tremolante.
“Che razza di domande?” pensi, “Sto controllando il sito dell’inps per calcolare la mia pensione quando avrò 80 anni.” – “Non è come sembra.” dici, la fronte costellata da minuscole gocce di sudore. Freddo.

La porta cigola.

Entra anche tuo padre.

Abbassa lo sguardo sul tuo cavallo e tu realizzi, per la seconda volta nell’arco di 30 secondi, di avere ancora il cazzo fuori.

Tuo padre si mette a ridere. Fino alle lacrime. Piegato in due. Tossisce perché non riesce a riprendere fiato.

Cosa fai?

No, sul serio, COSA. CAZZO. FAI?

Apri la finestra e ti butti di sotto. Ma la tua camera è al piano terra di una bifamigliare e finisci sulle felci di tua madre. Razza di idiota segaiolo del cazzo.

Ecco. Ho appena descritto il nuovo disco dei Dream Theater che ho appena scaricato.

Grazie professore.

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Alice in Chains – Jar of Flies

Posted in musica by Ares on gennaio 26, 2019

Ha appena compiuto 25 anni, ed è sempre meraviglioso.

Ricordo ancora quando Videomusic (!!!) trasmetteva il video di No Excuses (il cui testo imparai a memoria subito, la musica e MTV sono stati ottimi insegnanti d’Inglese): rimasi sorpreso perché era un brano con le chitarre acustiche e poca chitarra elettrica, ben distante da quello che avevo già ascoltato in Dirt.

Quante volte avrò suonato Don’t Follow, No Excuses, Rotten Apple, I Stay Away? Innumerevoli. Giornate intere.

Rimasi folgorato da Jar of Flies, e ancora una volta dagli Alice in Chains. E lo rimango sempre, ogni volta che lo ascolto.

Buon compleanno, che tu possa continuare ad essere celebrato in eterno.

Led Zeppelin I

Posted in dischi, musica by Ares on gennaio 12, 2019

12 gennaio 1969, 50 anni fa, all’improvviso cambiò tutto.

ledzep1

Narra la leggenda che i Led Zeppelin impiegarono 36 ore per registrare il loro disco d’esordio, una manciata di canzoni tra nuove composizioni,  cover e materiale risalente agli Yardbyrds che di fatto divennero l’archetipo dell’hard rock per i decenni a seguire. Jimmy Page stesso ha definito questo album come il suo preferito, proprio perché è il manifesto di ciò che erano i Led Zeppelin.

50 anni, ed è ancora magnifico. Da ascoltare ad alto volume.

The Beatles

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 22, 2018

22 Novembre 1968, viene pubblicato questo:

whitealbum

Il White Album dei Beatles è un Capolavoro. Punto. Fine delle discussioni. Nel giro di 3 anni questi quattro erano riusciti a passare da Rubber Soul, che già era notevole, a un doppio album passando per Revolver, Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band e Magical Mystery Tour.

Alcune delle canzoni dell’album bianco? Back in the USSR, Dear Prudence, Blackbird, While My Guitar Gently Weeps, Revolution (e Revolution 9 che tanto piacque a Charles Manson), Savoy Truffle, Helter Skelter, Birthday, Happines is a Warm Gun.

Si poteva chiedere di più?

Ringo Starr live in Marostica 09-07-2018

Posted in concerti, musica by Ares on luglio 17, 2018

E con questo posso dire di aver visto dal vivo metà dei Beatles…

Ringo Starr & his All Stars Band non è stata la celebrazione dell’ex batterista dei Fab Four, ma una pura e semplice festa musicale tra amici.

90 minuti in cui il nostro eroe arriva sul palco di corsa, canta e saltella, ride e scherza, si siede alla batteria e suona e canta e lascia il dovuto spazio ai suoi compagni tra i quali spiccano Gregg Rolie (ex Santana e Journey) e Steve Lukather (Toto) che regalano alcuni grandi classici del loro repertorio (Evil Ways, Oye Como Va, Black Magic Woman/Gypsy Queen, Rosanna, Hold the Line). Ma ci sono anche gli ex Men At Work (Colin Hay all chitarra) e 10cc (Graham Gouldman al basso) che non sfigurano ai quali si aggiungono Gregg Bissonette alla batteria e Warren Ham a voci, tastiere, percussioni e fiati.

Ma ovviamente tutto il pubblico è per Sir Ringo, 78 anni (!!!) e non sentirli, e che quando parte con Don’t Pass Me By, Yellow Submarine o la sua splendida Photograph ci ricorda che un piccolo grande ruolo nella storia della musica lo ha avuto anche lui.

Se poi il concerto si chiude con With a Little Help From My Friends…

Queen in 3D

Posted in libri, musica by Ares on ottobre 6, 2017

Pubblicato lo scorso maggio (ed è appena arrivata nelle librerie la versione italiana), Queen In 3D non è un semplice libro fotografico dedicato alla band ma molto di più.

Innanzitutto è scritto in prima persona da Brian May, le fotografie sono quasi tutte sue, ed è in sostanza una specie di autobiografia del riccioluto chitarrista-astrofisico che racconta retroscena e aneddoti vari della vita della band dagli inizi fino alla fine e oltre, inclusi i capitoli con Paul Rodgers e Adam Lambert.

Brian May è un appassionato di fotografia stereoscopica, è direttore della London Stereoscopy Company (che è anche editrice del libro), e ha brevettato l’apposito visore incluso nel libro che ha come nome “Owl” (“gufo” in Inglese nda). La prima parte del libro è proprio dedicata alla passione per la fotografia e la stereoscopia che ha colpito May da ragazzino, i primi esperimenti nella casa di Feltham sempre aiutato da papà Harold (che lo aiutò a costruire la chitarra “Red Special” di cui ha parlato in un altro libro)  per poi essere trasportati direttamente nella vita dei Queen.

Armatevi di pazienza, il libro è bello grosso, pesante ed è realmente qualcosa di diverso dal solito. Appena i vostri occhi avranno capito come adattarsi al visore e alle immagini sarete catapultati in un mondo pazzesco, “dentro” le immagini. Affascinante e insolito, non c’è che dire.

Ovviamente è un prodotto pensato per i fans della band, ma credo che anche chi sia un semplice appassionato di fotografia e di cose bizzarre possa trovare piacere dalla lettura e visione di Queen in 3D.

Tom Petty

Posted in musica by Ares on ottobre 3, 2017

Essere leader di una band chiamata Heartbreakers e poi morire per un infarto è solo uno degli innumerevoli scherzi di cattivo gusto che Madre Natura fa dalla notte dei tempi…

Tom Petty 2013.jpg
By NightshooterCredit: Photo by Larry Philpot, http://www.soundstagephotography.comOwn work, CC BY-SA 3.0, Link

 

Tom Petty è stato uno dei grandi del rock americano, forse non abbastanza conosciuto e apprezzato in Europa, ma idolatrato negli Stati Uniti e considerato al pari di altri mostri sacri come Bob Dylan e Bruce Springsteen.

Dalla natia Gainesville, Florida, per 40 anni assieme ai fidati compagni di viaggio degli Heartbreakers (dai quali si separerà solo sulla carta per un paio di album) ha raccontato storie di ribelli e sconfitti, amori perduti e gioia di vivere, con una miscela di rock’n’roll, country, southern rock inconfondibile e magnifica. 40 anni di canzoni, tournée continue, grandi album e tante collaborazioni come la bellissima parentesi dei Traveling Wilburys che lo vedevano a fianco di quelli che all’epoca erano veri giganti (Bob Dylan, George Harrison, Jeff Lynne, Roy Orbison) e lui ancora un giovane erede designato.

Personalmente, Tom Petty è stato uno di quegli artisti che mi hanno spinto ad imbracciare la chitarra, merito di quel piccolo gioiello che fu Into The Great Wide Open e del video di Learning To Fly. Da allora la sua musica mi ha accompagnato, ho scoperto, ascoltato e amato molti altri artisti nel corso degli anni, alcuni poi li ho messi da parte, altri dimenticati, ma Tom Petty & the Heartbreakers sono rimasti con me perché per qualche misterioso motivo ho sentito che quelle canzoni mi dicevano qualcosa di importante. E so che continueranno a farlo ancora per molto tempo.

Grazie Tom, sei stato semplicemente magnifico.

You belong among the wildflowers
You belong somewhere you feel free

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Jimi Hendrix, una foschia rosso porpora

Posted in libri, musica by Ares on ottobre 2, 2017

Questa probabilmente è la miglior biografia mai scritta su Jimi Hendrix. Un lavoro meticoloso e maniacale, frutto di interviste con i protagonisti dell’epoca (musicisti, produttori, familiari, uomini e donne che hanno accompagnato l’artista durante la sua purtroppo breve vita) e con un sacco di citazioni prese da interviste realmente concesse da Hendrix stesso.

Gli autori (Harry Shapiro e Caesar Glebeek) sono riusciti a produrre un ritratto piuttosto completo dell’uomo e dell’artista (anche se in alcuni punti sembra un po’ datato: la prima edizione è del 1990, ci sono stati aggiornamenti ma a mio parere dovrebbe essere rivisto tutto quello che è successo negli ultimi 20 anni): l’infanzia e l’adolescenza a Seattle, l’ambiente familiare, i rapporto col padre e il resto della famiglia, la permanenza nell’esercito prima di iniziare una carriera da musicista tanto rapida quanto rivoluzionaria fino alla prematura scomparsa. Non vengono dati giudizi definitivi, vengono solo esposti i fatti e in alcuni csi si hanno diverse versioni così che ognuno possa poi farsi una propria opinione. Poche foto, ma ce ne sono già tantissime in giro e nei booklet dei tanti tanti album pubblicati fino ad oggi, quindi non è un grosso problema. Da segnalare anche un’interessante sezione tecnica con l’elenco di tutte le chitarre e le attrezzature usate sia dal vivo che in studio.

Edizioni Arcana, prezzo variabile (in rete si trova a meno di 10€), godimento assicurato.

Che aspettate?

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The Rolling Stones – live in Lucca 23/09/2017

Posted in concerti, musica, richieste by Ares on settembre 26, 2017

Vecchi pirati…

 

Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ron Wood in quattro fanno quasi 300 anni d’età. E i loro concerti sono (ancora) una festa fatta di due ore abbondanti di rock’n’roll che coinvolge i loro coetanei, i figli dei loro coetanei e i figli dei figli dei loro coetanei. Diverse generazioni unite dalla comune passione per questi incredibili vecchietti in splendida forma e la loro musica.

Perché, alla fine, di questo si tratta. Questi vecchietti suonano, sempre, alla grande. Potranno sbagliare, potranno a volte essere imprecisi, potranno prendersi delle pause e letteralmente smetter di suonare per ampie parti di canzoni (vero, Keith e Ronnie?) ma tutto questo (less is more, l’importanza di cosa non si suona, eccetera) fa parte del loro modo di essere musicisti ed è una delle chiavi che li rendono, semplicemente, più bravi degli altri.

Chi può permettersi di aprire i concerti con un pezzo come Sympathy for the Devil? Gli stessi che si permettevano di aprire con (I Can’t Get No) Satisfaction (vedere Bridges to Babylon tour, fine anni ’90, uno dei vari tour che dovevano essere “l’ultimo”), e oggi lasciata in chiusura prima dei bis, e che oggi chiudono con Jumping Jack Flash (che per anni è stato il brano di apertura) e in mezzo riescono addirittura ad essere così simpaticamente ruffiani da inserire un classico del repertorio come As tears Go By per l’occasione lucchese cantata nella versione in italiano (“Con le mie lacrime“) datata 1965. Sono partiti piano, con It’s Only Rock’n’Roll e Tumbling Dice sapientemente utilizzate per scaldarsi, poi…

E poi c’è il blues: l’ultima fatica in studio, Blue and Lonesome, vede gli Stones alle prese con il primo amore e con la vera natura della loro musica, e sentirli dal vivo suonare due pezzi come Ride ‘em on Down e Just Your Fool fa capire quanto si trovino nel loro ambiente naturale quando c’è da suonare il blues. Non saranno dei virtuosi, non si lasceranno andare ad assoli di 10 minuti, ma la carica e il “tiro” che hanno sono realmente unici, qualcosa che sinceramente non sento in tanti, troppi, bluesmen contemporanei (e non solo) che vengono quasi divinizzati e descritti come salvatori del blues. Anche per questo trovo che gli Stones siano più bravi degli altri.
Il resto del concerto è semplicemente scivolato via tra altri grandi classici, la prova vocale di Keith Richards che ha proposto Happy e Slippin’ Away e un finale in crescendo fatto da Midnight Rambler (la perfetta unione del loro modo di intendere il rock e il blues), Street Fightin’ Man, Brown Sugar e appunto Satisfaction. Chiusura con Gimme Shelter e la già citata Jumping Jack Flash. 

In questi giorni ho letto molte critiche, quasi tutte puntavano al costo del biglietto e al fatto che i Rolling Stones sono vecchi, ormai non riescono più a suonare e in sostanza dovrebbero smetterla. Per quanto riguarda l’aspetto economico non posso che essere d’accordo, ma non ho la soluzione per risolvere il problema.
Riguardo il resto, riprendo alcuni concetti espressi qualche riga più su: lamentarsi degli errori, delle pause, addirittura dei finali troncati e di tutte le cose che in un concerto “normale” non ci sono significa non conoscere nulla né della storia dei Rolling Stones né, soprattutto, del loro modo di intendere la musica. Prima di criticare Keith Richards bisognerebbe guardare in che stato sono le sue mani e chiedersi come faccia ancora a prendere in mano una chitarra. In un articolo imbarazzante (non riporto il link perché è vergognoso ed evidentemente scritto da una persona che non conosce la band) il “giornalista” critica l’espressione assente di Charlie Watts paragonandolo a una specie di mummia: e quando mai Charlie Watts ha avuto diverse espressioni? Ha sempre la stessa faccia dal 1962. La critica mossa a Ron Wood è il fatto di aver scampato il pericolo cancro pochi mesi fa, nessuna parola su quanto e come abbia suonato (molto molto bene). Su Jagger inventatevi quello che volete, ma è lui il mattatore che non sta fermo un secondo e canta, canta, canta…

A mente fredda (e dopo aver letto qualche commento sparso in Facebook) bisognerebbe spendere qualche parola sull’organizzazione. Appena arrivato mi è sembrato tutto perfetto: uscire dall’autostrada e trovare il parcheggio è stato semplice. Ma ci sono state alcune note dolenti: mettere qualche cartello in più per indicare i punti di accesso non costava tanto; va bene non far entrare bottiglie, tappi, borse eccetera, ma se poi il “prato” è una distesa di sassi? Mah…; c’erano quasi 60mila persone, ho letto diverse lamentele riguardo i pochi bagni (confermo: pochi e per me mal distribuiti) e qui si arriva alla nota più dolente: bagni, stand del merchandising, stand panini e birre (e quelli dove prendere i token necessari all’acquisto di cibo e bibite) erano tutti sulla strada lungo le mura, la stessa che avrei dovuto percorrere per tornare al parcheggio, ma lo spazio ristretto ha portato a una calca assurda alla fine del concerto, pessima situazione visti certi fatti di cronaca anche recenti; per uscire dal parcheggio c’è voluto un bel po’, non s’è visto un vigile che magari avrebbe potuto fare qualcosa per far defluire meglio il traffico. Dettagli, la città di Lucca è abituata ai concerti ma forse sarebbe stato il caso di cercare una location più adatta.

p.s. via lascio due link a due articoli di Giò Alajmo, grande giornalista e profondo conoscitore degli Stones, leggeteli bene che ne vale la pena http://www.spettakolo.it/2017/09/25/segreto-keith-richards-alla-faccia-ci-vuole-male/  http://www.spettakolo.it/2017/09/22/rolling-stones-la-rock-band-eccellenza-perche/

Chris Cornell

Posted in musica by Ares on maggio 18, 2017

Ho “abbandonato” il blog quasi un anno fa. Per noia, per poco interesse, per vari motivi.

Ho da poco appreso della morte di Chris Cornell, un pezzo della mia vita che se ne va. Ho bisogno di scrivere qualche riga.

Ero un ragazzino quando il riff di Spoonman mi sconvolse la vita, ho divorato Superunknown, Badmotorfinger, Down on the Upside. Ho ascoltato i suoi album da solista, anche le cose più improponibili come quella robaccia prodotta da Timbaland. Ho apprezzato gli Audioslave. Ho avuto i brividi ad ascoltarlo in chiave acustica sia in disco che in uno splendido concerto a Udine. Ho visto due volte i Soundgarden dal vivo.
Chris Cornell e la sua voce mi hanno accompagnato per anni, sapere che non c’è più fa male. Tanto male. Lascia un vuoto indefinibile. Sconforto. Perché sento che quanto accaduto è semplicemente troppo sbagliato e profondamente ingiusto. Le altre grandi voci di quegli anni che sono scomparse (Layne Staley e Scott Weiland su tutti) in qualche modo sono state accettate in modo più sereno, perché in fondo erano dei tossici sbandati.

Lui no. Era in tour coi Soundgarden. Stavano lavorando al nuovo album. Aveva appena pubblicato un singolo come solista. Non è giusto.
Se c’è un dio da qualche parte, allora è un figlio di puttana.

ChrisCornellTIFFSept2011.jpg
By gdcgraphicshttps://www.flickr.com/photos/gdcgraphics/6664888181, CC BY-SA 2.0, Link

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