Le Grandi Recensioni

David Bowie – Blackstar

Posted in dischi by Ares on gennaio 11, 2016

Addio, David.

Blackstar_album_cover

Preceduto dai due singoli Blackstar (10 minuti scarsi e accompagnata da un video grandioso) e Lazarus, è stato anticipato come uno dei lavori più belli e importanti della carriera di Bowie.

Purtroppo, è anche l’ultimo, ma verrà ricordato (anche) come uno dei suoi (tanti) capolavori.

Capolavoro perché quest’uomo geniale anche alla fine è riuscito a creare un album sperimentale, tra il jazz, il rock, l’elettronica e tutto il mondo che ha vissuto nella sua testa, un mondo che ha affascinato orde di fans per quasi 50 anni e che, ne sono certo, continuerà ad affascinare future generazioni. Blackstar non è un album semplice, al primo ascolto può catturare o annoiare, ma sforzandosi nell’ascolto è possibile riuscire a cogliere la raffinatezza dell’opera.

Avanguardia. Bowie sembra essere tornato agli esperimenti sonori della seconda metà degli anni ’70, culminati nella trilogia berlinese e nella collaborazione con Brian Eno. C’è un’atmosfera cupa e contemporaneamente frenetica nelle canzoni, specie in Sue (or in a Season of a Crime), ma ci sono anche attimi di pace musicale come in Dollar Days col suo inizio che sembra una ballata pinkfloydiana.

Ad ascoltarlo ora, appena appresa la notizia della sua scomparsa, credo che in qualche modo David Bowie sapesse di essere davanti agli ultimi mesi della sua vita e per questo lo sforzo per creare qualcosa di unico e magnifico dev’essere stato immenso.

Ascoltatelo e basta. E poi riascoltate tutti i suoi album, e fateli ascoltare alle persone vicine a voi.

Pink Floyd – Wish You Were Here

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 12, 2015

12 settembre 1975

wish_you_were_here

 

…dopo Dark Side of The Moon, prima di Animals…

Wish You Were Here è il secondo grande concept album dei Pink Floyd. L’album dell’assenza, l’album del “fantasma” di Syd Barrett che aleggiava attorno alla band (tanto che il povero Syd non venne nemmeno riconosciuto quando all’improvviso si presentò in studio durante le ultime fasi di lavorazione) e il primo segnale che l’equilibrio tra i quattro membri stava iniziando a rompersi.

Shine On You Crazy Diamond (parts I-V); Welcome to the Machine; Have a Cigar; Wish You Were Here; Shine On You Crazy Diamond (parts VI – IX).

Capolavoro assoluto, uno splendido 40enne.

Soundgarden – Superunknown

Posted in dischi, musica by Ares on agosto 31, 2014

Il 2014 segna il ventesimo compleanno di:

superunknown

All’epoca conoscevo poco i Soundgarden. A parte Rusty Cage e Jesus Christ Pose i cui video giravano per MTV, non conoscevo altro dei loro album. Ero più concentrato su Alice In Chains e Nirvana e una manciata di altre band contemporanee e non solo; ero più impegnato ad imparare i rudimenti della chitarra; c’era il ginnasio e bisognava studiare per avere in cambio qualche attimo di libertà concesso dai genitori (altri tempi) e, in sostanza, i Soundgarden erano solo uno dei tanti gruppi che venivano da Seattle. Erano uno dei gruppi che facevano “grunge”.

Poi, un giorno, vidi quel video e ascoltai per la prima volta nella mia vita quel riff di chitarra.

Spoonman.

E molte cose cambiarono.

Rimasi sconvolto. E Spoonman era, è e resterà sempre la mia canzone preferita dei Soundgarden.

L’album fu un regalo di compleanno, feci una fatica immane a capirlo ma l’impatto fu comunque devastante. Non solo per Spoonman: non posso non citare Let Me Drown e Fell On Black Days, ovviamente Black Hole Sun, 4th Of July e la title-track.

E nel corso degli anni, avendo scoperto e ampliato le conoscenze musicali, ho potuto apprezzarne ancora di più la grandezza e cogliere i riferimenti ai maestri del passato (Black Sabbath e Led Zeppelin su tutti). Sono passati 20 anni, ma lo ascolto ancora e continuo a cogliere cose che mi erano sfuggite, piccoli passaggi, anche una singola nota fatta dalla chitarra in un particolare punto di una qualunque canzone. I dettagli.

Superunknown e’ stato l’apice dell’ondata rock di Seattle, probabilmente il “canto del cigno” del grunge,

Dettagli che rendono Superunknown un disco monumentale, uno degli ultimi veri, autentici capolavori del rock. Non è un album da ascoltare, questo va divorato, assimilato in ogni sua parte e poi ancora riascoltato e avanti così. Ad libitum.

Mpae Tiipopo – France On Fire

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 1, 2014

Il capolavoro degli Mpae Tiipopo.

Mpae Tiipopo

L’apoteosi del post-punk-stoner-rock-tomare made in UK (anche se 3/4 della band è finlandese).

Prendete gli episodi più importanti e geniali del desert rock, quindi pensate ai Kyuss, a tutto quello che ha fatto John Garcia, e alle sperimentazioni di Josh Homme, e unite tutto alle atmosfere folli dei Sigur Ros e avrete France On Fire.

Si tratta di un concept album il cui messaggio è chiaramente politico, una mossa azzardata di questi tempi per un gruppo rock, ma che non può non far tornare in mente quando la musica era utilizzata anche per lanciare messaggi e scuotere le coscienze. Il rock ha tra le sue caratteristiche quella di essere stato un veicolo per la trasmissione di idee, un aspetto che negli ultimi decenni dominati da MTV e da un certo trash-pop si era perso.

Kasu Alen – voce e chitarra, Paavo Aaltonen – batteria, Tom Slick – basso e tastiere, John Korhonen – chitarra. Segnatevi questi nomi, perché siete davanti a un nuovo capitolo della storia della musica.

Tracklist? Eccola:

Lionel Messi has less Stratocaster than me, because i’m taller (tikitaka this); una lunga suite dominata dalle chitarre e dall’incedere lento.

Ulan Bator; un viaggio in Mongolia ha ispirato un brano incalzante come pochi, echi di Black Sabbath.

Apo; le nuove frontiere della comunicazione secondo gli Mpae Tiipopo

Russian Roulotte; a qualcuno dalle parti del Cremlino fischieranno le orecchie. Il brano più estremo del disco, batteria pazzesca in 13/7

Eiffel up your a**; contro i nazionalismi.

Mike Patton; un omaggio a uno dei punti di riferimento musicali e non della band.

Zeitgeist is Godzilla; contro i falsi profeti della nuova politica, sfuma nella successiva

Arms stolen from Agriculture; contro i seguaci dei profeti della canzone precedente.

Al (ghost-track).

Disco dell’anno. Senza dubbio.

Roger Waters The Wall live in Padova 26/07/2013

Posted in concerti, musica by Ares on luglio 27, 2013

Pink Floyd – The Dark Side of the Moon

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 1, 2013

40 anni fa, in questo stesso giorno, nei negozi di dischi statunitensi arrivava questo:

dark-side-of-the-moon

Il Disco.

Perfetto.

E ascoltarlo è sempre un’emozione. ogni giorno che passa, shorter of breath and one day closer to death…

Lincoln

Posted in cinema by Ares on febbraio 7, 2013

Non è che vado al cinema solo ed esclusivamente a guardare boiate, o grotteschi spargimenti di sangue, ogni tanto mi diletto anche con film seri. Per le cose assurde basta aspettare qualche mese, il 2013 promette bene.

Quindi ieri sera mi sono goduto questo:

lincoln

E Lincoln, ultima fatica di Steven Spielberg (e forse la sua miglior prova da regista), è un film come pochi.

Merito del regista, senza dubbio, ma senza la prova gigantesca di attori sublimi come Daniel Day Lewis, Tommy Lee Jones e una sorprendente Sally Field, probabilmente questo affresco degli ultimi mesi di vita del Presidente anti-schiavista sarebbe stato molto meno efficace.

Un Presidente tormentato e filosofo in un contesto, la Guerra Civile americana, che per noi può risultare un po’ difficile da comprendere del tutto specie se non si è ferrati in quella parte di storia dell’Ottocento ( dato che nelle nostre scuole di quel periodo si conosce solo il Risorgimento, o almeno quando andavo a scuola io la storia americana era trattata in modo piuttosto superficiale). Per questo possono sfuggire alcuni personaggi e possono risultare poco chiari alcuni aspetti, anche quelli più controversi.

Gran film, i premi che arriveranno, se arriveranno, saranno meritatissimi.

David Bowie – The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars

Posted in musica by Ares on giugno 6, 2012

Buon compleanno Ziggy…

Esattamente 40 anni fa veniva pubblicato uno dei più grandi capolavori del rock, un album che ha segnato un’epoca, forse l’ultimo vero urlo del glam-rock anni 70.

Ancora oggi ascoltare canzoni come StarmanFive YearsRock’n’Roll Suicide o Moonage Daydream e la stessa title-track è un’emozione non da poco, e rivedere il concerto in cui Ziggy Stardust/David Bowie annuncia la sua “fine” è qualcosa che è davvero difficile da spiegare.

Ziggy Stardust non è stato solo la più grande operazione di travestimento operata da David Bowie, è stato anche un momento in cui il rapporto tra fans e artista ha raggiunto una dimensione del tutto nuova e per certi versi inaspettata. Non è stato solo rock’n’roll, è stato teatro, musica e religione. E come tutte le cose belle ha avuto vita breve, causa genialità del proprio autore.

Semplicemente perfetto.

 

Neil Young – Harvest

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 31, 2012

Questo ha da poco compiuto 40 anni…

Neil Young in versione country rock folk nella sua massima espressione.

Harvest e’ un capolavoro senza tempo, perfetto, semplice, equilibrato, pacifico. E con canzoni molto importanti e che hanno fatto versare tanto inchiostro al tempo (Alabama e la polemica antirazzista su tutte, e la conseguente risposta dei Lynyrd Skynyrd).

E poi The Needle and the Damage Done, dedicata agli artisti scomparsi causa eroina, Out On The Weekend e Heart Of Gold che ancora oggi dovrebbero essere materia di studio per giovani chitarristi in erba.

E la conclusiva cavalcata Words (Between the Lines of Age) con le chitarre che urlano.

Da riascoltare subito, se invece siete tra i pazzi che non lo hanno mai ascoltato…beh, non e’ troppo tardi.

Afghan Whigs – Congregation

Posted in dischi, musica by Ares on febbraio 11, 2012

E’ passato sotto silenzio il ventesimo anniversario di un disco che ormai ben pochi ricordano, ma che all’epoca ha avuto una sua maledettissima importanza nell’ambito del’alternative rock d’oltreoceano.

Congregation degli Afghan Whigs ha 20 anni, ma pensa un po’…

E che fine avra’ mai fatto Greg Dulli? E gli altri compagni di (s)ventura?

Boh, non ragioniam di lor, pensiamo a quest’album. Rock alternativo nel gennaio del 1992 poteva voler dire in sostanza le solite cose: grunge, Seattle, Nirvana, Pearl Jam eccetera…i piu’ attenti ascoltatori e telespettatori di MTV che allora faceva davvero musica ed era solo in inglese potranno controbattere nominando Dinosaur Jr e altre band contemporanee, ma e’ probabile che al nominare Congregation molti sotterrerebbero subito l’ascia di guerra per mettersi a parlare di I’m Her Slave e di Turn On The Water (che sto ascoltando ora…ma quanto e’ bello il wah-wah in questa canzone?), fare un po’ di headbanging sperando di non subire danni permanenti come il povero Jason Newsted, e in sostanza lasciarsi andare alle memorie dei bei tempi andati quando lo spread era una brutta parola da guardare sul dizionario, Berlusconi era solo uno ricco e presidente del Milan, Moana Pozzi era viva e Lady Gaga un incubo futurista che, ahinoi, si e’ materializzato come il pupazzo dei marshmallow alla fine di Ghostbusters.

Insomma, ‘sto disco e’ ancora una figata colossale. Il capolavoro di una band che purtroppo non e’ mai piu’ stata in grado di ripetersi (no, non venite a dirmi che Gentlemen o 1965 sono capolavori perche’ non mi convincete).

Riascoltarlo e riscoprirlo e’ il compito della settimana, tanto fuori fa freddo e c’e’ la neve, cosa andate in giro a fare?

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