Le Grandi Recensioni

David Bowie – Blackstar

Posted in dischi by Ares on gennaio 11, 2016

Addio, David.

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Preceduto dai due singoli Blackstar (10 minuti scarsi e accompagnata da un video grandioso) e Lazarus, è stato anticipato come uno dei lavori più belli e importanti della carriera di Bowie.

Purtroppo, è anche l’ultimo, ma verrà ricordato (anche) come uno dei suoi (tanti) capolavori.

Capolavoro perché quest’uomo geniale anche alla fine è riuscito a creare un album sperimentale, tra il jazz, il rock, l’elettronica e tutto il mondo che ha vissuto nella sua testa, un mondo che ha affascinato orde di fans per quasi 50 anni e che, ne sono certo, continuerà ad affascinare future generazioni. Blackstar non è un album semplice, al primo ascolto può catturare o annoiare, ma sforzandosi nell’ascolto è possibile riuscire a cogliere la raffinatezza dell’opera.

Avanguardia. Bowie sembra essere tornato agli esperimenti sonori della seconda metà degli anni ’70, culminati nella trilogia berlinese e nella collaborazione con Brian Eno. C’è un’atmosfera cupa e contemporaneamente frenetica nelle canzoni, specie in Sue (or in a Season of a Crime), ma ci sono anche attimi di pace musicale come in Dollar Days col suo inizio che sembra una ballata pinkfloydiana.

Ad ascoltarlo ora, appena appresa la notizia della sua scomparsa, credo che in qualche modo David Bowie sapesse di essere davanti agli ultimi mesi della sua vita e per questo lo sforzo per creare qualcosa di unico e magnifico dev’essere stato immenso.

Ascoltatelo e basta. E poi riascoltate tutti i suoi album, e fateli ascoltare alle persone vicine a voi.

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David Bowie – The Next Day

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 14, 2013

Il grande ritorno del Duca Bianco, 10 anni dopo l’ultimo disco, e dopo tante illazioni e silenzio che avevano fatto temere il peggio.

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Ebbene, The Next Day è probabilmente il miglior album di Bowie dai tempi di Scary Monsters, e le anticipazioni fatte dal produttore Tony Visconti non erano esagerate. Un ottimo disco, malinconico e “cattivo”, tra il rock e l’avanguardia, con richiami al passato (la struggente e bellissima Where Are We Now?), la psichedelia di I’d Rather Be High, una Valentine’s Day che riporta a episodi della Swingin’ London, e molto altro ancora tra cui The Stars Are Out Tonight il cui (bellissimo) video spopola da qualche settimana.

È vero, in The Next Day possiamo ritrovare un David Bowie in ottima forma come non accadeva da tanti tanti anni. E come ai tempi migliori non lascia punti di riferimento: un po’ punk e un po’ elettronico, un attimo fa una canzone pop e l’attimo dopo vira verso il glam-rock che lui stesso aveva contribuito a portare all’apice ormai oltre 40 anni fa. E si diverte con le autocitazioni (You Feel So Lonely You Could Die, la batteria è quella di Five Years – se non conoscete Five Years vi denuncio) Estroso, imprevedibile, con quella voce inconfondibile che si unisce alle chitarre, alle tastiere, al sassofono di Dirty Boys o nella frenetica If You Can See Me…c’è tutta la sua carriera ma senza la nostalgia che si potrebbe prevedere e che a volte tradisce altri illustri nomi del firmamento musicale.

Fa quello che vuole.

Perché può farlo.

E può farlo perché è semplicemente più bravo degli altri.

Da avere, assolutamente.

David Bowie – The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars

Posted in musica by Ares on giugno 6, 2012

Buon compleanno Ziggy…

Esattamente 40 anni fa veniva pubblicato uno dei più grandi capolavori del rock, un album che ha segnato un’epoca, forse l’ultimo vero urlo del glam-rock anni 70.

Ancora oggi ascoltare canzoni come StarmanFive YearsRock’n’Roll Suicide o Moonage Daydream e la stessa title-track è un’emozione non da poco, e rivedere il concerto in cui Ziggy Stardust/David Bowie annuncia la sua “fine” è qualcosa che è davvero difficile da spiegare.

Ziggy Stardust non è stato solo la più grande operazione di travestimento operata da David Bowie, è stato anche un momento in cui il rapporto tra fans e artista ha raggiunto una dimensione del tutto nuova e per certi versi inaspettata. Non è stato solo rock’n’roll, è stato teatro, musica e religione. E come tutte le cose belle ha avuto vita breve, causa genialità del proprio autore.

Semplicemente perfetto.

 

David Bowie – Earthling

Posted in dischi, musica, richieste by Ares on giugno 25, 2010

richiesto da Evaristo e Skonch

E adesso parliamone di questo Earthling…

Dopo gli imbarazzanti anni 80, David Bowie torna e nel decennio del grunge salta fuori con Black Tie White Noise, poi Outside (che introduce il personaggio di Nathan Adler) e come regalo per i (suoi) 50 anni esce Earthling.

Una sberla tra techno e jungle.

E il dilemma rimane sempre quello: Bowie inventa o ricicla? Oppure: Bowie crea la moda o la reinterpreta a modo suo? Ognuno può pensare quel che vuole, ma il dato di fatto è che Earthling (o Eart hl i ng) all’epoca restituì al mondo uno scintillante David Bowie, geniale e in grado di spiazzare con la sua arte ogni ascoltatore. Mai timoroso di sperimentare e confrontarsi con generi a lui forse poco consoni, quest’album è la dimostrazione di come un artista di ampissime vedute possa tenere il passo del mondo che si evolve a gran velocità.

Little Wonder è’ un gioiello di rara fattura, l’avrebbero voluta scrivere i Prodigy, probabilmente. Dead Man Walking e I’m Afraid Of Americans (da ricordare il remix di Trent Reznor dei Nine Inch Nails) assieme a Seven Years In Tibet sono le altre vette dell’album.

Un viaggio nel futuro, un futuro tecnologico e sfrenato, caotico. Futuro nel quale, 13 anni dopo, ci ritroviamo, mentre il Duca Bianco rimane silenzioso e (speriamo) attende l momento per piazzare un altro colpo da maestro e spiegarci la sua visione del mondo e, chissa’, provare a guidarci da qualche altra parte.

Abbiamo sempre creduto in Ziggy Stardust, abbiamo sempre creduto in David Bowie.

David Bowie – Scary Monsters

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 15, 2010

Low, Heroes e Lodger. Ovvero la “trilogia berlinese” di David Bowie: 3 album frutto della collaborazione con gente del calibro di Iggy Pop (scambio di favori, pensate a The Passenger), Lou Reed (diciamo come “fonte d’ispirazione”? Ci sono svariate leggende sulle gesta dei due nella Berlino dell’epoca) e Brian Eno (e molti altri ancora tra cui un certo Robert Fripp).

Dopo un tris d’assi del genere era normale tirare i remi in barca e lasciarsi andare, no?

No. Se ti chiami David Bowie, la risposta è no.

E solo David Bowie poteva concepire Scary Monsters dopo la trilogia berlinese…

Allora, secondo alcuni critici dell’epoca (1980), Scary Monsters rappresenta il raggiungimento del perfetto equilibrio dell’arte di David Bowie. Altri lo avevano definito come un album tragico e negativo come e piu’ di Diamond Dogs del 1974. In genere la critica gli diede, giustamente, il massimo dei voti.

Mio modesto parere: Scary Monsters è il miglior album di David Bowie dopo il superclassico e perfetto Ziggy Stardust. Ci sono gli echi del passato glam-rock uniti alle sperimentazioni elettroniche che tanto avevano influenzato la trilogia berlinese. Ci sono ospit illustri come Robert Fripp e Pete Townshend (e Roy Bittan della E Street Band) e la presenza di una cover (Kingdome Come di Tom Verlaine, quello dei Television, basta?). Ci sono alcuni brani che definire belli o perfettamente riusciti e’ riduttivo: Ashes To Ashes, Up The Hill Backwards, Teenage Wildlife, Scary Monsters (and Super Creeps), Fashion.

Soprattutto, Scary Monsters è l’ultimo grande disco di David Bowie prima dell’appannamento degli anni 80/90 durato fino a Earthling, quasi un ventennio di prove poco lucide, sfocate, con solo qualche lampo del genio passato.

Voto: ai limiti della perfezione

Consigliato: a tutti, soprattutto a chi non conosce David Bowie.

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