Le Grandi Recensioni

Queen in 3D

Posted in libri, musica by Ares on ottobre 6, 2017

Pubblicato lo scorso maggio (ed è appena arrivata nelle librerie la versione italiana), Queen In 3D non è un semplice libro fotografico dedicato alla band ma molto di più.

Innanzitutto è scritto in prima persona da Brian May, le fotografie sono quasi tutte sue, ed è in sostanza una specie di autobiografia del riccioluto chitarrista-astrofisico che racconta retroscena e aneddoti vari della vita della band dagli inizi fino alla fine e oltre, inclusi i capitoli con Paul Rodgers e Adam Lambert.

Brian May è un appassionato di fotografia stereoscopica, è direttore della London Stereoscopy Company (che è anche editrice del libro), e ha brevettato l’apposito visore incluso nel libro che ha come nome “Owl” (“gufo” in Inglese nda). La prima parte del libro è proprio dedicata alla passione per la fotografia e la stereoscopia che ha colpito May da ragazzino, i primi esperimenti nella casa di Feltham sempre aiutato da papà Harold (che lo aiutò a costruire la chitarra “Red Special” di cui ha parlato in un altro libro)  per poi essere trasportati direttamente nella vita dei Queen.

Armatevi di pazienza, il libro è bello grosso, pesante ed è realmente qualcosa di diverso dal solito. Appena i vostri occhi avranno capito come adattarsi al visore e alle immagini sarete catapultati in un mondo pazzesco, “dentro” le immagini. Affascinante e insolito, non c’è che dire.

Ovviamente è un prodotto pensato per i fans della band, ma credo che anche chi sia un semplice appassionato di fotografia e di cose bizzarre possa trovare piacere dalla lettura e visione di Queen in 3D.

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Queen + Adam Lambert live in Piazzola sul Brenta 25-6-2016

Posted in concerti by Ares on giugno 26, 2016

Forse l’ultima occasione per vedere Brian May e Roger Taylor insieme sul palco.

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Nella foto, vecchio extracomunitario che suona (bene, molto bene) la chitarra.

All’avventura, biglietto preso all’ultimo minuto travolto dai dubbi (sarà una cagata?…probabile…ma è Brian May, quando ti ricapita di vederlo suonare quelle canzoni?…sì, ma il pubblico italiano dei Queen lo conosco da Firenze 2005…e poi i telefoni, la gente che parla dei cazzi suoi durante il concerto, il rischio pioggia, la crisi, Brexit, le cavallette…). Arrivo, entro, attendo.

Flash! (ah aaaah Saviour of the universe!)

Brian May sta per compiere 69 anni, non ha perso nulla dello smalto dei bei tempi, si diverte, tiene su la baracca sempre accompagnato dalla fidata Red Special e riesce anche ad indossare una specie di tunica che, complice assolo di Bohemian Rhapsody, lo fa sembrare una specie di mago pazzo uscito dalla penna di qualche scrittore.

Roger Taylor fa il suo, senza infamia e senza lode, canta anche A Kind of Magic lasciando la batteria al figlio Rufus.

Ci sono anche Spike Edney alle tastiere e uno a caso al basso.

Poi c’è Adam Lambert. Ha una gran presenza scenica, è simpatico, indossa cose che nemmeno Mercury avrebbe avuto il coraggio di indossare, e canta bene fino a quando non decide di partire con mille vocalizzi inutili. Dice chiaramente di non essere Freddie Mercury, ma qualcuno dovrebbe dirgli che non è nemmeno Aretha Franklin. E non è nemmeno Paul Rodgers che a suo tempo aveva fatto un lavoro eccellente.

Così per 2 ore, scaletta che in sostanza è un greatest hits con tagli ad alcune canzoni francamente inspiegabili. Su tutto aleggia la presenza/assenza di Mercury che appare dagli schermi per un duetto virtuale prima su Love of My Life e poi in Bohemian Rhapsody. C’è anche spazio per ricordare David Bowie in Under Pressure.

Chi va a concerti e passa il tempo a parlare a voce alta dei cazzi propri deve fare una brutta fine. O stare a casa (e fare ugualmente una brutta fine). Posso capire voler immortalare qualche attimo del concerto, va bene la fotografia, ma non 2-3 minuti di video per ogni singola canzone (altrimenti ti prendo il telefono e lo getto via prima di gettare te in pasto agli squali). Complimenti alla signora a due passi da me che ha portato la figlioletta al concerto, una bimba che avrà avuto al massimo 5 anni e si è cantata tutta We Are the Champions abbracciata alla sua mamma.

Queen – A Night at the Odeon

Posted in concerti, dischi, DVD, musica by Ares on novembre 23, 2015

I Queen sono stati una delle band che più di altre ha subito il fenomeno bootleg.

E, tra gli innumerevoli bootleg dei Queen, quello del concerto tenutosi all’Hammersmith Odeon di Londra la sera del 24 dicembre 1975 è senza dubbio il più conosciuto e diffuso. Circola da decenni, in versioni più o meno complete e di qualità più o meno buona. Quasi 40 anni dopo è arrivata nei negozi quella che dovrebbe essere la versione definitiva.

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(breve nota sul packaging: copertina oscena, note interne ridotte all’osso, si sprecano alla Queen Productions…)

Oh, è almeno dal 2009 che si parla di una versione ufficiale di questo concerto…comunque sia, all’epoca era stato appena pubblicato A Night at the Opera e Bohemian Rhapsody stava trasformando i Queen da quartetto di belle speranze a pesi massimi del rock britannico.

In quella sera lontana i quattro non erano certo al top della forma fisica, ma nonostante questo la performance fu memorabile e una delle più amate dai fans. I neofiti o chi pensa che i Queen siano solo Bohemian Rhapsody, Radio Ga Ga e Freddie Mercury morto avranno una bella sorpresa. La scaletta si concentra quasi esclusivamente sulle canzoni dei primi tre album, l’unica eccezione è appunto Bohemian Rhapsody inglobata nel consueto medley iniziale. Suono ben ripulito e rispetto alla registrazione pirata le cose sono migliorate (da dove salta fuori il verso iniziale di The March of the Black Queen che per 40 anni non abbiamo ascoltato? Chi possiede il bootleg sa di cosa parlo).

Purtroppo nel filmato non sono inclusi i bis Seven Seas of Rhye e See What a Fool I’ve Been che invece sono disponibili nella versione cd, questo perché i fenomeni della BBC avevano già messo via tutto. Il filmato venne trasmesso in diretta per la serie Old Grey Whistle Test, programma che doveva durare 60 minuti o si finiva dritti nella Torre di Londra per poi fare la stessa fine di Anna Bolena. Tra i bonus della versione video è incluso il documentario Looking Back at the Odeon oltre tre canzoni prese dal concerto al Budokan di Tokyo del 1 maggio 1975.

In sostanza, una bella strenna pre-natalizia e un favore ai tanti fans ancora in giro per il mondo.

Ultima nota: vuoi vedere che adesso arriveranno i live degli anni settanta a cadenza annuale? Hyde Park ’76, Earls Court ’77, Houston ’77, qualcosa del ’78, Concert fo Kampuchea ’79…staremo a vedere.

Queen – Live at the Rainbow ’74

Posted in concerti, dischi, DVD, musica by Ares on settembre 21, 2014

Roba da fans, ma non solo.

Queen Live at the Rainbow 74

Ebbene, dopo anni di pressioni/richieste/preghiere dei fans, dalle parti dei Queen (leggasi Brian May e Roger Taylor) si sono decisi a pubblicare qualcosa di veramente interessante (le ultime versioni del Live at Wembley e il concerto di Budapest ’86 hanno lasciato perplesso me e molti altri in giro per il mondo). Finalmente ecco arrivare in cd/dvd/bluray/vinile la miglior testimonianza audio/video del periodo iniziale della band.

Anno 1974, i Queen pubblicano Queen II e Sheer Heart Attack, ottengono le prime hit in classifica (Seven Seas Of Rhye e Killer Queen) e nei tour che accompagnano gli album finiscono per suonare tre volte al Rainbow Theatre di Londra. C’è stato un periodo in cui non esisteva Bohemian Rhapsody, e nemmeno esistevano We Will Rock You e We Are The Champions. Questo era il loro momento, quello in cui il destino di una band prende la direzione “giusta” e la storia cambia portandola dal semi-anonimato all’essere conosciuta in tutto il mondo.

L’edizione in cd racchiude 2 concerti: il primo risale al 31 Marzo 1974, durante il tour di Queen II, registrazione che originariamente doveva diventare essere pubblicata come album live, e l’altro registrato il Novembre successivo, poco dopo la pubblicazione di Sheer Heart Attack. Il dvd contiene invece solo il concerto di Novembre con qualche bonus-track del concerto di marzo. Tanta roba.

I Queen degli esordi lasciano sempre sorpresi per il sound pesante dominato dalla chitarra di May con tanto di versione embrionale dell’assolo con l’utilizzo dell’effetto eco che nel corso degli anni e’ diventato una delle sue caratteristiche principali.  L’album offre l’occasione di ascoltare delle versioni live di canzoni che sono state suonate pochissimo e poi abbandonate nel corso degli anni (Great King Rat e The Fairy Feller’s Master-Stroke del concerto di Marzo sono le rarità assolute, difficili da trovare anche in bootleg).

Nel dvd/blu-ray e nel cd i neofiti potranno scoprire un aspetto decisamente più aggressivo del quartetto, ben lontano dal sound del concerto di Wembley ’86 e della produzione anni ’80-’90. Ogre Battle, Stone Cold Crazy, Father To Son, Liar e tanto altro del periodo in cui i Queen erano una band a metà strada tra l’hard rock e il progressive e avevano solo fatto intuire cosa sarebbero diventati nel corso degli anni successivi, un periodo di transizione prima dell’arrivo di Bohemian Rhapsody e del primo cambio di rotta.

Qualità audio e video ottima, è stato fatto davvero un eccellente lavoro di pulizia delle tracce. Se vi piacciono gli album live questo non deve assolutamente mancare nella vostra personale discoteca.

Queen – Made In Heaven

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 18, 2011

Capitolo finale.

Alla morte di Freddie Mercury (24 novembre 1991) si sapeva che i Queen erano in studio a lavorare su un ipotetico nuovo album. Nel corso degli anni si è poi scoperto che i quattro sapevano che Mercury non avrebbe mai visto il 1992. Il nuovo album sarebbe quindi stato l’ultimo, sarebbe stato postumo e inevitabilmente triste.

Comunque sia, ricordo quell’autunno del 1995 quando venne pubblicato Made In Heaven, ricordo quando aprii il cd e lo ascoltai per la prima volta, tutto d’un fiato, inclusi gli enigmatici 20 minuti finali.

Nostalgia e tristezza per quei momenti a parte , è doveroso chiarire un equivoco che potrebbe sorgere durante l’ascolto di Made In Heaven: non è vero che tutto fu registrato nei mesi precedenti la morte di Mercury. La verità è che solo Mother Love, A Winter’s Tale e You Don’t Fool Me possono essere considerate a tutti gli effetti come le ultime composizioni della band, mentre il resto, in particolare le tracce della voce di Mercury, risalgono agli anni precedenti. Mercury aveva conservato la voce, è vero, ma le energie per lavorare erano limitatissime e la band si ritrovò a completare tracce vecchie di anni o b-sides o addirittura canzoni del repertorio solista di Mercury.

E non dev’essere stato facile per May, Deacon e Taylor lavorare senza l’amico e collega, continuamente pensando alla sua assenza. Ne consegue che Made In Heaven è il testamento di Freddie Mercury e i Queen, un commiato triste e allo stesso tempo imponente e variegato come nella migliore tradizione della band. Non che tutto sia particolarmente interessante, anzi l’album ha alti e bassi piuttosto marcati, ma il senso che gli si voleva dare, l’addio, è palpabile e comprensibile.

La polemica sul se sia giusto o sbagliato pubblicare dischi postumi francamente non m’interessa, penso che il potere dei contratti e delle case discografiche vada ben oltre, e se poi Made In Heaven è stato pubblicato per esplicito volere di Freddie Mercury allora non vedo dove sia il problema. Alla fine, quello che rimane è l’ultimo album di una delle band più amate, odiate, criticate e idolatrate della storia del rock.

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Queen – Innuendo

Posted in dischi, musica by Ares on febbraio 5, 2011

20 anni fa veniva pubblicato Innuendo…

All’epoca le voci si rincorrevano: Freddie Mercury è malato…Freddie Mercury è morto…Freddie Mercury si è ritirato a vita privata e di fatto la band non esiste più eccetera eccetera.

La tragica verità venne a galla nel novembre successivo, e questo evento rese successivamente inevitabile pensare all’album Innuendo senza considerare le condizioni di Mercury.

Un uomo che muore, uno dei più grandi se non il più grande cantante rock della storia, cantava The Show Must Go On gridando con le ultime energie rimaste.

Cantava I’m Going Slightly Mad e Don’t Try So Hard; Headlong e Innuendo; Ride The Wild Wind e The Hitman.

Cantava anche una canzoncina francamente assai discutibile come Delilah, dedicata al suo gatto…

Ma un uomo che muore e ha la forza e il coraggio di continuare la sua arte fino all’ultimo merita solo il totale rispetto, e un uomo capace di creare Bohemian Rhapsody ebbe l’ispirazione per creare il secondo capolavoro assoluto dei Queen, un’altra opera rock in 6 minuti nella title-track.

Innuendo mi riempie di tristezza ogni volta che lo ascolto, ma anche sbalordito fascino per la magnificenza di alcune sue parti e per la prova vocale di Mercury.

Sono già passati 20 anni…

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Queen – The Miracle

Posted in dischi, musica by Ares on gennaio 11, 2011

Anno 1989, il mondo della musica sta per essere investito dall’onda grunge proveniente da Seattle, gli anni 80 e (quasi) tutto quello che hanno portato di buono e brutto stanno per essere spazzati via…e infatti in quell’anno tornano i Rolling Stones con Steel Wheels e l’inizio dei megatour…

A parte queste piccole cose, dopo 3 anni di silenzio tornano i Queen che annunciano “un miracolo”…

The Miracle riassume al meglio cosa sono stati i Queen negli anni 80, rock e pop da classifica sapientemente miscelati in modo da confezionare singoli e album di grande impatto e perfetti per scalare le classifiche.

Non male una sequenza come I Want It All, The Miracle, The Invisible Man e Breakthru (volendo si potrebbe inserire anche Scandal). Il resto dell’album va dal rock scanzonato di Party al soft-pop di My Baby Does Me fino ad arrivare a un richiamo dei primi Queen in Was It All Worth It.

Ma il destino crudele aveva di fatto già  indicato la fine. Non ci fu nessun tour, e le voci sulla salute di Mercury iniziarono a farsi insistenti nonostante la vitalità mostrata nei video.

La storia sarebbe giunta al capolinea in pochi mesi…

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Queen – A Kind Of Magic

Posted in cinema, dischi, musica by Ares on novembre 19, 2010

Era primavera-estate 1986, e ricordo che una sera in tv passarono un video dei Queen, band che all’epoca già ascoltavo ogni volta che salivo in macchina coi miei…ascoltavo il primo Greatest Hits a ripetizione, conoscevo ogni passaggio, rapito da quelle canzoni.

Comunque sia, il video era quello di Friends Will Be Friends e il destino volle che mio padre assecondò il mio desiderio (e anche suo) di avere il nuovo album dei Queen, quello che avevano appena pubblicato.

Ho passato quell’estate ad ascoltare A Kind Of Magic, a guardare e riguardare la copertina, quei disegni, a leggere i titoli e i testi delle canzoni e non capirci nulla, a ridere guardando la copertina e quelle figure distorte e buffe.

Non ho mai smesso di ascoltarlo, perché è semplicemente il disco a cui sono più legato in assoluto. Perché ne conosco ogni singola nota e ancora oggi, quasi un quarto di secolo dopo, lo ascolto magari in macchina e mi trovo a cantare a squarciagola ogni canzone, gasandomi come un ragazzino per il riff di One Vision o per quel “there can be only one” alla fine di Gimme The Prize. Il primo disco che porterei sulla fantomatica isola deserta. Il miglior album in assoluto.

Miglior album in assoluto??? Miglior album dei Queen??? No a entrambe le domande, solo il MIO album preferito.

Ma ovviamente ci sono delle cose che rendono A Kind Of Magic un disco fondamentale nella storia dei Queen: non è un album come gli altri, è anche la colonna sonora di quella genialata anni 80 che è stato Highlander; è l’album che diede il via al (sigh!) ultimo tour della band e di conseguenza l’ultimo album in cui si ha la fortuna di sentire Freddie Mercury al massimo della forma e in alcune delle sue migliori interpretazioni.

Di più, A Kind Of Magic è il lavoro corale di un quartetto che confeziona 9 canzoni che in alcuni casi sembrano strizzare l’occhio al passato più heavy della band (Gimme The Prize e Princes Of The Universe, ma anche la stessa One Vision); una ballata con tanto di assolo di sax, One Year Of Love; un’altra ballata che più cinematografica non si poteva, Who Wants To Live Forever; un paio di singoli come la title-track e la già citata Friends Will Be Friends; un pezzo un po’ alla Stevie Wonder con tanto di falsetto (Pain Is So Close To Pleasure) e in generale una band che suona rigenerata e vivacissima e molto ispirata.

A inizio agosto di quel 1986 i Queen si esibirono a Knebworth, fu il loro ultimo concerto, Mercury fece capire che non ci sarebbero stati altri tour e si sa come finì la storia pochi anni dopo…non serve dire altro, ascoltare e basta.

Queen – The Works

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 9, 2010

Archiviata la sbandata di Hot Space, presisi un anno sabbatico per rinfrescarsi le idee, i Queen tornarono a fare i musicisti seri per cercare di dire la loro anche negli anni 80 che in quel momento non facevano altro che sfornare Duran Duran, Spandau Ballet e altre cose più o meno interessanti e più o meno imbarazzanti.

E i signori Mercury, May, Deacon e Taylor riapparvero sulle scene con un album e un paio di singoli che hanno segnato la storia del pop-rock del decennio e non solo.

The Works alla fine risulta essere un album riuscito e a suo modo interessante. Merito di 4 singoli di grande impatto e diversissimi, poiche’ frutto di ciascuno dei membri della band. Brani hard rock, ballate, rockabilly, un gioiellino chitarra-voce come Is This The World We Created? e in generale un senso di modernità che pervade l’intero album.

Se a Roger Taylor va il merito di essersi inventato il pop-rock tecnologico di Radio Ga Ga, a Mercury va riconosciuta la grandezza di una delle sue migliori ballad, It’s A Hard Life, con tanto di video in costume. E di video in costume si tratta anche quello, famosissimo, di I Want To Break Free confezionata da John Deacon. A Brian May il compito di chiudere i singoli con la potente Hammer To Fall. In mezzo a questi pezzi di grande impatto vengono alternati brani riusciti e interessanti come Tear It Up e Man On The Prowl.

In sintesi,  i Queen con The Works si lanciarono a testa bassa nel caos musicale degli anni 80. Sembravano finiti dopo Hot Space, ma con quest’album tornarono rapidamente in vetta, e il successivo tour non fece altro che confermare l’ottimo stato di forma di Freddie Mercury e soci culminato nella leggendaria performance al Live Aid nel 1985.

Consigliato.

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Queen – Hot Space

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 9, 2010

Un passo falso capita a tutti…anche nelle migliori famiglie.

Ma di questa portata è decisamente raro.

Solo i Queen sanno cosa gli dev’essere saltato in mente a inizio anni 80…voglio dire, The Game era un buon disco, Flash Gordon un interessante esperimento, in entrambi c’era la mano inquivocabile dei signori Mercury, May, Deacon e Taylor.

Hot Space mi lascia sempre perplesso: ancor di più da quando fu pubblicato il live Queen On Fire: Live At The Bowl (magnifico e consigliatissimo nda). Perché le canzoni di Hot Space suonate dal vivo e suonate in chiave rock avevano un loro perché, mentre nel disco…aiuto…no, dai, non e’ possibile!

Tralasciando la genialata di Under Pressure, si passa da tentativi di rock come Put Out The Fire, uno dei brani migliori dell’album, a cose spiccatamente dance come la terribile Body Language o electro-pop come Las Palabras De Amor (anche il titolo in spagnolo…ma dai…).

Voto: da fan dei Queen mi risparmio ulteriori commenti…un tentativo andato male, un esperimento non riuscito.

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