Le Grandi Recensioni

Dream Theater – The Astonishing

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on gennaio 27, 2016

È tradizione consolidata di questo blog che in occasione di un nuovo lavoro dei Dream Theater io lasci la parola a uno dei massimi esperti mondiali sull’argomento, il professor Crotaloalbino. Quindi, ecco a voi la recensione di The Astronishing, tredicesimo album della band di John Petrucci e soci. Buona lettura.

Per la serie: Fave di Fuca in formato audio…

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Raddoppia la tua libertà intestinale con i Dream Theater, hey! Se per caso dovessi trovarti ad affrontare un brutto caso di intestino pigro e se tale condizione ti tormentasse da più a lungo del previsto, be’, vecchio mio: puoi recarti presso il tuo rivenditore di ciddì di fiducia, tirare fuori un paio di dieci euri – o quello checcazz’è – e procurarti la tua copia del doppio disco in studio della più celebre prog-metal band del pianeta. Dopo non dovrai far altro che sfanculartene a casa, massaggiandoti il ventre mentre copiose gocce di sudore freddo ti imperlano la fronte, ficcare il primo dischetto nel lettore e lasciare che le cose accadano.
E non preoccuparti di nulla, razza di bastardo: se non ti si stura il culo col primo cd, c’è sempre quell’altro ad allietare i tuoi padiglioni auricolari e a oliare le pareti del tuo colon.
Qualora anche al termine del secondo ciddì non dovessi riuscire a liberarti di quel paio di chili di stronzi che opprimono le tue budella, be’, amico, non so proprio cosa aggiungere. È possibile che tu abbia gusti musicali di merda, oppure potresti essere messo davvero male… o entrambe le cose. Sì, insomma, ti toccherà chiamare la guardia medica, ti porteranno al pronto soccorso in ambulanza e lì ti ficcheranno un grossissimo tubo fottuto dove non batte il sole per aspirare fuori tutto il cioccolato. Ah, ora che ci penso, ci sarebbe anche un’altra soluzione per te, cara la mia testina di guano di condor: potresti provare a cospargerti le mani di super-colla a presa rapida, attaccarti a un tornio, farlo andare alla massima velocità e sperare che l’effetto centrifuga sortisca il risultato sperato.
Ciò detto, alla fine, la curiosità ha avuto la meglio su di me… come sempre. E anche se un po’ me ne vergogno, mi sono procurato una copia di “The Astonishing” dei Dream Theater.
Gran bella copertina, per carità. Diciamo che i problemi, come al solito, cominciano non appena si preme il tasto “play” e lo squacquerone sonoro comincia a invadere la stanza.
Qual è la differenza fondamentale tra questo disco e quelli che lo hanno preceduto? Fondamentalmente, qui si ha a che fare con composizioni più brevi – la canzone più lunga dura 7 minuti e 41 secondi. Il che, dal mio punto di vista, è un colossale passo avanti rispetto al passato recente, dato che si riesce a seguire le singole composizioni senza cadere in preda a violenti conati e ritrovarsi rannicchiati in posizione fetale nell’angolo della stanza più lontano dai diffusori acustici.
Inoltre, da quello che sento, potrei addirittura spingermi ad affermare che questo è il disco più pop che i Dream Theater hanno pubblicato dai tempi di “Falling into Infinity” (che, va detto, è l’ultimo lavoro che sono riuscito ad ascoltare da cima a fondo). A tratti si ha quasi l’impressione di avere a che fare con un musical, con sezione d’archi e tutto quanto.
Bon, dai, tirando le somme, quello che ho sentito all’interno di “The Astonishing”, sono i seguenti elementi buttati dentro a un frullatore: Les Miserables, Meat Loaf, Three Sides to Every Story degli Extreme, The Final Cut dei Pink Floyd, Song for America dei Kansas, EL&P all’inizio di “A Life Left Behind” e… il dolce confetto Falqui.
WILL IT BLEND?
At the end of the day, possono aver placcato tutto quanto con uno spesso strato di oro colato MA si tratta comunque di merda. Ciò detto, vado ad appoggiare i glutei sulla tazza del wc in compagnia della Settimana Enigmistica.
Ciao.

Grazie, professore.

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Star Wars Episodio VII – Il Risveglio della Forza

Posted in cinema, mezze stroncature by Ares on dicembre 18, 2015

Ho fatto finta di niente fino a un mese fa, quasi non volessi aver più nulla a che fare con Star Wars dopo la seconda trilogia (che col passare degli anni sopporto sempre meno).

Poi, vinto dai trailer, ho deciso di acquistare il biglietto: 16 dicembre, ore 16:30 (primo spettacolo presso il multisala prescelto) ed evitare così le minacce di spoiler.

Buio in sala.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

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Pensavate che fosse tutto finito con la seconda Morte Nera distrutta in orbita della luna boscosa di Endor? Pensavate che fosse tutto finito con la morte dell’Imperatore e di Darth Vader?

Sì. Io lo speravo ancora di più dopo aver visto gli episodi 1, 2 e 3.

E dopo aver visto il settimo episodio ne sono ancora più convinto.

Perché credo di aver visto una sorta di remake degli episodi precedenti, tutto condensato in 2 ore e con personaggi dai nomi diversi (ma in fondo sono gli stessi) più qualche vecchio protagonista messo lì più per volere dei fans che per altro.

Andiamo con ordine AVVISO SPOILER – SE NON AVETE VISTO IL FILM ALLONTANATEVI O APRIREMO IL FUOCO

Prima curiosità: i vecchi personaggi hanno ripreso i nomi originali. Jan Solo è Han Solo, Leila è Leia e così via.

Non c’è un eroe, ma c’è un’eroina (non quella di Trainspotting): evidentemente a Hollywood va di moda avere delle giovani donne, possibilmente attraenti, che volenti o nolenti diventano l’ago della bilancia e protagoniste dell’avventura. In questo senso Rey, interpretata dalla semisconosciuta e brava Daisy Ridley, assomiglia molto alla Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) di Hunger Games. Una novella Luke Skywalker tanto che il suo legame col vecchio maestro verrà, come si intuisce, spiegato tra un paio d’anni (Episodio VIII). Ah, questa scopre la Forza e in due secondi riesce anche a fronteggiare (e sconfiggere) il cattivo di turno con tanto di spada laser appartenuta a Luke (ma come? La spada è blu, e sappiamo che la spada blu di Luke è precipitata nel vuoto assieme alla sua mano alla fine de L’Impero Colpisce Ancora, boh). Rey vive in un posto inutile in mezzo al deserto e aspetta qualcuno, “la mia famiglia” dice lei. Anche Luke abitava in un posto ugualmente inutile e aspettava qualcosa (voleva andarsene, poi gli hanno carbonizzato gli zii e allora si è unito a Obi Wan Kenobi). Lei si sposta con una specie di sprinter, come Luke. È una bravissima pilota, come Luke. Solo una coincidenza, mica si saranno accorti delle somiglianze tra i personaggi in fase di stesura della sceneggiatura, no?

Il cattivo è Kylo Ren, figlio di Han Solo e della Principessa Leila. Si capisce come sia stato padawan di Luke salvo poi incazzarsi e mandare tutto a puttane irretito dal Lato Oscuro. Kylo Ren (nato Ben Solo) sembra un ragazzino con tanti problemi coi genitori, un brutto carattere e incapace di gestire la rabbia. In sostanza è uguale ad Anakin Skywalker/Darth Vader che venera coma una divinità senza averne un briciolo del carisma/potere. Voglio dire: quando c’erano problemi o imprevisti Vader camminava, diceva due parole e poi strangolava il malcapitato di turno. Kylo Ren invece sguiana (?) la spada laser e spacca tutto. Si fa infinocchiare da Rey perché probabilmente all’epoca dell’apprendistato da Skywalker lei era più in gamba di lui (girl power!), o forse perché sotto sotto lui è innamorato di lei (e se fanno una cazzata del genere sarà solo per volere della Disney). In questo film lui è (o dovrebbe essere) il cattivo spaccaculi, ma finisce col farsi prendere a calci in culo da lei che non sa una mazza. Sa solo uccidere suo padre in un vero colpo di scena che rimanda alla morte di Obi Wan nell’episodio IV (e questo mi fa pensare che Harrison Ford abbia fatto questo film solo perché implorato dalla produzione alla disperata ricerca di un collegamento con la trilogia originale). Se non avete capito, ve lo ripeto: Han Solo muore. Trafitto dalla spada laser del figlio e gettato nel vuoto. E suo figlio è uno sfigato.

Poe Dameron: interpretato da Oscar Isaac, una sorta di pistolero/cowboy che arriva col suo caccia e spacca tutto. È simpatico e me lo vedo come nuovo Han Solo di questa nuova trilogia.

Il droide BB-8: è buffo e, ma guarda un po’, nasconde una cosa importantissima che serve tipo a tutti: il Primo Ordine gli sta dando la caccia mentre gli altri vogliono portarlo a casa (stessa cosa di R2D2 nell’episodio IV).

Finn: stormtrooper imperiale pentito, diventa amico di Rey (e forse lui vorrebbe altro). Eroe suo malgrado, farà di tutto per aiutare la giovane. Bell’esempio di amicizia tra un ragazzo nero e una ragazza bianca nel segno dell’amore e della fratellanza (buonismo Disney?). Mi sono sempre chiesto: nell’universo di Star Wars ci sono un sacco di alieni, perché non usare una di quelle centinaia di razze per un nuovo eroe? Mica c’è solo Chewbacca.

Il generale Hux del Primo Ordine sembra una checca isterica. La mega adunata ricorda i nazisti di Iron Sky.

Il supremo capo del Primo Ordine via ologramma appare in formato gigante. E’ Gollum, si sa solo che il figlio di Han Solo è diventato quello che è anche per colpa sua.

Capitan Phasma: è Brienne di Tarth, solo che è coperta da una maschera. Senza spadone e fuori dai confini di Westeros perde tutto.

La base Starkiller: è una super Morte Nera (risucchia una stella e con un solo colpo spazza via diversi pianeti) costruita all’interno di un pianeta e col solito punto debole sgamato in un baleno e opportunamente utilizzato per distruggerla. L’Alleanza aveva distrutto DUE VOLTE la Morte Nera, possibile che quelli del Primo Ordine non abbiano capito niente dagli errori passati dell’Impero?

Han Solo: ruba la scena. Il vecchio Harrison Ford è diverse spanne sopra tutti, anche senza cappello da Indian Jones. La scena tra lui e Kylo Ren in cui il padre cerca di redimere il figlio è l’apice del film e il grande colpo di scena dell’episodio VII.

Leila: non più principessa, ora è generale. Invecchiata male, alla disperata ricerca del fratello e del figlio, perderà il grande amore della sua vita. Ma da vecchia saggia sembra avere un buon ascendente su Rey.

Chewbacca: il solito Ciube, una garanzia, e anche lui sarà una spalla importante per Rey.

I vecchi droidi C3PO e R2D2: il primo è inutile, il secondo si sveglia misteriosamente alla fine del film per dirci dove si trova padron Luke.

Appunto, e Luke Skywalker? Il vecchio Jedi adesso fa l’eremita a Skellig Michael e spera che tutti si siano dimenticati di lui. Appare solo alla fine, non dice una parola, ma quando Rey lo trova e gli mostra la spada laser capisce di essere di nuovo in ballo. Spero che chieda a qualcuno chi e come è riuscito a ritrovare la sua vecchia spada laser e se c’era ancora la mano attaccata.

Il film per fortuna ha tutto di Star Wars: astronavi, pianeti strani, buoni contro cattivi, alieni, mostri, attimi di pausa che fanno sorridere, il conflitto interiore che anima alcuni dei personaggi. C’è tutto quello che ha reso Star Wars la più straordinaria saga del cinema nonché un fenomeno di cultura popolare che non conosce crisi e che, anzi, continua a raccogliere nuovi fans. Bravo Abrams per aver usato tanti modellini e non aver sacrificato la magia sull’altare della computer grafica; a proposito, i nuovi/vecchi caccia X-Wing e Tie Fighter hanno un sacco di dettagli in più e sono veramente belli cosi come le scene delle battaglie aeree. Il Millennium Falcon ha ancora problemi col motivatore dell’iperguida, ma è il pezzo di ferraglia più veloce della galassia. La regia di Abrams è perfetta per film del genere.

La cosa che mi fa male è vedere poca originalità nella trama: ci sono troppi richiami alle situazioni dei vecchi film, troppe cose che sono semplicemente rifatte. Sarebbe stato più interessante capire come si è giunti alla situazione Primo Ordine vs Resistenza/Repubblica, non voglio aspettare altri due film perché temo che questo sia un aspetto che non verrà trattato adeguatamente. Avrebbero dovuto investire molto di più su questa parte della trama.

Ma il problema davvero grosso è un altro, e purtroppo va ad intaccare l’elemento fondamentale dell’universo di Star Wars.

La Forza. I maestri jedi, e penso a Qui Gon Jin e Obi Wan Kenobi, Yoda e Mace Windu fino agli Skywalker hanno dovuto intraprendere un addestramento lunghissimo prima di padroneggiare i propri poteri. Rey invece sfiora la spada laser, ha dei flashback che chiariscono parte del suo passato e all’improvviso inizia a fare cose impensabili: dall’uso della voce per farsi liberare a resistere agli attacchi di Kylo Ren arrivando a sconfiggerlo dopo aver preso in mano la spada per la prima volta. Si capisce che la Forza scorre potente in lei, ma i sei film precedenti ci hanno insegnato che la Forza è talmente potente che senza addestramento è impossibile da controllare, addirittura impossibile da percepire, ed è facile venirne distrutti. Per quanto mi riguarda questa è una grave pecca, come può Rey avere una simile padronanza se, da come si vede nei suoi ricordi, è stata abbandonata su Jakku che era solo una bambina? Troppo poco esperta. Forse deve esser cosi perché scopriremo che Rey farà ciò che doveva fare Anakin, ovvero riportare l’equilibrio nella Forza? Restiamo in attesa.

Sinceramente mi aspettavo di meglio, ma non voglio credere alla morte della saga. Voglio credere invece che sia l’inizio di un’ultima grande avventura che, ahinoi, dovremo aspettare ancora per tanto tempo prima di vederne la fine. L’appuntamento con l’episodio VIII è fissato per il 26 maggio 2017, che la Forza sia con voi.

U2 – Songs Of Innocence

Posted in dischi, mezze stroncature by Ares on settembre 11, 2014

Visto che era gratis, l’ho scaricato…

u2

(…e me ne sono pentito nda)

Allora, il disco viene presentato come un omaggio della band a fatti, persone, luoghi che hanno giocato un ruolo importante nella storia del gruppo. Quindi omaggio ai Ramones, a Joe Strummer, ai Beach Boys, alla moglie di Bono, alla mamma di Bono, alla strada dove è cresciuto Bono (Cedarwood Road, Ballymum, Dublino…cristiddio che posto…) e altre cose che ha fatto/visto/sentito Bono. Più o meno è così che viene presentato l’album, non mi sto inventando niente.

Ho letto queste cose mentre ascoltavo l’album, e ho sentito un vento gelido che mi attraversava. Perché sono cose che mi mettono un sacco di dubbi: quando una band che è in attività da più di 30 anni fa un disco del genere il pericolo dell’autoreferenziale estremo è palpabile. È un vero album fatto da una band che lavora insieme o le voci di corridoio che sentivo anni fa durante il mio soggiorno in Irlanda erano/sono vere (band ai ferri corti da anni, stanno insieme per soldi e per onorare i contratti)?

Quello che non riesco a non pensare è che questa mossa con Apple sia la più colossale mossa di marketing mai effettuata dagli U2, e queste canzoni in realtà non siano altro che degli scarti di magazzino messe da parte per la prima occasione buona.

Bono: “Ragazzi, Apple ci riempie di soldi per un nuovo album da lanciare a settembre 2014 assieme al nuovo iPhone, l’orologio e sailcazzocos’altro. Abbiamo delle canzoni?
Gli altri: “Scarti degli ultimi 10 anni, ci siamo rotti le palle di averti attorno ma abbiamo un contratto da rispettare. Prendi quelle, chiama chi vuoi a produrre ma lasciaci in pace.
Bono: “Ok ciao.”
Gli altri: “Oh Bono, ‘spetta un secondo…
Bono: “Cosa…”
Gli altri: “La Apple si mette a fare orologi?
Bono: “Si, non è meraviglioso?
Gli altri: “Ok, fattene mandare un po’ per amici e parenti assieme ai soldi.”
Bono: “Dai ragazzi, va beh approfittarsene ma a tutto c’è un limite…”
Gli altri: “Com’era la storia del biglietto aereo per il tuo cappello?
Bono: “Stronzi. Ok, avete vinto.”
Gli altri: “Oh Bono, un’altra cosa…”
Bono: “Cosa…”
Gli altri: “Prendi tutto quello che trovi, così facciamo un doppio album ma lo pubblichiamo in due momenti diversi, come Use Your Illusion dei Guns’n’Roses.”
Bono: “Grandi, ottima idea!”

E non a caso pare sia in arrivo anche Songs Of Experience, il che dimostra come i quattro conoscano William Blake.

Ecco cosa sta succedendo.

Siamo di fronte all’ultimo (o ultimi) album degli U2.

Poi sospetto lo scioglimento (e cosa ne sarà di Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr non voglio saperlo).

Ok, ma le canzoni? Si chiederà qualche lettore…
Le canzoni sono delle normali canzoni degli U2, infarcite di richiami agli anni 80, con i synth, e certi arpeggi che sembrano arrivare da The Joshua Tree. Voglia di inventare pochissima, probabilmente esaurita. Ed è una cosa che è fisiologica, ci mancherebbe altro. Forse manca l’interesse, cosa che finirebbe con l’essere una sorta di conferma dei più oscuri pensieri.

Forse davvero non gliene frega più nulla.
Non è un disco che lascia il segno e resta nella scia dell’ultima produzione come No Line On The Horizon e How To Dismantle an Atomic Bomb.

 

Dream Theater – Dream Theater

Posted in dischi, mezze stroncature, musica, richieste, stroncature by Ares on settembre 24, 2013

È uscito il nuovo album dei Dream Theater, intitolato “Dream Theater”.

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Dato che non posso certo ritenermi un profondo conoscitore delle gesta di Petrucci e soci ho chiesto aiuto (ancora una volta) all’Ill.mo prof. Crotaloalbino, massimo esperto mondiale dei Dream Theater e già autore di due recensioni che hanno avuto un successo straordinario (le trovate qui e qui).

Buona lettura.

Erano settimane che attendevo con grande trepidazione che arrivasse il 24 settembre per correre al locale negozio di dischi e comprarmi il ciddì più atteso dell’anno: l’ultima fatica-sgommosa omonima dei DREAM THEATER! Non ne potevo davvero più così stamattina ho telefonato a scuola, mi ha risposto la segretaria acida a cui vorrei spaccare la faccia con un maglio e le ho detto: “Senti qua: oggi non vengo a lavorare, di’ agli sbarbi che ripassino quello che gli ho dato da ripassare e che ci vediamo domani. Anzi, no: digli proprio che mi prendo tutta la settimana di ferie. Mandatemi pure la visita fiscale a casa tanto non me ne frega una merda. Come perché? Sono cazzi miei. Anche se mi licenziate, ho comunque un fracco di soldi in banca e posso vivere di rendita e allevare irish setter e levrieri afghani da regalare ai bambini ciechi. Chiudi il becco che non ho finito, troia! No, non me ne frega un cazzo del preside che deve parlarmi, io c’ho da fare e non voglio rotte di coglioni. Ci vediamo lunedì prossimo, sempre che mi scenda il culo di venire, altrimenti cercate un altro che spari cagate al posto mio. Ciao. No, non chiamatemi tanto non rispondo e adesso scusa ma c’ho la Limo che mi aspetta giù da basso. Buona giornata e vaffanculo.”

Ho chiuso la comunicazione, sono sceso di corsa, sono montato sul mio Ciao Piaggio elaborato e sono partito pedalando a tutta forza per guadagnare in ripresa. Sul marciapiede c’era una vecchia che camminava nel senso opposto al mio. Mi ha guardato in un modo che non mi è piaciuto nemmeno un po’ così, appena l’ho incrociata, le ho tirato un cartone in bocca e l’ho fatta rotolare sull’asfalto. “UNA PENSIONE IN MENO, STRONZA BEFANA DEL CAZZO! HO CONTRIBUITO ALLA RIDUZIONE DEL DEFICIT!”, ho urlato mentre mi allontanavo a 36 chilometri all’ora (sempre pedalando per guadagnare in ripresa) con la vecchia che continuava a rotolare sulla linea di mezzeria.

Ho fatto irruzione nel negozio di dischi, letteralmente entrandoci col Ciao e schiantandomi su un paio di scaffali.

“Cosa cazzo sta succedendo?”, la tizia cicciona dietro la cassa aveva la mano davanti alle labbra e un’espressione a metà strada tra la furia e lo stupore.

“Niente,” le faccio io,“sto solo facendo le prove per il gran premio di motocross urbano che organizzano per la sagra del cabernet di Ciconicco in provincia di Udine. Che razza di domande idiote, stupida cogliona.”

“Ah, allora è tutto ok.”, fa lei, “Ti serviva qualcosa?”

“Certamente!”, sputazzando per terra, “Muovi quel culaccio flaccido e dammi l’ultimo disco dei Dream Theater che è uscito oggi.”

“La farmacia,” la tipa alza l’indice e mi indica la strada, “è a cinquanta metri da qui. Se non vai di corpo da una settimana, lì ti vendono ogni genere di purgante disponibile sul mercato.”

“Potresti essere più stupida di quanto ti trovi a essere?”, calcio volante in piena figa, “Credi forse che non abbia già provato a sbloccarmi l’intestino con una serie di clisteri da elefante? Non c’è stato un cazzo da fare, i rimedi chimici mi sono stati utili come la vulva di Rosy Bindi. A questo punto non mi rimane che la soluzione sonora e affidarmi alla speranza che vada tutto per il verso giusto, incrociando le dita. Questa è l’ultima spiaggia, povera cagna bevicazzi.”

“Potevi dirlo subito,” si è alzata faticosamente, grattandosi tra le gambe, “che questo era l’ultimo domicilio conosciuto per il tuo culo intasato. Non avrei fatto tante storie. Che edizione vuoi? Doppio vinile con bluray, poster e miniatura della batteria di Mike Mangini con settantanove tom, cinque grancasse e ottantasei differenti tipi di cimbali?”

“Dammi lo stronzo cd normale, preferisco sputtanarmi la grana in troie e birra.”

“Ok, sono quattordici euri; con lo sconto quindici.”

“Razza di ladri, luridi delinquenti schifosi… cosa mi tocca fare per cagare.”, ho afferrato il cd, me lo sono infilato nelle mutande, ho raccolto il mio Ciao Piaggio elaborato (originale 45 km all’ora, elaborato 52) dal mucchio di detriti sul pavimento e me ne sono sfanculato a casa con la mia costipazione.

“HEY, CHI RIMETTE A POSTO QUESTO CASINO?”, la cicciona dietro il bancone.

“CAZZI TUOI, SFILATINA! IO DEVO ANDARE DI CORPO!”, le urlato dietro, prendendo velocità.

Sono arrivato a casa, ho dato una scorsa ai titoli sulla copertina, “False Awakening Suite” come traccia numero uno.

Assolutamente perfetto, ho pensato, la parola “suite” evoca escrementi da sempre. Ho tirato un cartone al jewel-case, accompagnandolo con un bestemmione orrendo, e ho estratto il dischetto. L’ho ficcato nel lettore, “È meglio che funzioni, figlio di troia.”, ho biascicato, “Mi sei costato quindici euro, l’equivalente di tre birre di mezzo.”

Ho premuto “play”, quindi mi sono messo sui blocchi di partenza, in direzione del cesso, pronto.

I diffusori hanno emanato una roba fetentissima, una specie di colonna sonora di Terminator Due misto a Trono di Spade con violini, voci sintetizzate AHHHH OHHH, uno squacquerone immondo.

Immediatamente ho sentito qualcosa muoversi nella parte finale del colon.

“Ci siamo!”, ho sibilato a denti stretti mentre una goccia di sudore mi colava dalle tempie fino alla guancia e giù sul mento.

PARAPPA PARAPPA PARAPPA PAPPA PARAPPA!

“Merda chiama merda… forza…”

Proprio in quel momento, qualcuno ha suonato il campanello. Giusto all’inizio di “The Enemy Inside”. Ho bestemmiato come un barbaro. Mi sono alzato in piedi con uno stronzo della stessa consistenza di un dolmen in fuorigioco e, in modo piuttosto maldestro, sono arrivato in qualche modo alla porta.

“Chiccazz’è?”, ho stretto le chiappe manualmente.

“La tua vicina canadese del Saskatchewan.”, continuava a battere con insistenza il pugno sulla porta, “Abbassa quella merda!”

“Non posso, adesso.”, ho vociato, “Vattene a fare in culo, stronza!”

PIRIRPIPPIPIRIRPPI-SDRAAA-RA-RAAAA-PIRIRPIRIRPIPPI! Cinque cambi di tempo in trenta secondi, archi sintetizzati, “OVER AND OVER AGAIN, I RELIVE THE MOMENT…”

Un Tremendo spasmo intestinale mi ha fatto piegare in due.

“Chiamo i carabinieri se non abbassi quella ferraglia!”

Ero ormai riverso a terra che cercavo di strisciare verso il bagno, in preda ai crampi. “CHIAMA IL CAZZO CHE TI PARE, I POMPIERI, L’ESORCISTA, VECCHIA DI MERDA, IO DEVO CAGARISSIMO!”, a carponi mi sono trascinato fino alla tazza mentre, nella stanza accanto, si stava scatenando un tifone di squacquera. Sono riuscito ad accomodarmi appena in tempo: il mio culo è esploso: una Fukushima di stronzi, uno tsunami di feci, un terremoto di gas, un geyser di merda.

PIRIPIPPIPPI!

Un’altra scarica di liquame. Ero ormai allo stremo, ma mi consolavo pensando che, in breve tempo, sarei stato un uomo nuovo: finalmente libero dallo stonehenge di cioccolato che mi gravava nell’intestino.

Un quarto d’ora di idrospurghi dopo, seduto sul trono e aggrappato al termosifone, mi sono messo alla ricerca della forza per riuscire ad alzarmi in piedi, madido di sudore e pago.

“OK, È TUTTO! TI BECCHI UNA QUERELA PER DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA!”, la mia vicina non voleva darsi per vinta, non c’era verso. Del resto, come potevo biasimarla? Superi le settanta primavere, ti stai godendo la pensione dopo una vita di lavoro, non rompi i coglioni a nessuno dato che ti accontenti di lavorare a uncinetto e il tuo vicino di casa ti manda a puttane il centro tavola sparandoti a volumi inauditi un concentrato di emesi sonora?

“Tranquillona, vecchia!”, le ho urlato mentre mi passavo la carta in mezzo alle chiappe (mai della consistenza giusta: o è troppo dura, o slitta. Così imparo a comprare i rotoli all’hard discount per risparmiare), “Mi sono mondato, adesso spengo ‘sta merda, giustizia è fatta. La pace è come me!”

“TI CONVIENE FARLO E ANCHE ALLA SVELTA, BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA!”

Ho sorriso e sono andato, claudicante, quasi rotolando, nell’altra stanza.

PIRIPIPPIPPPIPPPIPPIPPPIPIPIPPI!

Il display del CD segnava “The Looking Glass”, ho fermato la catasta di merda, ho estratto il dischetto e, proprio mentre stavo per lanciarlo fuori dalla finestra, ci ho ripensato. Sono tornato in cesso, ho aperto l’armadietto del pronto-soccorso e l’ho ficcato dove, di solito, tengo la mia scorta personale di Guttalax.

“La costipazione è qualcosa di imprevedibile come i terremoti.”, ho esclamato richiudendo lo sportello.

Grazie, professore.

Prometheus

Posted in cinema, mezze stroncature by Ares on ottobre 16, 2012

Ho visto l’ultima fatica di Ridley Scott.

E sono molto, molto perplesso.

Non si discute l’impatto visivo o la base della storia di cui ormai si sa tutto o quasi (grazie al fatto che i film in Italia vengono distribuiti in modo ridicolo), quello che mi lascia dubbioso è la resa, i dettagli, il cast, e un sacco di altre scelte che inevitabilmente mi portano a non poter considerare Prometheus come un buon film.

O meglio, sarebbe anche buono, ma da una megaproduzione del genere e soprattutto da chi ha portato sugli schermi Alien (il primo e l’unico davvero bello) e Blade Runner pretendo molto di più.

Ok, non è un vero prequel di Alien, e questo ce lo ha detto lo stesso regista, ma la sostanza non cambia.

Il film è piatto, non decolla e non bastano alcune scene splatter che ci riportano a certi episodi anni 80 a salvarlo. Non bastano le creature, o la ricerca dei creatori, gli accenni filosofici. Non basta nemmeno Charlize Theron in tuta aderente.

Salvo Michael Fassbender nel ruolo del robot David, gli altri del cast francamente non lasciano il segno soprattutto l’insipida Noomi Rapace che qualche avventato aveva cercato di far passare per la nuova Sigourney Weaver/Ellen Ripley.

Prometheus sa di occasione mancata, bastava poco per renderlo memorabile, invece lo guardi, passi 2 ore cercando di non addormentarti e alla fine pensi di aver buttato via tempo e soldi per il biglietto (a meno che uno non se lo sia guardato in lingua originale scaricandolo da qualche parte nel vasto mondo della Rete per poi eliminarlo).

Bah…voto 5, e speriamo che non facciano dei sequel.

Paul Di’Anno – The Beast

Posted in libri, mezze stroncature by Ares on agosto 21, 2012

Da molto tempo mi ero promesso di leggere l’autobiografia di Paul D’Anno, indimenticata voce solista dei primi Iron Maiden, quelli dei due capolavori iniziali della band Iron Maiden, appunto e Killers.

Così, dopo aver letto le 349 pagine della vita, degli eccessi e della follia di questo signore inglese di mezza età eccomi a spendere due parole a proposito delle pagine lette.

Intornoo a pagina 20 ho mandato un SMS a chi me lo aveva consigliato scrivendo cose tipo “aiuto, non è possibile…”

A pagina 100 ho pensato “va bene Paul, quando sei ubriaco marcio e strafatto di cocaina rompi i coglioni e scateni risse, distruggi gli alberghi, picchi come un selvaggio i tuoi amici/fans/collaboratori/mogli/fidanzate…e poi?”

A pagina 200 ho formulato lo stesso pensiero con l’aggiunta di “ma vaffanculo, che palle…”

A pagina 300 non vedevo l’ora di chiudere The Beast, così ci ho dato dentro e ho finito, e ho letto la cosa che più mi ha fato incazzare: la sua “conversione” e la scoperta della religione (in questo caso l’Islam, ma altri testimoni giurano che lo abbia fatto anche con il cristianesimo, l’ebraismo e altro), come un novello San Paolo folgorato sulla via di Damasco.

Io, a queste cose NON credo. Mai. Il lupo non diventa mai pecora. Specialmente uno che per 30 anni non ha fatto altro che vivere come un delinquente godendo della gloria riflessa di due album-capolavoro e poi sfornando cose che, boh, personalmente non ritengo assolutamente memorabili.

Soprattutto non è possibile credere a un bugiardo reo confesso: per carità, le storie che racconta sono anche divertenti e grottescamente disgustose e proprio per questo puzzano di falso.

La delusione sta nel fatto che di musica si parli veramente poco e mai in modo esaustivo. Per questo ci sono molte (auto)biografie rock di gran lunga migliori. Mi ha fatto però piacere leggere i suoi pensieri riguardo la vecchia band, i giudizi su Steve Harris, Bruce Dickinson, Adrian Smith (sono d’accordo con lui, il miglior chitarrista degli Iron Maiden) e Dave Murray. Ed è giusto dare il credito che gli spetta per aver contribuito a plasmare i due album sopracitati, colonne portanti dell’heavy metal britannico.

Ma quando leggo parole di pura autoesaltazione e le confronto con le impietose testimonianze che si trovano in rete (recensioni varie e video in youtube) allora dico “no, Paul, basta dire cazzate”…un caso patologico, un tizio che aveva davvero talento purtroppo non supportato da un cervello adeguato.

In ogni caso il libro merita la sufficienza piena: se volete leggere di sesso e droga fa per voi. Se invece vi interessa anche la musica probabilmente ne resterete un po’ delusi come il sottoscritto.

Slash – Apocalyptic Love

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on maggio 18, 2012

A distanza di un anno torna con un nuovo lavoro solista il buon vecchio Slash…

lupo che non perde il pelo (e nemmeno cilindro né occhiali da sole) e mantiene costante il vizio di suonare la chitarra.

Album che ho avuto la fortuna (?) di ascoltare in anteprima.

Premessa: il mio giudizio è basato su un paio di ascolti, quindi queste sono le primissime impressioni.

Apocalyptic Love è un disco migliore rispetto al precedente, c’è più coesione e un filo logico più definito e nessuna divagazione come l’imbarazzante cover di Paradise City del primo disco.

Aiutato da Miles Kennedy alla voce, buona prova la sua anche se in alcune parti gioca a fare il verso ad Axl Rose, e da altri comprimari, il disco scivola via tra hard rock e qualche ballatona con Slash a far da mattatore indiscusso sparando assoli e riff a tutto spiano.

Assolutamente nulla di nuovo sotto il sole. Il disco parte molto bene con la title-track, la tiratissima One Last Thrill, cui seguono altri pezzi che ricordano un po’ i Velvet Revolver come Standing In The Sun e No More Heroes. Il resto scivola via tra sperimentazioni poco comprensibili e canzoni che, francamente, non fanno gridare al miracolo.

Personalmente preferivo Slash nel periodo degli Snakepit, ma alla fine quel che conta è che sia ancora vivo e sia ancora in grado di suonare. Certo, l’epoca d’oro è lontana anni luce, ma piuttosto che ascoltare i Dream Theater o i Toto ascolto volentieri Apocalyptic Love…

Voto: 6…ma solo perché mi piace il chitarrista Slash, e la sua chitarra è l’unica cosa che salva questo lavoro dalla stroncatura totale.

In Time

Posted in cinema, mezze stroncature by Ares on febbraio 20, 2012

In Time è il nuovo film di Andrew Niccol, quello che aveva creato Gattaca (uno dei migliori esempi di fantascienza cinematografica mai arrivato sugli schermi nda). Un regista ambizioso che ha ideato, prodotto e diretto una certa quantità di opere davvero notevoli.

Ebbene, il suo ultimo lavoro potrà sembrare molte cose.

Potrà anche sembrare un bel film.

Sembrare.

Sì, esatto, perché se prendiamo in esame i primi minuti In Time è fatto bene: pura distopia, in un mondo dove letteralmente “il mondo è denaro” tutti hanno una sorta di conto alla rovescia sul braccio che segna l’arrivo dela propria morte. Con l’ingegneria genetica non si invecchia e si fanno i salti mortali per avere un po’ di tempo in più…un mese, un’ora, un giorno…c’è chi invece ha secoli o migliaia di anni e risulta così virtualmente immortale.

Succede che Justin Timberlake, uscito dagli N’Sync, decide che questa cosa è una cazzata e anche i poveri di tempo hanno diritto a più tempo, e diventa Bonnie & Clyde con la figlia del “padrone del tempo” giocando a fare Robin Hood.

Finale scontato, telefonato dopo 20 minuti.

Insomma l’idea sarebbe stata anche bella ma: cast imporoponibile; ambientazioni che si potevano far meglio; personaggi che…boh, già visti.

Peccato, mi ha ricordato The Island, film di qualche anno fa, regista Michael Bay, con Ewan McGregor: anche in quel caso la sensazione di una bella idea sviluppata male.

Ma non lo stronco del tutto, ho visto cose molto più brutte…

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Lou Reed & Metallica – Lulu

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on ottobre 27, 2011

Uno degli album più attesi dell’anno finalmente è giunto alle mie orecchie…

Più che l’attesa, è (stata) grande la curiosità per questo lavoro: troppa la distanza tra gli artisti, troppo grande la differenza stilistica e l’approccio alla musica.

Da un lato uno sperimentatore come pochi, l’uomo che è riuscito a spacciare Metal Machine Music per un album, dall’altra i cavalieri del thrash metal per antonomasia.

Il risultato è un doppio album, con canzoni belle lunghe (pure troppo…i 19 minuti della conclusiva Junior Dad con i suoi 6 minuti abbondanti di nulla finale, eccessivo è dir poco) in cui i Metallica fanno i Metallica, ma senza assoli di Kirk Hammett, e Lou Reed fa Lou Reed, ovvero parla, o recita, o per dirla in parole povere sta davanti al microfono a delirare come un poeta beat all’apice dello sconvolgimento psicologico. Voglio dire, Mistress Dread sembra Motorbreath con Lou Reed che recita Ginsberg, così è più chiaro il concetto?

In sostanza una sorta di gigantesco mash-up che potrà piacere ai cultori del genere…ma secondo me questi ci stanno prendendo per il culo. Come nel brano d’apertura, Brandeburg Gate, in cui la chitarra acustica la fa da padrone per i primi 50 secondi, poi entrano i Metallica e il disco va avanti così per quasi 90 minuti.

Oh, dai, non mancano gli spunti interessanti com in Cheat On Me (appena 11 minuti) o l’intero secondo disco con l’iniziale Frustration che, grazie a un riff pesante che puzza di stoner e Black Sabbath, offre la base perfetta per il recitare ipnotico e stralunato di Lou Reed.

Ma sono solo episodi.

Ok, sono musicisti che dall’alto della loro lunga carriera non hanno poi molto da dimostrare, e grazie allo status raggiunto possono permettersi di fare più o meno quello che vogliono. Di sicuro non è un prodotto commerciale, e questo è un pregio.

Ma si poteva far di meglio.

R.E.M. – Collapse Into Now

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on marzo 14, 2011

Per la prima volta pubblico una recensione altrui…quindi, dalla Svezia, ecco il pensiero di Bixx a proposito dell’ultima fatica dei REM.

Buona lettura.

 

 

Collapse Into Now è un disco perfetto per chi volesse avvicinarsi ai REM. Il problema è che nessuno si avvicina ai REM nel 2011. Gli eventuali ragazzini interessati andranno, come tutti, a scaricarsi Losing My Religion e da lí proseguiranno con Automatic for the People e probabilmente basta. Chi ascolta i REM, l’utente che potrebbe volersi comprare questo Collapse Into Now, è con tutta probabilitá uno che ha quasi tutti gli album del gruppo di Atlanta e una solida conoscenza dei testi di canzoni quali “Gardening at night” e “Low Desert”. Con tutta probabilitá, l’utente che potrebbe volersi comprare Collapse Into Now è anche uno a cui sono cascati i coglioni sempre piú violentemente e inesorabilmente dal 1999 in poi, perché lo sanno anche i sassi che “Reveal” era lo scarabocchio lirico di un anemico, e che i successivi album                                              (riempite lo spazio bianco con espressioni di disperazione, angoscia e stridor di denti).

Collapse Into Now è meglio degli ultimi due aborti pubblicati dai REM in tempi recenti. E va giá bene cosí. È un disco abbastanza vario, con canzoni piú rock (Discoverer, che è particolarmente ascoltabile, e Alligator Elevator Automator Qualcosa) e ballate acustico-intime (Oh My Heart, Walk It Back) che tutto sommato stanno bene assieme e formano un disco sufficientemente coerente. Il grandissimo problema di questo album è che Peter Buck la deve smettere di infilare il riff di “Drive” ovunque. Il riff di Drive sta bene in Drive, e basta. E a dirla tutta, spezzoni di testo come “hey, you”, “the clock/tic toc” fanno un po’ pena. Collapse Into Now sa di giá sentito, e non è solo un’impressione: anche i pezzi meglio riusciti sembrano copie di vecchi brani contenuti in Automatic For the People e New Adventures in Hi-Fi. Per dirne una, c’è un brano (“Blue”) in cui canta anche Patti Smith: con tutto quello che potevi far cantare a Patti Smith, rincoglionito di un Michael Stipe, dovevi proprio produrti in una roba a metá via tra Country Feedback e E-bow the Letter? No, perché guarda che mescolandole non ne risulta un prodotto migliore. E non ti credere, Stipe, che l’utente REM non si accorga dell’imbroglio.

In conclusione, Collapse Into Now è un disco discretamente riuscito e assolutamente inutile. Non toglie né aggiunge nulla a quello che i REM hanno scritto nei loro trent’anni di carriera, a parte ricordarvi come suonava il riff di Drive, nel caso ve lo foste dimenticati.

 

 

Grazie Bixx!

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