Le Grandi Recensioni

Mongrel State – Mestizo

Posted in dischi by Ares on febbraio 28, 2016

I Mongrel State vengono da Dublino, ma in realtà hanno anima italiana, irlandese, spagnola e argentina. Sono musicisti che si sono fatti le ossa girando per anni in lungo e in largo per l’Irlanda e l’Europa fino a quando non sono riusciti a trovare la miscela ideale per proporre la loro musica.

E Mestizo è il loro primo album

mestizo

Che genere fanno? Nel mondo anglosassone il loro genere viene spesso definito “americana”, ovvero un mix tra folk, rock’n’roll, blues che in alcuni momenti può ricordare Johnny Cash o certe colonne sonore dei film di Quentin Tarantino.

Mestizo (“meticcio” in italiano e, appunto, “mongrel” in inglese) è proprio questo: un’immersione in un genere musicale di chiaro stampo statunitense ma filtrato attraverso le diverse provenienze dei singoli membri della band.

10 canzoni ben suonate e prodotte in quel d Dublino, tra le quali si fanno notare Stray Dogs, Monster, Zombies on the Highway e How Many More Times ma anche la strumentale Quiero Volver e la conclusiva Rainy Day con la sua lunga e suggestiva coda che fa tornare alla mente i vecchi film western di Sergio Leone.

Il disco lo trovate direttamente nel loro sito ufficiale o su iTunes. Fatevi un piacere e supportate chi fa buona musica.

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U2 – Songs Of Innocence

Posted in dischi, mezze stroncature by Ares on settembre 11, 2014

Visto che era gratis, l’ho scaricato…

u2

(…e me ne sono pentito nda)

Allora, il disco viene presentato come un omaggio della band a fatti, persone, luoghi che hanno giocato un ruolo importante nella storia del gruppo. Quindi omaggio ai Ramones, a Joe Strummer, ai Beach Boys, alla moglie di Bono, alla mamma di Bono, alla strada dove è cresciuto Bono (Cedarwood Road, Ballymum, Dublino…cristiddio che posto…) e altre cose che ha fatto/visto/sentito Bono. Più o meno è così che viene presentato l’album, non mi sto inventando niente.

Ho letto queste cose mentre ascoltavo l’album, e ho sentito un vento gelido che mi attraversava. Perché sono cose che mi mettono un sacco di dubbi: quando una band che è in attività da più di 30 anni fa un disco del genere il pericolo dell’autoreferenziale estremo è palpabile. È un vero album fatto da una band che lavora insieme o le voci di corridoio che sentivo anni fa durante il mio soggiorno in Irlanda erano/sono vere (band ai ferri corti da anni, stanno insieme per soldi e per onorare i contratti)?

Quello che non riesco a non pensare è che questa mossa con Apple sia la più colossale mossa di marketing mai effettuata dagli U2, e queste canzoni in realtà non siano altro che degli scarti di magazzino messe da parte per la prima occasione buona.

Bono: “Ragazzi, Apple ci riempie di soldi per un nuovo album da lanciare a settembre 2014 assieme al nuovo iPhone, l’orologio e sailcazzocos’altro. Abbiamo delle canzoni?
Gli altri: “Scarti degli ultimi 10 anni, ci siamo rotti le palle di averti attorno ma abbiamo un contratto da rispettare. Prendi quelle, chiama chi vuoi a produrre ma lasciaci in pace.
Bono: “Ok ciao.”
Gli altri: “Oh Bono, ‘spetta un secondo…
Bono: “Cosa…”
Gli altri: “La Apple si mette a fare orologi?
Bono: “Si, non è meraviglioso?
Gli altri: “Ok, fattene mandare un po’ per amici e parenti assieme ai soldi.”
Bono: “Dai ragazzi, va beh approfittarsene ma a tutto c’è un limite…”
Gli altri: “Com’era la storia del biglietto aereo per il tuo cappello?
Bono: “Stronzi. Ok, avete vinto.”
Gli altri: “Oh Bono, un’altra cosa…”
Bono: “Cosa…”
Gli altri: “Prendi tutto quello che trovi, così facciamo un doppio album ma lo pubblichiamo in due momenti diversi, come Use Your Illusion dei Guns’n’Roses.”
Bono: “Grandi, ottima idea!”

E non a caso pare sia in arrivo anche Songs Of Experience, il che dimostra come i quattro conoscano William Blake.

Ecco cosa sta succedendo.

Siamo di fronte all’ultimo (o ultimi) album degli U2.

Poi sospetto lo scioglimento (e cosa ne sarà di Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr non voglio saperlo).

Ok, ma le canzoni? Si chiederà qualche lettore…
Le canzoni sono delle normali canzoni degli U2, infarcite di richiami agli anni 80, con i synth, e certi arpeggi che sembrano arrivare da The Joshua Tree. Voglia di inventare pochissima, probabilmente esaurita. Ed è una cosa che è fisiologica, ci mancherebbe altro. Forse manca l’interesse, cosa che finirebbe con l’essere una sorta di conferma dei più oscuri pensieri.

Forse davvero non gliene frega più nulla.
Non è un disco che lascia il segno e resta nella scia dell’ultima produzione come No Line On The Horizon e How To Dismantle an Atomic Bomb.

 

Brendan O’Carroll – The Mammy

Posted in libri by Ares on settembre 14, 2010

Brendan O’Carroll appartiene alla schiera dei grandi narratori irlandesi, anzi, dei grandi narratori dublinesi. E i dublinesi sono dei bei personaggi, fidatevi. In realtà O’Carroll è un vero showman: attore, autore, commediografo, scenografo eccetera eccetera.

Possiamo passare ore a parlare di cosa sia l’Irlanda e cosa sia Dublino, se l’Irlanda sia un paese diverso e Dublino ne sia solo la capitale non rappresentando per niente l’essenza reale del paese. Un po’ quello che si dice (a ragione) di New York: New York è una cosa, gli Stati Uniti d’America un’altra.

Per Dublino e l’Irlanda questo è sbagliato.

E se volete conoscere un po’ di Dublino e dei suoi personaggi allora questo libro fa per voi: la gente, i loro sogni e le loro speranze, i dialoghi e le situazioni assurde, sono tutte tremendamente dublinesi. Primo libro dedicato ad Agnes Browne e alle donne irlandesi, ne seguirono altri due più un film. Affetti e tragedie, gioie e lacrime, come nella miglior tradizione della storia d’Irlanda.

Ma attenzione: se non avete mai visto, ascoltato, annusato Moore Street e i pub del nord di Dublino allora tutto questo potrebbe sfuggirvi. Se non avete mai avuto a che fare con la Dublino proletaria, coi monellacci di strada (a volte veri, pericolosi teppisti), con gli ubriachi, con i vecchi che parlano di corse di cavalli e di GAA, con la sporcizia e il caos allora sarà difficile cogliere tutto.

O forse potrebbe farvi venir voglia di prendere un aereo per andare a fare un giro da quelle parti (a vostro rischio e pericolo eh…che ci sono posti a Dublino che vanno evitati come la peste nda)…

Catherine Dunne – Donna Alla Finestra

Posted in libri by Ares on luglio 12, 2010

Catherine Dunne è una straordinaria scrittrice ed è in grado come poche sanno fare, di descrivere la normalità di una vita familiare e di dipingere dei personaggi femminili forti e affascinanti. Donne che sanno lottare e non si lasciano mai scoraggiare anche quando tutto, e dico davvero tutto, va a rotoli e sembra non esserci più alcuna via d’uscita. Basti pensare a romanzi come La Metà di Niente o Il Viaggio Verso Casa (non li avete letti? vergogna!) per capire a cosa mi riferisco.

La novità di questo Donna Alla Finestra (titolo originale Set In Stone) è il taglio noir che l’autrice usa per raccontare una storia di inganni e vendette.

Esperimento riuscito solo in parte, perché se la naturale capacità di raccontare una storia non manca, dall’altra parte si nota la poca affinità della Dunne col genere giallo, tanto che la trama risulta facilmente intuibile.

Non lo ritengo certo uno dei suoi migliori romanzi, ma il finale volutamente sospeso ci fa sperare che la storia della famiglia Graham non sia conclusa.

Voto: 6,5

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An Emotional Fish

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 24, 2010

Essere una rock band dublinese a inizio anni 90 voleva dire attirare lo sguardo impietoso e assetato di sangue di critica e fan, tutti pronti a dire “non siete gli U2, fate pena, basta!”.

E’ quello che è successo agli An Emotional Fish, gli autori di Celebrate, poi rifatta da Vasco Rossi come Gli Spari Sopra…

In sostanza, quando usci il loro omonimo primo album, vennero massacrati senza pietà: non solo il fatto di avere qualche ispirazione dagli U2, ma anche di essere pubblicati dalla loro casa discografica deve aver scatenato le ingiustificate ire del giornalismo musicale che si è scatenato contro questi poveri giovani dublinesi…

Senza ragione, perche’ tutto sommato quest’album e’ molto piacevole: un surrogato di indie rock con un po’ di U2 e reminiscenze celtiche-folk irlandesi che donano un’atmosfera particolare all’insieme dell’album. E le canzoni non sono certo malvagie, anzi, sono di ottima fattura, forse acerbe o ingenue in alcuni punti ma oneste fino in fondo.

Un bel disco di una band ormai dimenticata: dopo questo esordio, gli An Emotional Fish pubblicarono un altro paio di cose di cui si è persa ogni traccia e poi svanirono nel nulla. Peccato.

Consigliato solo ai curiosi.

Roddy Doyle – The Dead Republic

Posted in libri by Ares on maggio 16, 2010

Terza ed ultima parte della trilogia The Last Roundup, terza ed ultima parte della vita dell’ultimo ribelle d’Irlanda, Henry Smart.

Roddy Doyle, attraverso gli occhi e le parole del protagonista, ci trasporta nell’Irlanda della Repubblica appena nata: siamo negli anni 40 e Henry Smart ritorna nella madrepatria, incurante del passato e dei possibili vecchi amici/nemici che lo possono attendere. Inizia così il suo viaggio alla ricerca di una vita “normale” che inevitabilmente finirà col vederlo testimone dei momenti più duri della sanguinosa lotta che ha martoriato l’Irlanda nel XX secolo, dai disordini degli anni 70 con gli omicidi e le bombe fino agli scioperi della fame che portarono alla morte alcuni personaggi, come Bobby Sands, poi entrati nella mitologia e leggenda dei martiri per la libertà degli Irlandesi.

E’ un romanzo duro e avvincente come i primi due capitoli, ma molto più incentrato sulla riflessione del fenomeno irlandese: Henry Smart invecchia e non ha più la forza, l’energia che lo aveva contraddistinto nei romanzi precedenti. E’ invece intatta la sua forza ribelle e il suo amore per moglie e figlia e il suo fermo intento di proteggerle ad ogni costo.

Forse questo romanzo è l’allegoria della fine di un corso di eventi tragici, oppure è la segreta speranza che nutre Roddy Doyle e tanti altri irlandesi. Comunque sia, la vita e le avventure di Henry Smart non potranno non appassionarvi.

Voto: 9

Consigliato: a chi ha letto i primi due romanzi, si tratta di una trilogia…

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Joseph O’Connor – Il Maschio Irlandese in Patria e all’Estero

Posted in libri by Ares on maggio 15, 2010

More about Il maschio irlandese in patria e all'estero

Purtroppo non trovo un’immagine decente della copertina…comunque sia, questo e’ il libro che mi ha fatto scoprire Joseph O’Connor: una raccolta di reportage e racconti di vita dello scrittore. Ritratti di Irlanda e di Irlandesi (esilarante il resoconto dei Mondiali di calcio in USA al seguito dei tifosi irlandesi), in questo Maschio Irlandese abbiamo un esempio della diversita’ dello scrittore O’Connor, un po’ romanziere, un po’ giornalista, un po’ critico letterario. A tratti feroce, poi esilarante e paradossale e poi di nuovo acido e geniale. Da leggere assolutamente.

Voto: 8

Consigliato: a chi vuole conoscere gli Irlandesi.

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Roddy Doyle – Oh, Play That Thing

Posted in libri by Ares on aprile 21, 2010

Seconda parte della trilogia The Last Roundup, narra la vita di Henry Smart in America nel periodo della Grande Depressione e del Proibizionismo fino agli anni 40 del Novecento.

Edito in Italia da Guanda col titolo Una faccia già vista, è un romanzo storico che ha perso molto dei connotati originali: il tema principale è quello dell’esilio e per questo ha molti piùelementi del racconto piacaresco.

Henry Smart ha raggiunto gli Stati Uniti, ma non sa che il suo passato non lo ha certo dimenticato. Attraverso New York e la Chicago dei gangster e del jazz (tra i personaggi che incontriamo ci sono anche Al Capone e uno spassoso Louis Armstrong, amico e protettore del protagonista), il racconto diventa una testimonianza delle innumerevoli difficoltà della vita da immigrato sempre in bilico tra la legalità e il crimine, una vera lotta per la sopravvivenza nel caos delle grandi citta’ americane tra gli anni 20 e 40.

Al tema della vita dell’immigrato/esiliato si alterna il tema più ampio e cardine dell’opera di Doyle ovvero quello del passato sotto forma di nostalgia per la terra natale, e in forma di vecchi compagni d’armi decisi a tutto pur di portare a termine la loro vendetta. Amore e odio verso l’Irlanda, il protagonista rappresenta le due anime del flusso migratorio irlandese verso gli Stati Uniti: un uomo deciso a rifarsi una vita e avere un ruolo nella società, e un fuggiasco costretto ad abbandonare casa e famiglia che vive nel terrore di trovarsi davanti i suoi assassini.

Narrazione dal ritmo frenetico come la Chicago del jazz e dei contrasti razziali, dei gangster e del Proibizionismo. Un sottofondo oscuro e criminale che cattura il protagonista e, inevitabilmente, lo porta a rischiare la vita suo malgrado.

Romanzo di lotta, esilio e memoria, una grande e magnifica metafora per dipingere i grandi problemi dell’Irlanda e degli irlandesi attraverso due tematiche ampie e dolorose come la Guerra Civile e l’abbandono della patria. Una grande allegoria che non cade nel facile gioco del giudizio politico o morale.

La seconda parte delle avventure di Henry Smart si conclude negli anni 40, dopo anni di pregrinazioni attraverso gli Stati Uniti, quel che succede in seguito lo scopriremo nel terzo capitolo (The Dead Republic) appena pubblicato.

Voto: 9

Consigliato: a chi vuole scoprire nuove cose irlandesi e vuole sapere in che guai è finito Henry Smart.

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Roddy Doyle – A Star Called Henry

Posted in libri by Ares on aprile 20, 2010

Prima parte della trilogia The Last Roundup, narra le vicende del giovane Henry Smart dalla nascita alla sua fuga dall’Irlanda della Guerra Civile, inseguito dagli ex compagni d’armi dell’IRA.

A Star Called Henry (in Italia edito da Guanda col titolo Una Stella di nome Henry nda) è un romanzo storico nel senso più nuovo e irlandese del termine, ovvero un racconto ambientato nella Dublino e nell’Irlanda martoriate dai disordini e dalla povertà nel quale il protagonista, una sorta di Everyman, ci presenta e riflette sulle più importanti e tragiche vicende che hanno formato la moderna Irlanda.

Narrato in prima persona con un linguaggio durissimo che rende ottimamente l’atmosfera dei bassifondi dublinesi e della miseria delle campagne, è un romanzo carico di rabbia e odio, sentimenti che permettono al protagonista di passare indenne molti avvenimenti cruciali della storia irlandese d’inizio 900 (come la Rivolta di Pasqua del 1916), e sentimenti che sono anche il motore che spinge la lotta contro gli oppressori.

Un racconto che disegna anche le profonde spaccature e la violenza che serpeggiava all’interno delle stesse organizzazioni in lotta, una metafora che l’autore usa per descrivere l’Irlanda stessa: una nazione e un popolo perennemente in bilico tra la libertà e la dipendenza dagli stranieri (i sempre odiati/amati inglesi) che vengono ben rappresentati dai veri personaggi storici che fanno la loro comparsa durante la narrazione come James Connelly, Eamon De Valera e Michael Collins; un popolo perennemente diviso tra dublinesi e non coi primi visti di cattivo occhio perché troppo legati alla vicina Inghilterra.

Un romanzo storico di guerra, politica, emigrazione e vendetta personale. Una storia che Roddy Doyle, con la consueta maestria, rende tanto avvincente che è impossibile non esserne emotivamente pertecipi. E, così come il collega O’Connor, utilizza un genere “vecchio” come il romanzo storico per squarciare un velo su una parte tragica di storia irlandese per ricordare ancora una volta la genesi di orrori ed errori che hanno condizionato l’Isola di Smeraldo del XX secolo.

Voto: 9

Consigliato: a chi ama le saghe e vuole scoprire l’Irlanda moderna.

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Joseph O’Connor – Star Of The Sea

Posted in libri by Ares on aprile 20, 2010

Una rivisitazione del romanzo storico per mano di uno dei più talentuosi scrittori irlandesi contemporanei.

Joseph O’Connor, scrittore, critico e giornalista, fratello della cantante Sinéad, riprende uno dei temi più scottanti della lunga storia del rapporto amore-odio tra Irlanda e Inghilterra.

Irlanda, XIX secolo, durante la Grande Carestia diverse fazioni in lotta per quelle che poi saranno la Guerra d’Indipendenza e la Guerra Civile a inizio ‘900. Un romanzo testimonianza della caduta dell’aristocrazia anglo-irlandese che per secoli aveva dominato le contee d’Irlanda, amandole, ma senza essere in grado di venire meno al dovere d’obbedienza verso l’Inghilterra padrona. A bordo di una nave diretta verso l’America, i destini di uomini e donne che rappresentano l’Irlanda al collasso e apparentemente slegati rivelano poco a poco una fitta trama di intrighi, misteri e crimini aberranti.

E’ un romanzo dai toni duri e violenti, specchio fedele di un periodo terribile della storia irlandese: la fine di un’epoca per mezzo di una spaventosa carestia che semina morte e costringe una grandissima parte della popolazione a un esilio volontario verso l’America, il Nuovo Mondo.

Ci sono tutti i motivi classici dell’epopea irlandese: la lotta di classe, la lotta contro la vicina Inghilterra, l’oppressione religiosa, l’esilio e il viaggio verso il Nuovo Mondo ovvero quel fenomeno di emigrazione di massa che sommato ai morti per la fame decimò la popolazione dell’isola.

Romanzo ricco di stili, dal picaresco allo storico, dal diario al resoconto giornalistico; romanzo che coglie il punto di vista degli esclusi e degli ultimi siano essi nobili decaduti o uomini e donne che hanno perso tutto e per questo sono caduti in un abisso morale che è una conseguenza diretta delle privazioni e delle violenze subite dalla popolazione.

O’Connor, in quello che è fino a questo momento il suo capolavoro, riprende molti temi classici della letteratura irlandese e rinnova il romanzo storico inserendolo in un piu’ ampio contesto di lotta tra ricchi e poveri (tema caro all’autore, decisamente piu’ politicizzato rispetto ad altri autori irlandesi contemporanei), e un tentativo di O’Connor di non dimenticare il passato di una nazione che da terra d’emigranti in poco tempo si è trasformata in terra d’immigrati.

Voto: 10

Consigliato: a chi pensa che la letteratura irlandese sia solo James Joyce

p.s.in Italia è pubblicato da Guanda col titolo Stella del Mare.

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