Le Grandi Recensioni

Philip Norman – Mick Jagger

Posted in libri, musica by Ares on agosto 27, 2013

Chi è Mick Jagger?

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La più grande rockstar mai esistita?

Satana?

Un artista geniale?

O un uomo prigioniero di un personaggio che gli è stato cucito addosso 50 anni fa e da cui non è mai riuscito a liberarsi?

È un brav’uomo? Dolce e generoso? Un ottimo padre di famiglia?

O è un dannatissimo figlio di puttana che per i soldi farebbe di tutto?

Questa interessante biografia scritta da Philip Norman getta un po’ di luce sul leader dei Rolling Stones, la storia della band,  i retroscena, le donne, i figli, e tutto quello che ruota attorno al personaggio Mick Jagger. E può aiutare il lettore e l’appassionato a crearsi un’idea più “precisa” di chi sia davvero Mick Jagger, un aspetto tutt’altro che trascurabile.

Da non perdere.

p.s. a volte l’ “offerta lampo” di Amazon serve a qualcosa…

Clinton Heylin – All The Madmen

Posted in libri by Ares on aprile 22, 2013

all-the-madmenUn po’ per caso mi è capitato per le mani questo interessantissimo libro scritto da Clinton Heylin che ci riporta a un periodo della storia del rock in cui la follia sembrava aver preso il controllo di molti illustri artisti della musica inglese.

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta il mondo del rock stava cambiando pelle: l’illusione hippy si era conclusa con Woodstock, i Beatles erano alla fine della loro esistenza, Hendrix e Morrison scomparsi, le sperimentazioni progressive iniziavano a prendere forme inconcepibili.

In questo ambiente esordiva David Bowie, mentre Syd Barrett precipitava chissà dove, col cervello bruciato, cercando di registrare dei dischi aiutato da persone che avevano a cuore la sua condizione ma che si trovarono del tutto incapaci di gestire il diamante pazzo; Pete Townshend e i The Who cercavano di scrollarsi di dosso Tommy e My Generation, una vera ossessione; un personaggio misterioso e poi di culto come Nick Drake che in un attimo si era trovato suo malgrado a fare il cantautore, era rimasto distrutto dai suoi demoni e solo post-mortem è stato rivalutato; David Bowie e il rapporto con la pazzia della sua famiglia, in particolare col fratellastro Terry, e la paranoia di essere anche lui vittima di un DNA difettoso; i Kinks di Ray Davies, un altro che tra esaurimenti, depressione e pazzia in quegli anni cercava di dar voce a quello che si portava dentro; molto altro ancora.

E’ davvero il lato oscuro del rock inglese.

Libro molto piacevole e ricco di aneddoti interessanti, raccontati riportando un buon numero di citazioni dei protagonisti prese da svariate interviste. Una perfetta descrizione di un mondo che non esiste più e di un modo di fare musica che è quasi scomparso.

Soprattutto ci sono tanti spunti interessanti e tante idee riguardo buona musica da ascoltare.

Per appassionati e curiosi.

David Bowie – The Next Day

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 14, 2013

Il grande ritorno del Duca Bianco, 10 anni dopo l’ultimo disco, e dopo tante illazioni e silenzio che avevano fatto temere il peggio.

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Ebbene, The Next Day è probabilmente il miglior album di Bowie dai tempi di Scary Monsters, e le anticipazioni fatte dal produttore Tony Visconti non erano esagerate. Un ottimo disco, malinconico e “cattivo”, tra il rock e l’avanguardia, con richiami al passato (la struggente e bellissima Where Are We Now?), la psichedelia di I’d Rather Be High, una Valentine’s Day che riporta a episodi della Swingin’ London, e molto altro ancora tra cui The Stars Are Out Tonight il cui (bellissimo) video spopola da qualche settimana.

È vero, in The Next Day possiamo ritrovare un David Bowie in ottima forma come non accadeva da tanti tanti anni. E come ai tempi migliori non lascia punti di riferimento: un po’ punk e un po’ elettronico, un attimo fa una canzone pop e l’attimo dopo vira verso il glam-rock che lui stesso aveva contribuito a portare all’apice ormai oltre 40 anni fa. E si diverte con le autocitazioni (You Feel So Lonely You Could Die, la batteria è quella di Five Years – se non conoscete Five Years vi denuncio) Estroso, imprevedibile, con quella voce inconfondibile che si unisce alle chitarre, alle tastiere, al sassofono di Dirty Boys o nella frenetica If You Can See Me…c’è tutta la sua carriera ma senza la nostalgia che si potrebbe prevedere e che a volte tradisce altri illustri nomi del firmamento musicale.

Fa quello che vuole.

Perché può farlo.

E può farlo perché è semplicemente più bravo degli altri.

Da avere, assolutamente.

Steve Harris – British Lion

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on settembre 21, 2012

Dopo oltre trent’anni di militanza negli Iron Maiden, il bassista Steve Harris decide di abbandonare la sua creatura e dedicarsi a un album solista, e accompagnato da qualche amico produce British Lion.

Un rapido ascolto mi ha fatto infine capire che The Final Frontier è solo colpa di Harris. I primi brani di British Lion vagano in un territorio che strizza l’occhi a certo alternative metal, e in qualche passaggio sembra fare il verso a qualche episodio dei Tool. Poi da The Chosen Ones in poi si ritorna (più o meno) in ambito più vicino alle sonorità Iron Maiden che il nostro eroe conosce molto bene.

Ma…il tutto è tremendamente privo di verve che rende quest’album assolutamente inutile, e il problema principale di questo British Lion è la voce di tale Richard Taylor (nessuno sa chi sia) che non svetta e soffre terribilmente in un contesto rock di questo tipo, finendo, inevitabilmente, col trascinare verso l’abisso l’onesto lavoro della band. Ho l’impressione che ci si sia accontentati del risultato iniziale, senza cercare qualcosa (e soprattutto qualcuno) che potesse in qualche modo migliorare l’album.

Ascoltarlo è inutile, meglio affidarsi all’usato sicuro, da Iron Maiden a Seventh Son Of a Seventh Son.

 

Elton John – Honky Chateau

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 21, 2012

E’ passato sotto silenzio il quarantesimo anniversario della pubblicazione di questo disco:

Honky Chateau fa parte del gruppo dei grandi capolavori anni 70 di Elton John, un album importante dove sono contenute alcuni dei piu’ grandi classici del geniale cantautore e pianista, in particolare Rocket Man che forse è la sua canzone più celebre in assoluto.

I primi anni 70 sono stati in assoluto il periodo più prolifico e interessante di Elton John, quando, come molti altri, pubblicava un disco all’anno e il resto del tempo lo passava in tour e la creatività era alle stelle e la buona musica che ne scaturiva era semplicemente perfetta. Honky Chateau fu il primo album che fece conoscere Elton John nel mondo e da questo lavoro in poi arrivarono dischi come Goodbye Yellow Brick Road e Captain Fantastic and the Brown Dirt Cowboy.

In piena epoca progressive, quando il mondo era dominato dai Led Zeppelin e pochi mesi prima dell’inizio dell’era dei concept album dei Pink Floyd, si fece strada un personaggio bizzarro che avrebbe fatto sentire la sua voce e il suo pianoforte per decenni.

Da (ri)scoprire, anche 40 anni dopo.

Iron Maiden – The Number Of The Beast

Posted in Uncategorized by Ares on aprile 1, 2012

Pochi giorni fa si e’ celebrato il 30esimo anniversario della pubblicazione di…

…quanta roba…

Il primo album con Bruce Dicknson alla voce, l’inizio del miglior periodo della carriera della band e il primo dei grandi capolavori degli anni 80.

The Number Of The Beast e’ una colonna portante dell’heavy metal, ogni amante del genere puo’ confermare l’importanza di questo disco e la assoluta mancanza di punti deboli. Album semplicemente perfetto. Canzoni magnifiche e potenti, la quintessenza della band che poi raggiungera’ la perfezione in Powerslave.

The Number of The Beast, Hallowed Be Thy Name, 22 Acacia Avenue, Run To The Hills…30 anni e non sentirli.

Supergrass – I Should Coco

Posted in dischi, musica by Ares on gennaio 26, 2012

Ricordi della mia adolescenza…

Il disco d’esordio dei Supergrass l’ho consumato. E ancora oggi, quando mi capita di ascoltarlo, mi si stampa un sorriso sulla faccia che non se ne va per molte ore. Che ci volete fare? Nulla, potenza della musica.

Supergrass, interessantissima band troppo spesso oscurata dai conterranei e contemporanei Oasis e Blur, ma in grado di produrre ottimi album di sano rock inglese, quello che pesca nella tradizione e non disdegna puntate nel folk e nella psichedelia che dalle parti dell’Inghilterra continua a far proseliti.

Album bello e scanzonato, leggero ma allo stesso tempo profondo, una profondità ben diversa da quella di band contemporanee della scena inglese che ai tempi era un calderone da dove uscivano i Primal Scream e il trip-hop dei Massive Attack. Erano appena svaniti nel nulla gli Stone Roses e gli Suede stavano per iniziare la discesa finale.

In tutto questo apparvero i Supergrass con Caught By The Fuzz, prima, e poi col supersingolo Alright che ancora oggi fa saltare e muovere il culo a tanti giovani inconsapevoli e ai 30-e-qualcosa-enni che gli anni 90 se li ricordano bene e li rimpiangono. E non solo perché all’epoca si era alle medie-liceo-università ed eravamo giovani e dello spread non ce ne fregava un cazzo, soprattu tto perché si ascoltava un sacco di roba buona, lontana dai fenomeni da reality show.

Per qualche misterioso motivo  i Supergrass si sono sciolti pochi anni fa. Ci mancano, speriamo in un ritorno.

Led Zeppelin – IV

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 16, 2011

In ritardo di qualche giorno…

8 novembre 1971, 40 anni fa, veniva pubblicato il quarto album dei Led Zeppelin.

Il lato A dell’album comprendeva: Black Dog; Rock and Roll; The Battle Of Evermore; Stairway To Heaven.

Il lato B: Misty Mountain Hop; Four Sticks; Going To California; When The Levee Breaks.

Non serve aggiungere altro…

Noel Gallagher’s High Flying Birds

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 4, 2011

Inutile negarlo, questo è uno dei dischi più attesi dell’anno.

Cosa dire della prova solista della mente creatrice degli Oasis? Che ha esattamente fatto quello che tutti si aspettavano: un disco che suona in tutto e per tutto ocme un album degli Oasis, senza suo fratello troppo impegnato a far dischi copiando i Beatles e altri.

Noel Gallagher copia se stesso, cita se stesso, insomma fa quello che ha sempre fatto: una serie di ballate infarcite di orchestra, gran melodie e lui che finalmente canta e in sostanza ci ricorda che per i primi 20 anni di carriera si faceva chiamare Oasis (con buona pace degli altri compagni di avventura) e per lunghi anni le sue canzoni hanno dominato il mercato musicale.

L’album scorre via tranquillo, pacifico, le canzoni funzionano. Oltre ai singoli The Death of You and Me e If I Had a Gun segnalo What a Life che mi ha colpito piacevolmente.

Non si può parlare di esordio, si può solo dire “bentornato Noel”. Che suona anche meglio di “Oasis”, nome che francamente mi aveva un po’ stancato e non aveva più nulla da offrirmi.

Kasabian – Velociraptor!

Posted in dischi, musica, richieste by Ares on settembre 26, 2011

Direttamente dall’Irlanda ecco il pensiero di Evaristo aka V for Vainmona aka Eversen a proposito dell’ultimo lavoro dei Kasabian.

Buona lettura.

Tranquilli, Ares non ascolta questa roba. (edit di Ares: non è vero un cazzo, magari non sono i miei prefertiti ma io i Kasabian li ascolto!) – (secondo edit di Ares dell’Agosto 2014: i Kasabian mi hanno frantumato le palle e li ho eliminati in maniera definitiva dalle cose che ascolto)

I Kasabian, band di Leicester il cui musico e autore delle canzoni e’ un ragazzo di origine italiana dalla voce stridula noto all’anagrafe come Sergio Pizzorno, mentre il frontman e’ un figaccio (cosi’ dicono molte ragazze) rispondente al nome di Tom Meighan (a me sembra un pompinaro, ma vabbe’), tornano in scena con il quarto album.
In Italia in molti diranno “e chi cazzo sono?”, beh, sappiate che qui fanno (e parlo solo dell’Irlanda) un centinaio di passaggi televisivi al giorno, tra sigle di trasmissioni televisive ed eventi sportivi, lo facevano anche in Italia, ma in Italia non si dice mai il colpevole.

Dicevo il quarto album, azzeccato fin dal titolo: “Velociraptor!” (il punto esclamativo non e’ dettato dal mio entusiasmo, e’ proprio il titolo, un po’ come Therapy? per capirci). Ho acquistato il CD DeLuxe perche’ c’era anche un dvd live appresso, girato al concerto alla O2 arena di Dublino, concerto al quale ero presente, mi son sentito parte in causa.

Ho messo il cd in macchina e a parte i singoli di cui parlero’ a breve sono rimasto pressoche’ deluso, ho pensato ad una produzione davvero povera e ad idee poco chiare. Era colpa del multilettore: mi ero sbagliato e avevo messo su l’ultimo cd dei Dream Theater. (questa ve la meritate tutta, stronzi…e si’ ho il multilettore nel bagagliaio perche’ giro con un Alfa da tamarro, e allora?)

Che cos’e’ “Velociraptor!”? E’ in sostanza il disco di una band giovane ma matura dall’alto dei suoi 4 album, una band che fonda le proprie basi su sonorita’ acidissime (ascoltare il primo album per capire) miste ad un pop cosi’ orecchiabile da far invidia ai migliori Oasis. Cosi’ Velociraptor! Si snoda tra momenti mostruosamente pop come la track iniziale e ballatone ipnotiche, senza mai dimenticare le origini, quindi in sottofondo partono loop allucinanti che sono un po’ il marchio di fabbrica di Pizzorno, loop che mandano in crisi i migliori Muse, per capire il genere.

E’ un disco onesto secondo me, acido ma onesto, rimprovero ai ragazzi un po’ di mancanza di originalita’, o meglio un eccesso di citazioni, a volte banali, a volte meno, ma troppe, anche se va detto che anche quando sono banali non sono scontate, per capirci cito il commento di una mia esimia collega: “che strano, ogni canzone mi suona come qualcosa di già sentito, però così riarrangiato e modernizzato da essere davvero irresistibile”

Insomma se cercate l’originalita’ non comprate Velociraptor!, se cercate invece del buon pop fatto con la zucca e non con il culo allora fa per voi, solo una raccomandazione: non dico di usare le cuffie da 300 euri di Ares, ma non fatelo con le casse del pc che altrimenti non ci capite un cazzo (come me in macchina all’inizio, i polacchi che l’avevano prima di me ascoltavano merda liquida: tanto volume ma niente definizione…tipo che I hear voices, traccia numero 7, sembrava registrata da Olmo con Cubase o qualche minchiata midi anni 90, e non e’ cosi’).

Nell’insieme penso di poter dire che si tratta della migliore pop band dal 2000 in poi, niente a che vedere con il rock impegnato, niente a che vedere con cose piu’ “alte” di cui parla normalmente Ares, ma una figata da godere tutta d’un fiato, non cede di una virgola in nessun brano, omaggiando dai Beatles (“I see Lucy in the sky, telling me I’m high”) ai Led Zeppelin, ma anche U2 e, questa e’ una perla, i Bloohoud Gang di Bad touch, per non parlare di Man of simple pleasures che pare la Camisa Negra scritta dagli Oasis con Tarantino e fatta dai Gorillaz.

Giunti qui siamo alla traccia 9, la decima e’ Switchblade Smiles, singolo che in Irlanda e Regno Unito frantumera’ i timpani e le gonadi di chiunque, l’unico brano che e’ nel vecchio stile Kasabian, quello che infatti mi piace di piu’: acidi, loop di pianella da LSD, roba strasentita per certi versi, roba buona in ogni caso, specie per loro che l’hanno ingerita. Roba che difficilmente puo’ non piacere, secondo me, al massimo lasciare indifferenti, ma far cagare ragni pelosi no di certo.
Il disco chiude con “chiedi chi erano i Beatles” ma cantata con l’accento di Leicester invece che di Bologna. Bella da matti, un po’ Stadio, un po’ Jean Michelle Jarre. (dopo questa ultima affermazione NESSUNO al mondo ascoltera’ questo disco, ma e’ una cosa che spero, cosi’ ai concerti ci vado solo io). Neon Noon e’ bellissima, se non vi piace accoppatevi, non e’ colpa mia se vi fate intimorire da una pianola Bontempi.

Breve chiosa per il dvd live: bellissimo, ma se volete capire come suonano questi dal vivo andate su VEVO e guardate, ma soprattutto ascoltate, il live nell’aereo. 
Un sample: http://www.youtube.com/watch?v=TP6YN_W-KIU&feature=related 
(we’re on a fucking plane)

Voto: ottantordici tendente al bazinga. La cosa piu’ entertaining dell’anno in attesa di Lulu (rido sin da ora in attesa della recensione).

Vi amo

Evaristo

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