Le Grandi Recensioni

David Gilmour – Rattle That Lock

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 23, 2015

Il ritorno di David Gilmour…

RTL

Sono passati 9 anni da On An Island e dall’ultimo tour, nel frattempo è scomparso Richard Wright privando così lo zio Dave del suo ideale (e perfetto) compagno di musica.

Con la consueta flemma britannica, Gilmour si è preso tutto il tempo necessario per lavorare a un nuovo album e contemporaneamente è riuscito a scrivere la parola “fine” all’epopea dei Pink Floyd.

Rattle That Lock vuole essere un concept, i pensieri e gli stati d’animo di una persona nell’arco di un’intera giornata. Quindi si va dall’iniziale sveglia di 5 am (brano strumentale tra tastiere e chitarra, cliché pinkfloydiano) e subito si passa alla title-track (che non mi convince e a quanto si legge in giro tra i fan non sono l’unico ad aver storto la bocca). Faces of Stone cattura e porta alla struggente A Boat Lies Waiting, ballata dominata dal pianoforte e dedicata a Richard Wright (del quale si sente la voce prima dell’inizio del cantato). In Any Tongue è il brano di punta, con tanto di assolo epico che vede un Gilmour molto ispirato.

L’album scorre via rapido, regala attimi di lirismo chitarristico sopraffino e cambi di stile tanto che capita addirittura di sentire accenni jazz (The Girl in the Yellow Dress). E qui sorge il problema: ci sono dei momenti in cui mi sembra che l’album si perda un po’, come se in fase di produzione il nostro eroe sia rimasto indeciso su che direzione prendere (Today cosa rappresenta?), cosa abbastanza insolita se si pensa alla storia di Gilmour. Oppure si tratta solo del fatto che una volta smessi definitivamente i panni dei Pink Floyd nostro eroe abbia deciso di fare quello che gli pareva giusto fregandosene di tutto (scelta comprensibile alla soglia dei 70 anni)…la cosa che stupisce è che Rattle That Lock non è dominato dalla chitarra come lo era stato il precedente lavoro (e in generale ogni lavoro solista di Gilmour). I suoni sono molto simili a The Endless River, ed è legittimo il sospetto che alcune cose finite in questo lavoro siano in realtà state scartate dall’altro (spero non sia così). Temo che la mancanza di Richard Wright abbia influito non poco.

Insomma, lascia un po’ l’amaro in bocca, peccato.

Pink Floyd – Wish You Were Here

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 12, 2015

12 settembre 1975

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…dopo Dark Side of The Moon, prima di Animals…

Wish You Were Here è il secondo grande concept album dei Pink Floyd. L’album dell’assenza, l’album del “fantasma” di Syd Barrett che aleggiava attorno alla band (tanto che il povero Syd non venne nemmeno riconosciuto quando all’improvviso si presentò in studio durante le ultime fasi di lavorazione) e il primo segnale che l’equilibrio tra i quattro membri stava iniziando a rompersi.

Shine On You Crazy Diamond (parts I-V); Welcome to the Machine; Have a Cigar; Wish You Were Here; Shine On You Crazy Diamond (parts VI – IX).

Capolavoro assoluto, uno splendido 40enne.

Pink Floyd – The Endless River

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 8, 2014

Ogni cosa è destinata a finire.

endlessriver

Mai avrei pensato di acquistare un nuovo album dei Pink Floyd. Ho nutrito poche speranze per anni, speranze definitivamente sepolte dopo la scomparsa di Richard Wright nel 2008.
Leggendo l’autobiografia di Nick Mason pensavo che quelle registrazioni fatte dai tre superstiti ai tempi di The Division Bell non sarebbero mai uscite dagli archivi.

The Endless River suona esattamente come lo hanno descritto: l’ultimo, doveroso, omaggio a Richard Wright e il capitolo finale della storia dei Pink Floyd.

Se state cercando cose come Wish You Were Here o Dark Side Od The Moon siete fuori strada. Se pensate che sia una cosa tipo “The Division Bell 2”, siete fuori strada. È stato detto più volte in queste settimane che sarebbe stato un album strumentale con una sola canzone in cui canta Gilmour, ed è esattamente questo.

Brani strumentali, come si possono sentire in Ummagumma, More, Obscured By Clouds. E’ da frammenti del genere e dalla semplice improvvisazione che in passato sono nate Echoes e Atom Heart Mother che sono senza dubbio alcuno la massima espressione dei Pink Floyd post Barrett e prima del dominio di Waters.
Credo che il senso di quest’album si racchiuda già nella seconda traccia It’s What We Do: musica.

The Endless River è pura e semplice musica. Un tappeto di basso, batteria, tastiere e chitarra con Richard Wright e David Gilmour che a turno emergono e regalano assoli di una semplicità struggente.

Si sono divertiti a lanciare echi di Welcome To The Machine e passaggi di Animals, richiami a The Wall (Allons-y), addirittura una parte della registrazione fatta da Richard Wright con l’organo della Royal Albert Hall alla fine degli anni 60 (Autumn ’68, richiamo di Summer ’68 in Atom Heart Mother) quasi a voler riassumere in meno di un’ora cosa è stata la musica dei Pink Floyd.

Le 4 parti in cui si divide l’album sono un costante dialogo musicale tra i musicisti. Nessuno prende il sopravvento, l’equilibrio è sempre stato uno dei marchi di fabbrica della band, così come la capacità di creare suggestioni pacifiche o drammatiche che in The Endless River non mancano, il sound è quello inconfondibile di Mason, Wright e Gilmour insieme.

Forse è proprio così che doveva finire la straordinaria avventura dei Pink Floyd.

Hanging on in quiet desperation is the English way
The time is gone, the song is over,
Thought I’d something more to say.

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Pink Floyd – The Division Bell

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 28, 2014

Buon ventesimo compleanno…

the-division-bell-cover

20 anni fa veniva pubblicato l’ultimo album dei Pink Floyd nella versione capitanata da David Gilmour e orfana di Roger Waters.

Conosco già le critiche mosse a quest’album, in genere tutte dicono che non ha nulla a che vedere coi capolavori degli anni ’70, perché Waters e non Gilmour blablablablablabla…

Polemiche inutili. Perché alla fine conta solo la musica. E The Division Bell non sarà certo il miglior disco della band, non è nemmeno migliore di On An Island di David Gilmour, ma ha al suo interno tutti gli elementi che hanno contribuito all’immortalità del marchio Pink Floyd, dalla copertina alle atmosfere.

The grass was greener
The light was brighter
The taste was sweeter
The nights of wonder
With friends surrounded
The dawn mist glowing
The water flowing
The endless river

Forever and ever

 

E il 15 settembre prossimo saranno 20 anni dal concerto di Udine.

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Roger Waters The Wall live in Padova 26/07/2013

Posted in concerti, musica by Ares on luglio 27, 2013

Pink Floyd – The Final Cut

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 21, 2013

Oggi ricorre il trentesimo anniversario della pubblicazione di quello che è riconosciuto come uno degli album più controversi dei Pink Floyd.

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Pink Floyd che, all’epoca, erano ormai una creatura morente nelle mani di un Roger Waters paranoico e megalomane. La band di fatto non esisteva più: il povero Richard Wright era già stato estromesso ai tempi di The Wall, Gilmour e Mason erano solo comprimari di lusso, e per la nutrita presenza di ospiti non è poi sbagliato definire The Final Cut come il primo vero album solista di Roger Waters.
Eppure, nonostante i problemi, quest’opera rappresenta un lavoro appassionato e discusso, amato e odiato, triste e sofisticato, privato dei tappeti sonori di Wright (che era stato messo musicalmente in disparte già ai tempi di Animals), ma impreziosito da alcune tra le migliori parti di chitarra mai registrate da David Gilmour.

Disco che Waters volle dedicare al padre caduto in guerra e mai conosciuto, disco che contiene nemmeno troppo velate proteste contro la politica inglese dell’epoca (Guerra delle Falkland dell’anno precedente).

Non ci fu un tour, anzi. Poco dopo Roger Waters dichiarò finiti i Pink Floyd, seguirono anni di battaglie legali fino alla rinascita sotto il controllo di Gilmour. Il resto è storia ben nota.

The Gunners Dream, The Fletcher Memorial Home, Southampton Dock, Not Now John, Two Suns in the Sunset…è un disco struggente e magnifico, nonostante tutto.

Da (ri)scoprire.

Pink Floyd – The Dark Side of the Moon

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 1, 2013

40 anni fa, in questo stesso giorno, nei negozi di dischi statunitensi arrivava questo:

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Il Disco.

Perfetto.

E ascoltarlo è sempre un’emozione. ogni giorno che passa, shorter of breath and one day closer to death…

Pink Floyd – Obscured By Clouds

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 3, 2012

Oggi compie la bellezza di 40 anni uno dei dischi meno conosciuti dei Pink Floyd.

Meno conosciuto non significa che non sia bello, anzi, Obscured By Clouds, come ha più volte dichiarato il batterista Nick Mason, fu un disco straordinario per la band.

Registrato in Francia in circa una settimana, mentre i signori Waters, Gilmour, Mason e Wright erano alle prese con la lavorazione di The Dark Side of The Moon, queste 10 canzoni sono la colonna sonora di La Vallée, dimenticato film di Barbet Schroeder che aveva già commissionato alla band inglese la colonna sonora del suo precedente film More.

L’importanza di Obscured By Clouds sta nel fatto che è l’ultima testimonianza del periodo intermedio dei Pink Floyd, il momento della sperimentazione post-barrettiana e all’alba del’era dei grandi concept album che sarebbe durata fino a The Final Cut.

Perle di inimmaginabile bellezza tra brani strumentali e ballate come Wot’s..uh, the DealStayChildhood’s End, Absolutely Curtains e The Gold Is In The…, un piccolo gioiello capitato per caso e per questo irripetibile.

Buon compleanno!

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Roger Waters The Wall live in Milan 04/07/2011

Posted in concerti, musica by Ares on luglio 5, 2011

Is this not what you expected to see?

No, non mi aspettavo nulla del genere.

Nulla di così magnifico.

Parlare di The Wall non è cosa facile. Sono troppi gli spunti e le chiavi di lettura. Una cosa è certa: questa versione di The Wall è distante dall’idea originale e dallo spettacolo originale portato in scena nel 1980. All’epoca Roger Waters era il padrone assoluto dei Pink Floyd, un despota paranoico che portava in scena e in musica tutto il suo disagio e la sua vita di artista suo malgrado (forse), attanagliato da un passato e un’infanzia infelici.

30 anni dopo il messaggio di The Wall prende una piega decisamente più politica, quasi sulla scia di Animals (e i riferimenti all’album del 1977 non mancano). Un messaggio pacifista (ma non ne sono tanto sicuro) e anti-tutto: basta far la guerra e andate affanculo tutti voi occidentali e orientali, McDonald’s, Mercedes, Cina e paesi arabi, Europa e Stati Uniti, e anche voi che vi ribellate usando solo ed esclusivamente violenza. Basta guerre e basta far soffrire i bambini o questi diventeranno come me (Waters non conobbe mai suo padre, caduto ad Anzio nel 1944 nda).

Possiamo opinare sul fatto che a lanciare questo messaggio sia una rockstar che arriva al concerto in Mercedes con autista…ma si aprirebbe una diatriba che francamente non mi interessa.

Si possono anche spendere due parole sulla magnificenza dello spettacolo e la perfetta sincronia tra musicisti e la scenografia, con quelle immagini ancora oggi inquietanti dei martelli che marciano, o quel maestro che getta nel tritacarne i bambini trasformandoli in vermi…

Per me The Wall rimane la descrizione in musica e immagini del senso di assoluta estraneità al mondo che ci circonda, un tentativo di fuga, una disperata ricerca di un rifugio. Per me è anche un album di basilare importanza, mesi e mesi da ragazzino ad ascoltare il disco e a suonare ogni parte di chitarra…e ieri sera ho riprovato anche quelle emozioni passate.

E il messaggio vero e proprio secondo me rimane quello di Roger Waters che imbraccia un mitra e finge di mitragliare il pubblico dopo aver detto “if I had my way I’d have all of them shot“.

Ecco, io penso questo in verità: se quel mitra fosse stato vero Roger Waters avrebbe davvero sparato a tutti…

The Orb featuring David Gilmour – Metallic Spheres

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 11, 2010

I maestri dell’ambient e il chitarrista dei Pink Floyd, uno che di atmosfere musicali se ne intende… Salta fuori questa cosa: Due tracce, Metallic Side e Spheres Side, per poco meno di 50 minuti di musica in cui le basi elettroniche dei The Orb diventano il tappeto perfetto su cui Gilmour ricama passaggi chitarristici (elettrici e acustici) che solo lui è in grado di fare. Ogni tanto fa capolino anche la sua voce, ma se ne potrebbe fare a meno perché ci basta quel suono per farci felici. Un progetto interessante e molto equilibrato, l’elettronica non è eccessiva e si prende gli spazi necessari prima di lasciare libertà alle improvvisazioni di Gilmour che si dimostra ancora in ottima forma, e in grado di trattare una Fender Stratocaster come pochi al mondo.

Bello e rilassante.

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