Le Grandi Recensioni

Batman v Superman

Posted in cinema, stroncature by Ares on aprile 30, 2016

 

Il niente per 2 ore e mezza.

batmanvsuperman

La storia parte dalla fine de L’Uomo d’Acciaio, il reboot di Superman di qualche anno fa. Metropolis è stata fatta a pezzi dall’alieno in tuta blu e mutande rosse sopra la tuta e dai suoi nemici alieni.
In tutto questo Ben Affleck/Bruce Wayne guarda un suo palazzo che crolla, pensa al danno economico subito e decide che Superman deve morire. Ora, dopo aver visto la trilogia di Batman firmata da Nolan e aver visto un grande attore come Christian Bale interpretare Bruce Wayne/Batman, vedere un simile personaggio con le fattezze e la faccia da ebete di Affleck è davvero un pugno nello stomaco.

Ma andiamo avanti.

Lois Lane scopre che qualcuno vuole fregare Superman il quale scopre l’identità di Batman. In tutto questo appare Lex Luthor che è un ragazzino psicopatico perché il papà lo violentava. È pieno di soldi e non sa parlare, chiunque lo prenderebbe a calci in bocca fino a ucciderlo. Invece no, i soliti ebeti lo aiutano inconsapevolmente e lui scatena il disastro.

Batman quasi uccide Superman ma scopre che le loro mamme hanno lo stesso nome quindi capisce che è Luthor quello cattivo. Chiaro, no? Ma Luthor ha creato un supermostro col cadavere del vecchio nemico di Superman. Ecco che arriva dal nulla Wonder Woman ad aiutare i due supereroi. Poi alla fine ci pensa Superman che salva tutti e muore.

Il mostro viene ucciso. Lex Luthor è in galera ma annuncia l’arrivo di un altro supercattivo spaccaculi.

Nel frattempo appaiono anche Flash e Aquaman e un Cyborg.

Superman in realtà non è proprio morto, senza di lui è impossibile fare il film della Justice League.

In sostanza, Marvel batte DC Comics. E dopo la trilogia di Nolan, Batman non deve più essere protagonista di nessun film. Per farla breve, questo film è inutile.

Iron Maiden – The Book of Souls

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on agosto 31, 2015

Gli Iron Maiden si sono suicidati con The Final Frontier (e durante quel tour riuscirono anche a offrire un concerto imbarazzante).
Quando ho letto dell’arrivo di The Book of Souls (doppio album, canzoni da 18 minuti eccetera) ho pensato: “Buon per Dickinson che è guarito, ma che senso ha fare un doppio album dopo 35 anni di carriera? Boh, speriamo bene…” Poi, all’improvviso, tra i contatti di Facebook trovo quello che segue, la non-recensione del disco da parte del prof Crotaloalbino. Ho fatto copia/incolla, l’autore non ha voluto aggiungere altro. Il mio parere è alla fine.

bookofsouls

“The Book of Souls” è disponibile in tutti i migliori siti torrent dell’interwebz. Lo sto ascoltando in questo momento ed è la solita cascata di sciolta malprodotta da Kevin Shirley.

Punte di merdità:

1. “The Red and the Black” ha il ritornello che fa “wo-ho-ho-ho” e un pattern di batteria che fa ridere. E dura 13 minuti. Tredici minuti di piattume che potevano essere tre e ventidue secondi.
2. “The Book of Souls” 10 minuti e rotti. A 5:56 provano a suonare come facevano nel 1984 ma falliscono miseramente.
3. “Empire of the Clouds” DICIOTTO MINUTI introdotti da, per la prima volta nella storia, un pianoforte, poi un violoncello e una sezione di archi, il tutto per tre minuti e trentasei secondi prima che Bruce cominci a gorgheggiare. Ovviamente la proporranno dal vivo, buon riposo.
4. Il suono della batteria di Nicko McBrain, assolutamente penoso. Fa schifo alla merda cagata dalla merda della merda. E fa incazzare se si considera il budget di cui dispongono. Nella fattispecie: i tom suonano come fustini di detersivo, la cassa è inesistente, il rullante è una pentola e, dato che non si tratta di pornogoregrind, è un difetto.

Le uniche composizioni che si salvano sono quelle che non superano i 6 minuti. Per esempio “Death or Glory” che, nel 1986, sarebbe stata la b-side di un 45 giri.

Squallore. L’ho già cancellato. Ciao.

 

Allora, diciamo che concordo su tutto. The Red and the Black non si ascolta e l’introduzione di Empire of the Clouds mi ha fatto venire in mente i Guns’n’Roses di Use Your Illusion. Se ci aggiungiamo stacchi che vorrebbero essere prog si capisce come la sindrome che aveva colpito la band con The Final Frontier è ben lontana dall’essere debellata.

Le canzoni più brevi hanno più senso, è vero. Nessuna svetta sulle altre, nessuna verrà ricordata come una grande canzone degli Iron Maiden, ma hanno tutte un loro perché.

Dickinson canta come sempre, ma ho letto che le sue parti sono state registrate prima della scoperta della malattia e mi auguro che le cure non abbiano intaccato le corde vocali. Le chitarre dei signori Murray, Smith e Gers fanno il loro dovere (e lo fanno bene) senza però creare nulla di rilevante o memorabile. McBrain e Harris al solito.

Dream Theater – Dream Theater

Posted in dischi, mezze stroncature, musica, richieste, stroncature by Ares on settembre 24, 2013

È uscito il nuovo album dei Dream Theater, intitolato “Dream Theater”.

Dream-Theater-1

Dato che non posso certo ritenermi un profondo conoscitore delle gesta di Petrucci e soci ho chiesto aiuto (ancora una volta) all’Ill.mo prof. Crotaloalbino, massimo esperto mondiale dei Dream Theater e già autore di due recensioni che hanno avuto un successo straordinario (le trovate qui e qui).

Buona lettura.

Erano settimane che attendevo con grande trepidazione che arrivasse il 24 settembre per correre al locale negozio di dischi e comprarmi il ciddì più atteso dell’anno: l’ultima fatica-sgommosa omonima dei DREAM THEATER! Non ne potevo davvero più così stamattina ho telefonato a scuola, mi ha risposto la segretaria acida a cui vorrei spaccare la faccia con un maglio e le ho detto: “Senti qua: oggi non vengo a lavorare, di’ agli sbarbi che ripassino quello che gli ho dato da ripassare e che ci vediamo domani. Anzi, no: digli proprio che mi prendo tutta la settimana di ferie. Mandatemi pure la visita fiscale a casa tanto non me ne frega una merda. Come perché? Sono cazzi miei. Anche se mi licenziate, ho comunque un fracco di soldi in banca e posso vivere di rendita e allevare irish setter e levrieri afghani da regalare ai bambini ciechi. Chiudi il becco che non ho finito, troia! No, non me ne frega un cazzo del preside che deve parlarmi, io c’ho da fare e non voglio rotte di coglioni. Ci vediamo lunedì prossimo, sempre che mi scenda il culo di venire, altrimenti cercate un altro che spari cagate al posto mio. Ciao. No, non chiamatemi tanto non rispondo e adesso scusa ma c’ho la Limo che mi aspetta giù da basso. Buona giornata e vaffanculo.”

Ho chiuso la comunicazione, sono sceso di corsa, sono montato sul mio Ciao Piaggio elaborato e sono partito pedalando a tutta forza per guadagnare in ripresa. Sul marciapiede c’era una vecchia che camminava nel senso opposto al mio. Mi ha guardato in un modo che non mi è piaciuto nemmeno un po’ così, appena l’ho incrociata, le ho tirato un cartone in bocca e l’ho fatta rotolare sull’asfalto. “UNA PENSIONE IN MENO, STRONZA BEFANA DEL CAZZO! HO CONTRIBUITO ALLA RIDUZIONE DEL DEFICIT!”, ho urlato mentre mi allontanavo a 36 chilometri all’ora (sempre pedalando per guadagnare in ripresa) con la vecchia che continuava a rotolare sulla linea di mezzeria.

Ho fatto irruzione nel negozio di dischi, letteralmente entrandoci col Ciao e schiantandomi su un paio di scaffali.

“Cosa cazzo sta succedendo?”, la tizia cicciona dietro la cassa aveva la mano davanti alle labbra e un’espressione a metà strada tra la furia e lo stupore.

“Niente,” le faccio io,“sto solo facendo le prove per il gran premio di motocross urbano che organizzano per la sagra del cabernet di Ciconicco in provincia di Udine. Che razza di domande idiote, stupida cogliona.”

“Ah, allora è tutto ok.”, fa lei, “Ti serviva qualcosa?”

“Certamente!”, sputazzando per terra, “Muovi quel culaccio flaccido e dammi l’ultimo disco dei Dream Theater che è uscito oggi.”

“La farmacia,” la tipa alza l’indice e mi indica la strada, “è a cinquanta metri da qui. Se non vai di corpo da una settimana, lì ti vendono ogni genere di purgante disponibile sul mercato.”

“Potresti essere più stupida di quanto ti trovi a essere?”, calcio volante in piena figa, “Credi forse che non abbia già provato a sbloccarmi l’intestino con una serie di clisteri da elefante? Non c’è stato un cazzo da fare, i rimedi chimici mi sono stati utili come la vulva di Rosy Bindi. A questo punto non mi rimane che la soluzione sonora e affidarmi alla speranza che vada tutto per il verso giusto, incrociando le dita. Questa è l’ultima spiaggia, povera cagna bevicazzi.”

“Potevi dirlo subito,” si è alzata faticosamente, grattandosi tra le gambe, “che questo era l’ultimo domicilio conosciuto per il tuo culo intasato. Non avrei fatto tante storie. Che edizione vuoi? Doppio vinile con bluray, poster e miniatura della batteria di Mike Mangini con settantanove tom, cinque grancasse e ottantasei differenti tipi di cimbali?”

“Dammi lo stronzo cd normale, preferisco sputtanarmi la grana in troie e birra.”

“Ok, sono quattordici euri; con lo sconto quindici.”

“Razza di ladri, luridi delinquenti schifosi… cosa mi tocca fare per cagare.”, ho afferrato il cd, me lo sono infilato nelle mutande, ho raccolto il mio Ciao Piaggio elaborato (originale 45 km all’ora, elaborato 52) dal mucchio di detriti sul pavimento e me ne sono sfanculato a casa con la mia costipazione.

“HEY, CHI RIMETTE A POSTO QUESTO CASINO?”, la cicciona dietro il bancone.

“CAZZI TUOI, SFILATINA! IO DEVO ANDARE DI CORPO!”, le urlato dietro, prendendo velocità.

Sono arrivato a casa, ho dato una scorsa ai titoli sulla copertina, “False Awakening Suite” come traccia numero uno.

Assolutamente perfetto, ho pensato, la parola “suite” evoca escrementi da sempre. Ho tirato un cartone al jewel-case, accompagnandolo con un bestemmione orrendo, e ho estratto il dischetto. L’ho ficcato nel lettore, “È meglio che funzioni, figlio di troia.”, ho biascicato, “Mi sei costato quindici euro, l’equivalente di tre birre di mezzo.”

Ho premuto “play”, quindi mi sono messo sui blocchi di partenza, in direzione del cesso, pronto.

I diffusori hanno emanato una roba fetentissima, una specie di colonna sonora di Terminator Due misto a Trono di Spade con violini, voci sintetizzate AHHHH OHHH, uno squacquerone immondo.

Immediatamente ho sentito qualcosa muoversi nella parte finale del colon.

“Ci siamo!”, ho sibilato a denti stretti mentre una goccia di sudore mi colava dalle tempie fino alla guancia e giù sul mento.

PARAPPA PARAPPA PARAPPA PAPPA PARAPPA!

“Merda chiama merda… forza…”

Proprio in quel momento, qualcuno ha suonato il campanello. Giusto all’inizio di “The Enemy Inside”. Ho bestemmiato come un barbaro. Mi sono alzato in piedi con uno stronzo della stessa consistenza di un dolmen in fuorigioco e, in modo piuttosto maldestro, sono arrivato in qualche modo alla porta.

“Chiccazz’è?”, ho stretto le chiappe manualmente.

“La tua vicina canadese del Saskatchewan.”, continuava a battere con insistenza il pugno sulla porta, “Abbassa quella merda!”

“Non posso, adesso.”, ho vociato, “Vattene a fare in culo, stronza!”

PIRIRPIPPIPIRIRPPI-SDRAAA-RA-RAAAA-PIRIRPIRIRPIPPI! Cinque cambi di tempo in trenta secondi, archi sintetizzati, “OVER AND OVER AGAIN, I RELIVE THE MOMENT…”

Un Tremendo spasmo intestinale mi ha fatto piegare in due.

“Chiamo i carabinieri se non abbassi quella ferraglia!”

Ero ormai riverso a terra che cercavo di strisciare verso il bagno, in preda ai crampi. “CHIAMA IL CAZZO CHE TI PARE, I POMPIERI, L’ESORCISTA, VECCHIA DI MERDA, IO DEVO CAGARISSIMO!”, a carponi mi sono trascinato fino alla tazza mentre, nella stanza accanto, si stava scatenando un tifone di squacquera. Sono riuscito ad accomodarmi appena in tempo: il mio culo è esploso: una Fukushima di stronzi, uno tsunami di feci, un terremoto di gas, un geyser di merda.

PIRIPIPPIPPI!

Un’altra scarica di liquame. Ero ormai allo stremo, ma mi consolavo pensando che, in breve tempo, sarei stato un uomo nuovo: finalmente libero dallo stonehenge di cioccolato che mi gravava nell’intestino.

Un quarto d’ora di idrospurghi dopo, seduto sul trono e aggrappato al termosifone, mi sono messo alla ricerca della forza per riuscire ad alzarmi in piedi, madido di sudore e pago.

“OK, È TUTTO! TI BECCHI UNA QUERELA PER DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA!”, la mia vicina non voleva darsi per vinta, non c’era verso. Del resto, come potevo biasimarla? Superi le settanta primavere, ti stai godendo la pensione dopo una vita di lavoro, non rompi i coglioni a nessuno dato che ti accontenti di lavorare a uncinetto e il tuo vicino di casa ti manda a puttane il centro tavola sparandoti a volumi inauditi un concentrato di emesi sonora?

“Tranquillona, vecchia!”, le ho urlato mentre mi passavo la carta in mezzo alle chiappe (mai della consistenza giusta: o è troppo dura, o slitta. Così imparo a comprare i rotoli all’hard discount per risparmiare), “Mi sono mondato, adesso spengo ‘sta merda, giustizia è fatta. La pace è come me!”

“TI CONVIENE FARLO E ANCHE ALLA SVELTA, BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA!”

Ho sorriso e sono andato, claudicante, quasi rotolando, nell’altra stanza.

PIRIPIPPIPPPIPPPIPPIPPPIPIPIPPI!

Il display del CD segnava “The Looking Glass”, ho fermato la catasta di merda, ho estratto il dischetto e, proprio mentre stavo per lanciarlo fuori dalla finestra, ci ho ripensato. Sono tornato in cesso, ho aperto l’armadietto del pronto-soccorso e l’ho ficcato dove, di solito, tengo la mia scorta personale di Guttalax.

“La costipazione è qualcosa di imprevedibile come i terremoti.”, ho esclamato richiudendo lo sportello.

Grazie, professore.

Steve Harris – British Lion

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on settembre 21, 2012

Dopo oltre trent’anni di militanza negli Iron Maiden, il bassista Steve Harris decide di abbandonare la sua creatura e dedicarsi a un album solista, e accompagnato da qualche amico produce British Lion.

Un rapido ascolto mi ha fatto infine capire che The Final Frontier è solo colpa di Harris. I primi brani di British Lion vagano in un territorio che strizza l’occhi a certo alternative metal, e in qualche passaggio sembra fare il verso a qualche episodio dei Tool. Poi da The Chosen Ones in poi si ritorna (più o meno) in ambito più vicino alle sonorità Iron Maiden che il nostro eroe conosce molto bene.

Ma…il tutto è tremendamente privo di verve che rende quest’album assolutamente inutile, e il problema principale di questo British Lion è la voce di tale Richard Taylor (nessuno sa chi sia) che non svetta e soffre terribilmente in un contesto rock di questo tipo, finendo, inevitabilmente, col trascinare verso l’abisso l’onesto lavoro della band. Ho l’impressione che ci si sia accontentati del risultato iniziale, senza cercare qualcosa (e soprattutto qualcuno) che potesse in qualche modo migliorare l’album.

Ascoltarlo è inutile, meglio affidarsi all’usato sicuro, da Iron Maiden a Seventh Son Of a Seventh Son.

 

Dream Theater live in Pordenone 20/02/2012

Posted in concerti, musica, stroncature by Ares on febbraio 21, 2012

Come  l’altra volta ho affidato un compito ben preciso al Professor Crotaloalbino che, gentilissimo, ieri sera si è recato al concerto dei Dream Theater e mi ha scritto la fredda cronaca della serata nonché un’attenta analisi dell’esibizione live della band di Petrucci e compagnia bella.

Buona lettura.

Siccome sono ricco da far schifo, ho deciso di sputtanarmi quarantasei euri per assistere al concerto dei Dream Theater. Per me è uno status symbol: butto la mia grana nel cesso allo stesso modo in cui altri bastardi danarosi si accendono i sigari cubani con le banconote da dieci euro prima di fare i gargarismi col Dom Perignon.
Insomma, mi sono recato al punto vendita della livenation, ho guardato la femmina dietro il desk e le ho detto “Un biglietto per il concerto dei Dream Theater del 20 Febbraio, grazie.”
E quella: “Come?”
E io: “Ho detto che voglio un biglietto per il concerto dei Dream Theater. E anche alla svelta. Muovi il culaccio, puttana!”
E lei, capendo che sono uno che ha la grana: “Ah, ok. Sei fidanzato?”
E io: “Povera cagna bevicazzi, quelle come te le riconosco subito. Niente sentimento, solo materialismo. Dammi il mio fottuto biglietto e vattene due passi a fare in culo.”
Lei: “Sono qurantasei euro, prevendita compresa, signore.”
Le ho dato un cinquanta, “Tieni il resto.”, ho ruttato e sono uscito.
Le ho spezzato il cuore. Ma tanto a me?
Bon, è arrivato il 20 Febbraio, ok? E io sono andato al concerto perché ho pensato: “Ho pagato, il concerto potrebbe essere ok… hai visto mai? Al limite, prima di entrare, mi faccio quei 20-30 cabernet e 10 crostini col crudo così anche se è una merda, faccio finta di niente.”
Ed è andata esattamente così: cabernet più crostini nel pre-concerto ed entrata in palazzetto in equilibrio precario.
Inizialmente mi sono piazzato vicino al mixer perché ho pensato “Questo è il posto dove si sente meglio…”, poi mi sono rotto i coglioni di stare in piedi e ho visto che c’era qualche sedile libero vicino al palco così, con grande fatica, mi sono arrampicato a quattro zampe fino a lì e mi ci sono svaccato.
Prima dei Merd Theater, lì, come si chiamano, ha suonato un altro gruppo americano mai sentito nominare prima, i Periphery. Adesso non è che sono sicuro di quello che dico, non vorrei sbagliare ma mi pare che il nome, tradotto, significhi “sborra”.
Ho pensato “Ma guarda questi quanto avanti sono… hanno scelto di chiamarsi Sborra.”
C’era uno vicino a me che continuava a fare foto al palco con una macchina fotografica reflex con un obiettivo lungo un metro. L’ho guardato, lui si è accorto che lo stavo osservando e mi fa: “È una Leica”.
E io: “Lo sapevi che Periphery vuol dire sborra?”
E lui: “No, sul serio?”
E io: “Non si finisce mai di imparare, vecchio.”
Hanno iniziato con la loro mezz’oretta e, francamente, non ci ho capito un cazzo ma sono pronto a scommettere il culo che non è stato per via del cabernet, nossignore. Il problema è che questi avevano tre chitarristi e ognuno suonava la merda che gli pareva perché dovevano far vedere che erano bravi e tutto quanto, tapping, scale, riff a pattern di cinquanta note, bassista con basso a quindici corde… mi hanno scassato i coglioni in cinque minuti netti.
Bon, fortunatamente a un certo punto hanno abbassato il telone con il loro logo, se ne sono sfanculati via e hanno lasciato il posto agli headliners, ok?
Prima roba che ho notato: la batteria aveva tre casse, venti tom, quindici octoban, due rullanti (uno posizionato sui tom), una mezza dozzina di pad, una mitragliata di piatti e un gong.
“Ho il cazzo più lungo del batterista, garantito al limone.”, ho pensato.
Mi sono girato verso il tipo con la macchina Leica e gli ho fatto: “Io ho il cazzo più lungo di Mike Mangini.”, quello mi ha guardato strano. Allora ho aggiunto: “Tranquo, non sono frocio. Mi piace la figaccia unta, ahahahahahahahahahahahaha!”, poi ho ruttato per fargli capire che era vero e non una posa. Lui mi ha creduto.
Comunque, no? Inizia il concerto dei Merd Theater, ok? Cartoni animati con draghi cinesi e effetti sonori.


Mi sono girato di nuovo verso quello con la Leica: “Ti hanno dato gli occhialini 3D? Sul mio biglietto della live c’è scritto che li avrebbero distribuiti gratis all’entrata. Ma a me non hanno mica dato un cazzo. Senti qua: io sono un avvocato. Un avvocato cazzutissimo. Se per te è ok, valuto se fare causa.”
Ci ha creduto.
Coglione.
Intanto sul palco i Merd suonavano duecento note al secondo senza muoversi di un centimetro, piripiripiripiripiripiripippippì. E il pubblico “PETRUCCI! PETRUCCI! PETRUCCI!” e Petrucci: PIRIPIRPIRIPIRIPIRIPIRIPIRI! Ancora più veloce di prima.
Butto l’occhio un po’ più in là: Jordan Rudess si è fatto crescere un pizzetto bianco lungo trenta centimetri perché è diventato un budino di uomo totale. Ha una panza da birra schifosa.
Mi sono messo a ridere da solo per via della panza di Rudess.
Mentre ridevo, questo ha preso un keytar a forma di arpa e ha iniziato a suonarci ancora più note di Petrucci: PIRIPIRIPIRIPIRIPIRIPIRIPIRPIRIPIRIPI!
E Petrucci: “Col cazzo! Vado più veloce io!” PIRIIPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRIPI!
E Rudess: “Ma il mio vuole essere un tributo a Sandy Marton in acido, guarda, c’ho pure il keytar a forma di merda!” PIRIPIRIPIRIPIRPIRPIRPIRPIRPIPRIPRIPIRI! “E faccio piripippipippì anche da dietro la schiena, occhio…” PIRIPRIPIRPIRPIRPIRPIPRIPRIPRIPIRPIPRIRIRIRIPIPIPIPPPI!
Giunti a questo punto, nonostante il cabernet in circolo, mi sono reso conto che c’era qualcosa che non funzionava all’altezza dei miei testicoli. Proprio mi si stava aprendo lo scroto in tre punti.
Ho guardato l’orologio, mi sono girato verso quello con la Leica e gli ho fatto, in dialetto: “Me son scassà i coioni!”, lui si è messo a ridere. Cazzo ridi, stronzo?
Assolo di batteria, terzine, quartine, rulli doppi fatti con una sola mano, altre quartine, octoban, rulli tripli con la mano sinistra sola, doppia cassa, ruspa sound. Pubblico: “MANGINI! MANGINI! MANGINI! MANGINI!”
Non ne potevo più. Davvero.
“This next song is called the spirit carries on.”, tastierone che fanno “UAAAAAAAHHHH!”, Petrucci che ci fa piripiripiripippì sopra, pianoforte… sembrava un brano di The Final Cut, solo che era una merda. Il pubblico cantava ogni parola.
Mi sono addomerntato sulla poltroncina di plastica. Sul serio.
Mi sono svegliato verso la fine del concerto perché anche il tipo della Leica stava urlando “PETRUCCI! PETRUCCI! PETRUCCI!”
Ho bestemmiato, gli ho tirato un destro in bocca e l’ho steso.
Mi sono alzato in piedi. Nessuno si era accorto di niente e, proprio mentre iniziava il bis, me ne sono sfanculato a casa.
Quarantasei euro.
Sono ricco da far schifo.

Grazie Prof, ti devo almeno una decina di birre.

Cowboys & Aliens

Posted in cinema, stroncature by Ares on gennaio 23, 2012

Questo e’ difficile considerarlo un film…

Trattasi di stronzata di portata immane, siamo ai livelli degli ultimi film sugli alieni…roba tipo Skyline e Battle: Los Angeles.

Solo che qui siamo nel Far West hahahahhahahahaa!!! E Daniel Craig fa lo smemorato di turno che ha al polso uno swatch alieno, fa il bullo ma in realta’ è un eroe buono…che quasi quasi si innamora della figa di turno impersonata da Olivia Wilde (o Thirteen come direbbe il dr House). Ah si, c’è anche Harrison Ford che sta invecchiando e si vede, e non è credibile nei panni dello sceriffo.

Non dico che è fatto male. E’ proprio una cagata. Insulso. Inutile. La storia non sta in piedi, gli alieni son dei mostracci del cazzo che si fanno fare il culo da vaccari in sella a cavalli e armati di winchester…mentre loro, gli alieni, hanno viaggiato milioni di anni luce e hanno macchine volanti. Voglio dire, è come se…come se…boh, non mi viene neanche un paragone stupido.

Madonna se è brutto ‘sto film…in genere quando son brutti e idioti fanno ridere, questo no, e’ talmente una merda che lo guardi e ti deprimi.

Voto: zero assoluto.

Dream Theater – A Dramatic Turn Of Events

Posted in dischi, stroncature by Ares on settembre 5, 2011

Tranquilli, io questa roba non l’ascolto…ma dopo aver visto uno scambio di battute su facebook a proposito del nuovo album dei Dream Theater ho chiesto di scrivere una recensione per questo umile blog.

Quindi, ecco cosa ne pensa il Professor Crotaloalbino a proposito di A Dramatic Turn Of Events…

C’era una volta un batterista con la testa più grande del suo drum kit che un giorno decise che aveva bisogno di andare in ferie un paio di anni così lo disse agli altri del gruppetto con cui suonava. Ma loro, da quell’orecchio, proprio non ci sentivano un cazzo perciò lo mandarono a fare in culo e anche alla svelta perché erano troppo creativi per non chiudersi in studio subito a registrare un altro capolavoro dell’arte con canze lunghe una settimana. 

Il batterista con la testa gigantesca allora disse: “Seh, tanto a me? Io suono con un altra band un sacco più strafica di voi, sono anche più giovani e hanno anche le groupies, coglioni!”

Senonché le cose non andarono secondo i piani e anche l’altro gruppo più edgy con le groupies e tutto quanto disse al batterista con la testa gigantesca di andare a fare in culo e anche alla svelta. 

Ma questa è un’altra storia che è ancora più interessante… tipo che l’ultima volta che l’ho raccontata al bar, la cameriera che mi stava ascoltando per cortesia è stramazzata di gioia.

Quello che conta è che i musicisti del gruppo che compone canze lunghe mezz’ora con cinquanta cambi di tempo e un cazzigliaio di note al minuto non si sono dati per vinti, hanno tirato su da terra un altro batterista con la testa un po’ più piccola e hanno registrato un altro disco che hanno intitolato “A Dramatic Turn Of Events”.

Lo stesso dovrebbe essere pubblicato la terza settimana di Settembre e c’è un sacco di gente là fuori che, invece che sputtanare i propri soldi in birra e puttane come faccio io, non vede l’ora di andare al negozio di dischi a comprarsi la versione limitata extra-lusso con il dvd del documentario più il vinile, il poster e il modellino in plexiglas della nuova batteria con sette casse, quattro hi-hat, dodici tom, sei timpani, nove china, diciotto ride, quindici crash, undici spash e due gong con il logo e tutto quanto (“Un vero affare! Solo 160 euro ma, col tempo, si rivaluta: è un investimento, hey!”).

Se però uno non riuscisse proprio ad aspettare, be’ può sempre affidarsi a google e alle chiavi di ricerca giuste per scaricare il promo del nuovo capolavoro termonucleare globale dei Dream Theater e goderne fin da subito.

Io, per esempio, l’ho fatto, ok? L’ho scaricato, l’ho scompresso e ho fatto partire winamp. 

In pratica ho tenuto ‘sta roba a volume abbastanza alto per un po’ di tempo mentre ero alla ricerca di porno anal-creampie su xhamster. Esatto: ho usato “A Dramatic Turn Of Events” come una specie di sottofondo-specchietto-per-le-allodole al fine di coprire i gemiti e i grugniti dei protagonisti del porno. Tutto perché sono una persona per bene e non voglio dare fastidio ai miei vicini di casa che, di porno, non capiscono niente… né ne capiranno mai un cazzo, se è per quello, sarebbe una battaglia persa in partenza.

Bon, io non me l’aspettavo ma è andata a finire che è successo un casino. In pratica stavo guardando un negro che rifaceva le pareti del colon a una quando è suonato il campanello di casa. Ho bestemmiato, sono andato ad aprire e c’era la mia vicina di settant’anni con le braccia conserte che mi guardava come si osserva una merda di cane che hai appena pestato con le scarpe nuove.

Mi fa: “Senti qua, brutto figlio di troia onanista che non sei altro. Hai rotto i coglioni con quella squacquera lì, ok?.”
“Cosa? Non so di cosa sta parlando, signora.”, ho detto io, ostentando un’espressione innocente.
E quella: “È da mezz’ora che stai facendo andare questa catasta di merda con quel cazzone castrato che gorgheggia come un cherubino gay di stronzate su gente che vola sulla schiena degli angeli, sui ponti del cielo, sulle illusioni spezzate e sulla merda che sta sotto la superficie. Tutta merda da finti intellettuali che non si drogano e compensano lo sballo con quattrocento scale misolidie una dietro l’altra.”
“Non immaginavo che parlasse così bene l’inglese.”, ho cercato di cambiare discorso.
E la vecchia: “Puoi scommetterci il culo che parlo inglese, stronzo! Sono nata in Saskatchewan! Ma cosa cazzo te lo dico a fare ché tanto non sai nemmeno dov’è. Be’, è in Canada. Adesso spegni quella merda perché preferisco ascoltare una troia che urla STUFF MY CUNT WITH YER CUM, MOTHERFUCKER!”

Ho dovuto darle ragione. Vecchia di merda.

Grazie Prof…

Red Hot Chili Peppers – I’m With You

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on settembre 2, 2011

Sono passati 20 anni da Blood Sugar Sex Magik (tra pochi giorni compleanno e recensione nda).

E si sentono tutti…

…già la copertina…va beh.

Il problema dei Red Hot Chili Peppers è stato il ritorno di John Frusciante alla fine degli anni 90. Secondo me e molti altri la dipartita di Frusciante e il successivo arrivo di Dave Navarro e quindi la pubblicazione di One Hot MInute hanno coinciso col miglior momento della band negli ultimi 20 anni. Poi Frusciante è tornato, hanno fatto Californication e sono entrati in una fase degna dell’ultimo Vasco Rossi: dischi inutili e tour con annessi concerti imbarazzanti.

Adesso che Frusciante è andato via di nuovo (sostituito senza infamia né lode da Josh Klinghoffer) i nodi vengono al pettine. Non ci sono idee, e si ascolta il solito mix rock-funk per un’ora di calma piatta. Ma proprio piatta. Sembra di ascoltare le b-sides dei precedenti dimenticabilissimi lavori come By The Way e Stadium Arcadium. Oh dai, ci sono anche momenti riusciti, attimi fuggenti di una band che un tempo ormai lontano fece cose molto molto divertenti e interessanti.

L’inizio sembra anche promettere bene con Monarchy of Roses e Factory of Faith, ma è pura illusione e la realtà è che non c’è nulla.

La verità è che il nuovo album dei Red Hot Chili Peppers non esiste.

E Frusciante ha fatto bene ad abbandonare la nave (che affonda inesorabilmente in un oceano di nulla).

Super 8

Posted in cinema, stroncature by Ares on giugno 24, 2011

Quando Cloverfield, o il suo cugino più piccolo, incontra E.T.

Super 8, ultima fatica di JJ Abrams, è esattamante questo. Un gruppo di ragazzini sta cercando di fare un film ma si trova ad essere testimone di uno spaventoso incidente ferroviario in cui l’uomo che lo ha causato, facendo un frontale col treno in corsa, naturalmente sopravvive per dire ai ragazzini che moriranno tutti. E molto presto. E quando in un film uno dice “moriremo tutti” in genere c’è da credergli…Predator docet.

Qui inizia la fase Cloverfield del film, ovvero c’è una presenza (uomo? donna? animale? vegetale? terrestre? subacqueo? Pippo Baudo?) in giro per la città che si diverte a far danni e a far sparire la gente. Ma tipo che ruba i motori delle automobili, fa mancare l’elettricità…cose del genere, da vero buontempone.

Ma ci pensano i ragazzini, e soprattutto quello innamorato della ragazzina (che è la sorella di Dakota Fanning, la bimba fastidiosa che faceva la figlia di Tom Cruise ne La Guerra dei Mondi nda), che scoprono la truffa dei soliti militari (ma questa volta non sono i marines), salvano lei, scoprono il mostro e si arriva alla cazzata da E.T. che non vi voglio svelare. Prima della cazzata finale ci sono 5-10 minuti di caccia al mostro e guerra con artiglieria pesante proprio come in Cloverfield.

Insomma, JJ Abrams voleva fare il suo solito lavoro misterioso, ma dev’essere stato Steven Spielberg in produzione a dirgli “no, col cazzo! ci vogliono i buoni sentimenti e happy-end, è cosi che si fanno i soldi“…e infatti Spielberg aveva iniziato con Duel e Jaws (Lo Squalo) per poi passare ad altre opere meno crudeli facendo soldi a palate…ha ragione lui, niente da dire.

Ma fare Cloverfield 2? No? Oppure spiegare una volta per tutte un paio di cose a proposito di Lost? No?

No. Va beh…adesso aspetto quell’altra roba degli alieni e i cowboys che farà ridere un sacco.

p.s. solo ed esclusivamente per Adriano aka Evaristo aka V for Vainmona aka Io Sono Tuo Padre aka paladino dell’allevamento di Mostri di Cloverfield gestito da David Beckham: non racconto mai la trama dei film.

Sucker Punch

Posted in cinema, stroncature by Ares on aprile 20, 2011

Dal creatore di 300 e Watchmen…

Zack Snyder riesce nell’intento di unire Quentin Tarantino, Matrix, Alice In Wonderland, i samurai, Robotech e un gruppo di fighe a caso per creare uno dei film (?) più inutili del sistema solare.

E’ talmente trash e scontato che sembra quasi bello…draghi che sputano fuoco, soldati tedeschi, samurai alti 5 metri il tutto nella mente di una che sta per essere lobotomizzata e crede di dover scappare da un manicomio che sembra il Crazy Horse. Fine. C’è anche Scott Glenn che anche se sta invecchiando per me rimane sempre il comandante Bart Mancuso dell’USS Dallas in Caccia a Ottobre Rosso. O Jack Crawford ne Il Silenzio degli Innocenti.

Ora, 300 e Watchmen erano tratti da fumetti, questo invece è tutta farina del sacco di Zack Snyder.

Siamo sicuri che si tratti di farina?

Ultimamente guardo solo roba trash e mi hanno comunicato dalla regia che sta arrivando Cowboys and Aliens in cui alcuni vaccari dell’Ottocento si trovano a dover difendere la loro cittadina dagli alieni…praticamente Wyatt Earp contro Predator.

HAHAHHAHAHAHHAHAHAA!!!!!!!!!!!!!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: