Le Grandi Recensioni

Dream Theater – The Astonishing

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on gennaio 27, 2016

È tradizione consolidata di questo blog che in occasione di un nuovo lavoro dei Dream Theater io lasci la parola a uno dei massimi esperti mondiali sull’argomento, il professor Crotaloalbino. Quindi, ecco a voi la recensione di The Astronishing, tredicesimo album della band di John Petrucci e soci. Buona lettura.

Per la serie: Fave di Fuca in formato audio…

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Raddoppia la tua libertà intestinale con i Dream Theater, hey! Se per caso dovessi trovarti ad affrontare un brutto caso di intestino pigro e se tale condizione ti tormentasse da più a lungo del previsto, be’, vecchio mio: puoi recarti presso il tuo rivenditore di ciddì di fiducia, tirare fuori un paio di dieci euri – o quello checcazz’è – e procurarti la tua copia del doppio disco in studio della più celebre prog-metal band del pianeta. Dopo non dovrai far altro che sfanculartene a casa, massaggiandoti il ventre mentre copiose gocce di sudore freddo ti imperlano la fronte, ficcare il primo dischetto nel lettore e lasciare che le cose accadano.
E non preoccuparti di nulla, razza di bastardo: se non ti si stura il culo col primo cd, c’è sempre quell’altro ad allietare i tuoi padiglioni auricolari e a oliare le pareti del tuo colon.
Qualora anche al termine del secondo ciddì non dovessi riuscire a liberarti di quel paio di chili di stronzi che opprimono le tue budella, be’, amico, non so proprio cosa aggiungere. È possibile che tu abbia gusti musicali di merda, oppure potresti essere messo davvero male… o entrambe le cose. Sì, insomma, ti toccherà chiamare la guardia medica, ti porteranno al pronto soccorso in ambulanza e lì ti ficcheranno un grossissimo tubo fottuto dove non batte il sole per aspirare fuori tutto il cioccolato. Ah, ora che ci penso, ci sarebbe anche un’altra soluzione per te, cara la mia testina di guano di condor: potresti provare a cospargerti le mani di super-colla a presa rapida, attaccarti a un tornio, farlo andare alla massima velocità e sperare che l’effetto centrifuga sortisca il risultato sperato.
Ciò detto, alla fine, la curiosità ha avuto la meglio su di me… come sempre. E anche se un po’ me ne vergogno, mi sono procurato una copia di “The Astonishing” dei Dream Theater.
Gran bella copertina, per carità. Diciamo che i problemi, come al solito, cominciano non appena si preme il tasto “play” e lo squacquerone sonoro comincia a invadere la stanza.
Qual è la differenza fondamentale tra questo disco e quelli che lo hanno preceduto? Fondamentalmente, qui si ha a che fare con composizioni più brevi – la canzone più lunga dura 7 minuti e 41 secondi. Il che, dal mio punto di vista, è un colossale passo avanti rispetto al passato recente, dato che si riesce a seguire le singole composizioni senza cadere in preda a violenti conati e ritrovarsi rannicchiati in posizione fetale nell’angolo della stanza più lontano dai diffusori acustici.
Inoltre, da quello che sento, potrei addirittura spingermi ad affermare che questo è il disco più pop che i Dream Theater hanno pubblicato dai tempi di “Falling into Infinity” (che, va detto, è l’ultimo lavoro che sono riuscito ad ascoltare da cima a fondo). A tratti si ha quasi l’impressione di avere a che fare con un musical, con sezione d’archi e tutto quanto.
Bon, dai, tirando le somme, quello che ho sentito all’interno di “The Astonishing”, sono i seguenti elementi buttati dentro a un frullatore: Les Miserables, Meat Loaf, Three Sides to Every Story degli Extreme, The Final Cut dei Pink Floyd, Song for America dei Kansas, EL&P all’inizio di “A Life Left Behind” e… il dolce confetto Falqui.
WILL IT BLEND?
At the end of the day, possono aver placcato tutto quanto con uno spesso strato di oro colato MA si tratta comunque di merda. Ciò detto, vado ad appoggiare i glutei sulla tazza del wc in compagnia della Settimana Enigmistica.
Ciao.

Grazie, professore.

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Dream Theater – Dream Theater

Posted in dischi, mezze stroncature, musica, richieste, stroncature by Ares on settembre 24, 2013

È uscito il nuovo album dei Dream Theater, intitolato “Dream Theater”.

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Dato che non posso certo ritenermi un profondo conoscitore delle gesta di Petrucci e soci ho chiesto aiuto (ancora una volta) all’Ill.mo prof. Crotaloalbino, massimo esperto mondiale dei Dream Theater e già autore di due recensioni che hanno avuto un successo straordinario (le trovate qui e qui).

Buona lettura.

Erano settimane che attendevo con grande trepidazione che arrivasse il 24 settembre per correre al locale negozio di dischi e comprarmi il ciddì più atteso dell’anno: l’ultima fatica-sgommosa omonima dei DREAM THEATER! Non ne potevo davvero più così stamattina ho telefonato a scuola, mi ha risposto la segretaria acida a cui vorrei spaccare la faccia con un maglio e le ho detto: “Senti qua: oggi non vengo a lavorare, di’ agli sbarbi che ripassino quello che gli ho dato da ripassare e che ci vediamo domani. Anzi, no: digli proprio che mi prendo tutta la settimana di ferie. Mandatemi pure la visita fiscale a casa tanto non me ne frega una merda. Come perché? Sono cazzi miei. Anche se mi licenziate, ho comunque un fracco di soldi in banca e posso vivere di rendita e allevare irish setter e levrieri afghani da regalare ai bambini ciechi. Chiudi il becco che non ho finito, troia! No, non me ne frega un cazzo del preside che deve parlarmi, io c’ho da fare e non voglio rotte di coglioni. Ci vediamo lunedì prossimo, sempre che mi scenda il culo di venire, altrimenti cercate un altro che spari cagate al posto mio. Ciao. No, non chiamatemi tanto non rispondo e adesso scusa ma c’ho la Limo che mi aspetta giù da basso. Buona giornata e vaffanculo.”

Ho chiuso la comunicazione, sono sceso di corsa, sono montato sul mio Ciao Piaggio elaborato e sono partito pedalando a tutta forza per guadagnare in ripresa. Sul marciapiede c’era una vecchia che camminava nel senso opposto al mio. Mi ha guardato in un modo che non mi è piaciuto nemmeno un po’ così, appena l’ho incrociata, le ho tirato un cartone in bocca e l’ho fatta rotolare sull’asfalto. “UNA PENSIONE IN MENO, STRONZA BEFANA DEL CAZZO! HO CONTRIBUITO ALLA RIDUZIONE DEL DEFICIT!”, ho urlato mentre mi allontanavo a 36 chilometri all’ora (sempre pedalando per guadagnare in ripresa) con la vecchia che continuava a rotolare sulla linea di mezzeria.

Ho fatto irruzione nel negozio di dischi, letteralmente entrandoci col Ciao e schiantandomi su un paio di scaffali.

“Cosa cazzo sta succedendo?”, la tizia cicciona dietro la cassa aveva la mano davanti alle labbra e un’espressione a metà strada tra la furia e lo stupore.

“Niente,” le faccio io,“sto solo facendo le prove per il gran premio di motocross urbano che organizzano per la sagra del cabernet di Ciconicco in provincia di Udine. Che razza di domande idiote, stupida cogliona.”

“Ah, allora è tutto ok.”, fa lei, “Ti serviva qualcosa?”

“Certamente!”, sputazzando per terra, “Muovi quel culaccio flaccido e dammi l’ultimo disco dei Dream Theater che è uscito oggi.”

“La farmacia,” la tipa alza l’indice e mi indica la strada, “è a cinquanta metri da qui. Se non vai di corpo da una settimana, lì ti vendono ogni genere di purgante disponibile sul mercato.”

“Potresti essere più stupida di quanto ti trovi a essere?”, calcio volante in piena figa, “Credi forse che non abbia già provato a sbloccarmi l’intestino con una serie di clisteri da elefante? Non c’è stato un cazzo da fare, i rimedi chimici mi sono stati utili come la vulva di Rosy Bindi. A questo punto non mi rimane che la soluzione sonora e affidarmi alla speranza che vada tutto per il verso giusto, incrociando le dita. Questa è l’ultima spiaggia, povera cagna bevicazzi.”

“Potevi dirlo subito,” si è alzata faticosamente, grattandosi tra le gambe, “che questo era l’ultimo domicilio conosciuto per il tuo culo intasato. Non avrei fatto tante storie. Che edizione vuoi? Doppio vinile con bluray, poster e miniatura della batteria di Mike Mangini con settantanove tom, cinque grancasse e ottantasei differenti tipi di cimbali?”

“Dammi lo stronzo cd normale, preferisco sputtanarmi la grana in troie e birra.”

“Ok, sono quattordici euri; con lo sconto quindici.”

“Razza di ladri, luridi delinquenti schifosi… cosa mi tocca fare per cagare.”, ho afferrato il cd, me lo sono infilato nelle mutande, ho raccolto il mio Ciao Piaggio elaborato (originale 45 km all’ora, elaborato 52) dal mucchio di detriti sul pavimento e me ne sono sfanculato a casa con la mia costipazione.

“HEY, CHI RIMETTE A POSTO QUESTO CASINO?”, la cicciona dietro il bancone.

“CAZZI TUOI, SFILATINA! IO DEVO ANDARE DI CORPO!”, le urlato dietro, prendendo velocità.

Sono arrivato a casa, ho dato una scorsa ai titoli sulla copertina, “False Awakening Suite” come traccia numero uno.

Assolutamente perfetto, ho pensato, la parola “suite” evoca escrementi da sempre. Ho tirato un cartone al jewel-case, accompagnandolo con un bestemmione orrendo, e ho estratto il dischetto. L’ho ficcato nel lettore, “È meglio che funzioni, figlio di troia.”, ho biascicato, “Mi sei costato quindici euro, l’equivalente di tre birre di mezzo.”

Ho premuto “play”, quindi mi sono messo sui blocchi di partenza, in direzione del cesso, pronto.

I diffusori hanno emanato una roba fetentissima, una specie di colonna sonora di Terminator Due misto a Trono di Spade con violini, voci sintetizzate AHHHH OHHH, uno squacquerone immondo.

Immediatamente ho sentito qualcosa muoversi nella parte finale del colon.

“Ci siamo!”, ho sibilato a denti stretti mentre una goccia di sudore mi colava dalle tempie fino alla guancia e giù sul mento.

PARAPPA PARAPPA PARAPPA PAPPA PARAPPA!

“Merda chiama merda… forza…”

Proprio in quel momento, qualcuno ha suonato il campanello. Giusto all’inizio di “The Enemy Inside”. Ho bestemmiato come un barbaro. Mi sono alzato in piedi con uno stronzo della stessa consistenza di un dolmen in fuorigioco e, in modo piuttosto maldestro, sono arrivato in qualche modo alla porta.

“Chiccazz’è?”, ho stretto le chiappe manualmente.

“La tua vicina canadese del Saskatchewan.”, continuava a battere con insistenza il pugno sulla porta, “Abbassa quella merda!”

“Non posso, adesso.”, ho vociato, “Vattene a fare in culo, stronza!”

PIRIRPIPPIPIRIRPPI-SDRAAA-RA-RAAAA-PIRIRPIRIRPIPPI! Cinque cambi di tempo in trenta secondi, archi sintetizzati, “OVER AND OVER AGAIN, I RELIVE THE MOMENT…”

Un Tremendo spasmo intestinale mi ha fatto piegare in due.

“Chiamo i carabinieri se non abbassi quella ferraglia!”

Ero ormai riverso a terra che cercavo di strisciare verso il bagno, in preda ai crampi. “CHIAMA IL CAZZO CHE TI PARE, I POMPIERI, L’ESORCISTA, VECCHIA DI MERDA, IO DEVO CAGARISSIMO!”, a carponi mi sono trascinato fino alla tazza mentre, nella stanza accanto, si stava scatenando un tifone di squacquera. Sono riuscito ad accomodarmi appena in tempo: il mio culo è esploso: una Fukushima di stronzi, uno tsunami di feci, un terremoto di gas, un geyser di merda.

PIRIPIPPIPPI!

Un’altra scarica di liquame. Ero ormai allo stremo, ma mi consolavo pensando che, in breve tempo, sarei stato un uomo nuovo: finalmente libero dallo stonehenge di cioccolato che mi gravava nell’intestino.

Un quarto d’ora di idrospurghi dopo, seduto sul trono e aggrappato al termosifone, mi sono messo alla ricerca della forza per riuscire ad alzarmi in piedi, madido di sudore e pago.

“OK, È TUTTO! TI BECCHI UNA QUERELA PER DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA!”, la mia vicina non voleva darsi per vinta, non c’era verso. Del resto, come potevo biasimarla? Superi le settanta primavere, ti stai godendo la pensione dopo una vita di lavoro, non rompi i coglioni a nessuno dato che ti accontenti di lavorare a uncinetto e il tuo vicino di casa ti manda a puttane il centro tavola sparandoti a volumi inauditi un concentrato di emesi sonora?

“Tranquillona, vecchia!”, le ho urlato mentre mi passavo la carta in mezzo alle chiappe (mai della consistenza giusta: o è troppo dura, o slitta. Così imparo a comprare i rotoli all’hard discount per risparmiare), “Mi sono mondato, adesso spengo ‘sta merda, giustizia è fatta. La pace è come me!”

“TI CONVIENE FARLO E ANCHE ALLA SVELTA, BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA!”

Ho sorriso e sono andato, claudicante, quasi rotolando, nell’altra stanza.

PIRIPIPPIPPPIPPPIPPIPPPIPIPIPPI!

Il display del CD segnava “The Looking Glass”, ho fermato la catasta di merda, ho estratto il dischetto e, proprio mentre stavo per lanciarlo fuori dalla finestra, ci ho ripensato. Sono tornato in cesso, ho aperto l’armadietto del pronto-soccorso e l’ho ficcato dove, di solito, tengo la mia scorta personale di Guttalax.

“La costipazione è qualcosa di imprevedibile come i terremoti.”, ho esclamato richiudendo lo sportello.

Grazie, professore.

Black Sabbath – 13

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 13, 2013

Dai, non potevo lasciarmi sfuggire l’ascolto di questo:

Cover

I Black Sabbath tornano con la formazione storica (meno Bill Ward): Tony Iommi (ancora alle prese con il cancro), Geezer Butler e soprattutto Ozzy Osbourne.

Il risultato è oltre ogni aspettativa: no, davvero, non scherzo, alzi la mano chi si sarebbe aspettato un disco dal genere da questi 3 vecchietti di cui uno in cura per un malanno tutt’altro che passeggero, un altro che non si capisce bene cosa stia facendo, e Ozzy…

I Black Sabbath sfoderano tutti i trucchi del mestiere per ricreare il sound delle origini, e in questo vengono ben aiutati da quel geniaccio di Rick Rubin. Con canzoni lunghe e potenti (le iniziali End Of The Beginning e God Is Dead?), richiami al passato sparsi come la bella Zeitgeist che ricorda Planet Caravan, o i tuoni e la pioggia che chiudono Dear Father richiamando l’inizio del primo omonimo disco e l’omonima title-track (che ancora oggi resta una delle colonne portanti del metal), i nostri eroi tornano a suonare il loro rock pesante e cupo, infarcito di blues, che nei primi anni 70 ha cambiato parecchie cose e influenzato decine di artisti e posto le basi del metal.

Il nome Satana viene evocato, le sensazioni paurose dell’epoca d’oro ci sono ancora, Ozzy tiene botta e se la cava alla grande, Butler sostiene il tutto con maestria e poi c’è lui, mr Tony Iommi, il riffmaster per eccellenza che non smette mai di sorprendere e regala riff e assoli. 

Direi che l’operazione-nostalgia questa volta ha funzionato molto bene. Certo, non è un album che aggiunge qualcosa alla ultraquarantennale storia della band, ma è forse un’ulteriore dimostrazione che i vecchi dinosauri hanno un modo di fare musica davvero unico.

Le polemiche che si leggono in giro sono semplicemente stupide: si rimprovera ai Black Sabbath di non aver fatto qualcosa di “nuovo”…come se dovessero dimostrare qualcosa, e poi ve li vedete Iommi, Butler e Osbourne a 60 anni suonati mettersi a fare – che ne so – qualcosa che flirta con l’elettronica? Dai, non avete imparato nulla da The Final Frontier (quella cosa che hanno pubblicato nel 2010 gli Iron Maiden ubriachi)? Oppure si rimprovera a Ozzy Osbourne che la voce non è più quella di un tempo. Per forza, son passati più di 40 anni da Paranoid e se non ve ne siete accorti è un miracolo che Ozzy sia ancora vivo…

È un bel disco, davvero.

Buon ascolto.

Alice In Chains – The Devil Put Dinosaurs Here

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 7, 2013

Nuovo album della Jerry Cantrell Band…

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Non ci riesco.

Non sono assolutamente in grado di accettare il fatto che si utilizzi il nome della band SENZA Layne Staley.

Musicalmente parlando è un dico tosto, pesante anche con i brevi intermezzi acustici. La direzione era stata presa a metà anni 90, quando ormai Staley aveva deciso di uccidersi e gli altri “amici” probabilmente se ne sono anche sbattuti il cazzo, ma va beh…

The Devil Put Dinosaurs Here è l’esatta continuazione di Black Gives Way To Blue, a sua volta esatta continuazione di Degradation Trip. Riff pesanti, al limite del metal, canzoni lunghe e testi cupi. Almeno 3-4 canzoni entrano di diritto tra le migliori della band (su tutte la title-track).

E ascoltandolo ho avuto l’intuizione, ho capito come va considerato questo disco: un saggio chitarristico del signor Cantrell che ormai, a 47 anni e coi capelli corti, si permette di fare quel che vuole.

Poi c’è la questione delle armonie vocali che sono il vero marchio di fabbrica della band e l’attuale insormontabile problema.

Perché William DuVall sarà anche bravo, non lo metto in dubbio, ma ha una voce troppo simile a quella del biondo chitarrista, di conseguenza uno ricorda com’era la voce di quello che non c’è più e fine della storia. Non esistono più armonie. Non esistono più gli Alice In Chains.

….

……

(il disco merita, è suonato davvero bene e le canzoni sono ottime, solo che mi fa incazzare vedere quel nome in copertina)

Ugly Kid Joe – Stairway To Hell EP

Posted in dischi, musica by Ares on luglio 15, 2012

Una delle band simbolo degli anni 90 è tornata, e dato che questi ragazzacci all’epoca erano tra i miei preferiti non potevo evitare di spendere due parole sull’EP Stairway To Hell, firmato Ugly Kid Joe.

La cosa più bella di questa band è il fatto di non essersi mai presa troppo sul serio, nemmeno quando America’s Least Wanted 20 anni fa faceva sfracelli con singoli come Everything About You e Cats In The Cradle, e nemmeno con l’album successivo Menace To Sobriety e quel Motel California (ignorato da tutti) che sembrava aver messo la parola fine alla loro avventura.

Invece la moda della reunion colpisce ovunque e capita che tornino in pista anche loro.

Gli anni passano, arriva qualche ruga, e i capelli sono più radi, ma questi ragazzacci continuano 1. a non prendersi sul serio e 2. a fare lo stesso rock dell’epoca, con energia e in sostanza divertendosi da pazzi. Così Devil’s Paradise è un salto indietro nel tempo, la mezza acustica No One Survives potrebbe essere scambiata per il nuovo singolo strafigo di qualche band odierna e invece a cantare e urlare è un tizio che va per i 45 anni. Capitano anche passaggi funky con tanto di fiati in Love Ain’t True che introduce alla conclusiva Another Beer che ci riporta ai tempi di Mr Recordman (atto conclusivo del primo album).

Un gradito ritorno che non potra’ che far piacere ai vecchi fans.

Lou Reed & Metallica – Lulu

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on ottobre 27, 2011

Uno degli album più attesi dell’anno finalmente è giunto alle mie orecchie…

Più che l’attesa, è (stata) grande la curiosità per questo lavoro: troppa la distanza tra gli artisti, troppo grande la differenza stilistica e l’approccio alla musica.

Da un lato uno sperimentatore come pochi, l’uomo che è riuscito a spacciare Metal Machine Music per un album, dall’altra i cavalieri del thrash metal per antonomasia.

Il risultato è un doppio album, con canzoni belle lunghe (pure troppo…i 19 minuti della conclusiva Junior Dad con i suoi 6 minuti abbondanti di nulla finale, eccessivo è dir poco) in cui i Metallica fanno i Metallica, ma senza assoli di Kirk Hammett, e Lou Reed fa Lou Reed, ovvero parla, o recita, o per dirla in parole povere sta davanti al microfono a delirare come un poeta beat all’apice dello sconvolgimento psicologico. Voglio dire, Mistress Dread sembra Motorbreath con Lou Reed che recita Ginsberg, così è più chiaro il concetto?

In sostanza una sorta di gigantesco mash-up che potrà piacere ai cultori del genere…ma secondo me questi ci stanno prendendo per il culo. Come nel brano d’apertura, Brandeburg Gate, in cui la chitarra acustica la fa da padrone per i primi 50 secondi, poi entrano i Metallica e il disco va avanti così per quasi 90 minuti.

Oh, dai, non mancano gli spunti interessanti com in Cheat On Me (appena 11 minuti) o l’intero secondo disco con l’iniziale Frustration che, grazie a un riff pesante che puzza di stoner e Black Sabbath, offre la base perfetta per il recitare ipnotico e stralunato di Lou Reed.

Ma sono solo episodi.

Ok, sono musicisti che dall’alto della loro lunga carriera non hanno poi molto da dimostrare, e grazie allo status raggiunto possono permettersi di fare più o meno quello che vogliono. Di sicuro non è un prodotto commerciale, e questo è un pregio.

Ma si poteva far di meglio.

Metallica – Metallica

Posted in dischi, musica by Ares on agosto 13, 2011

Oggi si festeggia un altro compleanno… un altro ventesimo compleanno…ma cosa c’era nel 1991???

Dio mio…il black album…

Questo è uno di quei casi che ancora a distanza di 20 anni possono innescare polemiche feroci: scelta puramente commerciale o scommessa vinta alla grande? Un tradimento dei principi del trash metal o la naturale voglia di mettersi a fare qualcosa di diverso?

Ognuno tragga le proprie conclusioni, ma comunque la si pensi non si può restare indifferenti all’album nero per eccellenza.

I Metallica salutavano gli anni ’80 col loro disco più complesso e difficile (And Justice For All) e con la consapevolezza di essere la massima espressione del thrash metal al pari di altra gentaglia come Megadeth e Slayer. Probabilmente avranno pensato “ma come possiamo andare oltre ‘sta roba???“…al che qualcuno deve aver fatto capire a Hetfield e Ulrich (Hammett e Newsted non hanno/avevano potere decisionale) che era il momento ok per picchiare duro e fare lo stesso un sacco di soldi, ma che bisognava aggiustare qualcosa nel sound.

Quindi, Bob Rock in cabina di regia e basta canzoni da 7-8-9 minuti. 12 canzoni mai eccessivamente spinte o lunghe, un paio di ballate, riff fighi e orecchiabili, videoclip et voila’…un puttanaio di milioni di copie vendute e migliaia di persone che improvvisamente si avvicinano al metal.

Piaccia o non piaccia, il Black Album è il disco che ha avvicinato tantissima gente a un genere fino ad allora considerato per pochi aficionados vestiti di nero, pelle, borchie e coi capelli lunghi. Una svolta commerciale, verissimo, e nonostante questo è quasi perfetto e le canzoni sono ottime e il tempo lo ha decretato come un classico che non puo’ mancare nella personale discoteca di ogni appassionato di musica.

E quelli che lo rinnegano la smettano di mentire a loro stessi: Enter Sandman e Wherever I May Roam vi fanno godere ancora oggi come vi facevano godere 20 anni fa…

Probot

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 15, 2011

Avevo dimenticato di avere quest’album, poi grazie alla recente visione del video di Shake Your Blood con quel simpaticone dello zio Lemmy Kilmister ho deciso di rovistare tra i cd per recuperarlo e ascoltare un po’ di casino.

Solo Dave Grohl poteva inventarsi di chiamare i suoi idoli di gioventù e fargli cantare delle canzoni scritte su misura per un album-tributo al metal classico degli anni 80.

Cosi ci troviamo Cronos dei Venom assieme a Max Cavalera (Soulfly e Sepultura), Lemmy (Motorhead) e King Diamond (Mercyful Fate), Lee Dorrian (Cathedral e Napalm Death), Snake (Voivod) e Mike Dean (Corrosion of Conformity) e altri degni rappresentanti della scena musicale che fece impazzire il giovane futuro membro di Nirvana e Foo Fighters…immagino la gioia di Dave Grohl durante la lavorazione, un bambino che scarta i regali di Natale…

Oh, ci sono anche alcune belle canzoni, canzoni che Grohl e amici hanno costruito su misura per la caratteristiche canore dei vari ospiti. Nulla di trascendentale, ma in fondo non era certo l’idea alla base dei Probot quella di creare un capolavoro del metal…vanno comunque segnalate, oltre a Shake Your Blood con Lemmy, anche Centuries Of Sin, Red War e Sweet Dreams (che nulla ha a che vedere con quella degli Eurythmics: questa la canta King Diamond nda).

E’ un’avventura musicale tra amici e grandi interpreti del genere, gente che ha contribuito a forgiare pagine importanti del rock e che ha influenzato tantissimi altri grandi musicisti.

Solo per appassionati, gli altri tornino ad ascoltare Lady Gaga o i Radiohead.

Avenged Sevenfold – Nightmare

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on agosto 16, 2010

Incuriosito da un commento al post su The Final Frontier degli Iron Maiden, ho ascoltato Nightmare, nuovo lavoro degli Avenged Sevenfold.

Band che, lo ammetto, conoscevo ben poco, e le ultime notizie che avevo colto erano la morte del batterista e conseguente quasi scioglimento del gruppo. Salvo poi chiamare Mike Portnoy ( proprio quello dei Dream Theater) per sostituire l’amico defunto e registrare un disco che sa tanto di tributo a chi non c’è più.

Sin dall’inizio (la title-track iniziale) si capisce che stiamo ascoltando una megaproduzione: tutto suona pompatissimo, dalla batteria al basso, ai potenti riff di chitarra fino alla voce caratterizzata da slanci animaleschi, ma anche in grado di essere tranquilla e pacata. E mi chiedo: nel metal è pieno di cantanti con notevoli doti che si riducono a urlare o a fare growl…siete ridicoli, sapete? E come mai tutti i dischi del genere suonano tutti uguali?

E pur non rientrando nel genere di musica che preferisco, va riconosciuto agli Avenged Sevenfold di essere una band in grado di suonare e picchiare come è giusto fare. Certo, i richiami a certi Metallica  sono ben evidenti (Buried Alive è un collage di idee copiate dalla band di Hetfield e soci nda); le continue armonie di chitarre stancano e non tutti sono gli Iron Maiden (quelli veri, quelli degli anni 80 e fino a Fear Of The Dark); i ritornelli melodici e certi inserimenti di piano e tastiere non sono esattamente il massimo per me…ma alla fine non e’ un disco che si butta via. Rimane lì a prendere polvere e dopo qualche mese lo si riascolta e avanti così per mesi finché non viene relegato all’ultimo angolo della propria personale discoteca.

Voglio dire, se questo è un capolavoro…il livello nel metal moderno si è paurosamente abbassato: ci sono buone cose, ma anche momenti imbarazzanti come it’s your fucking nightmare urlato nella prima canzone…ma dai…anche Danger Line mi ha lasciato molto perplesso…o la ballad So Far Away che mi ha fatto tornare ai tempi di Wind Of Change degli Scorpions …devo continuare? E Victim non l’avrebbero pubblicata forse nemmeno i Def Leppard, con quel minuto finale di coretti inutili. Tonight The World Dies vorrebbe essere una ballad sofferente, potrebbe piacere ad Axl Rose…come la successiva Fiction…tre ballad una dopo l’altra, ragazzi, ma chi ha scelto la scaletta del disco?

“Buoni” episodi sono Natural Born KillerWelcome To The Family, God Hates Us (anche in questa richiami ai Metallica). Capitolo a parte lo merita la conclusiva Save Me, una roba lunga 10 minuti e passa che…boh, sinceramente non si capisce cosa voglia/possa essere e anche qui i “richiami” (o i plagi) si sprecano, con tanto di coro conclusivo tonight we all die young…ma si fanno ancora ‘ste cose???

Questi copiano, male, da qualsiasi cosa: Metallica, hair-metal, NWOBHM, eccetera. Secondo me si ispirano a Chinese Democracy (il disco peggiore della storia nda). Buttano idee a caso, tanto il mondo e’ pieno di gente che ci casca e di band che hanno successo per motivi misteriosi (cito, a caso, i Poison o i Pretty Boy Floyd tanto cari all’amico BCLD).

E questo dovrebbe essere un capolavoro?

Iron Maiden – The Final Frontier

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on agosto 11, 2010

Tra pochi giorni sarò in quel di Codroipo (UD) ad assistere al concerto degli Iron Maiden.

Iron Maiden che lunedì vedranno il loro nuovo album sugli scaffali dei negozi di tutto il mondo.

L’album si intitola The Final Frontier e ho avuto l’occasione di ascoltarlo in anteprima, quindi ecco al volo una breve recensione basata su un paio di ascolti veloci…diciamo le primissime impressioni.

Temo che Steve Harris e compagnia abbiano esaurito la vena creativa…e non sto parlando solo di quest’ultimo lavoro, ma degli ultimi 10 anni: considerando un buon lavoro e un buon ritorno un album come Brave New World del 2000, si pensava ad una nuova giovinezza per la band-simbolo del metal britannico.

Invece, nonostante il ritorno di Bruce Dickinson alla voce e di Adrian Smith alla chitarra le cose negli ultimi anni non sono andate tanto bene. Tour maestosi e sold-out a parte, dal punto di vista compositivo poco o nulla: sembra sempre che cerchino di ricreare la miscela perfetta di Seventh Son Of a Seventh Son (1987 nda) senza inquadrare il bersaglio.

Ne risulta che anche questo The Final Frontier manca di autentici brani “alla Iron Maiden”, manca una canzone che svetti sulle altre e faccia drizzare le orecchie anche solo per un riff ben riuscito…Diciamo anche, e una volta per tutte, che 3 chitarre non servono a niente: per piacere, licenziate Janick Gers.

Mah, aspetto il concerto per un giudizio definitivo.

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