Le Grandi Recensioni

Pink Floyd – The Final Cut

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 21, 2013

Oggi ricorre il trentesimo anniversario della pubblicazione di quello che è riconosciuto come uno degli album più controversi dei Pink Floyd.

Pink-Floyd-The-Final-Cut
Pink Floyd che, all’epoca, erano ormai una creatura morente nelle mani di un Roger Waters paranoico e megalomane. La band di fatto non esisteva più: il povero Richard Wright era già stato estromesso ai tempi di The Wall, Gilmour e Mason erano solo comprimari di lusso, e per la nutrita presenza di ospiti non è poi sbagliato definire The Final Cut come il primo vero album solista di Roger Waters.
Eppure, nonostante i problemi, quest’opera rappresenta un lavoro appassionato e discusso, amato e odiato, triste e sofisticato, privato dei tappeti sonori di Wright (che era stato messo musicalmente in disparte già ai tempi di Animals), ma impreziosito da alcune tra le migliori parti di chitarra mai registrate da David Gilmour.

Disco che Waters volle dedicare al padre caduto in guerra e mai conosciuto, disco che contiene nemmeno troppo velate proteste contro la politica inglese dell’epoca (Guerra delle Falkland dell’anno precedente).

Non ci fu un tour, anzi. Poco dopo Roger Waters dichiarò finiti i Pink Floyd, seguirono anni di battaglie legali fino alla rinascita sotto il controllo di Gilmour. Il resto è storia ben nota.

The Gunners Dream, The Fletcher Memorial Home, Southampton Dock, Not Now John, Two Suns in the Sunset…è un disco struggente e magnifico, nonostante tutto.

Da (ri)scoprire.

Iron Maiden – The Number Of The Beast

Posted in Uncategorized by Ares on aprile 1, 2012

Pochi giorni fa si e’ celebrato il 30esimo anniversario della pubblicazione di…

…quanta roba…

Il primo album con Bruce Dicknson alla voce, l’inizio del miglior periodo della carriera della band e il primo dei grandi capolavori degli anni 80.

The Number Of The Beast e’ una colonna portante dell’heavy metal, ogni amante del genere puo’ confermare l’importanza di questo disco e la assoluta mancanza di punti deboli. Album semplicemente perfetto. Canzoni magnifiche e potenti, la quintessenza della band che poi raggiungera’ la perfezione in Powerslave.

The Number of The Beast, Hallowed Be Thy Name, 22 Acacia Avenue, Run To The Hills…30 anni e non sentirli.

Edie Brickell & New Bohemians – Shooting Rubberbands at the Stars

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 10, 2011

Ho riscoperto un gioiellino della fine degli anni 80:

Edie Brickell, prima di diventare la moglie di Paul Simon, è stata (ma lo è ancora) una cantautrice molto dotata che alla fine degli anni 80 pubblicò assieme ai New Bohemians un album per certi versi storico grazie a un paio di singoli che ancora oggi godono di successo…parlo di What I Am e Circle, le conoscete tutti, non fate finta di nulla.

Shooting Rubberbands at the Stars venne accolto da critica e pubblico con enorme entusiasmo e i motivi c’erano tutti: un mix perfetto di folk e pop, una cantante-autrice giovane e brava, un sound fresco, semplice e orecchiabilissimo e delle canzoni magistralmente eseguite da una band giovane ma molto in gamba e con ospiti come Wix Wickens da oltre 20 anni tastierista della band di Paul McCartney.

Certo i due super singoli sopracitati bastano e avanzano per ricordare Edie Brickell, ma l’ascolto del disco dopo tanti anni riporta alla luce le altre canzoni che meritano altrettanta attenzione come Air of December, She e The Wheel.

Un classico minore, un piacere per l’udito.

Tanita Tikaram – Ancient Heart

Posted in dischi, musica by Ares on febbraio 4, 2011

Quest’album sembrava essere l’inizio di una carriera da dominatrice delle classifiche per l’allora 19enne Tanita Tikaram.

In realtà le cose andarono diversamente, ma a noi questo non interessa.

La cosa importante, 23 anni dopo la pubblicazione del  disco d’esordio della cantautrice mezza inglese, mezza indonesiana-figiana-altro, nata in Germania, figlia di un ufficiale e bla bla bla…dicevo, la cosa importante è che Ancient Heart e’ ancora un disco tra il folk e il pop che si fa ascoltare con tanto piacere. Ma proprio tanto piacere.

Vuoi per le canzoni semplici e il senso di pace che trasmette (anche se poi in fondo testi e musica sono molto melanconici); vuoi perché la Tikaram con la sua vociona bassa e cupa suona talmente distante da quello che si sente adesso che sembra impossibile che alla fine degli anni 80 si potesse produrre musica simile; vuoi perché Twist In My Sobriety è uno dei singoli migliori degli ultimi 30 anni e Good Tradition ha un sapore irlandese irresistibile che introduce altri pezzi perfettamente riusciti come Cathedral Song, I Love You e Valentine Heart.

Tanita Tikaram aveva le carte in regola per sfondare e dominare la scena musicale del decennio successivo. Lei e Tracy Chapman in fondo hanno dato il via a un certo tipo di cantautorato femminile che in seguito avrebbe visto l’affermarsi di personaggi come PJ Harvey. Invece si è dedicata a cose sempre piu’ sofisticate e di conseguenza poco accessibili.

Peccato, ci avrebbe fatto piacere un altro Ancient Heart…

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Queen – The Miracle

Posted in dischi, musica by Ares on gennaio 11, 2011

Anno 1989, il mondo della musica sta per essere investito dall’onda grunge proveniente da Seattle, gli anni 80 e (quasi) tutto quello che hanno portato di buono e brutto stanno per essere spazzati via…e infatti in quell’anno tornano i Rolling Stones con Steel Wheels e l’inizio dei megatour…

A parte queste piccole cose, dopo 3 anni di silenzio tornano i Queen che annunciano “un miracolo”…

The Miracle riassume al meglio cosa sono stati i Queen negli anni 80, rock e pop da classifica sapientemente miscelati in modo da confezionare singoli e album di grande impatto e perfetti per scalare le classifiche.

Non male una sequenza come I Want It All, The Miracle, The Invisible Man e Breakthru (volendo si potrebbe inserire anche Scandal). Il resto dell’album va dal rock scanzonato di Party al soft-pop di My Baby Does Me fino ad arrivare a un richiamo dei primi Queen in Was It All Worth It.

Ma il destino crudele aveva di fatto già  indicato la fine. Non ci fu nessun tour, e le voci sulla salute di Mercury iniziarono a farsi insistenti nonostante la vitalità mostrata nei video.

La storia sarebbe giunta al capolinea in pochi mesi…

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Queen – A Kind Of Magic

Posted in cinema, dischi, musica by Ares on novembre 19, 2010

Era primavera-estate 1986, e ricordo che una sera in tv passarono un video dei Queen, band che all’epoca già ascoltavo ogni volta che salivo in macchina coi miei…ascoltavo il primo Greatest Hits a ripetizione, conoscevo ogni passaggio, rapito da quelle canzoni.

Comunque sia, il video era quello di Friends Will Be Friends e il destino volle che mio padre assecondò il mio desiderio (e anche suo) di avere il nuovo album dei Queen, quello che avevano appena pubblicato.

Ho passato quell’estate ad ascoltare A Kind Of Magic, a guardare e riguardare la copertina, quei disegni, a leggere i titoli e i testi delle canzoni e non capirci nulla, a ridere guardando la copertina e quelle figure distorte e buffe.

Non ho mai smesso di ascoltarlo, perché è semplicemente il disco a cui sono più legato in assoluto. Perché ne conosco ogni singola nota e ancora oggi, quasi un quarto di secolo dopo, lo ascolto magari in macchina e mi trovo a cantare a squarciagola ogni canzone, gasandomi come un ragazzino per il riff di One Vision o per quel “there can be only one” alla fine di Gimme The Prize. Il primo disco che porterei sulla fantomatica isola deserta. Il miglior album in assoluto.

Miglior album in assoluto??? Miglior album dei Queen??? No a entrambe le domande, solo il MIO album preferito.

Ma ovviamente ci sono delle cose che rendono A Kind Of Magic un disco fondamentale nella storia dei Queen: non è un album come gli altri, è anche la colonna sonora di quella genialata anni 80 che è stato Highlander; è l’album che diede il via al (sigh!) ultimo tour della band e di conseguenza l’ultimo album in cui si ha la fortuna di sentire Freddie Mercury al massimo della forma e in alcune delle sue migliori interpretazioni.

Di più, A Kind Of Magic è il lavoro corale di un quartetto che confeziona 9 canzoni che in alcuni casi sembrano strizzare l’occhio al passato più heavy della band (Gimme The Prize e Princes Of The Universe, ma anche la stessa One Vision); una ballata con tanto di assolo di sax, One Year Of Love; un’altra ballata che più cinematografica non si poteva, Who Wants To Live Forever; un paio di singoli come la title-track e la già citata Friends Will Be Friends; un pezzo un po’ alla Stevie Wonder con tanto di falsetto (Pain Is So Close To Pleasure) e in generale una band che suona rigenerata e vivacissima e molto ispirata.

A inizio agosto di quel 1986 i Queen si esibirono a Knebworth, fu il loro ultimo concerto, Mercury fece capire che non ci sarebbero stati altri tour e si sa come finì la storia pochi anni dopo…non serve dire altro, ascoltare e basta.

Billy Idol – Charmed Life

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 9, 2010

Billy Idol è uno dei personaggi più divertenti e controversi del bel mondo del rock and roll.

Partendo dal punk, negli anni 80 ha sfornato ottime canzoni ed è diventato uno dei simboli di quel decennio che lui concluse (1990) con un album che a molti fa storcere il naso, Charmed Life.

Album più tamarri è difficile trovarne, e proprio il suo essere tamarro lo rende a prova di proiettile, inscalfibile, indistruttibile. E’ l’album di Cradle Of Love e della cover di L.A. Woman, Pumping On Steel e Prodigal Blues, l’album dopo il quale Billy rischiò di lasciarci per un incidente in moto (se la cavò con una gamba fracassata) e apparve in The Doors di Oliver Stone. Un prodotto perfettamente in linea coi tempi, un’ultima testimonianza degli anni 80 prima che questi venissero spazzati via dall’uragano 90’s.

Musicalmente parlando, si sente la mancanza dello storico chitarrista Steve Stevens che si riflette anche nella non eccelsa qualità delle canzoni, ma la cosa in realtà è irrilevante. Charmed Life suona bene, da dio, suona come deve suonare un disco rock e Billy idol è un maestro nel rendere credibile qualsiasi cosa, anche la lista della spesa.

Consigliatissimo.

Frank Zappa – You Are What You Is

Posted in dischi, musica, richieste by Ares on ottobre 16, 2010

richiesto da Giorgio

Sempre difficile pensare a Frank Zappa, colpa della sua enorme produzione e della varietà da cui è composta.

Una cosa che spesso, stranamente, viene dimenticata del genio Frank Zappa è la profonda ironia, la vis comica che contraddistingue una buona fetta della sua arte.

You Are What You Is è davvero uno dei massimi esempi di come Zappa sapeva giocare con qualsiasi aspetto della musica e di come sapesse raccontare delle storie assurde, surreali facendo ridere come pochi…solo una canzone intitolata Goblin Girl dovrebbe farvi capire che cosa possa essere un album folle di Frank Zappa. Album satirico che prende di mira un po’ di tutto, dai punk alla disco, dai militari al suicidio passando per religione e il fitness fino alla groupie che merita un pugno in faccia (Jumbo Go Away)…hahahhahahahaaa!!!

Non so se si può definire un autentico concept-album, ci sono anche canzoni unite tra loro, ma musicalmente slegate sempre in bilico tra jazz, rock, cabaret e tanto altro…difficile da inquadrare in un genere e basta.

In quest’album (originariamente doppio, poi ristampato come cd singolo nda) troverete tutto, ma proprio tutto! Manca nulla, c’e’ anche un giovanissimo Steve Vai che volete ancora?

Se vi piacciono Elio e le Storie Tese non potete fare a meno di Zappa, consigliato.

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Queen – The Works

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 9, 2010

Archiviata la sbandata di Hot Space, presisi un anno sabbatico per rinfrescarsi le idee, i Queen tornarono a fare i musicisti seri per cercare di dire la loro anche negli anni 80 che in quel momento non facevano altro che sfornare Duran Duran, Spandau Ballet e altre cose più o meno interessanti e più o meno imbarazzanti.

E i signori Mercury, May, Deacon e Taylor riapparvero sulle scene con un album e un paio di singoli che hanno segnato la storia del pop-rock del decennio e non solo.

The Works alla fine risulta essere un album riuscito e a suo modo interessante. Merito di 4 singoli di grande impatto e diversissimi, poiche’ frutto di ciascuno dei membri della band. Brani hard rock, ballate, rockabilly, un gioiellino chitarra-voce come Is This The World We Created? e in generale un senso di modernità che pervade l’intero album.

Se a Roger Taylor va il merito di essersi inventato il pop-rock tecnologico di Radio Ga Ga, a Mercury va riconosciuta la grandezza di una delle sue migliori ballad, It’s A Hard Life, con tanto di video in costume. E di video in costume si tratta anche quello, famosissimo, di I Want To Break Free confezionata da John Deacon. A Brian May il compito di chiudere i singoli con la potente Hammer To Fall. In mezzo a questi pezzi di grande impatto vengono alternati brani riusciti e interessanti come Tear It Up e Man On The Prowl.

In sintesi,  i Queen con The Works si lanciarono a testa bassa nel caos musicale degli anni 80. Sembravano finiti dopo Hot Space, ma con quest’album tornarono rapidamente in vetta, e il successivo tour non fece altro che confermare l’ottimo stato di forma di Freddie Mercury e soci culminato nella leggendaria performance al Live Aid nel 1985.

Consigliato.

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Blue Öyster Cult – Fire Of Unknown Origin

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 28, 2010

I Blue Öyster Cult…sinceramente, quanti hanno dei dischi dei BOC?

Secondo me pochi, roba buona per pochi. E quando la roba buona è per pochi allora finisce per essere presto dimenticata e i giovani che ascoltano per la prima volta cose del genere sogghignano, non capiscono, mancano di rispetto e vanno ad ascoltare Lady Gaga e i Finley.

I Blue Öyster Cult sono stati una delle band più strane ed influenti degli anni 70, pervasi da un certo alone metal, fantascientifico e horror che li ha fatti diventare una band di nicchia capace di scrivere ottima musica che pochi ormai ricordano…

Fire Of Unknown Origin venne pubblicato nel 1981 e dopo questo la band scivolò nell’oblio (non esattamante nell’oblio…diciamo che gli anni 80 sono stati per certi aspetti un decennio “terminator” per molti artisti nda) causato dalla diaspora dei membri originali e dalla scelta di avvicinarsi a un rock piu’ radiofonico. Ma l’epitaffio rappresentato da quest’album non poteva essere dei migliori: gli strumenti duellano tra di loro in canzoni raffinate e di grande impatto come Veterans Of The Psychic Wars che per me resta uno degli inni rock più cupi e meglio riusciti di ogni tempo, un inno apocalittico fatto di immagini adatte a descrivere la fine del mondo e non solo.

Ma non solo: Burnin’ For You è un’altra delle canzoni più conosciute della band mentre altre come Joan Crawford, la title-track, Sole Survivor e Heavy Metal: The Black and Silver sono ulteriori dimostrazioni del grande talento che animava una delle band più interessanti nate negli anni 70.

Da riscoprire, non ve ne pentirete.

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