Le Grandi Recensioni

Marc Ford – Holy Ghosts

Posted in dischi, musica by Ares on agosto 21, 2014

A volte capitano delle belle sorprese

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Il nuovo album di Marc Ford è una di queste sorprese: l’ex chitarrista dei Black Crowes degli anni 90 ha intrapreso una buona carriera solista. E se non fosse stato per il saggio consiglio di un vecchio compagno di serate chitarristiche non avrei mai pensato di ascoltare Holy Ghost.

E mi sarei perso un gran bel disco.

Precisazione: è un album per gli amanti del rock americano, quello fatto di chitarre acustiche, atmosfere tranquille, quelle che inevitabilmente ti portano a certi film, quando il protagonista a bordo di una macchina si mette in viaggio attraverso le lunghissime highway in mezzo a scenari naturali pazzeschi e ha il tempo per pensare ai fatti suoi, all’andare delle cose e dell’universo… o forse sta solo scappando.

Ma, per fortuna, queste canzoni vanno bene anche se con la macchina si attraversano solo le strade della provincia veneta, o se si è in ufficio a lavorare davanti allo stupido schermo di uno stupido pc.

Questo è Holy Ghost. Una manciata di canzoni che servono a ricordare che si può essere in pace anche quando tutto non va esattamente come si desidera.

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Robert Plant & North Mississippi Allstars live in Piazzola sul Brenta 14-07-2014

Posted in concerti by Ares on luglio 15, 2014

Soldi ben spesi, non c’è che dire…

NorthMississippiAllstars

(North Mississippi Allstars)

Dunque, ieri sera ho recuperato un paio di soci e sono andato a fare un giretto in quel di Piazzola sul Brenta (PD) dove, in ambito Hydrogen Festival e nella splendida cornice dell’anfiteatro di Villa Contarini, ho potuto assistere a un concerto memorabile.

Apertura affidata ai North Mississippi Allstars, band dei fratelli Dickinson che hanno regalato un’oretta di rock-blues infarcito di tradizione country e modernità. Cioè? Significa reinventare il blues, con la capacità di coinvolgere il pubblico facendo (ri)scoprire anche brani del passato come My Babe di Little Walter o  addirittura Rollin’ & Tumblin’. Questi poi si sono divertiti un sacco facendo divertire un sacco tutti i presenti, scambiandosi gli strumenti o scendendo tra il pubblico armati di percussioni (e passandomi a fianco nda).

Le doti chitarristiche di Luther Dickinson mi erano note grazie agli ultimi lavori dei Black Crowes, ma scoprirlo cantante durante il concerto è stato sorprendente. E a questo va aggiunto scoprire che suo fratello Cody è un pazzo che suona batteria, chitarra e canta (o urla, a seconda del momento).

Divertentissimi e molto molto bravi, da non confondere con Black Keys che mi sembrano aver preso una piega leggermente più “pop”. Anzi, mi sembrano ben radicati nel rock-blues, ma hanno la capacità, l’intelligenza e probabilmente la cultura adatte per andare ad esplorare nuove sonorità e reinventare il genere, per quanto possibile.

Robert Plant

Robert Plant

E poi arriva lui. Che a quasi 66 anni ha ancora la voglia di cambiare le carte in tavola e stravolgere il blues con cui è cresciuto e soprattutto i Led Zeppelin ai quali ha dato voce.

Quarta volta che mi capita di vedere Robert Plant dal vivo, senza dubbio questo è stato il concerto migliore. Per come ha cantato, per la scaletta, per la band, per gli arrangiamenti tra il blues, il rock, la psichedelia e i ritmi africani (c’è un musicista africano nella band), miscela che sembra essere la nuova direzione presa dal 66enne con i capelli lunghi e la barba che lo fanno assomigliare a una sorta di Gandalf ,solo più hippy e più simpatico.

Ha ancora voglia di giocare, lo dimostra la nuova linfa che scorre in brani come Communication Breakdown o Whole Lotta Love, ma anche Spoonful o la No Quarter che ha aperto il concerto. Molto interessanti anche le canzoni del nuovo album in uscita a inizio settembre. Voce vecchia, canzoni a volte vecchissime, sonorità moderne e con un sapiente utilizzo di percussioni, banjo, effetti, elettronica. Alla ricerca di nuovi adepti del rock.

Band eccellente, voglia di improvvisare e probabilmente ancora alla ricerca dell’equilibrio perfetto, come in Nobody’s Fault But Mine. 

Poi, va beh, inizia quell’arpeggio, chiudi gli occhi e senti quella voce. Inconfondibile.

Spent my days with a woman unkind
smoked my stuff and drank all my wine

Going to California. Grazie, Robert Plant.

North Mississippi Allstars – World Boogie Is Coming

Posted in dischi, musica by Ares on dicembre 26, 2013

I fratelli Cody (batteria) e Luther (chitarra e voce) Dickinson.
Chi sono? diranno i tanti che (purtroppo) non li conoscono…ebbene, i due ragazzi del Tennessee sono figli di tanto padre e sono una delle meravigliose realtà del blues e del rock rigorosamente Made in USA e World Boogie Is Coming e’ il nome del nuovo album dei due che insieme si fanno chiamare North Mississippi Allstars.

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Ora, questi non sono certo dei novellini (Luther ha fatto parte dei Black Crowes registrando gli ultimi due album e poi girando Stati Uniti ed Europa in lunghi tour, Cody oltre a suonare si diletta anche come regista) e sono figli di Jim Dickinson, uno dei più noti produttori. musicisti, cantanti della zona di Memphis (a noi dice nulla, ma dall’altra parte dell’Atlantico godeva di enorme reputazione), sono cresciuti a blues e rock’n’roll e potremmo inserirli in un filone di revival del blues che vede protagonisti tanti artisti bianchi come i ben più noti Black Keys o solisti come Seasick Steve, John Mayer, Kenny Wayne Shepherd, Joe Bonamassa e molti altri (sui nuovi bluesmen neri bisognerebbe fare un altro discorso).

Cos’hanno di speciale? A parere mio ne sanno più degli altri, merito probabilmente del fatto che il padre abbia prodotto lavori di personaggi come Otha Turner e soprattutto R.L. Burnside. Non a caso World Boogie Is Coming ha al suo interno pezzi dei citati artisti oltre a una straordinaria versione di Rollin’ and Tumblin’, My Babe di Willie Dixon, pezzi di altri mostri sacri come Bukka White e Sleepy John Estes e brani originali tra cui spicca Turn Up Satan scritta da Luther.

Scordatevi certe “furbate” che fanno l’occhiolino alle radio o puntano a diventare tormentoni (e chi ha orecchie per intendere…), a questi due non frega una mazza e vogliono solo continuare a suonare e fare la loro musica. Piacerà sicuramente agli amanti del blues, del southern rock e del rock’n’roll in generale, magari a qualche giovane chitarrista verrà voglia di scoprire i segreti della chitarra slide.

Album da ascoltare fino alla sfinimento.

P.s. La cosa figa e’ che all’interno del cd si trova un codice da inserire nel sito web della band in modo da scaricare l’album in formato mp3 più cinque bonus non inclusi nel cd e i video. Poi si dovrebbe anche discutere della nuova moda del packaging dei cd che rende estremamente scomodo estrarre il disco. Va bene eliminare la plastica, ma ogni volta rischio di sfasciare tutto…

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Jimi Hendrix – People, Hell and Angels

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 5, 2013

Sì, va bene, un “nuovo” album di Jimi Hendrix, l’ennesima pubblicazione di materiale inedito o presunto tale.

In realtà si tratta di cose ben conosciute, solo in versione leggermente diversa, molto più funky secondo il percorso che Hendrix aveva iniziato a intraprendere alla fine della sua breve e magnifica carriera.

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Quindi, perché è bene ascoltare People, Hell & Angels?

Semplice: se venisse ritrovato un capolavoro di Leonardo o Michelangelo o Picasso o qualunque altro grande artista a voi caro, non vorreste vederlo?

Ecco, vengono ritrovate registrazioni di Hendrix sperdute in un cassetto? Che siano pubblicate, non privateci della gioia di ascoltare il migliore…

Rival Sons live at New Age 04-04-2013

Posted in concerti by Ares on aprile 5, 2013

Dei Rival Sons avevo già parlato al tempo di Pressure and Time, un gran bel lavoro di rock’n’roll fatto alla vecchia maniera che mi aveva ben impressionato.

I ragazzi si sono poi confermati con il successivo album, Head Down, uscito l’anno scorso.

E finalmente ieri sera me li sono goduti nella ben conosciuta cornice del New Age di Roncade, a pochi minuti da casa (gran comodità non dover per forza andare a Milano…)

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Ebbene, concerto strepitoso. Tutto il bene che si dice a proposito di questi 4 ragazzotti ieri sera è stato confermato alla grande. Fanno esattamente quello che ci si aspetta da loro: rock’n’roll alla vecchia maniera, prendendo spunto dai Led Zeppelin, dai Black Sabbath e non ultimi The Doors, specie per quanto riguarda l’atteggiamento sul palco dell’ottimo Jay Buchanan. Non si fanno problemi ad abbassare il ritmo concedendosi qualche lento blues, per poi crescere di nuovo con dinamiche paurose e tanto calore.

Suono potente, Scott Holiday alla chitarra si lascia andare ben volentieri a lunghi assoli ben supportato da una sezione ritmica precisa e incazzata al punto giusto. Inoltre si dedicano alle seconde voci in maniera eccelsa, cosa non da poco.

Insomma, il commento unanime è stato it’s only rock’n’roll but I like it, e c’è da sperare che tornino presto a farci visita, magari durante qualche festival come Pistoia Blues dove potrebbero fare un figurone accanto ad altri nomi, o al posto di gente che con il blues non ha nulla a che fare.

Bravi, Rival Sons, e grazie e di cuore per l’ottimo concerto.

Vintage Trouble – The Bomb Shelter Sessions

Posted in dischi, musica by Ares on gennaio 7, 2013

Ho scoperto questo gruppo grazie a un amico che ha girato l’esibizione della band al David Letterman Show.

Non ho fatto a tempo a mettermi comodo che sono stato investito dalla potenza di Blues Head Me Down e da una miscela di rock’n’roll, funk, blues e soul cantati da un tizio che sembra aver imparato alla perfezioen la lezione di mostri sacri della black music come Otis Redding e James Brown…

Ho pensato “oh cazzo, e questi da dove saltano fuori??”

vintagetroubleCosì, in barba alla crisi mi sono procurato il disco d’esordio che risale ormai al 2011 (sì, lo so, ci sono arrivato tardi) e…l’inizio a 100 all’ora di Blues Head Me Down è un po’ ingannevole perché già dalla traccia successiva il quartetto di Los Angeles si adagia su ritmi meno incalzanti virando quindi in territorio più distante dal rock’n’roll e avvicinandosi al (rhythm and) blues come You Better Believe It o la bellissima Nobody Told Me. Il rock torna a farsi sentire in conclusione con Jezzebelle e l’incalzante Total Strangers.

Questi ragazzi hanno un’anima blues e soul che riporta indietro le lancette dell’orologio di parecchi anni, con coscienza e tanta energia e la “lotta” tra la voce di Ty Taylor e la chitarra di Nalle Colt alla fine risulta essere la vera chiave del successo di questa prova d’esordio, senza naturalmente dimenticare gli ottimi Rick Barrio Dill e Richard Danielson a basso e batteria. Suonano tutti molto bene e Taylor ha una voce davvero invidiabile, l’unica pecca è che sono forse troppo “puliti” e in qualche caso sarebbe meglio badare meno alla forma, ma sono questioni personali e ognuno potrà farsi una propria idea.

Il disco si chiude con la ballatona lunga e struggente di Run Outta You e dopo 40 minuti si chiude lasciandoci comunque soddisfatti e con qualche domanda: quanto c’è di autentico nei Vintage Trouble? Sono davvero la next big thing o sono destinati (anche loro) a finire rapidamente nell’oblio?

Lo scopriremo solo vivendo (cit.), intanto ci godiamo The Bomb Shelter Sessions e aspettiamo…

The Black Keys – El Camino

Posted in dischi, musica by Ares on dicembre 14, 2011

L’attesissimo ritorno di una delle band più importanti degli ultimi 10 anni!

Lanciato dall’ottimo singolo Lonely Boy (accompagnato da un video semplice e geniale) arriva El Camino, ultima fatica dei The Black Keys che solo un anno fa ci avevano fatto drizzare le orecchie con Brothers.

Questi due non sbagliano un disco…questi due non sbagliano assolutamente nulla. Rock e blues e i fronzoli li lasciamo a chi pensa di essere un figo. Gli ingredienti sono sempre chitarra e batteria rumorose al punto giusto; echi blues e psichedelici; un gusto vagamente retro con dei coretti che acchiappano l’ascoltatore e non lo mollano.

Un album che mette voglia di headbanging senza ricorrere a megadistorsioni o assoli di chitarra a 500 note al secondo.  Il duo dell’Ohio gioca coi ritornelli e le citazioni tipo Canned Heat (Gold On The Ceiling a tratti sembra On The Road Again) o una Little Black Submarines che inizia con la chitarra acustica tranquilla come i Beatles nel White Album e quando meno te lo aspetti ti catapulta in un caotico muro di suono che ricorda certi rumorosi live degli anni 70.

Spingono come pazzi eppure sono sempre controllati, evitano di farsi travolgere da loro stessi, e questo è segno di grande, grandissimo talento.

C’è ancora vita nel rock’n’roll…

Joe Cocker – Mad Dogs and Englishmen

Posted in concerti, dischi, musica by Ares on gennaio 19, 2011

Joe Cocker, il Leone di Sheffield, uno di quei personaggi baciati dalla fortuna, la Dea Bendata che ringraziamo per aver fatto si che potessimo ascoltare una delle voci più straordinarie nel panorama rock-blues-soul-quel che vi pare.

Alla fine degli anni 60 Joe aveva esordito con una cover dei Beatles, quella With a Little Help From My Friends divenuta uno dei simboli di Woodstock nel 1969.

Qualche mese più tardi Joe s’imbarca in un tour accompagnato da una band da infarto, l’intuito dei capi della casa discografica fa anche in modo di avere una troupe cinematografica al seguito…

Il risultato?

Ovvero la testimonianza di come una band straordinaria (capitanata da Leon Russell) seppe prendere brani dei Beatles, Rolling Stones, Leonard Cohen, Otis Redding e molti altri, per riadattarli alla voce di un ex benzinaio di Sheffield che canta(va) il blues e il soul e in genere la musica “nera” come nessun bianco prima di lui.

Mad Dogs & Englishmen è uno dei migliori album live di ogni tempo, altro simbolo dell’epoca d’oro a cavallo tra anni 60 e 70. Honky Tonk Women, Cry Me a River, Bird On a Wire, I’ve Been Loving You Too Long, The Letter, Delta Lady sono solo alcune delle gemme presenti nell’album.

Albume che e’ stato appena ristampato con i soliti inediti tra cui, appunto, With a Little Help From My Friends che chissa’ per quale motivo non figurava nell’edizione originale.

Che aspettate? Ascoltare! Subito!!!

Eric Clapton – Clapton

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 2, 2010

Sapevo dell’arrivo di quest’album, non era mia intenzione averci a che fare, ma mi è capitato tra le mani per puro caso e mi son detto “sentiamo un po’ se il vecchio Eric sa ancora incantare“…perché ho un problema serio con Clapton, non sto a raccontarvi i dettagli, ma sappiate che io e lui abbiamo una faccenda in sospeso. Ce l’ho anche con Mark Knopfler, ma non importa.

Dicevo, nuovo album intitolato semplicemente “Clapton” (che fantasia…).

Ci sono dinosauri che ancora scrivono cose di ottimo livello (Neil Young e Richard Thompson) e vecchi che scavano nel passato come Robert Plant ed Eric Clapton e in quest’ultimo caso la ricerca è basata sul gusto personale, non c’è nessun intento di archeologia musicale. Tra jazz e blues, con tutta la calma del mondo, Clapton ci trasporta nel sud degli Stati Uniti recuperando brani della tradizione e qualche cover di qualche amivo (JJ Cale tanto per cambiare…)

Il problema fondamentale è che queste cover in fondo non dicono poi tanto. Un altro problema è che si sente poco quello che Clapton sa fare meglio ovvero suonare la chitarra. Certo, suona tutto perfetto, la band e i fiati, Eric canta meglio del solito e tutti svolgono il loro compito in maniera egregia.

E allora?

Un buon esercizio di stile che non aggiunge nulla alla storia di Clapton. Disco elegante e ben suonato (e ci credo, con quella sfilza di pesi massimi che lo accompagnano primo tra tutti Doyle Bramhall II e Wynston Marsalis), ma fin troppo curato, tanto che sembra di ascoltare una versione riveduta e corretta di From The Cradle. Restano alcune perle come River Runs Deep e la conclusiva Autumn Leaves che risulta il pezzo più ispirato dell’intero disco.

In sostanza Clapton è bravo, il nuovo album è ok, ma nelle ultime settimane sono stati pubblicati dischi ben più interessanti.

The Black Keys – Brothers

Posted in dischi, musica by Ares on agosto 26, 2010

Nuovo album anche per i Black Keys che sembrano sempre più in una fase di delirio compositivo.

Delirio estremamente positivo…

Band e progetto tra i più interessanti di questi ultimi anni, i Black Keys non riescono a fare a meno di sorprendere l’ascoltatore ignaro della loro esistenza. Una batteria e una chitarra e blues che scorre nelle vene. Blues acido e che puzza dei miasmi ammorbanti delle città americane…reminiscenze psichedeliche…chitarre ricche di fuzz e batteria che sembra registrata in una caverna…vaghi echi di soul…sono forse loro la vera, autentica next big thing della musica americana?

Difficile dirlo. L’unica certezza è che sono di diritto nel ristretto gruppo delle realtà musicali davvero interessanti d’Oltreoceano e Brothers è solo il nuovo capitolo della loro storia.

Non si può rimanere indifferenti all’ascolto di Everlasting Light, Sinister Kid, The Go Getter e Tighten Up…proprio non si può. C’è qualcosa di magnetico e malefico nei Black Keys, per questo mi piacciono, per questo vi consiglio questo loro ultimo, ottimo lavoro…e anche quelli precedenti come Attack & Release.

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