Le Grandi Recensioni

Dream Theater – The Astonishing

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on gennaio 27, 2016

È tradizione consolidata di questo blog che in occasione di un nuovo lavoro dei Dream Theater io lasci la parola a uno dei massimi esperti mondiali sull’argomento, il professor Crotaloalbino. Quindi, ecco a voi la recensione di The Astronishing, tredicesimo album della band di John Petrucci e soci. Buona lettura.

Per la serie: Fave di Fuca in formato audio…

theastonishing-dt
Raddoppia la tua libertà intestinale con i Dream Theater, hey! Se per caso dovessi trovarti ad affrontare un brutto caso di intestino pigro e se tale condizione ti tormentasse da più a lungo del previsto, be’, vecchio mio: puoi recarti presso il tuo rivenditore di ciddì di fiducia, tirare fuori un paio di dieci euri – o quello checcazz’è – e procurarti la tua copia del doppio disco in studio della più celebre prog-metal band del pianeta. Dopo non dovrai far altro che sfanculartene a casa, massaggiandoti il ventre mentre copiose gocce di sudore freddo ti imperlano la fronte, ficcare il primo dischetto nel lettore e lasciare che le cose accadano.
E non preoccuparti di nulla, razza di bastardo: se non ti si stura il culo col primo cd, c’è sempre quell’altro ad allietare i tuoi padiglioni auricolari e a oliare le pareti del tuo colon.
Qualora anche al termine del secondo ciddì non dovessi riuscire a liberarti di quel paio di chili di stronzi che opprimono le tue budella, be’, amico, non so proprio cosa aggiungere. È possibile che tu abbia gusti musicali di merda, oppure potresti essere messo davvero male… o entrambe le cose. Sì, insomma, ti toccherà chiamare la guardia medica, ti porteranno al pronto soccorso in ambulanza e lì ti ficcheranno un grossissimo tubo fottuto dove non batte il sole per aspirare fuori tutto il cioccolato. Ah, ora che ci penso, ci sarebbe anche un’altra soluzione per te, cara la mia testina di guano di condor: potresti provare a cospargerti le mani di super-colla a presa rapida, attaccarti a un tornio, farlo andare alla massima velocità e sperare che l’effetto centrifuga sortisca il risultato sperato.
Ciò detto, alla fine, la curiosità ha avuto la meglio su di me… come sempre. E anche se un po’ me ne vergogno, mi sono procurato una copia di “The Astonishing” dei Dream Theater.
Gran bella copertina, per carità. Diciamo che i problemi, come al solito, cominciano non appena si preme il tasto “play” e lo squacquerone sonoro comincia a invadere la stanza.
Qual è la differenza fondamentale tra questo disco e quelli che lo hanno preceduto? Fondamentalmente, qui si ha a che fare con composizioni più brevi – la canzone più lunga dura 7 minuti e 41 secondi. Il che, dal mio punto di vista, è un colossale passo avanti rispetto al passato recente, dato che si riesce a seguire le singole composizioni senza cadere in preda a violenti conati e ritrovarsi rannicchiati in posizione fetale nell’angolo della stanza più lontano dai diffusori acustici.
Inoltre, da quello che sento, potrei addirittura spingermi ad affermare che questo è il disco più pop che i Dream Theater hanno pubblicato dai tempi di “Falling into Infinity” (che, va detto, è l’ultimo lavoro che sono riuscito ad ascoltare da cima a fondo). A tratti si ha quasi l’impressione di avere a che fare con un musical, con sezione d’archi e tutto quanto.
Bon, dai, tirando le somme, quello che ho sentito all’interno di “The Astonishing”, sono i seguenti elementi buttati dentro a un frullatore: Les Miserables, Meat Loaf, Three Sides to Every Story degli Extreme, The Final Cut dei Pink Floyd, Song for America dei Kansas, EL&P all’inizio di “A Life Left Behind” e… il dolce confetto Falqui.
WILL IT BLEND?
At the end of the day, possono aver placcato tutto quanto con uno spesso strato di oro colato MA si tratta comunque di merda. Ciò detto, vado ad appoggiare i glutei sulla tazza del wc in compagnia della Settimana Enigmistica.
Ciao.

Grazie, professore.

Dream Theater – Dream Theater

Posted in dischi, mezze stroncature, musica, richieste, stroncature by Ares on settembre 24, 2013

È uscito il nuovo album dei Dream Theater, intitolato “Dream Theater”.

Dream-Theater-1

Dato che non posso certo ritenermi un profondo conoscitore delle gesta di Petrucci e soci ho chiesto aiuto (ancora una volta) all’Ill.mo prof. Crotaloalbino, massimo esperto mondiale dei Dream Theater e già autore di due recensioni che hanno avuto un successo straordinario (le trovate qui e qui).

Buona lettura.

Erano settimane che attendevo con grande trepidazione che arrivasse il 24 settembre per correre al locale negozio di dischi e comprarmi il ciddì più atteso dell’anno: l’ultima fatica-sgommosa omonima dei DREAM THEATER! Non ne potevo davvero più così stamattina ho telefonato a scuola, mi ha risposto la segretaria acida a cui vorrei spaccare la faccia con un maglio e le ho detto: “Senti qua: oggi non vengo a lavorare, di’ agli sbarbi che ripassino quello che gli ho dato da ripassare e che ci vediamo domani. Anzi, no: digli proprio che mi prendo tutta la settimana di ferie. Mandatemi pure la visita fiscale a casa tanto non me ne frega una merda. Come perché? Sono cazzi miei. Anche se mi licenziate, ho comunque un fracco di soldi in banca e posso vivere di rendita e allevare irish setter e levrieri afghani da regalare ai bambini ciechi. Chiudi il becco che non ho finito, troia! No, non me ne frega un cazzo del preside che deve parlarmi, io c’ho da fare e non voglio rotte di coglioni. Ci vediamo lunedì prossimo, sempre che mi scenda il culo di venire, altrimenti cercate un altro che spari cagate al posto mio. Ciao. No, non chiamatemi tanto non rispondo e adesso scusa ma c’ho la Limo che mi aspetta giù da basso. Buona giornata e vaffanculo.”

Ho chiuso la comunicazione, sono sceso di corsa, sono montato sul mio Ciao Piaggio elaborato e sono partito pedalando a tutta forza per guadagnare in ripresa. Sul marciapiede c’era una vecchia che camminava nel senso opposto al mio. Mi ha guardato in un modo che non mi è piaciuto nemmeno un po’ così, appena l’ho incrociata, le ho tirato un cartone in bocca e l’ho fatta rotolare sull’asfalto. “UNA PENSIONE IN MENO, STRONZA BEFANA DEL CAZZO! HO CONTRIBUITO ALLA RIDUZIONE DEL DEFICIT!”, ho urlato mentre mi allontanavo a 36 chilometri all’ora (sempre pedalando per guadagnare in ripresa) con la vecchia che continuava a rotolare sulla linea di mezzeria.

Ho fatto irruzione nel negozio di dischi, letteralmente entrandoci col Ciao e schiantandomi su un paio di scaffali.

“Cosa cazzo sta succedendo?”, la tizia cicciona dietro la cassa aveva la mano davanti alle labbra e un’espressione a metà strada tra la furia e lo stupore.

“Niente,” le faccio io,“sto solo facendo le prove per il gran premio di motocross urbano che organizzano per la sagra del cabernet di Ciconicco in provincia di Udine. Che razza di domande idiote, stupida cogliona.”

“Ah, allora è tutto ok.”, fa lei, “Ti serviva qualcosa?”

“Certamente!”, sputazzando per terra, “Muovi quel culaccio flaccido e dammi l’ultimo disco dei Dream Theater che è uscito oggi.”

“La farmacia,” la tipa alza l’indice e mi indica la strada, “è a cinquanta metri da qui. Se non vai di corpo da una settimana, lì ti vendono ogni genere di purgante disponibile sul mercato.”

“Potresti essere più stupida di quanto ti trovi a essere?”, calcio volante in piena figa, “Credi forse che non abbia già provato a sbloccarmi l’intestino con una serie di clisteri da elefante? Non c’è stato un cazzo da fare, i rimedi chimici mi sono stati utili come la vulva di Rosy Bindi. A questo punto non mi rimane che la soluzione sonora e affidarmi alla speranza che vada tutto per il verso giusto, incrociando le dita. Questa è l’ultima spiaggia, povera cagna bevicazzi.”

“Potevi dirlo subito,” si è alzata faticosamente, grattandosi tra le gambe, “che questo era l’ultimo domicilio conosciuto per il tuo culo intasato. Non avrei fatto tante storie. Che edizione vuoi? Doppio vinile con bluray, poster e miniatura della batteria di Mike Mangini con settantanove tom, cinque grancasse e ottantasei differenti tipi di cimbali?”

“Dammi lo stronzo cd normale, preferisco sputtanarmi la grana in troie e birra.”

“Ok, sono quattordici euri; con lo sconto quindici.”

“Razza di ladri, luridi delinquenti schifosi… cosa mi tocca fare per cagare.”, ho afferrato il cd, me lo sono infilato nelle mutande, ho raccolto il mio Ciao Piaggio elaborato (originale 45 km all’ora, elaborato 52) dal mucchio di detriti sul pavimento e me ne sono sfanculato a casa con la mia costipazione.

“HEY, CHI RIMETTE A POSTO QUESTO CASINO?”, la cicciona dietro il bancone.

“CAZZI TUOI, SFILATINA! IO DEVO ANDARE DI CORPO!”, le urlato dietro, prendendo velocità.

Sono arrivato a casa, ho dato una scorsa ai titoli sulla copertina, “False Awakening Suite” come traccia numero uno.

Assolutamente perfetto, ho pensato, la parola “suite” evoca escrementi da sempre. Ho tirato un cartone al jewel-case, accompagnandolo con un bestemmione orrendo, e ho estratto il dischetto. L’ho ficcato nel lettore, “È meglio che funzioni, figlio di troia.”, ho biascicato, “Mi sei costato quindici euro, l’equivalente di tre birre di mezzo.”

Ho premuto “play”, quindi mi sono messo sui blocchi di partenza, in direzione del cesso, pronto.

I diffusori hanno emanato una roba fetentissima, una specie di colonna sonora di Terminator Due misto a Trono di Spade con violini, voci sintetizzate AHHHH OHHH, uno squacquerone immondo.

Immediatamente ho sentito qualcosa muoversi nella parte finale del colon.

“Ci siamo!”, ho sibilato a denti stretti mentre una goccia di sudore mi colava dalle tempie fino alla guancia e giù sul mento.

PARAPPA PARAPPA PARAPPA PAPPA PARAPPA!

“Merda chiama merda… forza…”

Proprio in quel momento, qualcuno ha suonato il campanello. Giusto all’inizio di “The Enemy Inside”. Ho bestemmiato come un barbaro. Mi sono alzato in piedi con uno stronzo della stessa consistenza di un dolmen in fuorigioco e, in modo piuttosto maldestro, sono arrivato in qualche modo alla porta.

“Chiccazz’è?”, ho stretto le chiappe manualmente.

“La tua vicina canadese del Saskatchewan.”, continuava a battere con insistenza il pugno sulla porta, “Abbassa quella merda!”

“Non posso, adesso.”, ho vociato, “Vattene a fare in culo, stronza!”

PIRIRPIPPIPIRIRPPI-SDRAAA-RA-RAAAA-PIRIRPIRIRPIPPI! Cinque cambi di tempo in trenta secondi, archi sintetizzati, “OVER AND OVER AGAIN, I RELIVE THE MOMENT…”

Un Tremendo spasmo intestinale mi ha fatto piegare in due.

“Chiamo i carabinieri se non abbassi quella ferraglia!”

Ero ormai riverso a terra che cercavo di strisciare verso il bagno, in preda ai crampi. “CHIAMA IL CAZZO CHE TI PARE, I POMPIERI, L’ESORCISTA, VECCHIA DI MERDA, IO DEVO CAGARISSIMO!”, a carponi mi sono trascinato fino alla tazza mentre, nella stanza accanto, si stava scatenando un tifone di squacquera. Sono riuscito ad accomodarmi appena in tempo: il mio culo è esploso: una Fukushima di stronzi, uno tsunami di feci, un terremoto di gas, un geyser di merda.

PIRIPIPPIPPI!

Un’altra scarica di liquame. Ero ormai allo stremo, ma mi consolavo pensando che, in breve tempo, sarei stato un uomo nuovo: finalmente libero dallo stonehenge di cioccolato che mi gravava nell’intestino.

Un quarto d’ora di idrospurghi dopo, seduto sul trono e aggrappato al termosifone, mi sono messo alla ricerca della forza per riuscire ad alzarmi in piedi, madido di sudore e pago.

“OK, È TUTTO! TI BECCHI UNA QUERELA PER DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA!”, la mia vicina non voleva darsi per vinta, non c’era verso. Del resto, come potevo biasimarla? Superi le settanta primavere, ti stai godendo la pensione dopo una vita di lavoro, non rompi i coglioni a nessuno dato che ti accontenti di lavorare a uncinetto e il tuo vicino di casa ti manda a puttane il centro tavola sparandoti a volumi inauditi un concentrato di emesi sonora?

“Tranquillona, vecchia!”, le ho urlato mentre mi passavo la carta in mezzo alle chiappe (mai della consistenza giusta: o è troppo dura, o slitta. Così imparo a comprare i rotoli all’hard discount per risparmiare), “Mi sono mondato, adesso spengo ‘sta merda, giustizia è fatta. La pace è come me!”

“TI CONVIENE FARLO E ANCHE ALLA SVELTA, BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA!”

Ho sorriso e sono andato, claudicante, quasi rotolando, nell’altra stanza.

PIRIPIPPIPPPIPPPIPPIPPPIPIPIPPI!

Il display del CD segnava “The Looking Glass”, ho fermato la catasta di merda, ho estratto il dischetto e, proprio mentre stavo per lanciarlo fuori dalla finestra, ci ho ripensato. Sono tornato in cesso, ho aperto l’armadietto del pronto-soccorso e l’ho ficcato dove, di solito, tengo la mia scorta personale di Guttalax.

“La costipazione è qualcosa di imprevedibile come i terremoti.”, ho esclamato richiudendo lo sportello.

Grazie, professore.

Steve Harris – British Lion

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on settembre 21, 2012

Dopo oltre trent’anni di militanza negli Iron Maiden, il bassista Steve Harris decide di abbandonare la sua creatura e dedicarsi a un album solista, e accompagnato da qualche amico produce British Lion.

Un rapido ascolto mi ha fatto infine capire che The Final Frontier è solo colpa di Harris. I primi brani di British Lion vagano in un territorio che strizza l’occhi a certo alternative metal, e in qualche passaggio sembra fare il verso a qualche episodio dei Tool. Poi da The Chosen Ones in poi si ritorna (più o meno) in ambito più vicino alle sonorità Iron Maiden che il nostro eroe conosce molto bene.

Ma…il tutto è tremendamente privo di verve che rende quest’album assolutamente inutile, e il problema principale di questo British Lion è la voce di tale Richard Taylor (nessuno sa chi sia) che non svetta e soffre terribilmente in un contesto rock di questo tipo, finendo, inevitabilmente, col trascinare verso l’abisso l’onesto lavoro della band. Ho l’impressione che ci si sia accontentati del risultato iniziale, senza cercare qualcosa (e soprattutto qualcuno) che potesse in qualche modo migliorare l’album.

Ascoltarlo è inutile, meglio affidarsi all’usato sicuro, da Iron Maiden a Seventh Son Of a Seventh Son.

 

Paul Di’Anno – The Beast

Posted in libri, mezze stroncature by Ares on agosto 21, 2012

Da molto tempo mi ero promesso di leggere l’autobiografia di Paul D’Anno, indimenticata voce solista dei primi Iron Maiden, quelli dei due capolavori iniziali della band Iron Maiden, appunto e Killers.

Così, dopo aver letto le 349 pagine della vita, degli eccessi e della follia di questo signore inglese di mezza età eccomi a spendere due parole a proposito delle pagine lette.

Intornoo a pagina 20 ho mandato un SMS a chi me lo aveva consigliato scrivendo cose tipo “aiuto, non è possibile…”

A pagina 100 ho pensato “va bene Paul, quando sei ubriaco marcio e strafatto di cocaina rompi i coglioni e scateni risse, distruggi gli alberghi, picchi come un selvaggio i tuoi amici/fans/collaboratori/mogli/fidanzate…e poi?”

A pagina 200 ho formulato lo stesso pensiero con l’aggiunta di “ma vaffanculo, che palle…”

A pagina 300 non vedevo l’ora di chiudere The Beast, così ci ho dato dentro e ho finito, e ho letto la cosa che più mi ha fato incazzare: la sua “conversione” e la scoperta della religione (in questo caso l’Islam, ma altri testimoni giurano che lo abbia fatto anche con il cristianesimo, l’ebraismo e altro), come un novello San Paolo folgorato sulla via di Damasco.

Io, a queste cose NON credo. Mai. Il lupo non diventa mai pecora. Specialmente uno che per 30 anni non ha fatto altro che vivere come un delinquente godendo della gloria riflessa di due album-capolavoro e poi sfornando cose che, boh, personalmente non ritengo assolutamente memorabili.

Soprattutto non è possibile credere a un bugiardo reo confesso: per carità, le storie che racconta sono anche divertenti e grottescamente disgustose e proprio per questo puzzano di falso.

La delusione sta nel fatto che di musica si parli veramente poco e mai in modo esaustivo. Per questo ci sono molte (auto)biografie rock di gran lunga migliori. Mi ha fatto però piacere leggere i suoi pensieri riguardo la vecchia band, i giudizi su Steve Harris, Bruce Dickinson, Adrian Smith (sono d’accordo con lui, il miglior chitarrista degli Iron Maiden) e Dave Murray. Ed è giusto dare il credito che gli spetta per aver contribuito a plasmare i due album sopracitati, colonne portanti dell’heavy metal britannico.

Ma quando leggo parole di pura autoesaltazione e le confronto con le impietose testimonianze che si trovano in rete (recensioni varie e video in youtube) allora dico “no, Paul, basta dire cazzate”…un caso patologico, un tizio che aveva davvero talento purtroppo non supportato da un cervello adeguato.

In ogni caso il libro merita la sufficienza piena: se volete leggere di sesso e droga fa per voi. Se invece vi interessa anche la musica probabilmente ne resterete un po’ delusi come il sottoscritto.

Rammstein live in Dublin, O2 Arena 27-02-2012

Posted in concerti, musica by Ares on febbraio 29, 2012

Direttamente da Dublino la recensione di Gesù di Cloverfield che ha pensato bene di andare a vedere cosa combinano i Rammstein dal vivo.

Buona lettura.

Fuoco, petardi e smerma.

C’è una cosa che va detta dei Rammstein: non se ne può parlar male prima di averli visti. Dopo se ne ha tutto il diritto ma con cognizione di causa, almeno quello.
Cosa intendo dire? Semplicemente che musicalmente non sono e non saranno mai niente di sconvolgente, sono forse la miglior espressione del decadentismo teutonico, ma questo non fa dei Rammstein né i nuovi Pink Floyd né i nuovi Korn. Loro viaggiano lì in mezzo, in un limbo non chiaro tra suoni esageratamente pesanti su brani esageratamente semplici, con un “coso” che finge di cantare e altri 5 che basano la musica sul rumore per confonderti le idee.

Ma i Rammstein non sono solo questo, non penso nemmeno che siano nati per far dire alla gente “cazzo come suonano bene, sembrano i Dream Theater”, direi che sono fondamentalmente l’esatto opposto. Trovo moltissime analogie tra loro e il progetto Marilyn Manson, o gli Slipknot, sebbene questi ultimi musicalmente abbiano i coglioni sviluppati al cubo anche rispetto al teatro dei Sogni.

Il punto è, ci arrivo, che il “baraccone” Rammstein è assolutamente impareggiabile: luci, fuochi, petardi, bengala, fischiabbotti e sperma finto fanno del loro show il miglior spettacolo rock degli ultimi 4000 anni circa. Tedescamente cupi, tedescamente attenti alle perversioni del mondo (confrontate un porno tedesco con uno americano, per intenderci), tedescamente solenni quando serve, tedescamente geniali (ricordiamoci dei Kraftwerk, suonano 4 Macintosh, eppure…), il live “Made in Germany 1995-2011” si snoda lungo tutto il repertorio del gruppo, aprendo addirittura con Sonne, cosa che assolutamente non mi aspettavo, salta brani che uno si aspetterebbe, tipo la cover di “Stripped” dei Depeche Mode che li ha resi noti ai più, viaggia bello gagliardo per più di due ore, con pause tecniche legate alla scenografia assolutamente impressionante che i sei finti-nazisti portano sul palco.

Punti degni di grande nota:
– decisamente l’apertura, con loro che arrivano da un lato del parterre con tanto di fiaccole e poi giungono al palco passando per un ponte sceso dal soffitto della O2 arena (robe da matti), e parte Sonne…
– Feuer Frei sempre impressionante con loro che indossano maschere lanciafiamme
– Mein Teil, per il senso della canzone e per quello che sono in grado di mettere in scena ogni volta, il calore delle lanciafiamme che Till Lindemann usa per “bollire” Flake si sentiva fin su da noi sugli spalti, specie il secondo (a metà canzone pareva giusto usare un lanciafiamme più grande)
– Ohne Dich, suonata praticamente nel parterre davanti al mixer, non ho visto un cazzo ma resta la loro migliore canzone
– Amerika, sempre coinvolgente, fiamme, fumogeni e coriandoli come fosse carnevale in Islanda
– Engel, come da foto…quando vedi un concerto in cui uno esce con due ali lanciafiamme di quel tipo sai che non hai speso male i tuoi soldi, potrebbe anche suonare le canzoni di Al Bano, anche se non mi vedo Al Bano in mezzo a dei lanciafiamme (o meglio, ce lo vedo ma per altri motivi)
– Pussy, il finalone. Se a qualcuno dei presenti fosse stato ancora in testa il dubbio su quanto pacchiani siano e vogliano essere i Rammstein, la canzone finale fuga ogni dubbio, o figa…casino, cannone a forma di cazzo che spara finto sperma sul pubblico, il tripudio del perché a me piacciono i Rammstein.

Perché mi piacciono i Rammstein? Perché sono cafoni, buzzurri, decadenti, ma hanno nonostante tutto qualcosa da dirti…se lo fanno per farsi fighi o no son cazzi loro, leggetevi il testo di Wiener Blut, pensate a cosa parla e poi possiamo ridiscuterne. Riagganciandomi ad un post precedente, credo che mi piacerebbe molto vedere i sei tedeschi in cima al cannone sparasperma diretto contro un gruppo che fa “Pipipipipipipipipipiririririripipipipipipi”. Non contano le note al minuto, ma quanto emozioni la gente, e pur essendo strani e con le gonadi decisamente piene, a me questi sei malati di mente son piaciuti tanto. O quantomeno i loro petardi, o lo sperma, chissa’…

Voto: alla musica N/C (è inutile, anche se devo dire che non hanno suonato male, anzi..la qualità audio era lodevole e loro belli precisi, ma non penso che sia una cosa che interessi né a loro né a me), allo show 10 con lode, non ho mai visto Alice Cooper farsi decapitare, ma ho visto flambare uno sul palco, non mi sembra comunque male.

 

Gesù di Cloverfield

 

Grazie mille!

Dream Theater live in Pordenone 20/02/2012

Posted in concerti, musica, stroncature by Ares on febbraio 21, 2012

Come  l’altra volta ho affidato un compito ben preciso al Professor Crotaloalbino che, gentilissimo, ieri sera si è recato al concerto dei Dream Theater e mi ha scritto la fredda cronaca della serata nonché un’attenta analisi dell’esibizione live della band di Petrucci e compagnia bella.

Buona lettura.

Siccome sono ricco da far schifo, ho deciso di sputtanarmi quarantasei euri per assistere al concerto dei Dream Theater. Per me è uno status symbol: butto la mia grana nel cesso allo stesso modo in cui altri bastardi danarosi si accendono i sigari cubani con le banconote da dieci euro prima di fare i gargarismi col Dom Perignon.
Insomma, mi sono recato al punto vendita della livenation, ho guardato la femmina dietro il desk e le ho detto “Un biglietto per il concerto dei Dream Theater del 20 Febbraio, grazie.”
E quella: “Come?”
E io: “Ho detto che voglio un biglietto per il concerto dei Dream Theater. E anche alla svelta. Muovi il culaccio, puttana!”
E lei, capendo che sono uno che ha la grana: “Ah, ok. Sei fidanzato?”
E io: “Povera cagna bevicazzi, quelle come te le riconosco subito. Niente sentimento, solo materialismo. Dammi il mio fottuto biglietto e vattene due passi a fare in culo.”
Lei: “Sono qurantasei euro, prevendita compresa, signore.”
Le ho dato un cinquanta, “Tieni il resto.”, ho ruttato e sono uscito.
Le ho spezzato il cuore. Ma tanto a me?
Bon, è arrivato il 20 Febbraio, ok? E io sono andato al concerto perché ho pensato: “Ho pagato, il concerto potrebbe essere ok… hai visto mai? Al limite, prima di entrare, mi faccio quei 20-30 cabernet e 10 crostini col crudo così anche se è una merda, faccio finta di niente.”
Ed è andata esattamente così: cabernet più crostini nel pre-concerto ed entrata in palazzetto in equilibrio precario.
Inizialmente mi sono piazzato vicino al mixer perché ho pensato “Questo è il posto dove si sente meglio…”, poi mi sono rotto i coglioni di stare in piedi e ho visto che c’era qualche sedile libero vicino al palco così, con grande fatica, mi sono arrampicato a quattro zampe fino a lì e mi ci sono svaccato.
Prima dei Merd Theater, lì, come si chiamano, ha suonato un altro gruppo americano mai sentito nominare prima, i Periphery. Adesso non è che sono sicuro di quello che dico, non vorrei sbagliare ma mi pare che il nome, tradotto, significhi “sborra”.
Ho pensato “Ma guarda questi quanto avanti sono… hanno scelto di chiamarsi Sborra.”
C’era uno vicino a me che continuava a fare foto al palco con una macchina fotografica reflex con un obiettivo lungo un metro. L’ho guardato, lui si è accorto che lo stavo osservando e mi fa: “È una Leica”.
E io: “Lo sapevi che Periphery vuol dire sborra?”
E lui: “No, sul serio?”
E io: “Non si finisce mai di imparare, vecchio.”
Hanno iniziato con la loro mezz’oretta e, francamente, non ci ho capito un cazzo ma sono pronto a scommettere il culo che non è stato per via del cabernet, nossignore. Il problema è che questi avevano tre chitarristi e ognuno suonava la merda che gli pareva perché dovevano far vedere che erano bravi e tutto quanto, tapping, scale, riff a pattern di cinquanta note, bassista con basso a quindici corde… mi hanno scassato i coglioni in cinque minuti netti.
Bon, fortunatamente a un certo punto hanno abbassato il telone con il loro logo, se ne sono sfanculati via e hanno lasciato il posto agli headliners, ok?
Prima roba che ho notato: la batteria aveva tre casse, venti tom, quindici octoban, due rullanti (uno posizionato sui tom), una mezza dozzina di pad, una mitragliata di piatti e un gong.
“Ho il cazzo più lungo del batterista, garantito al limone.”, ho pensato.
Mi sono girato verso il tipo con la macchina Leica e gli ho fatto: “Io ho il cazzo più lungo di Mike Mangini.”, quello mi ha guardato strano. Allora ho aggiunto: “Tranquo, non sono frocio. Mi piace la figaccia unta, ahahahahahahahahahahahaha!”, poi ho ruttato per fargli capire che era vero e non una posa. Lui mi ha creduto.
Comunque, no? Inizia il concerto dei Merd Theater, ok? Cartoni animati con draghi cinesi e effetti sonori.


Mi sono girato di nuovo verso quello con la Leica: “Ti hanno dato gli occhialini 3D? Sul mio biglietto della live c’è scritto che li avrebbero distribuiti gratis all’entrata. Ma a me non hanno mica dato un cazzo. Senti qua: io sono un avvocato. Un avvocato cazzutissimo. Se per te è ok, valuto se fare causa.”
Ci ha creduto.
Coglione.
Intanto sul palco i Merd suonavano duecento note al secondo senza muoversi di un centimetro, piripiripiripiripiripiripippippì. E il pubblico “PETRUCCI! PETRUCCI! PETRUCCI!” e Petrucci: PIRIPIRPIRIPIRIPIRIPIRIPIRI! Ancora più veloce di prima.
Butto l’occhio un po’ più in là: Jordan Rudess si è fatto crescere un pizzetto bianco lungo trenta centimetri perché è diventato un budino di uomo totale. Ha una panza da birra schifosa.
Mi sono messo a ridere da solo per via della panza di Rudess.
Mentre ridevo, questo ha preso un keytar a forma di arpa e ha iniziato a suonarci ancora più note di Petrucci: PIRIPIRIPIRIPIRIPIRIPIRIPIRPIRIPIRIPI!
E Petrucci: “Col cazzo! Vado più veloce io!” PIRIIPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRPIRIPI!
E Rudess: “Ma il mio vuole essere un tributo a Sandy Marton in acido, guarda, c’ho pure il keytar a forma di merda!” PIRIPIRIPIRIPIRPIRPIRPIRPIRPIPRIPRIPIRI! “E faccio piripippipippì anche da dietro la schiena, occhio…” PIRIPRIPIRPIRPIRPIRPIPRIPRIPRIPIRPIPRIRIRIRIPIPIPIPPPI!
Giunti a questo punto, nonostante il cabernet in circolo, mi sono reso conto che c’era qualcosa che non funzionava all’altezza dei miei testicoli. Proprio mi si stava aprendo lo scroto in tre punti.
Ho guardato l’orologio, mi sono girato verso quello con la Leica e gli ho fatto, in dialetto: “Me son scassà i coioni!”, lui si è messo a ridere. Cazzo ridi, stronzo?
Assolo di batteria, terzine, quartine, rulli doppi fatti con una sola mano, altre quartine, octoban, rulli tripli con la mano sinistra sola, doppia cassa, ruspa sound. Pubblico: “MANGINI! MANGINI! MANGINI! MANGINI!”
Non ne potevo più. Davvero.
“This next song is called the spirit carries on.”, tastierone che fanno “UAAAAAAAHHHH!”, Petrucci che ci fa piripiripiripippì sopra, pianoforte… sembrava un brano di The Final Cut, solo che era una merda. Il pubblico cantava ogni parola.
Mi sono addomerntato sulla poltroncina di plastica. Sul serio.
Mi sono svegliato verso la fine del concerto perché anche il tipo della Leica stava urlando “PETRUCCI! PETRUCCI! PETRUCCI!”
Ho bestemmiato, gli ho tirato un destro in bocca e l’ho steso.
Mi sono alzato in piedi. Nessuno si era accorto di niente e, proprio mentre iniziava il bis, me ne sono sfanculato a casa.
Quarantasei euro.
Sono ricco da far schifo.

Grazie Prof, ti devo almeno una decina di birre.

Dream Theater – A Dramatic Turn Of Events

Posted in dischi, stroncature by Ares on settembre 5, 2011

Tranquilli, io questa roba non l’ascolto…ma dopo aver visto uno scambio di battute su facebook a proposito del nuovo album dei Dream Theater ho chiesto di scrivere una recensione per questo umile blog.

Quindi, ecco cosa ne pensa il Professor Crotaloalbino a proposito di A Dramatic Turn Of Events…

C’era una volta un batterista con la testa più grande del suo drum kit che un giorno decise che aveva bisogno di andare in ferie un paio di anni così lo disse agli altri del gruppetto con cui suonava. Ma loro, da quell’orecchio, proprio non ci sentivano un cazzo perciò lo mandarono a fare in culo e anche alla svelta perché erano troppo creativi per non chiudersi in studio subito a registrare un altro capolavoro dell’arte con canze lunghe una settimana. 

Il batterista con la testa gigantesca allora disse: “Seh, tanto a me? Io suono con un altra band un sacco più strafica di voi, sono anche più giovani e hanno anche le groupies, coglioni!”

Senonché le cose non andarono secondo i piani e anche l’altro gruppo più edgy con le groupies e tutto quanto disse al batterista con la testa gigantesca di andare a fare in culo e anche alla svelta. 

Ma questa è un’altra storia che è ancora più interessante… tipo che l’ultima volta che l’ho raccontata al bar, la cameriera che mi stava ascoltando per cortesia è stramazzata di gioia.

Quello che conta è che i musicisti del gruppo che compone canze lunghe mezz’ora con cinquanta cambi di tempo e un cazzigliaio di note al minuto non si sono dati per vinti, hanno tirato su da terra un altro batterista con la testa un po’ più piccola e hanno registrato un altro disco che hanno intitolato “A Dramatic Turn Of Events”.

Lo stesso dovrebbe essere pubblicato la terza settimana di Settembre e c’è un sacco di gente là fuori che, invece che sputtanare i propri soldi in birra e puttane come faccio io, non vede l’ora di andare al negozio di dischi a comprarsi la versione limitata extra-lusso con il dvd del documentario più il vinile, il poster e il modellino in plexiglas della nuova batteria con sette casse, quattro hi-hat, dodici tom, sei timpani, nove china, diciotto ride, quindici crash, undici spash e due gong con il logo e tutto quanto (“Un vero affare! Solo 160 euro ma, col tempo, si rivaluta: è un investimento, hey!”).

Se però uno non riuscisse proprio ad aspettare, be’ può sempre affidarsi a google e alle chiavi di ricerca giuste per scaricare il promo del nuovo capolavoro termonucleare globale dei Dream Theater e goderne fin da subito.

Io, per esempio, l’ho fatto, ok? L’ho scaricato, l’ho scompresso e ho fatto partire winamp. 

In pratica ho tenuto ‘sta roba a volume abbastanza alto per un po’ di tempo mentre ero alla ricerca di porno anal-creampie su xhamster. Esatto: ho usato “A Dramatic Turn Of Events” come una specie di sottofondo-specchietto-per-le-allodole al fine di coprire i gemiti e i grugniti dei protagonisti del porno. Tutto perché sono una persona per bene e non voglio dare fastidio ai miei vicini di casa che, di porno, non capiscono niente… né ne capiranno mai un cazzo, se è per quello, sarebbe una battaglia persa in partenza.

Bon, io non me l’aspettavo ma è andata a finire che è successo un casino. In pratica stavo guardando un negro che rifaceva le pareti del colon a una quando è suonato il campanello di casa. Ho bestemmiato, sono andato ad aprire e c’era la mia vicina di settant’anni con le braccia conserte che mi guardava come si osserva una merda di cane che hai appena pestato con le scarpe nuove.

Mi fa: “Senti qua, brutto figlio di troia onanista che non sei altro. Hai rotto i coglioni con quella squacquera lì, ok?.”
“Cosa? Non so di cosa sta parlando, signora.”, ho detto io, ostentando un’espressione innocente.
E quella: “È da mezz’ora che stai facendo andare questa catasta di merda con quel cazzone castrato che gorgheggia come un cherubino gay di stronzate su gente che vola sulla schiena degli angeli, sui ponti del cielo, sulle illusioni spezzate e sulla merda che sta sotto la superficie. Tutta merda da finti intellettuali che non si drogano e compensano lo sballo con quattrocento scale misolidie una dietro l’altra.”
“Non immaginavo che parlasse così bene l’inglese.”, ho cercato di cambiare discorso.
E la vecchia: “Puoi scommetterci il culo che parlo inglese, stronzo! Sono nata in Saskatchewan! Ma cosa cazzo te lo dico a fare ché tanto non sai nemmeno dov’è. Be’, è in Canada. Adesso spegni quella merda perché preferisco ascoltare una troia che urla STUFF MY CUNT WITH YER CUM, MOTHERFUCKER!”

Ho dovuto darle ragione. Vecchia di merda.

Grazie Prof…

Iron Maiden – live in Codroipo 17/08/2010

Posted in concerti, musica, stroncature by Ares on agosto 18, 2010

Ovvero, “Cronaca della demolizione e fine degli Iron Maiden”.

Dire che avevo enormi aspettative da questo concerto è poco. Dire che aspettavo di vederli dal vivo da una vita è nulla…e mea culpa: troppe volte ho “perso il treno” Iron Maiden e si vede che era destino che finisse come è finita ieri sera.

Subito un paio di cose: tutto quello che è riferito a me nel post dell’amico Basta Con La Droga è verissimo. Aggiungo inoltre che, grazie al mio socio in affari di ieri sera, la serata è stata alquanto divertente e inumidita da millemila birre e annesse cazzate inenarrabili.

Bene, passiamo alla fredda cronaca e a un tentativo di analisi di fatti che non sono in discussione.

Punto primo: il suono. In una parola, ridicolo. Non so cosa sia successo, ma vi assicuro che l’amplificazione degli strumenti è stata la peggiore che io abbia mai sentito, e di concerti ne ho visti a valanghe e in ogni situazione. All’inizio ho pensato “Dickinson non ce la fa più…”, invece la sua voce andava e veniva come tutti gli altri strumenti. Il basso di Steve Harris dov’era all’inizio di Wrathchild??? E le chitarre? Ecco, le chitarre…da tanto male che si sentiva ne è risultato un impasto incomprensibile da cui ogni tanto saltava fuori qualche nota degli assoli. Per chiudere il discorso, vi dico che si sentivano meglio quei cessi dei Labyrinth, unica volta in cui il gruppo supporter si sente meglio degli headliner. A Udine, concerto degli AC/DC dello scorso maggio, le povere Vibrazioni non si sono sentite, ma appena sono arrivati Angus Young e soci il suono era perfetto, mentre ieri sera a Villa Manin è successo l’esatto contrario. Colpa di chi? Boh…e comunque non dipendeva dal fatto che fossi spostato sulla destra, di tutte le persone che ho incontrato il commento unanime sul suono è stato lo stesso: “una merda! Non si sentiva un cazzo!!!” più bestemmie fragorose e infamanti. Da ricordare un tipo sbronzissimo che  mi ha detto piu’ o meno “ma xe un concerto stereo…ti ga da ‘ndar in meso“…

Punto secondo: il pubblico. Le prime tre canzoni le ho fatte in mezzo e ho capito che il grosso dei fans degli Iron Maiden in realtà ha raggiunto lo stesso livello di demenza e di conoscenza e capacità critica del fan medio di Vasco Rossi o Ligabue. Gente che getterebbe i figli nel fuoco o in mano ai preti pedofili pur di difendere l’indifendibile e quì arriviamo alla conclusione e alla parola “fine” sugli Iron Maiden e il loro ultimo lavoro.

Punto terzo: la scaletta. Nelle ultime settimane e mesi gli Iron Maiden non hanno fatto altro che dire “faremo roba nuova dal vivo” e “The Final Frontier è un disco nuovo, diverso, bla bla bla, ci crediamo tantissimo e bla bla bla“…però di questo nuovo lavoro importantissimo, di questa evoluzione incredibile degli Iron Maiden mi viene proposto UNO e UN SOLO BRANO??? No signori, potete prendere per il culo i vostri fan medi o i ragazzini di 18 anni, ma non gente che vi ascolta da 20 o 30 anni. Tutti quei discorsi su The Final Frontier crollano se ne proponete solo una canzone: non ci credete nemmeno voi. Sembrava il tour di Brave New World, e nonostante The Wickerman in apertura sia ottima, il resto è stato imbarazzante. Ok, i “problemi tecnici” di cui sopra non hanno aiutato, ma se non avessi avuto le birre mi sarei addormentato. Ho sentito degli ex metallari che tentano di fare della specie di progressive senza averlo mai avuto davvero nel DNA. In parole povere questa svolta stilistica sembra un tentativo di accalappiare i ragazzini che di vero rock non sanno assolutamente nulla dato che la loro fonte di cultura musicale è e rimane MTV o peggio.

Le chiacchiere sulla “evoluzione” degli Iron Maiden sono un mare di stronzate. Per chi li conosce e li ama The Final Frontier è l’equivalente di Hot Space per i fan dei Queen. E’ inutile star qui e ripetere come pappagalli che nel nuovo album ci sono 3-4 canzoni bellissime (su 10…però, un capolavoro…) perché in cuor vostro sapete benissimo che quello che più vi esalta sono le cavalcate potenti degli Iron Maiden. Voi volete il sangue e la morte autentici, voi volete The Trooper e 22 Acacia Avenue, non ve ne frega un cazzo di El Dorado o The Reincarnation Of Benjamin Breeg. No, signori, voi volete “you haunt me, you taunt me, you torture me back at your lair!” e The Evil That Men Do. E ancora una volta i commenti sono stati unanimi: “scaletta del cazzo, infarcita di stronzate, un’ora e mezza prima di ascoltare 5 classici buttati alla fine tanto per dare il contentino alla gente, 70€ buttati nel cesso“…queste le parole che ho sentito da diversa gente. E questa è la pura, semplice, fredda, orribile e maledetta verità.

Gli autentici Iron Maiden li potete trovare negli album fino a Fear Of The Dark: dopo, il buio (con The X Factor e Virtual XI) e un patetico tentativo di rinascita spacciato per resurrezione a causa di milioni di fans aggregati negli anni 80. Chi si esalta davvero per il terzo millennio degli Iron Maiden farebbe bene a riascoltare Piece Of Mind (un album a caso, ma andrebbe bene anche No Prayer For The Dying a questo punto…) e togliersi la merda dal cervello.

Basta, basta, basta!!!

Almeno son tornato a casa con una maglietta figa, ma la delusione è fortissima e la tristezza anche.

Per me gli Iron Maiden sono morti ieri sera.

Avenged Sevenfold – Nightmare

Posted in dischi, musica, stroncature by Ares on agosto 16, 2010

Incuriosito da un commento al post su The Final Frontier degli Iron Maiden, ho ascoltato Nightmare, nuovo lavoro degli Avenged Sevenfold.

Band che, lo ammetto, conoscevo ben poco, e le ultime notizie che avevo colto erano la morte del batterista e conseguente quasi scioglimento del gruppo. Salvo poi chiamare Mike Portnoy ( proprio quello dei Dream Theater) per sostituire l’amico defunto e registrare un disco che sa tanto di tributo a chi non c’è più.

Sin dall’inizio (la title-track iniziale) si capisce che stiamo ascoltando una megaproduzione: tutto suona pompatissimo, dalla batteria al basso, ai potenti riff di chitarra fino alla voce caratterizzata da slanci animaleschi, ma anche in grado di essere tranquilla e pacata. E mi chiedo: nel metal è pieno di cantanti con notevoli doti che si riducono a urlare o a fare growl…siete ridicoli, sapete? E come mai tutti i dischi del genere suonano tutti uguali?

E pur non rientrando nel genere di musica che preferisco, va riconosciuto agli Avenged Sevenfold di essere una band in grado di suonare e picchiare come è giusto fare. Certo, i richiami a certi Metallica  sono ben evidenti (Buried Alive è un collage di idee copiate dalla band di Hetfield e soci nda); le continue armonie di chitarre stancano e non tutti sono gli Iron Maiden (quelli veri, quelli degli anni 80 e fino a Fear Of The Dark); i ritornelli melodici e certi inserimenti di piano e tastiere non sono esattamente il massimo per me…ma alla fine non e’ un disco che si butta via. Rimane lì a prendere polvere e dopo qualche mese lo si riascolta e avanti così per mesi finché non viene relegato all’ultimo angolo della propria personale discoteca.

Voglio dire, se questo è un capolavoro…il livello nel metal moderno si è paurosamente abbassato: ci sono buone cose, ma anche momenti imbarazzanti come it’s your fucking nightmare urlato nella prima canzone…ma dai…anche Danger Line mi ha lasciato molto perplesso…o la ballad So Far Away che mi ha fatto tornare ai tempi di Wind Of Change degli Scorpions …devo continuare? E Victim non l’avrebbero pubblicata forse nemmeno i Def Leppard, con quel minuto finale di coretti inutili. Tonight The World Dies vorrebbe essere una ballad sofferente, potrebbe piacere ad Axl Rose…come la successiva Fiction…tre ballad una dopo l’altra, ragazzi, ma chi ha scelto la scaletta del disco?

“Buoni” episodi sono Natural Born KillerWelcome To The Family, God Hates Us (anche in questa richiami ai Metallica). Capitolo a parte lo merita la conclusiva Save Me, una roba lunga 10 minuti e passa che…boh, sinceramente non si capisce cosa voglia/possa essere e anche qui i “richiami” (o i plagi) si sprecano, con tanto di coro conclusivo tonight we all die young…ma si fanno ancora ‘ste cose???

Questi copiano, male, da qualsiasi cosa: Metallica, hair-metal, NWOBHM, eccetera. Secondo me si ispirano a Chinese Democracy (il disco peggiore della storia nda). Buttano idee a caso, tanto il mondo e’ pieno di gente che ci casca e di band che hanno successo per motivi misteriosi (cito, a caso, i Poison o i Pretty Boy Floyd tanto cari all’amico BCLD).

E questo dovrebbe essere un capolavoro?

Ozzy Osbourne – Scream

Posted in dischi, mezze stroncature, musica, stroncature by Ares on luglio 7, 2010

Il mangiapipistrelli è tornato…

Tra una puntata e l’altra del suo show, una litigata e un divorzio da uno straordinario chitarrista, e i soliti affari con la sua pazzia, Ozzy Osbourne trova il tempo di registrare e pubblicare un nuovo album.

Per la cronaca, Scream è anche il titolo di un album dei Tokyo Hotel e dell’ultima merdata fatta da Chris Cornell sodomizzato da Timbaland…

E il disco di Ozzy non è che sia poi tutta ‘sta gran roba…e non credo sia nemmeno colpa del fatto che Zakk Wylde abbia lasciato il vecchio eroe del rock, un eroe per la verità ormai troppo lontano dai fasti del passato e troppo simile a una caricatura.

Non tutto è da buttare di questo Scream: il nuovo chitarrista Gus G si fa apprezzare pur non essendo un asso della seicorde come Zakk Wylde; la voce di Ozzy in alcuni momenti è ancora travolgente. Ma sono le canzoni che mancano e non hanno autentico mordente: scordatevi No More Tears o momenti di autentico genio come i meravigliosi Blizzard Of Ozz e Diary Of a Madman, Scream è una manciata di normali canzoni metal che cercano di richiamare il vecchio (Black Sabbath) a unirsi col nuovo (alcune cose alla Marylin Manson…ma dai…). Life Won’t Wait è imbarazzante e il (pacchianissimo) singolo Let Me Hear You Scream dovrebbe essere il brano trainante dell’album…siamo messi maluccio, eh? Il resto delle canzoni sinceramente non capisco dove vogliano andare.

Il risultato non c’è.

Se proprio non avete altro da ascoltare, questo è il disco che fa per voi…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: