Le Grandi Recensioni

The Cloverfield Paradox

Posted in cinema, mezze stroncature by Ares on febbraio 9, 2018

Toh, chi si rivede, Cloverfield!

 

Siamo stati tutti colti di sorpresa, un po’ come all’apparizione del mostro nel capitolo iniziale.

A parte la geniale mossa di marketing con lancio del trailer durante il Superbowl e disponibilità del film due ore dopo via Netflix, veniamo al dunque.

In una stazione spaziale gigantesca ci sono un’inglese, un americano, una cinese, un tedesco, un russo, un brasiliano e un irlandese. Detta così sembra una barzelletta, poi tutti parlano Inglese tranne la cinese che parla Cinese ma capisce tutti (e tutti la capiscono e alcuni anche le parlano nella sua lingua madre, magia degli astronauti poliglotti). Ma non è affatto una barzelletta: la Terra è nella merda fino al collo, servono fonti di energia pulite e gratuite per scongiurare l’ennesima guerra e la fine del mondo, e trovare una soluzione è proprio quello che stanno cercando di fare gli scienziati in orbita nella stazione spaziale denominata, appunto, Cloverfield.

Ovviamente qualcosa va storto, molto storto. E questo qualcosa che va storto segna l’inizio di una serie di situazioni assurde che hanno un grande pregio e un grande difetto. Il pregio sta nel dare finalmente qualche indizio in più riguardo cosa sia successo nei precedenti capitoli (Cloverfield e 10 Cloverfield Lane); il difetto è che le situazioni assurde (ma anche drammatiche) si sono già viste e riviste in altri film di fantascienza ambientati in stazioni spaziali o astronavi, basta pensare al capostipite di un certo filone fantascientifico come Alien o al più recente Life.

The Cloverfield Paradox non è fatto male, ma poteva essere fatto molto meglio anche per sfruttare un cast in cui ci sono un paio di nomi importanti. Si corre di nuovo il rischio di vedere un gran lavoro gettato alle ortiche.

Non è finita qui. E’ già stato annunciato il quarto capitolo intitolato Overlord, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Riusciranno a non rovinare tutto?

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Star Wars Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi

Posted in cinema, stroncature by Ares on dicembre 14, 2017

Spoiler a raffica, se non avete visto il film state alla larga.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

A questo punto voglio vedere cosa si inventerà la Disney per togliere di mezzo Leia (che comunque finisce nel vuoto dello spazio ma magicamente usa la Forza per volare e tornare a bordo dell’astronave e salvarsi…e già questa è una cazzata micidiale) e concludere la saga (spero una volta per tutte).

Al regista Rian Johnson bastano i primi 5 minuti per far capire che siamo nell’universo Disney, non in quello creato da George Lucas: durante il solito assedio dei cattivi contro i buoni ci viene nuovamente svelato che Hux è uno sfigato imbecille (ma la sua sete di potere ci scommetto sarà utile per sconfiggere il Primo Ordine) e quell’esaltato guerrafondaio di Poe Daemeron si diverte a prenderlo per il culo (prima di lanciarsi in una brillante operazione che finirà col decimare la flotta ribelle, bravo). Ma davvero: le battutine per prenderlo in giro, e fatevela una cazzo di risata! Mancava solo una gag di Paperino ed eravamo a posto. L’ironia e il sarcasmo di Harrison Ford/Han Solo restano inavvicinabili.
Il supermegacattivo Leader Supremo Snoke? Fa la figura dell’imbecille anche lui: legge la mente di Kylo Ren e dice di sapere tutto quello che farà e non si accorge che lo stesso gli ha rivolto contro la spada laser di Rey e lo taglia in due. Applausi. Sembrava potentissimo, è grazie a lui che i due giovani si “connettono”, poi fa una fine ridicola. Lo avrei visto meglio in Balle Spaziali. Uno stratega così brillante non si vedeva da tempo, grazie per le emozioni che ci hai regalato.

Kylo Ren e Rey: il loro futuro è scritto, o scopano o si ammazzano (e la seconda sarebbe bene per tutti). Però il loro combattimento è una delle poche cose positive di questo film. Il loro dialogo da un capo all’altro della galassia? Ma per piacere: questi al momento della storia sono ancora degli apprendisti il che vuol dire che non conoscono a fondo tutti i segreti della Forza. I dialoghi a distanza siderale non li facevano nemmeno Yoda e Obi-Wan Kenobi o l’Imperatore e Darth Vader e ci riescono quei due? Notizia: la Forza nella nuova trilogia non serve a un cazzo di nulla. Tutto quello che è stato narrato nei film precedenti non vale nulla. Kylo Ren/Ben Solo capisce di avere l’occasione della vita per comandare la galassia e cerca di portare con sé Rey (stessa cosa di Anakin con Padme nell’episodio 3, toh, che combinazione…). D’altra parte però Rey è tanto buona e convinta di poter salvare quel ragazzo problematico e gli dice “dai, ti porto a casa dalla tua mamma, non vuoi rivedere la tua mamma? C’è anche tuo zio Luke, ha sbagliato ma è tanto dispiaciuto e vuole fare pace. Ci stai?“…ma Rey in fondo vive con disagio questa sua condizione di eroina per caso. E poi Ben Solo ormai è fuori di testa e non sente ragioni.

Chewbacca: ah, c’era anche lui? Non me ne sono accorto. Sfonda una porta, mangia, urla, pilota il Millennium Falcon.

I porgs: non servono a niente (a parte nutrire Chewbacca).

Quelle specie di volpi di cristallo: carine, e almeno servono a qualcosa.

Finn e Rose: ed ecco a voi la banalità politicamente corretta.

Benicio del Toro/DJ (non in quel senso, dai): complimenti per il brillante cameo (pagato a peso d’oro? Potrei scommetterci). Decisamente più a suo agio in altri ambiti cinematografici.

Lupita Nyongo’o/Maz: altro personaggio francamente discutibile e inutile. E altro cameo pagato chissà quanto.

Laura Dern/Holdo: la dottoressa Sattler era molto più a suo agio quando scappava dai velociraptor o esaminava merda di triceratopo. Adesso sembra una vecchia strega rinsecchita coi capelli viola. Almeno non si sacrifica invano.

Capitan Phasma: a cosa serve? A parte a cercare di uccidere Finn.

Leia: ho già detto. Sarebbe stato comunque bello vederla anche nell’ultimo episodio (a meno che non si inventino qualcosa di ignobile con la computer grafica) anche perché Luke…

Luke Skywalker è morto. Ma aveva capito tutto, ovvero Jedi e Sith devono estinguersi perché questo è il vero equilibrio nella Forza. E soprattutto ci ricorda di quanto i Jedi siano babbei: al loro apice hanno permesso che il Signore Oscuro dei Sith diventasse capo della Repubblica e poi Imperatore, ce l’avevano accanto e non si sono accorti di niente, ma che bravi questi Jedi, potenti davvero. Inizia un duello finale con Kylo Ren, lo prende per il culo e svanisce, probabilmente tornerà a dare consigli o a ripetere quanto sono coglioni tutti quanti. Magari tornerà anche il fantasma di suo padre a dire due parole a suo nipote, temo ce ne sia bisogno.

Maestro Yoda: riappare per ripetere le stesse cose dette ne L’Impero Colpisce Ancora e ne Il Ritorno dello Jedi. E per distruggere gli antichi testi dei Jedi che evidentemente non servono e non sono mai serviti a nulla.

Edit: ho voglia di aggiungere un po’ di cose…parliamo della strategia del Primo Ordine e dell’abilità di quell’idiota di Hux? Allora, dopo il massacro iniziale la flotta ribelle conta 3 navi, a corto di carburante e sostanzialmente disarmate. E qui parte un inseguimento inutile che dura praticamente tutto il film…troppo difficile per il Primo Ordine (che come ci dicono a inizio film domina la galassia nda) chiamare altre navi e spazzare via quel che resta dei ribelli? No, aspettiamo così magari gli altri riescono a trovare un modo per organizzarsi e scappare, il solito cliché da cattivo di James Bond. Ovvio che non si possono spazzare via subito tutti i buoni, ma almeno cerchiamo di non portare la storia a una situazione vista e rivista come quella descritta.

A proposito, il ritmo della narrazione: la prima parte è di una lentezza esasperante.

Altra cosa insopportabile: l’atmosfera politicamente corretta per far piacere ai Social Justice Warrior del cazzo: i cattivi sono nazisti, i buoni sono buoni…e abbiamo anche le coppie miste (così Trump o i suoi seguaci si arrabbiano) e su un pianeta lontano i bambini sono schiavi e gli animali trattati di merda, ma noi siamo i ribelli e salviamo tutti. W Bambi e Dumbo (e Disney merda).

Andavano fatte altre cose (e ringrazio l’amico Eversen per il suggerimento): 1. chiarire l’identità di Snoke; 2. chiarire l’origine di Rey; trovare il modo di far morire Leia. Nessuna di queste cose è stata fatta, anzi il regista e chi ha scritto il film hanno fatto solo un disastro.

Personaggi storici dell’universo Star Wars come l’Ammiraglio Ackbar che muore e sembra che nessuno se ne accorga.

L’altra scema che comanda la nave che non dice di avere un piano a Poe…ma perché? Che senso ha? Poi, chiaro, siamo nella merda fino al collo e ci mettiamo anche a fare l’ammutinamento.

Qualcuno può togliere dal cazzo C3PO? Da decenni non fa che combinare o dire cazzate, peggio di Jar Jar Binks.

Con questo film sono riusciti a farmi rivalutare li episodi 1, 2 e 3. Persino l’episodio 7 mi sembra un gran film in confronto a questo, per non parlare di Rogue One che sarà anche uno spin-off ma ha tutto l’occorrente per essere un film degno di essere marchiato Star Wars.

Questo no. Questo è ridicolo. E scommetto che tutte le recensioni positive di critici e siti specializzati siano pagate dalla Disney.

Non c’è logica in questa nuova trilogia. Con la morte dell’Imperatore Palpatine il male era stato sconfitto ma 30 anni dopo non è cambiato nulla. Perché?
La situazione per i ribelli alla fine dell’episodio 8 è la seguente: ci sono Leia (che è già morta), Poe Daemeron, una che forse è una Jedi, un ex soldato imperiale che appena ne ha l’occasione cerca di scappare, una tizia che si è innamorata di lui ma è in coma, qualche droide (di cui uno da eliminare per manifesta stupidità), un gigante peloso, una specie di uccello inutile, qualche altra comparsa, e sono tutti a bordo di una vecchia astronave scassata. Armi: poco o nulla + una spada laser rotta. Alleati: non pervenuti (tranne il fantasma di Luke che poi è morto quindi ciao). Da qualche parte però c’è un bambino con un anello col simbolo della Resistenza! Che culo! La vittoria è nostra! Sembrano i Village People in tournée con le drag queen di Priscilla la Regina del Deserto.
I loro nemici possono contare su un esercito armato fino ai denti e guidato da uno che ha ammazzato suo padre, poi il Leader del Primo Ordine, ha poi cercato di ammazzare l’unica ragazza che gli ha parlato come un essere umano e probabilmente ammazzerebbe anche sua madre (che tanto vola nello spazio). Il secondo in comando è uno squilibrato vittima di bullismo che per qualche strano motivo ha scalato le gerarchie militari e se ne avesse la possibilità incenerirebbe ogni singolo pianeta della galassia.

Adesso dobbiamo aspettare 2 anni per vedere la fine di questa trilogia. Nel frattempo dovrebbe arrivare lo spin-off su Han Solo. Dopodiché speriamo che la Disney torni ad occuparsi di cartoni animati.

Mark Danielewski – House of Leaves

Posted in libri by Ares on novembre 30, 2017

Da qualche parte, tanto tempo fa, avevo letto di questo libro che al tempo della sua pubblicazione era stato un caso editoriale. Avevo poi cercato informazioni e avevo capito che doveva trattarsi di qualcosa di davvero molto insolito e ostico.

Di conseguenza l’ho cercato, l’ho tenuto (tanto tempo) nel carrello della celebre multinazionale di Seattle indeciso se comprarlo o no.

Poi l’ho fatto. È arrivato. L’ho aperto e ho iniziato a leggere.

Ho preso la versione in inglese perché volevo rendermi davvero conto del livello della narrazione e non perdere nulla dell’originale. Ebbene, House of Leaves è senza dubbio una delle cose più fuori di testa che mi siano mai capitate tra le mani. Un lavoro mastodontico e folle secondo quelli che sono i dettami della “letteratura ergodica” (tanto per capire a questo link trovate un po’ di immagini giusto per capire il suo aspetto).

La storia, o meglio le storie, si intrecciano, i narratori cambiano, le pagine si capovolgono, si svuotano e si riempiono. La vicenda principale, quella legata alla casa, è abbastanza inquietante, bizzarra e ben narrata. La vicenda “parallela” è a tratti delirante. Il contorno serve a rendere il tutto ancora più intricato.

Non è facile, anzi direi che è solo per i lettori più curiosi e avventurosi (e pazienti, perché ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto gettarlo dalla finestra). Se deciderete di leggerlo prendetevi tutto il tempo che volete ma siate costanti nella lettura o sarà difficile venirne a capo.

Blade Runner 2049

Posted in cinema by Ares on ottobre 19, 2017

Grazie Denis Villeneuve.

Per il coraggio che hai avuto: accettare di confrontarsi con uno dei più grandi film della storia del cinema non è da tutti, ci vuole davvero un coraggio da leone.

E grazie perché hai creato un degno erede dell’opera originale di Ridley Scott. Non un capolavoro, sia chiaro: non credo che nel 2047 saremo ancora qui a parlare di questo film ricordandoci le battute esattamente come si fa con il primo, unico, inimitabile film.

Blade Runner 2049 ha molto dell’originale, come le atmosfere opprimenti e angoscianti (la Los Angeles e l’umanità del 2049 fanno ancora più schifo). Non serve capire perché quel mondo sia così, lo è e basta (in Youtube comunque si trovano i cortometraggi che hanno accompagnato l’uscita del film e che spiegano alcuni dettagli della storia). E in questo mondo orribile umani e replicanti si mescolano, si parlano, si cercano, si amano e si odiano. Soprattutto, si confondono. E Villeneuve è bravo a insinuare dubbi negli stessi personaggi e nello stesso spettatore.

Il legame con il primo film è fortissimo, non solo per la presenza di Rick Deckard/Harrison Ford, non solo per le ambientazioni ma anche per il senso di desolazione e rassegnazione umana e non.

Cast perfetto: Ryan Gosling, Harrison Ford, l’inquietante Jared Leto, Robin Wright, replicanti e ologrammi.

Ho già letto qualche critica: chi punta il dito contro la trama, chi ripete “ma l’originale è un’altra cosa” (va beh, grazie, lo avevamo capito), chi critica la regia accusandola di essere piatta e lenta (per me no). L’unica critica che faccio è solo rivelare il mio timore che so essere condiviso da altri: vi prego, NON fatene un altro. Non ripetete gli errori fatti con Alien e con altri film. Lasciate Blade Runner così com’è.

Queen in 3D

Posted in libri, musica by Ares on ottobre 6, 2017

Pubblicato lo scorso maggio (ed è appena arrivata nelle librerie la versione italiana), Queen In 3D non è un semplice libro fotografico dedicato alla band ma molto di più.

Innanzitutto è scritto in prima persona da Brian May, le fotografie sono quasi tutte sue, ed è in sostanza una specie di autobiografia del riccioluto chitarrista-astrofisico che racconta retroscena e aneddoti vari della vita della band dagli inizi fino alla fine e oltre, inclusi i capitoli con Paul Rodgers e Adam Lambert.

Brian May è un appassionato di fotografia stereoscopica, è direttore della London Stereoscopy Company (che è anche editrice del libro), e ha brevettato l’apposito visore incluso nel libro che ha come nome “Owl” (“gufo” in Inglese nda). La prima parte del libro è proprio dedicata alla passione per la fotografia e la stereoscopia che ha colpito May da ragazzino, i primi esperimenti nella casa di Feltham sempre aiutato da papà Harold (che lo aiutò a costruire la chitarra “Red Special” di cui ha parlato in un altro libro)  per poi essere trasportati direttamente nella vita dei Queen.

Armatevi di pazienza, il libro è bello grosso, pesante ed è realmente qualcosa di diverso dal solito. Appena i vostri occhi avranno capito come adattarsi al visore e alle immagini sarete catapultati in un mondo pazzesco, “dentro” le immagini. Affascinante e insolito, non c’è che dire.

Ovviamente è un prodotto pensato per i fans della band, ma credo che anche chi sia un semplice appassionato di fotografia e di cose bizzarre possa trovare piacere dalla lettura e visione di Queen in 3D.

Tom Petty

Posted in musica by Ares on ottobre 3, 2017

Essere leader di una band chiamata Heartbreakers e poi morire per un infarto è solo uno degli innumerevoli scherzi di cattivo gusto che Madre Natura fa dalla notte dei tempi…

Tom Petty 2013.jpg
By NightshooterCredit: Photo by Larry Philpot, http://www.soundstagephotography.comOwn work, CC BY-SA 3.0, Link

 

Tom Petty è stato uno dei grandi del rock americano, forse non abbastanza conosciuto e apprezzato in Europa, ma idolatrato negli Stati Uniti e considerato al pari di altri mostri sacri come Bob Dylan e Bruce Springsteen.

Dalla natia Gainesville, Florida, per 40 anni assieme ai fidati compagni di viaggio degli Heartbreakers (dai quali si separerà solo sulla carta per un paio di album) ha raccontato storie di ribelli e sconfitti, amori perduti e gioia di vivere, con una miscela di rock’n’roll, country, southern rock inconfondibile e magnifica. 40 anni di canzoni, tournée continue, grandi album e tante collaborazioni come la bellissima parentesi dei Traveling Wilburys che lo vedevano a fianco di quelli che all’epoca erano veri giganti (Bob Dylan, George Harrison, Jeff Lynne, Roy Orbison) e lui ancora un giovane erede designato.

Personalmente, Tom Petty è stato uno di quegli artisti che mi hanno spinto ad imbracciare la chitarra, merito di quel piccolo gioiello che fu Into The Great Wide Open e del video di Learning To Fly. Da allora la sua musica mi ha accompagnato, ho scoperto, ascoltato e amato molti altri artisti nel corso degli anni, alcuni poi li ho messi da parte, altri dimenticati, ma Tom Petty & the Heartbreakers sono rimasti con me perché per qualche misterioso motivo ho sentito che quelle canzoni mi dicevano qualcosa di importante. E so che continueranno a farlo ancora per molto tempo.

Grazie Tom, sei stato semplicemente magnifico.

You belong among the wildflowers
You belong somewhere you feel free

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Jimi Hendrix, una foschia rosso porpora

Posted in libri, musica by Ares on ottobre 2, 2017

Questa probabilmente è la miglior biografia mai scritta su Jimi Hendrix. Un lavoro meticoloso e maniacale, frutto di interviste con i protagonisti dell’epoca (musicisti, produttori, familiari, uomini e donne che hanno accompagnato l’artista durante la sua purtroppo breve vita) e con un sacco di citazioni prese da interviste realmente concesse da Hendrix stesso.

Gli autori (Harry Shapiro e Caesar Glebeek) sono riusciti a produrre un ritratto piuttosto completo dell’uomo e dell’artista (anche se in alcuni punti sembra un po’ datato: la prima edizione è del 1990, ci sono stati aggiornamenti ma a mio parere dovrebbe essere rivisto tutto quello che è successo negli ultimi 20 anni): l’infanzia e l’adolescenza a Seattle, l’ambiente familiare, i rapporto col padre e il resto della famiglia, la permanenza nell’esercito prima di iniziare una carriera da musicista tanto rapida quanto rivoluzionaria fino alla prematura scomparsa. Non vengono dati giudizi definitivi, vengono solo esposti i fatti e in alcuni csi si hanno diverse versioni così che ognuno possa poi farsi una propria opinione. Poche foto, ma ce ne sono già tantissime in giro e nei booklet dei tanti tanti album pubblicati fino ad oggi, quindi non è un grosso problema. Da segnalare anche un’interessante sezione tecnica con l’elenco di tutte le chitarre e le attrezzature usate sia dal vivo che in studio.

Edizioni Arcana, prezzo variabile (in rete si trova a meno di 10€), godimento assicurato.

Che aspettate?

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The Rolling Stones – live in Lucca 23/09/2017

Posted in concerti, musica, richieste by Ares on settembre 26, 2017

Vecchi pirati…

 

Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ron Wood in quattro fanno quasi 300 anni d’età. E i loro concerti sono (ancora) una festa fatta di due ore abbondanti di rock’n’roll che coinvolge i loro coetanei, i figli dei loro coetanei e i figli dei figli dei loro coetanei. Diverse generazioni unite dalla comune passione per questi incredibili vecchietti in splendida forma e la loro musica.

Perché, alla fine, di questo si tratta. Questi vecchietti suonano, sempre, alla grande. Potranno sbagliare, potranno a volte essere imprecisi, potranno prendersi delle pause e letteralmente smetter di suonare per ampie parti di canzoni (vero, Keith e Ronnie?) ma tutto questo (less is more, l’importanza di cosa non si suona, eccetera) fa parte del loro modo di essere musicisti ed è una delle chiavi che li rendono, semplicemente, più bravi degli altri.

Chi può permettersi di aprire i concerti con un pezzo come Sympathy for the Devil? Gli stessi che si permettevano di aprire con (I Can’t Get No) Satisfaction (vedere Bridges to Babylon tour, fine anni ’90, uno dei vari tour che dovevano essere “l’ultimo”), e oggi lasciata in chiusura prima dei bis, e che oggi chiudono con Jumping Jack Flash (che per anni è stato il brano di apertura) e in mezzo riescono addirittura ad essere così simpaticamente ruffiani da inserire un classico del repertorio come As tears Go By per l’occasione lucchese cantata nella versione in italiano (“Con le mie lacrime”) datata 1965. Sono partiti piano, con It’s Only Rock’n’Roll e Tumbling Dice sapientemente utilizzate per scaldarsi, poi…

E poi c’è il blues: l’ultima fatica in studio, Blue and Lonesome, vede gli Stones alle prese con il primo amore e con la vera natura della loro musica, e sentirli dal vivo suonare due pezzi come Ride ‘em on Down e Just Your Fool fa capire quanto si trovino nel loro ambiente naturale quando c’è da suonare il blues. Non saranno dei virtuosi, non si lasceranno andare ad assoli di 10 minuti, ma la carica e il “tiro” che hanno sono realmente unici, qualcosa che sinceramente non sento in tanti, troppi, bluesmen contemporanei (e non solo) che vengono quasi divinizzati e descritti come salvatori del blues. Anche per questo trovo che gli Stones siano più bravi degli altri.
Il resto del concerto è semplicemente scivolato via tra altri grandi classici, la prova vocale di Keith Richards che ha proposto Happy e Slippin’ Away e un finale in crescendo fatto da Midnight Rambler (la perfetta unione del loro modo di intendere il rock e il blues), Street Fightin’ Man, Brown Sugar e appunto Satisfaction. Chiusura con Gimme Shelter e la già citata Jumping Jack Flash. 

In questi giorni ho letto molte critiche, quasi tutte puntavano al costo del biglietto e al fatto che i Rolling Stones sono vecchi, ormai non riescono più a suonare e in sostanza dovrebbero smetterla. Per quanto riguarda l’aspetto economico non posso che essere d’accordo, ma non ho la soluzione per risolvere il problema.
Riguardo il resto, riprendo alcuni concetti espressi qualche riga più su: lamentarsi degli errori, delle pause, addirittura dei finali troncati e di tutte le cose che in un concerto “normale” non ci sono significa non conoscere nulla né della storia dei Rolling Stones né, soprattutto, del loro modo di intendere la musica. Prima di criticare Keith Richards bisognerebbe guardare in che stato sono le sue mani e chiedersi come faccia ancora a prendere in mano una chitarra. In un articolo imbarazzante (non riporto il link perché è vergognoso ed evidentemente scritto da una persona che non conosce la band) il “giornalista” critica l’espressione assente di Charlie Watts paragonandolo a una specie di mummia: e quando mai Charlie Watts ha avuto diverse espressioni? Ha sempre la stessa faccia dal 1962. La critica mossa a Ron Wood è il fatto di aver scampato il pericolo cancro pochi mesi fa, nessuna parola su quanto e come abbia suonato (molto molto bene). Su Jagger inventatevi quello che volete, ma è lui il mattatore che non sta fermo un secondo e canta, canta, canta…

Bisognerebbe spendere qualche parola sull’organizzazione a mente fredda (e dopo aver letto qualche commento sparso in Facebook). Appena arrivato mi è sembrato tutto perfetto: uscire dall’autostrada e trovare il parcheggio è stato semplice. Ma ci sono state alcune note dolenti: mettere qualche cartello in più per indicare i punti di accesso non costava tanto; va bene non far entrare bottiglie, tappi, borse eccetera, ma se poi il “prato” è una distesa di sassi? Mah…; c’erano quasi 60mila persone, ho letto diverse lamentele riguardo i pochi bagni (confermo: pochi e per me mal distribuiti) e qui si arriva alla nota più dolente: bagni, stand del merchandising, stand panini e birre (e quelli dove prendere i token necessari all’acquisto di cibo e bibite) erano tutti sulla strada lungo le mura, la stessa che avrei dovuto percorrere per tornare al parcheggio, ma lo spazio ristretto ha portato a una calca assurda alla fine del concerto, pessima situazione visti certi fatti di cronaca anche recenti; per uscire dal parcheggio c’è voluto un bel po’, non s’è visto un vigile che magari avrebbe potuto fare qualcosa per far defluire meglio il traffico. Dettagli, la città di Lucca è abituata ai concerti ma forse sarebbe stato il caso di cercare una location più adatta.

p.s. via lascio due link a due articoli di Giò Alajmo, grande giornalista e profondo conoscitore degli Stones, leggeteli bene che ne vale la pena http://www.spettakolo.it/2017/09/25/segreto-keith-richards-alla-faccia-ci-vuole-male/  http://www.spettakolo.it/2017/09/22/rolling-stones-la-rock-band-eccellenza-perche/

Chris Cornell

Posted in musica by Ares on maggio 18, 2017

Ho “abbandonato” il blog quasi un anno fa. Per noia, per poco interesse, per vari motivi.

Ho da poco appreso della morte di Chris Cornell, un pezzo della mia vita che se ne va. Ho bisogno di scrivere qualche riga.

Ero un ragazzino quando il riff di Spoonman mi sconvolse la vita, ho divorato Superunknown, Badmotorfinger, Down on the Upside. Ho ascoltato i suoi album da solista, anche le cose più improponibili come quella robaccia prodotta da Timbaland. Ho apprezzato gli Audioslave. Ho avuto i brividi ad ascoltarlo in chiave acustica sia in disco che in uno splendido concerto a Udine. Ho visto due volte i Soundgarden dal vivo.
Chris Cornell e la sua voce mi hanno accompagnato per anni, sapere che non c’è più fa male. Tanto male. Lascia un vuoto indefinibile. Sconforto. Perché sento che quanto accaduto è semplicemente troppo sbagliato e profondamente ingiusto. Le altre grandi voci di quegli anni che sono scomparse (Layne Staley e Scott Weiland su tutti) in qualche modo sono state accettate in modo più sereno, perché in fondo erano dei tossici sbandati.

Lui no. Era in tour coi Soundgarden. Stavano lavorando al nuovo album. Aveva appena pubblicato un singolo come solista. Non è giusto.
Se c’è un dio da qualche parte, allora è un figlio di puttana.

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By gdcgraphicshttps://www.flickr.com/photos/gdcgraphics/6664888181, CC BY-SA 2.0, Link

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Mikel Santiago – La Strada delle Ombre

Posted in libri by Ares on giugno 30, 2016

Un consiglio per tutti gli appassionati di gialli, thriller e misteri.

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Ho divorato questo libro, perché lo aspettavo con ansia. E lo aspettavo perché conosco l’autore e con lui ho condiviso momenti belli e importanti in terra d’Irlanda. Conosco la sua passione e conosco la sua capacità di creare storie. E’ difficile restare distaccati, ma in fondo chissenefrega: posso scrivere due righe e consigliare il libro di uno dei miei fratelli di rock’n’roll? Certo che posso.

La Strada delle Ombre riesce a catturare il lettore e lo accompagna in un mondo in cui nulla è ciò che sembra ed è impossibile non appassionarsi ai protagonisti per scoprire chi ha fatto cosa e se davvero è successo qualcosa. Cosa succede nel tranquillo sud della Francia? Chi sono i personaggi che animano le 370 pagine del romanzo? Realtà o fantasia? Paranoia o c’è davvero qualcosa di strano?

Ci sono recensioni in giro per il web in cui vengono dati troppi dettagli riguardo la storia. Io non vi dico nulla. Vi dico solo di leggerlo (c’è anche la versione ebook, che volete di più?) e giudicare. Io posso solo dire “bravo Mikel!!!” e fare il tifo per lui.

 

 

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