Le Grandi Recensioni

Mikel Santiago – La Strada delle Ombre

Posted in libri by Ares on giugno 30, 2016

Un consiglio per tutti gli appassionati di gialli, thriller e misteri.

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Ho divorato questo libro, perché lo aspettavo con ansia. E lo aspettavo perché conosco l’autore e con lui ho condiviso momenti belli e importanti in terra d’Irlanda. Conosco la sua passione e conosco la sua capacità di creare storie. E’ difficile restare distaccati, ma in fondo chissenefrega: posso scrivere due righe e consigliare il libro di uno dei miei fratelli di rock’n’roll? Certo che posso.

La Strada delle Ombre riesce a catturare il lettore e lo accompagna in un mondo in cui nulla è ciò che sembra ed è impossibile non appassionarsi ai protagonisti per scoprire chi ha fatto cosa e se davvero è successo qualcosa. Cosa succede nel tranquillo sud della Francia? Chi sono i personaggi che animano le 370 pagine del romanzo? Realtà o fantasia? Paranoia o c’è davvero qualcosa di strano?

Ci sono recensioni in giro per il web in cui vengono dati troppi dettagli riguardo la storia. Io non vi dico nulla. Vi dico solo di leggerlo (c’è anche la versione ebook, che volete di più?) e giudicare. Io posso solo dire “bravo Mikel!!!” e fare il tifo per lui.

 

 

Queen + Adam Lambert live in Piazzola sul Brenta 25-6-2016

Posted in concerti by Ares on giugno 26, 2016

Forse l’ultima occasione per vedere Brian May e Roger Taylor insieme sul palco.

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Nella foto, vecchio extracomunitario che suona (bene, molto bene) la chitarra.

All’avventura, biglietto preso all’ultimo minuto travolto dai dubbi (sarà una cagata?…probabile…ma è Brian May, quando ti ricapita di vederlo suonare quelle canzoni?…sì, ma il pubblico italiano dei Queen lo conosco da Firenze 2005…e poi i telefoni, la gente che parla dei cazzi suoi durante il concerto, il rischio pioggia, la crisi, Brexit, le cavallette…). Arrivo, entro, attendo.

Flash! (ah aaaah Saviour of the universe!)

Brian May sta per compiere 69 anni, non ha perso nulla dello smalto dei bei tempi, si diverte, tiene su la baracca sempre accompagnato dalla fidata Red Special e riesce anche ad indossare una specie di tunica che, complice assolo di Bohemian Rhapsody, lo fa sembrare una specie di mago pazzo uscito dalla penna di qualche scrittore.

Roger Taylor fa il suo, senza infamia e senza lode, canta anche A Kind of Magic lasciando la batteria al figlio Rufus.

Ci sono anche Spike Edney alle tastiere e uno a caso al basso.

Poi c’è Adam Lambert. Ha una gran presenza scenica, è simpatico, indossa cose che nemmeno Mercury avrebbe avuto il coraggio di indossare, e canta bene fino a quando non decide di partire con mille vocalizzi inutili. Dice chiaramente di non essere Freddie Mercury, ma qualcuno dovrebbe dirgli che non è nemmeno Aretha Franklin. E non è nemmeno Paul Rodgers che a suo tempo aveva fatto un lavoro eccellente.

Così per 2 ore, scaletta che in sostanza è un greatest hits con tagli ad alcune canzoni francamente inspiegabili. Su tutto aleggia la presenza/assenza di Mercury che appare dagli schermi per un duetto virtuale prima su Love of My Life e poi in Bohemian Rhapsody. C’è anche spazio per ricordare David Bowie in Under Pressure.

Chi va a concerti e passa il tempo a parlare a voce alta dei cazzi propri deve fare una brutta fine. O stare a casa (e fare ugualmente una brutta fine). Posso capire voler immortalare qualche attimo del concerto, va bene la fotografia, ma non 2-3 minuti di video per ogni singola canzone (altrimenti ti prendo il telefono e lo getto via prima di gettare te in pasto agli squali). Complimenti alla signora a due passi da me che ha portato la figlioletta al concerto, una bimba che avrà avuto al massimo 5 anni e si è cantata tutta We Are the Champions abbracciata alla sua mamma.

The Rolling Stones – Totally Stripped

Posted in concerti, dischi, documentari, DVD, musica by Ares on giugno 11, 2016

Dopo più di 20 anni dalla sua pubblicazione, torna in una veste aggiornata e ampliata uno dei lavori migliori delle pietre rotolanti.

Totally Stripped
Nel 1995 gli Stones erano pienamente entrati nella fase ultima della loro carriera: pubblicare un nuovo album a cui far seguire il megatour con annesso disco/video live, una routine che in sostanza si ripete da 20 anni. Ma il 1995 era anche l’epoca d’oro di MTV e dei concerti Unplugged, potevano le pietre rotolanti più famose del rock non dare la loro personalissima versione? Infatti venne pubblicato il magnifico Stripped che raccoglieva alcune registrazioni in studio e tratte da concerti molto intimi registrati in luoghi molto amati dalla band. L’album era un gioiello, band in gran forma e tanti classici del repertorio Stones con l’aggiunta di qualche cover tra cui forse la migliore interpretazione di Like a Rolling Stone mai sentita.
Ebbene, 21 anni dopo è arrivato nei negozi Totally Stripped, gustoso cofanetto da 1 cd + 4 dvd/Bluray (c’è anche la versione vinile) che raccoglie una versione rivista del disco del ’95 con una diversa scaletta, un documentario registrato all’epoca durante le registrazioni, e soprattutto i concerti completi tenuti al Paradiso di Amsterdam, Olympia di Parigi e Brixton Academy di Londra.
Imperdibile, non solo per gli amanti dei Rolling Stones. E non costa nemmeno uno sproposito, fatevi un favore e sarete delle persone migliori e più felici.

Captain America – Civil War

Posted in cinema by Ares on maggio 21, 2016

Dov’eravamo rimasti? Ah sì, gli Avengers con enorme sforzo erano riusciti a salvare il mondo dalla minaccia di Ultron (ennesima prova del talento di Tony “genio e sregolatezza” Stark) ma a farne le spese era stato il piccolo stato-città di Sokovia (??) assieme a un non bene precisato numero di persone. A casa mia si chiamano “danni collaterali”, e vorrei anche vedere: preferisci il mondo distrutto o il mondo ancora intero anche se senza qualche migliaia di umani e di uno staterello inutile?

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Questioni etiche a parte, un gruppo di Avengers capitanato da Captain America (e chi altri potrebbe capitanare?) arriva a Lagos, Nigeria, per dare la caccia a uno degli ultimi stronzi dell’Hydra che in Captain America Winter Soldier stava per far fuori mezzo mondo (e ancora).

Il problema è che tra gli Avengers ci sono anche le nuove reclute, inclusa quella figa di Wanda Maximoff che, per salvare il suo capitano, fa esplodere il cattivo di turno disintegrando mezzo palazzo in centro città e ammazzando un altro imprecisato numero di persone.

Al che, qualcuno dalle parti dei governi centrali decide di mettere un freno agli Avengers. Alcuni dicono “sì ok, giusto così” (Iron Man) altri “no, col cazzo, voglio continuare a fare come dico io” (Captain America).

Complice testosterone a mille (Captain America va al funerale dell’agente Carter che voleva farsi 70 anni prima, ma scopre che la nipote è forse più figa ma in sostanza non combina nulla a parte un bacio), ego (Iron Man vuole frenare tutti ma solo perché pensa che sia giusto che sia lui a decidere), il ritorno sulla scena di Bucky/Winter Soldier/amico-del-cuore-di-Steve-Rogers, ecco che gli eroi si dividono in fazioni.

Nel frattempo fanno la loro bella comparsa anche Pantera Nera (mai visto, chi è? Non sono un esperto di fumetti, comunque è un figo) e Spiderman (di gran lunga il più riuscito del film) a cui si aggiungono i recenti amici Visione, la Maximoff di cui sopra, coso lì con le ali (Falcon nda), e Ant-Man che è un imbecille ma fa ridere e diventa anche gigante. C’è anche War Machine/Rhodes che facendo a botte con gli altri amici-nemici a momenti ci resta secco, se la cava con la schiena rotta e la paralisi che Stark cerca di curare con una specie di esoscheletro.

La verità è che c’è un uomo proprio cattivo e incazzato con gli Avengers per la questione iniziale di Sokovia tanto che ha ideato un piano perfetto per far sì che si distruggano tra loro mwhhahahahahahahahaaaa….

Ovviamente non funzionerà, ma calci, pugni, esplosioni, superpoteri e bullismo non mancano. Forse un po’ troppo casino con tutti questi eroi, ma alla fine il prodotto è più che soddisfacente.

In tutto questo, Scarlett Johansson riesce ad essere irritante. Personalmente darei tutto in mano a Visione e Thor. Mi piacerebbe sapere dov’è finito Hulk. L’amichetto di Rogers decide di farsi ibernare per non fare più casino. Il cattivo di turno viene imprigionato ma si ha l’impressione che stia per arrivare altro casino, soprattutto alla luce delle varie gemme che stanno saltando fuori e che immagino saranno protagoniste dei prossimi capitoli di Avengers/Thor/Guardiani della Galassia.

Batman v Superman

Posted in cinema, stroncature by Ares on aprile 30, 2016

 

Il niente per 2 ore e mezza.

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La storia parte dalla fine de L’Uomo d’Acciaio, il reboot di Superman di qualche anno fa. Metropolis è stata fatta a pezzi dall’alieno in tuta blu e mutande rosse sopra la tuta e dai suoi nemici alieni.
In tutto questo Ben Affleck/Bruce Wayne guarda un suo palazzo che crolla, pensa al danno economico subito e decide che Superman deve morire. Ora, dopo aver visto la trilogia di Batman firmata da Nolan e aver visto un grande attore come Christian Bale interpretare Bruce Wayne/Batman, vedere un simile personaggio con le fattezze e la faccia da ebete di Affleck è davvero un pugno nello stomaco.

Ma andiamo avanti.

Lois Lane scopre che qualcuno vuole fregare Superman il quale scopre l’identità di Batman. In tutto questo appare Lex Luthor che è un ragazzino psicopatico perché il papà lo violentava. È pieno di soldi e non sa parlare, chiunque lo prenderebbe a calci in bocca fino a ucciderlo. Invece no, i soliti ebeti lo aiutano inconsapevolmente e lui scatena il disastro.

Batman quasi uccide Superman ma scopre che le loro mamme hanno lo stesso nome quindi capisce che è Luthor quello cattivo. Chiaro, no? Ma Luthor ha creato un supermostro col cadavere del vecchio nemico di Superman. Ecco che arriva dal nulla Wonder Woman ad aiutare i due supereroi. Poi alla fine ci pensa Superman che salva tutti e muore.

Il mostro viene ucciso. Lex Luthor è in galera ma annuncia l’arrivo di un altro supercattivo spaccaculi.

Nel frattempo appaiono anche Flash e Aquaman e un Cyborg.

Superman in realtà non è proprio morto, senza di lui è impossibile fare il film della Justice League.

In sostanza, Marvel batte DC Comics. E dopo la trilogia di Nolan, Batman non deve più essere protagonista di nessun film. Per farla breve, questo film è inutile.

Mongrel State – Mestizo

Posted in dischi by Ares on febbraio 28, 2016

I Mongrel State vengono da Dublino, ma in realtà hanno anima italiana, irlandese, spagnola e argentina. Sono musicisti che si sono fatti le ossa girando per anni in lungo e in largo per l’Irlanda e l’Europa fino a quando non sono riusciti a trovare la miscela ideale per proporre la loro musica.

E Mestizo è il loro primo album

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Che genere fanno? Nel mondo anglosassone il loro genere viene spesso definito “americana”, ovvero un mix tra folk, rock’n’roll, blues che in alcuni momenti può ricordare Johnny Cash o certe colonne sonore dei film di Quentin Tarantino.

Mestizo (“meticcio” in italiano e, appunto, “mongrel” in inglese) è proprio questo: un’immersione in un genere musicale di chiaro stampo statunitense ma filtrato attraverso le diverse provenienze dei singoli membri della band.

10 canzoni ben suonate e prodotte in quel d Dublino, tra le quali si fanno notare Stray Dogs, Monster, Zombies on the Highway e How Many More Times ma anche la strumentale Quiero Volver e la conclusiva Rainy Day con la sua lunga e suggestiva coda che fa tornare alla mente i vecchi film western di Sergio Leone.

Il disco lo trovate direttamente nel loro sito ufficiale o su iTunes. Fatevi un piacere e supportate chi fa buona musica.

The Hateful Eight

Posted in cinema by Ares on febbraio 12, 2016

8vo film di Quentin Tarantino

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Premessa: distruggere una Martin del 1870 è imperdonabile, chi ha fatto la cazzata sul set (ovvero chi doveva avvisare il povero Kurt Russell di cosa aveva in mano Jennifer Jason Leigh) dovrebbe essere punito severamente. Va anche detto che quei fenomeni della Martin Guitars potevano benissimo evitare di prestare un pezzo da museo a Quentin Tarantino…

Detto questo, The Hateful Eight è stato stroncato da alcuni critici e anche da tanti spettatori che hanno accusato il regista di essersi fatto prendere la mano e aver creato un film inutilmente prolisso e, in sostanza, aver calcato troppo la mano indugiando nelle sue manie.

Sbagliato. The Hateful Eight è al 100% un film di Quentin Tarantino. Diverso dal solito perché questa volta il regista è riuscito a creare un giallo-thriller-western-pulp facendo montare la tensione minuto dopo minuto, infarcendo la storia con i soliti dialoghi al limite del surreale al quale ci ha abituati, inserendo (auto)citazioni dall’inizio alla fine e portandoci piano piano alla soluzione del caso attraverso i vari capitoli nei quali è diviso il film. Sinceramente, non capisco la delusione di parte di critica e pubblico, lo stile di Tarantino si è evoluto negli ultimi anni prima con Bastardi senza Gloria e poi con Django Unchained. Non siamo più ai tempi di Pulp Fiction, gli ultimi film giocano con la Storia che viene riscritta, adattata e distorta (pensare alla fine di Hitler in Bastardi) oppure diventa lo sfondo per mettere in scena gli ultimi “western”. C’è da chiedersi cosa farà la prossima volta (io spero sempre nel terzo capitolo di Kill Bill).

Riuniti gli attori simbolo del cinema tarantiniano: Tim Roth, Michael Madsen e Samuel L Jackson (di gran lunga il migliore, da metà film in poi la sua performance diventa gigantesca come ai tempi di Pulp Fiction) ai quali si possono aggiungere Kurt Russell, James Parks e Zoe Bell (storica controfigura di Uma Thurman). Nota di merito a Walton Goggins e a Jennifer Jason Leigh. Tutti riescono a pronunciare una battuta che entrerà a far parte della lunga serie di “frasi storiche” del cinema di Tarantino. Ce n’è per tutti: bianchi, neri, vecchi, giustizia, Abramo Lincoln.

Basta, andate a vederlo.

Revenant

Posted in cinema by Ares on febbraio 11, 2016

Riuscirà Leonardo DiCaprio a vincere l’Oscar?

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A giudicare da Revenant si direbbe di sì…anche se…premio oscar per questo quando non lo ha vinto per The Wolf of Wall Street (giusto per citare un film a caso)? Premiarlo per il film in cui parla di meno sembra più un riconoscimento alla fatica fatta durante la lavorazione (riprese a -30° eccetera). Va beh, staremo a vedere. Comunque è bravissimo.
Anche Tom Hardy, straordinario nel ruolo del bastardo-cattivo di turno.

The Revenant è una storia di morte e vendetta, ispirata alla vera storia di Hugh Glass che all’inizio dell’Ottocento riuscì a sopravvivere e a tornare dai compagni di avventura. E fin qui ci siamo.

L’impatto visivo del film di Inarritu è spettacolare, l’immensa desolazione degli spazi e della luce naturale meritano ben più di un premio per regia e fotografia. Devo però dire che in alcuni momenti ho pensato di guardare un documentario di National Geographic e non un film drammatico, mi è sembrato una sorta di grande autocelebrazione di tecnica cinematografica.

Il problema, per me, è che il film è di una lentezza a tratti esasperante. Forse l’idea è quella di trasmettere il tanto tempo trascorso nella ricerca e nel compimento della vendetta, tempo che viene scandito dal fuoco che riscalda e rischiara la notte, dai lunghi silenzi e dalla natura che appare spietatamente dura e ostile ma che è anche l’unica speranza alla quale aggrapparsi per sopravvivere dato che gli uomini sono (quasi) tutti dei disgraziati pronti a uccidere tutto quello che si muove attorno a loro.

Si guarda, e può piacere, ma posso capire tutti quelli che escono dalla sala delusi o un po’ annoiati.

Dream Theater – The Astonishing

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on gennaio 27, 2016

È tradizione consolidata di questo blog che in occasione di un nuovo lavoro dei Dream Theater io lasci la parola a uno dei massimi esperti mondiali sull’argomento, il professor Crotaloalbino. Quindi, ecco a voi la recensione di The Astronishing, tredicesimo album della band di John Petrucci e soci. Buona lettura.

Per la serie: Fave di Fuca in formato audio…

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Raddoppia la tua libertà intestinale con i Dream Theater, hey! Se per caso dovessi trovarti ad affrontare un brutto caso di intestino pigro e se tale condizione ti tormentasse da più a lungo del previsto, be’, vecchio mio: puoi recarti presso il tuo rivenditore di ciddì di fiducia, tirare fuori un paio di dieci euri – o quello checcazz’è – e procurarti la tua copia del doppio disco in studio della più celebre prog-metal band del pianeta. Dopo non dovrai far altro che sfanculartene a casa, massaggiandoti il ventre mentre copiose gocce di sudore freddo ti imperlano la fronte, ficcare il primo dischetto nel lettore e lasciare che le cose accadano.
E non preoccuparti di nulla, razza di bastardo: se non ti si stura il culo col primo cd, c’è sempre quell’altro ad allietare i tuoi padiglioni auricolari e a oliare le pareti del tuo colon.
Qualora anche al termine del secondo ciddì non dovessi riuscire a liberarti di quel paio di chili di stronzi che opprimono le tue budella, be’, amico, non so proprio cosa aggiungere. È possibile che tu abbia gusti musicali di merda, oppure potresti essere messo davvero male… o entrambe le cose. Sì, insomma, ti toccherà chiamare la guardia medica, ti porteranno al pronto soccorso in ambulanza e lì ti ficcheranno un grossissimo tubo fottuto dove non batte il sole per aspirare fuori tutto il cioccolato. Ah, ora che ci penso, ci sarebbe anche un’altra soluzione per te, cara la mia testina di guano di condor: potresti provare a cospargerti le mani di super-colla a presa rapida, attaccarti a un tornio, farlo andare alla massima velocità e sperare che l’effetto centrifuga sortisca il risultato sperato.
Ciò detto, alla fine, la curiosità ha avuto la meglio su di me… come sempre. E anche se un po’ me ne vergogno, mi sono procurato una copia di “The Astonishing” dei Dream Theater.
Gran bella copertina, per carità. Diciamo che i problemi, come al solito, cominciano non appena si preme il tasto “play” e lo squacquerone sonoro comincia a invadere la stanza.
Qual è la differenza fondamentale tra questo disco e quelli che lo hanno preceduto? Fondamentalmente, qui si ha a che fare con composizioni più brevi – la canzone più lunga dura 7 minuti e 41 secondi. Il che, dal mio punto di vista, è un colossale passo avanti rispetto al passato recente, dato che si riesce a seguire le singole composizioni senza cadere in preda a violenti conati e ritrovarsi rannicchiati in posizione fetale nell’angolo della stanza più lontano dai diffusori acustici.
Inoltre, da quello che sento, potrei addirittura spingermi ad affermare che questo è il disco più pop che i Dream Theater hanno pubblicato dai tempi di “Falling into Infinity” (che, va detto, è l’ultimo lavoro che sono riuscito ad ascoltare da cima a fondo). A tratti si ha quasi l’impressione di avere a che fare con un musical, con sezione d’archi e tutto quanto.
Bon, dai, tirando le somme, quello che ho sentito all’interno di “The Astonishing”, sono i seguenti elementi buttati dentro a un frullatore: Les Miserables, Meat Loaf, Three Sides to Every Story degli Extreme, The Final Cut dei Pink Floyd, Song for America dei Kansas, EL&P all’inizio di “A Life Left Behind” e… il dolce confetto Falqui.
WILL IT BLEND?
At the end of the day, possono aver placcato tutto quanto con uno spesso strato di oro colato MA si tratta comunque di merda. Ciò detto, vado ad appoggiare i glutei sulla tazza del wc in compagnia della Settimana Enigmistica.
Ciao.

Grazie, professore.

David Bowie – Blackstar

Posted in dischi by Ares on gennaio 11, 2016

Addio, David.

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Preceduto dai due singoli Blackstar (10 minuti scarsi e accompagnata da un video grandioso) e Lazarus, è stato anticipato come uno dei lavori più belli e importanti della carriera di Bowie.

Purtroppo, è anche l’ultimo, ma verrà ricordato (anche) come uno dei suoi (tanti) capolavori.

Capolavoro perché quest’uomo geniale anche alla fine è riuscito a creare un album sperimentale, tra il jazz, il rock, l’elettronica e tutto il mondo che ha vissuto nella sua testa, un mondo che ha affascinato orde di fans per quasi 50 anni e che, ne sono certo, continuerà ad affascinare future generazioni. Blackstar non è un album semplice, al primo ascolto può catturare o annoiare, ma sforzandosi nell’ascolto è possibile riuscire a cogliere la raffinatezza dell’opera.

Avanguardia. Bowie sembra essere tornato agli esperimenti sonori della seconda metà degli anni ’70, culminati nella trilogia berlinese e nella collaborazione con Brian Eno. C’è un’atmosfera cupa e contemporaneamente frenetica nelle canzoni, specie in Sue (or in a Season of a Crime), ma ci sono anche attimi di pace musicale come in Dollar Days col suo inizio che sembra una ballata pinkfloydiana.

Ad ascoltarlo ora, appena appresa la notizia della sua scomparsa, credo che in qualche modo David Bowie sapesse di essere davanti agli ultimi mesi della sua vita e per questo lo sforzo per creare qualcosa di unico e magnifico dev’essere stato immenso.

Ascoltatelo e basta. E poi riascoltate tutti i suoi album, e fateli ascoltare alle persone vicine a voi.

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