Le Grandi Recensioni

Joker

Posted in cinema by Ares on ottobre 16, 2019

Ecco un serio candidato a vari premi Oscar.

E il primo a meritarlo è Joaquin Phoenix che dipinge quello che forse è il Joker più tragico e disperato mai apparso al cinema.

Non si può non volergli bene, non si può non appoggiarlo quando alla fine la sua rabbia esplode e la ribellione ha inizio.

Joaquin Phoenix è immenso e regge il film quasi completamente da solo, parlando poco e lasciando che siano il suo fisico trasformato e il suo volto a raccontare la genesi di uno dei più memorabili villain della storia del fumetto/cinema.
La denuncia sociale è altrettanto dura: come può una società che si definisce “moderna” o “solidale” lasciare abbandonati a loro stesse persone in palese difficoltà? Arthur/Joker è un emarginato, un poveraccio che al mondo ha solo l’anziana madre e un lavoro di merda per il quale non è nemmeno portato, sogni nel cassetto che restano tali e ha preso (e prende) una serie di calci in faccia dalla vita che ammazzerebbero chiunque.
Eppure sogna, ha ancora un barlume di speranza che la vita possa prendere la giusta piega e fargli avere le soddisfazioni e la pace che in fondo sente di meritare. Non sarà esattamente così, sappiamo chi e cosa diventerà.

Joker è un grandissimo film e ci regala una prova di recitazione magistrale. Questa versione del personaggio è lontana anni luce dal gigionesco Jack Nicholson del Batman firmato Tim Burton, non ha la lucida malvagità che aveva la versione di Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro di Nolan, non ha il carisma e il magnetismo presenti nell’interpretazione di Jared Leto in Suicide Squad (unica cosa da salvare in quel film oltre a Margot Robbie).

Questo Joker è umano, tristemente umano, ed è per questo che facciamo il tifo per lui.

 

C’era Una Volta a…Hollywood

Posted in cinema by Ares on settembre 19, 2019

O meglio, Once Upon a Time in Hollywood…

Che sia davvero il penultimo film di Tarantino? Non lo sappiamo, ma in fondo speriamo con tutto il cuore che non sia così e che il nostro continui a regalarci film per tanti anni a venire.

Un nerd innamorato del cinema prima o poi avrebbe dovuto fare un film SUL cinema e l’industria di Hollywood. Ci sono ancora elementi western come nei precedenti Django e Hateful Eight, ma qui sono solo la cornice entro cui si muove Rick Dalton (un superbo Leonardo DiCaprio) accompagnato dal suo sosia/stuntman/amico/tuttofare Cliff Booth (l’altrettanto superbo Brad Pitt).

Scordatevi i dialoghi alla Pulp Fiction e l’azione di Kill Bill, l’intento di Tarantino è immergere lo spettatore nell’atmosfera hollywoodiana fine anni ’60: musiche, abiti, acconciature, colori, l’industria cinematografica e i suoi addetti ai lavori con l’aggiunta del grottesco ritratto fatto della Manson Family e la “rilettura” del massacro di Bel Air (ricordate Bastardi Senza Gloria? Ecco…). Sì, ci sono anche Roman Polanski e Sharon Tate (impersonata da Margot Robbie, forse troppo sacrificata) che vediamo realmente sullo schermo impegnata in The Wrecking Crew, appaiono Steve McQueen e Bruce Lee, i Mamas and Papas e le luci della Hollywood anni ’60, l’omaggio al sempre amato Sergio Corbucci e agli spaghetti western incluso l’easter egg che rimanda a Bastardi Senza Gloria (se lo avete colto). Non manca nulla nel calderone cinefilo tarantiniano. Durante il film sapevo benissimo che i fuochi d’artificio sarebbero stati alla fine, ma mi aspettavo qualcosa di ancor più fragoroso.

Questo film mi ricorda il quasi dimenticato e sottovalutato Jackie Brown: Once Upon a Time in Hollywood non sarà forse il miglior film di Tarantino, non sarà forse un capolavoro, ma 25 anni dopo Pulp Fiction il caro Quentin è ancora in grandissima forma e lo aspettiamo per l’ultimo (?) capitolo della sua carriera sul quale già si specula: sarà il capitolo finale della Sposa di Kill Bill? Oppure renderà omaggio a qualche altro genere cinematografico? Sinceramente gradirei moltissimo rivedere Uma Thurman/Beatrix Kiddo, ma l’idea di un film horror o sci-fi scritto e diretto da Tarantino mi fa sorridere…

Tool – Fear Inoculum

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 16, 2019

Probabilmente l’album più atteso dal 2006.

I Tool sono una delle band di culto più di culto del panorama rock mondiale. Sono in giro dai primi anni ’90, hanno pubblicato dischi pazzeschi e la loro aura di musicisti geniali e sperimentatori li ha fatti definire come una sorta di connubio perfetto tra i Pink Floyd e il metal.

Fino al 2006 e alla pubblicazione di 10.000 Days la loro carriera era stata un crescendo. Poi la pausa, il disco nuovo che non arrivava mai, annunci e smentite, progetti paralleli, e quando ormai si erano perse le speranze…toh, Fear Inoculum.

Prima di ascoltarlo ho letto e sentito diversi pareri: secondo alcuni è un capolavoro, secondo altri è una merda totale e dopo 13 anni si poteva far di meglio, secondo altri i Tool hanno sacrificato gran parte della propria fantasia cercando di fare qualcosa che di fatto non è nelle loro corde.

Non voglio scendere nei particolari delle singole canzoni, ma l’ho ascoltato una, due, tre, N volte sia in cuffia che facendo altro per casa e penso questo: Fear Inoculum non è un capolavoro, ma non è nemmeno una merda come sostengono alcuni. Diciamo che è un buon disco dei Tool che però risulta essere davvero prolisso (le canzoni sono valide ma accorciarle di 2-3 minuti non sarebbe stato un delitto). I quattro suonano sempre divinamente, ma in alcuni momenti ho avuto anche l’impressione di ascoltare un disco di assoli di batteria sopra i quali sono state ricamate le altre parti strumentali e vocali.

In fondo, qual è il problema? Che dopo tanti (troppi) anni le aspettative erano altissime, e l’album lascia un po’ l’amaro in bocca? Sì, senza dubbio. Ma esattamente cosa ci si aspettava? Io non ho la risposta, forse nessuno ce l’ha.

David de Sola – Alice in Chains: the Untold Story

Posted in libri, musica by Ares on settembre 2, 2019

Gli anni ’90…l’ultima epoca d’oro della musica, il canto del cigno del rock, Seattle, gli Alice in Chains.

Questa è l’unica biografia che vale la pena leggere sugli Alice in Chains, band che nell’arco di pochi anni e con una manciata di dischi ha contribuito a segnare indelebilmente un’epoca.

Più importante ancora, gli Alice in Chains sono stati i primi di quel calderone chiamato “grunge” a uscire da Seattle, a vedere riconosciuto e premiato il proprio valore artistico, prima ancora di Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam.

Con un lavoro certosino di ricerca e raccolta di interviste a membri della band, amici e collaboratori, David de Sola ricostruisce la nascita, l’ascesa, la morte (artistica e non) e resurrezione degli Alice in Chains. Il libro è stato pubblicato nel 2014, quindi raggiunge il momento della pubblicazione di The Devil Put Dinosaurs Here, penultimo lavoro in studio della band rinata con William DuVall al posto di Layne Staley. Personalmente non possono non provare tristezza leggendo il ritratto che ne esce di Layne, soprattutto alla luce di come manager, amici e colleghi (quindi molti addetti ai lavori) ne descrivono il talento. La discesa negli inferi di quel ragazzo è un pugno nello stomaco, anche perché è stata una sua deliberata scelta e a nulla sono serviti i tanti ricoveri e i tentativi di rehab. Se avete amato Dirt e Jar of Flies, e tutto quel che c’è stato allora non potete e non dovete evitare questo libro.

Nicola Gardini – Viva il Latino. Storie e Bellezza di una Lingua Inutile

Posted in libri, mezze stroncature by Ares on agosto 18, 2019

A differenza del libro di Andrea Marcolongo, il saggio di Nicola Gardini non mi è proprio piaciuto.

Il mio problema fondamentale è che ho sì studiato al liceo classico, ma era un piccolo istituto della provincia veneziana, e i miei insegnanti erano tutto tranne che preparati (salvo le insegnanti di Inglese, quella di Italiano della prima liceo, e quella di scienze che però era umanamente una merda e che ho giurato di uccidere con le mie mani…e lo farò).

Quindi, NESSUNO mi ha insegnato nulla degli autori latini di cui parla Gardini: la loro vita, la loro storia, il loro stile, perché mai scrivessero in quel modo. Li ho detestati tutti, senza distinzioni, e francamente non vedo nessun reale motivo per il quale dovrei (ri)leggerli salvo le dovute eccezioni (Seneca, ma anche la Germania di Tacito e il De Bello Gallico di Giulio Cesare, questi ultimi due letti per l’esame di filologia germanica all’università). Lo stesso posso dire del greco, nessun insegnante al ginnasio/liceo che si sia preso la briga di spiegarci qualcosa della letteratura e degli autori greci.

I pregi di questo libro sono le digressioni di carattere linguistico-etimologico. Il resto, non me ne voglia l’autore o qualche latinista, mi è sembrata l’opera di un invasato che afferma che il latino sia “bello”, sia utile e non sia una lingua morta.

  1. il “bello” è soggettivo;
  2. una lingua è una forma di linguaggio, comunicazione, è utile per definizione dato che svolge il suo ruolo, e ogni lingua lo svolge in modo diverso dalle altre portando ugualmente a termine il suo scopo;
  3. il latino è definito “lingua storica”: non esistono più locutori nativi, sopravvive come lingua ufficiale del Vaticano, perché insegnato nelle scuole, e grazie ad appassionati come il prof. Gardini.

Questioni linguistiche a parte, ho trovato tante storie legate ai vari autori trattati, tante (troppe) citazioni (che ho tentato di leggere, ma dato che ricordo a malapena le prime due declinazioni le ho trovate prive di significato), e ho ritrovato la stessa noiosa pesantezza vissuta al liceo quando dovevo affrontare le versioni. E pensare che all’orale della maturità ho portato latino come prima materia e parlando di Seneca ho fatto un figurone.

L’autore in quinta ginnasio leggeva Apuleio dietro consiglio di una compagna. Se nel 1995 qualche compagno/a mi avesse consigliato di leggere Orazio o Cicerone gli/le avrei tirato un calcio nel culo. All’epoca i consigli di lettura tra compagni erano Charles Bukowski, Henry Miller, Jack Kerouac o contemporanei come potevano essere Stephen King, Michael Crichton che avevo già scoperto alle medie, Pennac, e poi ancora classici come Hesse, Hemingway eccetera. Autori latini? Ma scherziamo?

Sarà anche la lingua base di gran parte della cultura occidentale ed è giustissimo continuare a studiarla e imparare a riconoscere l’enorme influenza che ha avuto negli autori dei secoli successivi, ma siamo nel 2019 e il mondo ha ben altri problemi. “Ricominciare dal latino” non ci salverà.

Tagged with: ,

Andrea Marcolongo – La Lingua Geniale

Posted in libri by Ares on agosto 18, 2019

Somewhere else, nel maggio 2017, a proposito di questo libro scrivevo:

Avrei voluto leggerlo nell’autunno del 1993. Tutti gli (ex) studenti del liceo classico dovrebbero leggerlo.

linguageniale

E sono ancora dello stesso parere. Se avessi avuto una Andrea Marcolongo come insegnante di greco al ginnasio (e anche al liceo), sarei cresciuto con meno fastidi e gli anni delle superiori ora sarebbero un ricordo molto più piacevole.

Liu Cixin – La Trilogia dei tre Corpi

Posted in libri by Ares on luglio 25, 2019

Qualche tempo fa mi ero imbattuto in un articolo che riportava i consigli di lettura di mr Facebook (per gli amici e i nemici, Mark Zuckerberg). Lista interessante, diversi saggi di economia, storia e sociologia che tutti (secondo lui) dovremmo leggere per capire meglio il nostro mondo e avviarci verso un futuro migliore.

In questa lista era riportata anche la “Trilogia dei Tre Corpi” del cinese Liu Cixin. Incuriosito (mai avevo letto romanzi di un autore cinese in vita mia), ho deciso di procurarmeli e mi sono immerso nella lettura. E ho divorato tre romanzi.

cixinliu

Liu Cixin ha vinto il premio Hugo per la fantascienza grazie a quest’opera che è molto più che una semplice serie di romanzi fantascientifici.

Fisica, filosofia, fantascienza, avventura, guerra, morte, amore, vita, passato e il futuro di personaggi che rappresentano tutta l’umanità e ogni creatura del cosmo. L’opera dello scrittore cinese è mastodontica e si svolge in un arco di diversi secoli che alla fine diventano più di 18 milioni di anni. Bisogna essere preparati e non farsi sorprendere e sviare dalle stranezze del primo libro, quando non è ben chiaro chi siano i veri protagonisti; resistere e lasciarsi trasportare dalle vicissitudini del secondo libro; prestare massima attenzione alle digressioni filosofiche-scientifiche che si trovano in tutti e tre i romanzi e raggiungono l’apice nel terzo.

Lungo, complicato, con tanti personaggi che compaiono e scompaiono, giocano piccoli-grandi ruoli nel corso delle pagine, sembrano finire dimenticati e poi magari ritornano a giocare un altro ruolo.

Un’opera immensa che merita molta attenzione.

Tagged with: ,

Godzilla II – King of the Monsters

Posted in cinema, mezze stroncature by Ares on giugno 11, 2019

2 ore e dieci minuti circa in cui dialoghi insensati e gente che sopravvive per sbaglio toglie spazio ai mostri.

Ma in fondo, ma chissenefrega (cit.), Godzilla torna a proteggerci perché qualche talebano ambientalista ha pensato bene di risvegliare i mostri addormentati nelle profondità della Terra. E questo perché 1. gli esseri umani fanno cagare ed è giusto che i mostri li estinguano per risanare il pianeta e 2. “Godzilla ha ucciso mio figlio”.

Il problema è che tra questi mostri c’è Ghidorah, che è enorme, ha tre teste che rispuntano appena ne tagli una, spara scariche elettriche devastanti e di fatto comanda tutti gli altri mostri che se ne vanno in giro a distruggere tutto.

Tutti tranne Godzilla e Mothra, che è una falena gigante amica di Godzilla.

E Kong? Lui se ne sta sulla sua isola, a lui non interessano le questioni terrene, è una persona seria e saggia e ha faccende ben più importanti a cui badare.

In ogni caso, il film di per sé non dice nulla di nuovo/avvincente/sensato. Gli attori sembrano svogliati, tanto sanno benissimo che chi andrà al cinema non lo farà perché interessato alla “trama”, ma solo ed esclusivamente per assistere ai combattimenti tra i mostri. Quindi perché sbattersi per risultare credibili? Anche il buon Charles Dance, può aver fatto una carriera da urlo ma ormai è solo Tywin Lannister.

Detto questo, mostri che combattono e distruggono: gli effetti speciali raggiungono vette notevoli, anche se complice l’oscurità delle ambientazioni a volte il tutto sembra un po’ troppo confuso. Ma funziona, e alla fine la vittoria di Godzilla con annessa sottomissione dei rimanenti titani (incluso quel/la bastardo/a di Rodan) fa piangere di gioia grandi e piccini…

Il prossimo capitolo, già annunciato per il 2020, dovrebbe vedere lo scontro tra King Kong e Godzilla. Sempre che si faccia davvero, perché questo secondo episodio pare non stia riscuotendo il successo sperato al botteghino complici alcune notevoli stroncature da parte della critica. Inclusa la mia: non sarò un critico, ma con tutti i soldi che hanno speso si poteva far di meglio.

Godzilla vs Cloverfield farebbe ridere. Pensateci, uomini di Hollywood.

Game of Thrones

Posted in mezze stroncature, serie tv by Ares on Mag 21, 2019

Ricordo quando arrivò la prima stagione, quasi non me ne accorsi. Poi qualcuno mi disse “ma ci sono i draghi!”, e mi rimisi in pari (potenza dello streaming).

Da allora (seconda stagione), ho seguito con grande soddisfazione l’epopea di Westeros. Ho tentato anche di leggere i libri di Martin, ma mi sono fermato dopo i primi capitoli del primo perché, semplicemente, la sua scrittura non mi ha colpito.

Comunque sia, Game of Thrones ha accompagnato me e molti altri per tanto tempo e adesso che tutto è finito mi sento un po’ abbandonato. Ho assistito a un serial che definire colossale è poco: costumi, scenografie, effetti speciali, la costruzione di interi eserciti, attori bravissimi che hanno dato vita a una trama fatta di continui colpi di scena, alleanze, guerre, tradimenti, sospetti, vendette, sesso e violenza. Mai vista una serie con così tanti morti tra i protagonisti…e tutto ‘sto casino per colpa di fratello e sorella che scopano e un bambino che non doveva essere lì a vederli, e per il desiderio di potere di un arrampicatore sociale senza scrupoli e figlio di puttana come pochi (Lord Baylish)

Game of Thrones ha alzato l’asticella per le produzioni televisive, un vero blockbuster televisivo senza eguali.

Eppure anche per GOT vale la regola: tanto più è bella una serie, tanto più farà cagare l’episodio finale.

La sesta puntata dell’ottava stagione è una puttanata colossale: un intero continente dominato da casate di psicopatici, incestuosi, assassini, vigliacchi e traditori che si fanno la guerra per un trono di merda e alla fine cosa succede? Ve lo dico io.

Targaryen: sono rimasti in due Danaerys e Jon Snow/Aegon Targaryen, sono zia e nipote e lo hanno scoperto dopo aver iniziato a scopare (ma l’incesto è tradizione familiare, quindi ok). Il nipote, Jon, cresciuto come Bastardo e ripudiato urbi et orbi è i legittimo erede al trono, ma la zia è più figa e si è sbattuta un sacco per arrivare lì. E poi le è ancora rimasto un drago sputafuoco terrificante grazie al quale ha incenerito capitale del regno e nemici, oltre a migliaia di altri uomini, donne e bambini che non c’entravano niente, e ci fa anche capire che grazie al suo esercito di psicopatici selvaggi si impadronirà del resto del mondo uccidendo chiunque non si piegherà. Jon le dice “sì, sei la mia regina” e la uccide. Arriva il drago che brucia il trono del cazzo, lascia lì Jon e porta via il cadavere della sua mamma. Jon Snow viene condannato a tornare a fare quello che faceva nella prima stagione, Guardiano della Notte sulla Barriera a nord. Anche se i nemici dall’altra parte non ci sono più (e infatti scappa con loro in mezzo ai boschi e alla neve) e chi voleva la sua testa per aver ucciso Danaerys se ne va. Quindi a che serve allontanarlo?

Lannister: i peggiori figli di troia mai visti. L’unico che si salva è un nano scaltro e alcolizzato che ha tradito i suoi migliori amici, ha ammazzato suo padre, strangolato la sua amante e ha cercato di salvare il fratellone Jaime e la sorellona Cersei nonostante quest’ultima lo abbia sempre odiato per tutta la vita. Jaime e Cersei erano gemelli, scopavano, hanno avuto dei figli tutti morti ammazzati o suicidi (e uno di questi è stato uno dei personaggi più psicopatici della storia dei serial tv), e muoiono travolti dalle macerie della reggia. Speravo morissero sotto tortura ma va beh. Tyrion ha tradito Danaerys, meriterebbe la morte ma spiega a tutti perché il nuovo re deve essere il ragazzino storpio. Tutti d’accordo. Mah. Io ne avrei approfittato e avrei tolto di mezzo l’ultimo Lannister, troppo pericoloso per lasciarlo in vita.

Stark: gli unici “buoni”, di sicuro gli ultimi che volevano tutto ‘sto casino e in sostanza volevano solo stare in pace e per i cazzi loro. Gente del nord, fa freddo da quelle parti, non c’è tempo per cazzate. Sono rimasti in 3: Sansa, la principessina scema che con la sua stupidità ha inconsciamente fatto quasi sterminare la propria casata, è diventata Regina del Nord; Arya, la bambina che voleva avventure, si salva per culo, diventa un’assassina e poi alla fine si scopre novella Cristoforo Colombo; Bran, il bambino che scoprì Cersei e Jaime Lannister a scopare e venne da quest’ultimo buttato giù da una torre (e da lì è partito tutto il casino), rimasto storpio, scappa e diventa una specie di entità onnisciente e alla fine Re di tutto facendo chiaramente capire che era questo il suo piano. Nessuno obietta, mi sembra chiaro. In ogni caso, nord indipendente e uno Stark re dei sei regni rimasti, alla fine sono loro i vincitori.

Le altre casate: no comment.

Il trono? Sciolto dal drago incazzato per la perdita della mammina (ma l’assassino della mammina è rimasto lì, a lui neanche un buffetto).

Anni di intrighi, misteri, sotterfugi, battaglie, orrore, morte e violenza spesso gratuita per cosa? 7 stagioni per caratterizzare i personaggi, farli crescere e poi la fretta di chiudere tutto in 6 episodi perché? Per 7 stagioni Danaerys che ripete “io non sono come mio padre” e poi, quando la città si arrende e i nemici sono di fatto sconfitti, lei si incazza e la rade al suolo? Meno male che non era come suo padre (salvo aver carbonizzato e fatto ammazzare una quantità assurda di persone come ricorda Tyrion nel dialogo decisivo con Jon Snow). Le trame parallele? Intendo i Clegane, Varys (a chi ha rivelato la verità su Jon Snow prima di essere incendiato?) e tutti gli altri? Forse era il caso di utilizzare il budget meglio, più episodi per chiudere le varie vicende.

La scena finale mi è sembrata una brutta copia del finale del Signore degli Anelli di Jackson, tanto per dire.

Per me era giusto che fosse Danaerys a vincere. I Lannister andavano incendiati. Gli Stark lasciati a casa loro, che tanto non li vuole nessuno.

Eppure, nonostante un finale zoppicante, ci mancherà.

 

 

Avengers: Endgame

Posted in cinema by Ares on aprile 25, 2019

La degna chiusura di un ciclo durato 11 anni per 22 film.

La battaglia finale per salvare tutti quelli polverizzati da Thanos si è conclusa, non senza sorprese e alcuni imprevisti addii.

3 ore di film per riannodare le tante trame, ricucire rapporti e amicizie, elaborare un piano e metterlo in atto salvo poi dover affrontare l’inevitabile intoppo che per poco non manda letteralmente tutto all’aria. Gli eroi rimasti, gli Avengers originali, si ritrovano ognuno con la propria missione e i propri demoni da combattere. Il cerchio deve essere e sarà chiuso.

La prima metà del film è naturalmente più lenta e serve solo a preparare il terreno per l’epico scontro finale e per chiudere il film. Ogni personaggio deve fare i conti con ciò che ha perso e ciò che rischia di perdere ulteriormente. Nessuno delude, anzi alcuni acquistano una certa umanità anche se per Thor e Hulk si è andati verso un tono un po’ troppo farsesco sulla scia di Ragnarok (uno dei film meno riusciti della saga, va detto).

E come anticipato urbi et orbi nulla potrà essere come prima, perché SPOILER ci siamo giocati la Vedova Nera che si sacrifica per il bene comune, così come Iron Man che per salvare tutti subisce la potenza estrema delle Gemme dell’Infinito, e last but not least Captain America per inaspettatamente sopraggiunti limiti d’età e conseguente passaggio di consegne.

Non ci sono scene post-credit, un altro marchio di fabbrica dei Marvel Studios, e questa è un’altra sorpresa che indica chiaramente la fine di un ciclo narrativo unico ed irripetibile. D’ora in poi ci saranno vecchi/nuovi protagonisti impegnati in nuove avventure come i Guardiani della Galassia e il prossimo Spiderman.

Alla luce degli eventi di questo capitolo finale non vedo che senso possa avere un film su Natasha Romanoff/Black Widow, tanto che la stessa Scarlett Johansson per ora ha dichiarato di non sapere assolutamente nulla riguardo un progetto “solista” (pretattica o dice la verità?). E’ però anche vero che la Marvel ha imparato a dare ampio spazio alle donne negli ultimi anni, tanto che nello stesso Endgame una delle scene della battaglia è una pura rappresentazione di girl power estremo. Quindi, che faranno? Uno spin-off sulle avventure della Romanoff precedenti agli Avengers o parallele ad essi?

Marvel (e Disney) hanno per le mani un filone narrativo pressoché inesauribile, con una fanbase di milioni di persone. Il team alla guida (produttori, sceneggiatori, registi e anche alcuni degli attori) sembrano essere una squadra molto affiatata e con le idee chiare, per cui il successo sembra garantito. Va anche ricordato che presto i diritti di X-Men e Fantastici Quattro dovrebbero tornare a Marvel/Disney dalla Fox, ci sarà un ulteriore reboot? Wait and see…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: