Le Grandi Recensioni

Pink Floyd – Wish You Were Here

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 12, 2015

12 settembre 1975

wish_you_were_here

 

…dopo Dark Side of The Moon, prima di Animals…

Wish You Were Here è il secondo grande concept album dei Pink Floyd. L’album dell’assenza, l’album del “fantasma” di Syd Barrett che aleggiava attorno alla band (tanto che il povero Syd non venne nemmeno riconosciuto quando all’improvviso si presentò in studio durante le ultime fasi di lavorazione) e il primo segnale che l’equilibrio tra i quattro membri stava iniziando a rompersi.

Shine On You Crazy Diamond (parts I-V); Welcome to the Machine; Have a Cigar; Wish You Were Here; Shine On You Crazy Diamond (parts VI – IX).

Capolavoro assoluto, uno splendido 40enne.

Soundgarden – Superunknown

Posted in dischi, musica by Ares on agosto 31, 2014

Il 2014 segna il ventesimo compleanno di:

superunknown

All’epoca conoscevo poco i Soundgarden. A parte Rusty Cage e Jesus Christ Pose i cui video giravano per MTV, non conoscevo altro dei loro album. Ero più concentrato su Alice In Chains e Nirvana e una manciata di altre band contemporanee e non solo; ero più impegnato ad imparare i rudimenti della chitarra; c’era il ginnasio e bisognava studiare per avere in cambio qualche attimo di libertà concesso dai genitori (altri tempi) e, in sostanza, i Soundgarden erano solo uno dei tanti gruppi che venivano da Seattle. Erano uno dei gruppi che facevano “grunge”.

Poi, un giorno, vidi quel video e ascoltai per la prima volta nella mia vita quel riff di chitarra.

Spoonman.

E molte cose cambiarono.

Rimasi sconvolto. E Spoonman era, è e resterà sempre la mia canzone preferita dei Soundgarden.

L’album fu un regalo di compleanno, feci una fatica immane a capirlo ma l’impatto fu comunque devastante. Non solo per Spoonman: non posso non citare Let Me Drown e Fell On Black Days, ovviamente Black Hole Sun, 4th Of July e la title-track.

E nel corso degli anni, avendo scoperto e ampliato le conoscenze musicali, ho potuto apprezzarne ancora di più la grandezza e cogliere i riferimenti ai maestri del passato (Black Sabbath e Led Zeppelin su tutti). Sono passati 20 anni, ma lo ascolto ancora e continuo a cogliere cose che mi erano sfuggite, piccoli passaggi, anche una singola nota fatta dalla chitarra in un particolare punto di una qualunque canzone. I dettagli.

Superunknown e’ stato l’apice dell’ondata rock di Seattle, probabilmente il “canto del cigno” del grunge,

Dettagli che rendono Superunknown un disco monumentale, uno degli ultimi veri, autentici capolavori del rock. Non è un album da ascoltare, questo va divorato, assimilato in ogni sua parte e poi ancora riascoltato e avanti così. Ad libitum.

Stone Temple Pilots – Purple

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 6, 2014

Maledetti anniversari…

Questo qui venne pubblicato il 7 giugno 1994.

purple

Purple, seconda prova degli Stone Temple Pilots, compie 20 anni. Dire che mi sembra ieri ovviamente e’ superfluo, ma da profondo ammiratore della band dei fratelli DeLeo, di Eric Kretz e di quel folle di Scott Weiland non posso non ricordare la magnificenza di quest’album.

Sebbene siano stati spesso offuscati dai contemporanei che venivano da Seattle, gli Stone Temple Pilots sono stati una delle realtà più interessanti degli anni 90 e Purple e’ la loro prova migliore. Album che contiene Vasoline (sono davvero passati 20 anni da quando guardavo quel video su MTV/Videomusic?), Interstate Love Song (uno degli “inni” del decennio), Lounge Fly che ricordava tanto i Jane’s Addiction, e poi Big Empty (usata ne Il Corvo), Silvergun Superman, Pretty Penny…tutte fanno parte della migliore produzione della band che in seguito avrebbe dovuto iniziare a fare i conti con la voglia di autodistruzione di Weiland. Album meno aggressivo e grunge rispetto al precedenteCore, ma ispirato e con una direzione ben precisa e in cui spiccano le doti chitarristiche di Dean DeLeo.

Poi c’era Scott Weiland: ricordo ancora certe interviste lette nelle riviste del cazzo che c’erano all’epoca, tipo HARD! (cristo…). Parlava apertamente di alcool ed eroina, di programmi di disintossicazione eccetera, ma la sensazione era che bene presto ci avrebbe lasciati anche perché c’era ancora l’eco (dello sparo…) della morte di Cobain. Invece tra alti e bassi ce lo troviamo ancora in giro. Da solo. mentre gli altri hanno fatto un disco col cantante dei Linkin Park, cosa che mi rifiuto di ascoltare. Chi ha avuto ragione?

Tanti ricordi, tanta buona musica.

Buon compleanno, Purple.

Pink Floyd – The Division Bell

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 28, 2014

Buon ventesimo compleanno…

the-division-bell-cover

20 anni fa veniva pubblicato l’ultimo album dei Pink Floyd nella versione capitanata da David Gilmour e orfana di Roger Waters.

Conosco già le critiche mosse a quest’album, in genere tutte dicono che non ha nulla a che vedere coi capolavori degli anni ’70, perché Waters e non Gilmour blablablablablabla…

Polemiche inutili. Perché alla fine conta solo la musica. E The Division Bell non sarà certo il miglior disco della band, non è nemmeno migliore di On An Island di David Gilmour, ma ha al suo interno tutti gli elementi che hanno contribuito all’immortalità del marchio Pink Floyd, dalla copertina alle atmosfere.

The grass was greener
The light was brighter
The taste was sweeter
The nights of wonder
With friends surrounded
The dawn mist glowing
The water flowing
The endless river

Forever and ever

 

E il 15 settembre prossimo saranno 20 anni dal concerto di Udine.

Tagged with: , ,

The Beatles – Please Please Me

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 22, 2013

Pink Floyd – The Final Cut

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 21, 2013

Oggi ricorre il trentesimo anniversario della pubblicazione di quello che è riconosciuto come uno degli album più controversi dei Pink Floyd.

Pink-Floyd-The-Final-Cut
Pink Floyd che, all’epoca, erano ormai una creatura morente nelle mani di un Roger Waters paranoico e megalomane. La band di fatto non esisteva più: il povero Richard Wright era già stato estromesso ai tempi di The Wall, Gilmour e Mason erano solo comprimari di lusso, e per la nutrita presenza di ospiti non è poi sbagliato definire The Final Cut come il primo vero album solista di Roger Waters.
Eppure, nonostante i problemi, quest’opera rappresenta un lavoro appassionato e discusso, amato e odiato, triste e sofisticato, privato dei tappeti sonori di Wright (che era stato messo musicalmente in disparte già ai tempi di Animals), ma impreziosito da alcune tra le migliori parti di chitarra mai registrate da David Gilmour.

Disco che Waters volle dedicare al padre caduto in guerra e mai conosciuto, disco che contiene nemmeno troppo velate proteste contro la politica inglese dell’epoca (Guerra delle Falkland dell’anno precedente).

Non ci fu un tour, anzi. Poco dopo Roger Waters dichiarò finiti i Pink Floyd, seguirono anni di battaglie legali fino alla rinascita sotto il controllo di Gilmour. Il resto è storia ben nota.

The Gunners Dream, The Fletcher Memorial Home, Southampton Dock, Not Now John, Two Suns in the Sunset…è un disco struggente e magnifico, nonostante tutto.

Da (ri)scoprire.

Pink Floyd – The Dark Side of the Moon

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 1, 2013

40 anni fa, in questo stesso giorno, nei negozi di dischi statunitensi arrivava questo:

dark-side-of-the-moon

Il Disco.

Perfetto.

E ascoltarlo è sempre un’emozione. ogni giorno che passa, shorter of breath and one day closer to death…

Eric Clapton – Unplugged

Posted in concerti, dischi, musica by Ares on novembre 2, 2012

E’ da qualche settimana che sto tornando alle origini e ascolto tanto blues

Sono andato addirittura a ripescare Robert Johnson e le sue registrazioni della fine degli anni ’30, quelle che sono universalmente riconosciute come l’ABC della musica moderna e fonte d’ispirazione per quei chitarristi che negli anni 60 hanno definito il concetto di chitarra rock.

Tra questi si trova quella vecchia volpe di Eric Clapton, il quale, ormai 20 anni fa, stava uscendo una volta per tutte dal tunnel autodistruttivo che ne aveva segnato la carriera fin dagli esordi.

Simbolo della rinascita, e ottimo strumento commerciale (grazie MTV), fu la pubblicazione del suo album Unplugged.

All’epoca ero un giovanissimo chitarrista alle prime armi e ascoltavo un sacco di cose, e quest’album è stato assolutamente uno dei miei preferiti del periodo, e lo è ancora.

Ricordo la lezione di chitarra quando passai un’ora abbondante a imparare Tears In Heaven e Layla seguito pazientemente dal mio maestro che mi spiegava i trucchi del mestiere e  mi parlava di blues…lui, jazzista fino all’osso.

Album live semplicemente perfetto, una manciata di grandi classici, brani all’epoca nuovi e standard blues suonati con gusto da quella che probabilmente è stata la band migliore che abbia mai fatto da supporto al signor Slowhand: San Francisco Bay Blues, Running On Faith, Alberta, Before You Accuse Me solo per citarne alcuni.

Soprattutto il nostro eroe all’epoca era molto, molto ispirato e ancora in lutto per la tragica e assurda scomparsa del figlio (da cui la struggente Tears In Heaven)…e sofferenza e blues spesso vanno a braccetto.

Un album live da riascoltare con piacere specie in questi pomeriggi autunnali. E un modo per riscoprire uno dei personaggi chiave della storia del rock e del “chitarrismo” rock, qui in veste più intimista e meno propenso all’abbandonarsi ad assoli chilometrici.

A me la situazione Unplugged piaceva molto ed è stata probabilmente la cosa più interessante mai proposta da MTV quando ancora si occupava di musica. Era la moda del periodo e molti “vecchi” artisti ne hanno approfittato sapientemente per accaparrarsi una fetta di giovane pubblico.

Potrò mai smettere di ringraziarli? No, ovvio…

Grazie signor Clapton.

Izzy Stradlin and the Ju Ju Hounds

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 16, 2012

Ha compiuto 20 anni anche il disco d’esordio di Izzy Stradlin’…

Che dire? Ero un ragazzino alle prime armi chitarristiche e inevitabilmente avevo subito il “fascino” di quella che all’epoca era considerata come la miglior band del pianeta (sì, i Guns n Roses prima del delirio).

Izzy aveva mollato, proprio lui che figurava come l’autore della maggior parte delle canzoni, sicuramente delle più belle. Aveva mollato la band e all’improvviso era saltato fuori un videoclip che addirittura girava su Videomusic…

Shuffle It All era ben lontana dal sound dei Guns, ma mi piacque subito, e mi piace ancora. Ci volle qualche anno e un viaggio a New York per portare a casa il cd (potenza della rete distributiva italiana dell’epoca) e da quel momento ho cercato di seguire la carriera di mr Stradlin’ con attenzione rimanendo sorpreso dalla qualità di alcuni lavori.

L’album resta nella tradizione del rock americano, tutte le influenze di Izzy, a partire da Rolling Stones e Faces, sono presenti e ben proposte da un’ottima band che vedeva al basso Jimmy Ashhurst che ora milita nei Buckcherry  e altri comprimari di lusso. Da segnalare la comparsata di Ronnie Wood che presta chitarra e voce in Take a Look At That Guy (cover dello stesso Wood).

Disco piacevolissimo che dopo 4 lustri non ha perso energia e che merita di essere (ri)scoperto. Soprattutto un ottimo disco d’esordio per il più talentuoso musicista che abbia mai fatto parte di quella band di pistole e rose.

Faith No More – Angel Dust

Posted in musica by Ares on giugno 8, 2012

Questa robina qui ha 20 anni…

Capolavoro del crossover anni 90, una delle vette della creatività pazza di Mike Patton e soci, Angel Dust arrivò in piena epoca grunge a ricordare che non esistevano solo i Nirvana e i Pearl Jam (e i Soundgarden e gli Alice In Chains), ma che in mezzo a quel marasma di band piccole e grandi si trovavano anche musicisti che sperimentavano (con successo) l’unione di più generi creando spesso miscele esplosive.

Purtroppo Angel Dust viene spesso ricordato solo per la cover di Easy, vecchio brano di Lionel Richie ai tempi dei Commodores, e non per altri gioielli come A Small Victory (sottovalutatissima) , Be Aggressive, Crack Hitler, Jizzlobber e l’iniziale Land Of Sunshine.

Ma e’ tutto il disco che ancora oggi lascia spiazzati. Rock, funk, metal, rap, tutti insieme appassionatamente in quello che e’ stato il capolavoro di una delle band piu’ interessanti del panorama musicale dell’epoca.

Album del genere escono molto raramente, band simili sono ancora piu’ rare.

Da (ri)scoprire.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: