Le Grandi Recensioni

Black Sabbath – 13

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 13, 2013

Dai, non potevo lasciarmi sfuggire l’ascolto di questo:

Cover

I Black Sabbath tornano con la formazione storica (meno Bill Ward): Tony Iommi (ancora alle prese con il cancro), Geezer Butler e soprattutto Ozzy Osbourne.

Il risultato è oltre ogni aspettativa: no, davvero, non scherzo, alzi la mano chi si sarebbe aspettato un disco dal genere da questi 3 vecchietti di cui uno in cura per un malanno tutt’altro che passeggero, un altro che non si capisce bene cosa stia facendo, e Ozzy…

I Black Sabbath sfoderano tutti i trucchi del mestiere per ricreare il sound delle origini, e in questo vengono ben aiutati da quel geniaccio di Rick Rubin. Con canzoni lunghe e potenti (le iniziali End Of The Beginning e God Is Dead?), richiami al passato sparsi come la bella Zeitgeist che ricorda Planet Caravan, o i tuoni e la pioggia che chiudono Dear Father richiamando l’inizio del primo omonimo disco e l’omonima title-track (che ancora oggi resta una delle colonne portanti del metal), i nostri eroi tornano a suonare il loro rock pesante e cupo, infarcito di blues, che nei primi anni 70 ha cambiato parecchie cose e influenzato decine di artisti e posto le basi del metal.

Il nome Satana viene evocato, le sensazioni paurose dell’epoca d’oro ci sono ancora, Ozzy tiene botta e se la cava alla grande, Butler sostiene il tutto con maestria e poi c’è lui, mr Tony Iommi, il riffmaster per eccellenza che non smette mai di sorprendere e regala riff e assoli. 

Direi che l’operazione-nostalgia questa volta ha funzionato molto bene. Certo, non è un album che aggiunge qualcosa alla ultraquarantennale storia della band, ma è forse un’ulteriore dimostrazione che i vecchi dinosauri hanno un modo di fare musica davvero unico.

Le polemiche che si leggono in giro sono semplicemente stupide: si rimprovera ai Black Sabbath di non aver fatto qualcosa di “nuovo”…come se dovessero dimostrare qualcosa, e poi ve li vedete Iommi, Butler e Osbourne a 60 anni suonati mettersi a fare – che ne so – qualcosa che flirta con l’elettronica? Dai, non avete imparato nulla da The Final Frontier (quella cosa che hanno pubblicato nel 2010 gli Iron Maiden ubriachi)? Oppure si rimprovera a Ozzy Osbourne che la voce non è più quella di un tempo. Per forza, son passati più di 40 anni da Paranoid e se non ve ne siete accorti è un miracolo che Ozzy sia ancora vivo…

È un bel disco, davvero.

Buon ascolto.

Ugly Kid Joe – Stairway To Hell EP

Posted in dischi, musica by Ares on luglio 15, 2012

Una delle band simbolo degli anni 90 è tornata, e dato che questi ragazzacci all’epoca erano tra i miei preferiti non potevo evitare di spendere due parole sull’EP Stairway To Hell, firmato Ugly Kid Joe.

La cosa più bella di questa band è il fatto di non essersi mai presa troppo sul serio, nemmeno quando America’s Least Wanted 20 anni fa faceva sfracelli con singoli come Everything About You e Cats In The Cradle, e nemmeno con l’album successivo Menace To Sobriety e quel Motel California (ignorato da tutti) che sembrava aver messo la parola fine alla loro avventura.

Invece la moda della reunion colpisce ovunque e capita che tornino in pista anche loro.

Gli anni passano, arriva qualche ruga, e i capelli sono più radi, ma questi ragazzacci continuano 1. a non prendersi sul serio e 2. a fare lo stesso rock dell’epoca, con energia e in sostanza divertendosi da pazzi. Così Devil’s Paradise è un salto indietro nel tempo, la mezza acustica No One Survives potrebbe essere scambiata per il nuovo singolo strafigo di qualche band odierna e invece a cantare e urlare è un tizio che va per i 45 anni. Capitano anche passaggi funky con tanto di fiati in Love Ain’t True che introduce alla conclusiva Another Beer che ci riporta ai tempi di Mr Recordman (atto conclusivo del primo album).

Un gradito ritorno che non potra’ che far piacere ai vecchi fans.

Skunk Anansie – Wonderlustre

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 1, 2010

Ci sono voluti anni e qualche tentativo solista per riavere gli Skunk Anansie.

Archiviato l’ovvio greatest hits, Skin e compagnia si sono riuniti in studio e hanno ricominciato a strimpellare e adesso il frutto lo possiamo ascoltare, si chiama Wonderlustre, è fatto di 12 canzoni, ha anche un dvd omaggio con video, documentario e altro, dura 40 minuti circa…e tutto sommato è un bel ritorno.

Insomma, sembra che siano tornati la band che negli anni ’90 aveva fatto saltare e pogare tanta gente (me compreso) regalando tre incazzatissimi album, nessun capolavoro eh…solo tre onesti lavori.

L’incazzatura è ancora presente, ma è un’incazzatura più saggia (l’età avanza…) e si trovano cosette che erano già apparse negli album solisti di Skin, che canta sempre divinamente, e nei capitoli precedenti della storia della band. Ma va tutto bene: God Loves Only You e My Ugly Boy aprono le danze ricordandoci il background dei 4 eroi mentre The Sweetest Thing strizza l’occhio ai piu’ giovani con quel tiro un po’ alla Franz Ferdinand…o altri simili.

Canzoni energiche e rapide (alcune girano sui 2 minuti o poco più nda), che non c’è tempo da perdere in pieno spirito rock’n’roll, anche se si riesce a trovare il tempo per qualche lento distante però dalla perfezione di You’ll Follow Me Down di Post Orgasmic Chill. Funzionano infatti delle sorta di power-ballad come You Saved Me e la conclusiva I Will Stay But You Should Leave.

Non male, ho fiducia nel futuro degli Skunk Anansie, disco che merita la sufficienza piena.

Mudcrutch

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 2, 2010

Se riunisci la band di quando eri ragazzino e ci fai disco e tour allora sei davvero un grande.

E Tom Petty è un grandissimo, e non lo scopriamo solo ora.

I Mudcrutch si formarono a Gainesville, Florida, nel 1967 e a parte un paio di singoli non pubblicarono altro. Si sciolsero nel 1975 e uno dei suoi fondatori, Tom Petty appunto, inizio’ una luminosa carriera assieme agli Heartbreakers di cui fanno parte Mike Campbell e Benmont Tench che militavano proprio nei Mudcrutch.

Nel 2008 Petty ha deciso di riprendere in mano il basso e  riunire i vecchi amici e regalarci album e disco, una cavalcata country rock nella migliore tradizione degli Stati Uniti del Sud. Una manciata di brani vecchi e nuovi, cover e alcuni traditional riarrangiati (come la splendida Shady Grove in apertura di disco), folk e rock sapientemente uniti nella miscela che ha reso Tom Petty uno dei piu’ grandi menestrelli degli ultimi 30 anni.

Non c’e’ nessuna traccia di nostalgia in queste canzoni, anzi suonano fresche e genuine come se gli anni non fossero mai passati. Alcune sono molto ispirate come Crystal River (ben 9 minuti di chitarre dolcissime), altre sono puro marchio di fabbrica Petty come Scare Easy.

Classic rock, southern rock, nulla di nuovo. Ma suona divinamente.

Voto: 8.5

Consigliato: agli amanti dei classici.

Stone Temple Pilots – Stone Temple Pilots

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 27, 2010

Sono tornati!

Aaaaahh…i miei cari, vecchi, malati di mente, Stone Temple Pilots…reunion e nuovo album! Operazione che ai puristi fa storcere il naso senza alcun motivo: perché i fratelli DeLeo, Scott Weiland ed Eric Kretz stanno bene e assieme sono ancora la band che nel giro di un decennio riuscì a sfornare 5 album che non avevano un solo momento poco felice o sbagliato.

Oddio, forse l’ispirazione non è quella dei tempi migliori dato che il primo singolo Between The Lines ricorda un po’ Hollywood Bitch da Shangri La Dee-Da (2001) e nel resto delle canzoni sembra mancare quella scintilla che aveva reso gli altri album tanto speciali, ma nessuno è in grado di sfornare capolavori di continuo a meno che non ci si chiami Bob Dylan…ma questo è un altro discorso.

Diciamo che questo omonimo album degli Stone Temple Pilots non fa  altro che presentarci la band per come la conosciamo: riff e melodie, alcuni riusciti altri invece che ci lasciano un po’ perplessi (Cinnamon…proprio non so che dirne…). Alcune prendono subito come Hazy Daze, altre tendono a divagare. I testi di Weiland sono come sempre alienati ed esprimono disagi passati, presenti (forse? probabile?) e futuri (speriamo di no…).

Non si capisce bene se il fatto di essersi separati per tanti anni abbia influito negativamente o se la band abbia deciso di ripartire da zero (in questo senso si puo’ intendere la scelta di nominare l’album Stone Temple Pilots). Qualunque sia la decisione dei quattro rocker, a noi va bene che siano tornati: ci auguriamo che tutto possa andargli bene e che possano continuare a regalarci tanta altra ottima musica. Consideriamo quindi questo nuovo album come il primo capitolo di una nuova avventura.

Voto: mmm…6.5, ma l’ho ascoltato solo una volta e potrei innamorarmene in un paio di giorni e aumentare il voto.

Consigliato: solo ai fan.

Soundgarden – live in Seattle 16/04/2010

Posted in concerti, musica by Ares on aprile 26, 2010

Grazie ai potenti mezzi messimi a disposizione dalla Rete, sono entrato in possesso di un (bel) bootleg registrato pochi giorni fa che documenta l’inizio della tanto attesa reunion dei Soundgarden.

Qualita’ audio accettabile, nonostante sia stato registrato da qualche galantuomo in mezzo al pubblico (quindi si sentono le urla e le voci della folla, in questo senso è molto “vero”), e prova inconfutabile che questi quattro signori hanno ancora quella magia, quell’alchimia che li ha resi la miglior band della scena grunge. Migliori persino dei miei amati Alice In Chains, senza dubbi.

18 canzoni, tratte dai vari album della band, addirittura da Ultramega Ok e Screaming Life. Partenza con Spoonman e chiusura con una cover dei Doors: Waiting For The Sun.

Che dire? Sono i Soundgarden al 100%. Suonano da paura. Chris Cornell urla in modo diverso, ma urla sempre come un invasato. Kim Thayil alla chitarra è una sorta di divinità. Ben Shepherd e Matt Cameron sono il muro che sostiene tutto.

Sono i Soundgarden, sono tornati, ricordiamoci di ringraziarli.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: