Le Grandi Recensioni

The Dead Weather – Dodge and Burn

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 14, 2015

Terzo lavoro per uno dei progetti più interessanti che vedono come protagonista Jack White.

dodgeandburn

Dodge and Burn vede di nuovo insieme Jack White, Alison Mosshart, Jack Lawrence e Dean Fertita, l’album raccoglie le registrazioni fatte dai quattro compari tra il 2013 e il 2015.

Eravamo rimasti al 2010, a quel piccolo capolavoro che era Sea of Cowards, ma già dal primo singolo (I Feel Love (Every Million Miles) ) si capisce che la matrice è la stessa. Quindi: canzoni brevi, immediate, dominate dai riff di chitarre ricche di fuzz, ventate di blues, atmosfere garage-sixties. Questa volta le prove vocali sono quasi interamente affidate alla Mosshart che in alcuni casi duetta con White.

Prima cosa da sottolineare è che la grande particolarità e autentica sorpresa si trovano nell’ultima traccia, Impossible Winner, una ballata interamente composta dalla Mosshart in cui fanno la loro comparsa anche degli archi. È l’unico momento in cui ci si allontana dal sound al quale ci hanno abituati i Dead Weather e l’unica pausa dalla continua martellata sonora che è il resto dell’album.

Perché sappiate che non è cambiato nulla, anzi: disco molto più dominato dalla chitarra (con accenni di moog e sintetizzatore, avere un polistrumentista come Fertita aiuta non poco) rispetto ai precedenti, e momenti di calma apparente spazzati via in un attimo da distorsioni/urla/rullate, il tutto guidato da una straordinaria Alison Mosshart in stato di grazia. Let Me Through, Rough Detective, Lose The Right, Cop and Go e la già citata traccia finale sono i momenti migliori dell’album, ma va segnalata anche la stralunata Three Dollar Hat che racconta una storia tra il western e il noir.

Il primo album era un po’ confuso, il secondo perfetto, questo è la consacrazione.

Fate un giro nel canale Youtube della band, troverete quattro video surreali dedicati a ciascuno dei componenti che parlano dei rispettivi ruoli (e in chiusura esecuzioni live). Per il momento purtroppo non si parla di concerti/tour, speriamo non ci facciano attendere troppo.

E qualcuno a Natale mi regali Alison Mosshart.

Jack White – Lazaretto

Posted in dischi, musica by Ares on luglio 18, 2014

Il nuovo album di Jack White

Jack_White_Lazaretto

In realtà non credo ci sia tanto da dire. Conosciamo bene Jack White e il suo stile, e il nuovo lavoro Lazaretto è solo un altro pezzo dell’opera di questo moderno bluesman-rocker-cantautore (o chiamatelo come vi pare). Disco che nasce, a quanto riferito dallo stesso musicista, dal ritrovamento di vecchi scritti di quando era adolescente: poesie, racconti, altro.

Stile inconfondibile, con le solite chitarre infarcite di fuzz e octaver che sono un po’ il marchio di fabbrica delle canzoni di White degli ultimi anni, specie in ambito solista e con i Dead Weather (anche se in quest’ultimo caso siede alla batteria). Ci sono anche strani echi beatlesiani (il pianoforte in Alone In My Home), ballate un po’ folk come Temporary Ground, blues come l’iniziale Three Women (in realtà ripresa da un vecchio brano di Blind Willie McTell), pezzi strumentali e canzoni che virano più sul rock alternativo al quale Jack White ci ha già abituati nel corso della sua carriera (The Black Bat Licorice).

Disco godibilissimo e che non fa altro che confermare la bravura e il talento indiscusso dell’autore. In attesa del prossimo capitolo, da solista o magari con i Dead Weather, oppure un progetto completamente nuovo. Aspettiamo di vedere cosa bolle in pentola.

Jack White – Blunderbuss

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 1, 2012

Re Mida colpisce ancora.

Il mio pensiero sulla genialita’ di Jack White lo avevo gia dichiarato al tempo delle recensioni sui lavori dei The Dead Weather (usate il tag Jack White che non ho voglia di mettere link), e quando mi e’ giunta la notizia della pubblicazione del primo album solista del leader e ideatore di progetti come White Stripes e The Raconteurs mi si sono drizzate le antenne.

Blunderbuss e’ la naturale evoluzione della carriera di White: rock viscerale ma soprattutto ballate nervose con quel mood blueseggiante tipico dell’artista e che solo gli americani sono in grado di infondere nelle loro canzoni, testi che parlano d’amore e incazzature, quasi a voler dipingere in musica questo inizio di Terzo Millennio che, francamente, fa un po’ cagare. I White Stripes sono ormai lontani anni luce, The Raconteurs sono un’eco lontana, The Dead Weather sono fermi o morti (spero di risentirli) e Jack White si lascia andare a riflessioni delicate accompagnato da ottimi musicisti mentre lui sta al pianoforte o alla chitarra.

Blunderbuss, Love Interruption, Freedom at 21, Hypocritical Kiss, Trash Tongue Talker sono solo quelle che piu’ mi sono piaciute al primo impatto ma sono sicuro che l’ascolto ripetuto dell’album mi fara’ scoprire nuovi aspetti, sapori, immagini e qualsiasi altra cosa che solo la buona musica puo’ far affiorare.

Jack White e’ un genio, assieme a Beck e Damon Albarn e’ probabilmente il musicista piu’ talentuoso degli ultimi 20 anni e questo Blunderbuss entra tra i candidati a Disco dell’Anno.

E non riesco ad ascoltare altro da 2 giorni…

The Dead Weather – Sea Of Cowards

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 28, 2010

A un anno di distanza arriva il secondo capitolo dei The Dead Weather.

Sea Of Cowards potrebbe essere la definitiva (o l’ennesima) conferma che Jack White è in realtà un moderno Re Mida: qualsiasi cosa suoni o canti, chiunque siano i suoi compagni di viaggio, il risultato è oro.

Distorsioni a go-go, loop, testi allucinanti, la voce di White che questa volta accompagna quella di Alison Mosshart (bravissima, performance da 10 e lode), riff acidi e cupi che sanno di Led Zeppelin, Black Sabbath e White Stripes, anche se hanno un tono e una violenza di fondo che li lascia in un proprio territorio difficile da individuare. Un album grezzo, cupo, tagliente, enigmatico. Questo supergruppo non è un episodio che si perde nel nulla, c’è qualcosa di profondo e tremendamente vero che tiene uniti questi musicisti. Soprattutto non è Jack White che fa quello che vuole, ma si tratta di un autentico lavoro di squadra.

Scrivo queste righe dopo averlo ascoltato per la terza volta consecutiva (dura poco più di mezz’ora…questa l’unica pecca a voler essere pignoli…) e posso affermare che se il disco della Auf Der Maur mi ha fatto gioire, questo Sea Of Cowards mi fa impazzire e mi fa diventare una persona migliore (???)…

Disco dell’Anno? Per me è un altro candidato molto auterevole.

Ah, dimenticavo, Jack White è davvero Re Mida.

Voto: candidato a miglior album 2010

Consigliato: a tutti.

The Dead Weather – Horehound

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on maggio 3, 2010

Pezzi di The White Stripes, The Raconteurs, The Kills e Queens Of The Stone Age si uniscono. Che salta fuori?

Non un gigantesco robot giapponese come qualcuno di voi sta pensando, bensi questa roba qua:

Il primo risultato si chiama Horehound ed e’ stato pubblicato nel 2009. Tra pochi giorni uscirà il secondo sforzo di Jack White (non servono presentazioni), Alison Mosshart (voce dei The Kills), Jack Lawrence (bassista dei Raconteurs) e Dean Fertita (chitarrista Queens Of The Stone Age), secondo lavoro intitolato Sea Of Cowards.

Ma andiamo con ordine e diciamo le cose come stanno: che qeusti sappiano cosa vuol dire fare musica non c’è ombra di dubbio, che l’album in se’ sia anche carino è un dato di fatto, che sprigionano energia e tutto quel che serve, ma…

…c’è un “ma”…

il capolavoro di rendere un disco altrimenti dimenticabile sta nella performance di Alison Mosshart che riuscirebbe a rendere decente anche un testo di Dj Francesco. L’altra notizia è che Jack White in questo Horehound si è limitato a suonare la batteria (!!!), canticchiare in un paio di pezzi e scrivere solo una canzone. Con questo non voglio dire che se fosse stato tutto frutto di White quest’album sarebbe stato fantastico, dico solo che…boh, chi lo sa?

Non è un brutto lavoro, anzi ci sono tanti spunti interessanti, solo che gli sforzi non mi sembrano aver dato una direzione ben precisa. Comunque è ascoltabilissimo, in attesa del nuovo album che forse ci schiarirà le idee al riguardo.

Voto: 6 (sulla fiducia)

Consigliato: a chi ama le band di provenienza dei quattro protagonisti.

It Might Get Loud

Posted in cinema, musica by Ares on aprile 9, 2010

28/02/2010

Breve post dedicato ai chitarristi.

It Might Get Loud è un film-documentario che vede protagonisti Jimmy Page, The Edge e Jack White, ognuno dei quali racconta aneddoti e sensazioni sulla propria esperienza come musicista e chitarrista. I 3 eroi parlano di musica, vita e chitarre e si scambiano opinioni, e “segreti” del proprio approccio e rapporto con lo strumento.

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A mio modo di vedere, un film stupendo.

Merita di essere visto e rivisto solo per la faccia di The Edge quando Jimmy Page gli suona davanti agli occhi il riff di Whole Lotta Love.

Ares

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