Le Grandi Recensioni

Chris Robinson Brotherhood – Phosphorescent Harvest

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 22, 2014

Nuovo album per la Chris Robinson Brotherhood.

Phosphorescent-Harvest-Chris-Robinson-Brotherhood

Il cantante di Atlanta, messi in pausa (di nuovo) i Black Crowes, riunisce la sua Brotherhood e pubblica questo Phosphorescent Harvest che, e lo si capisce bene da titolo e copertina, sa molto di psichedelia e ancor di più di folk.

Diciamo subito che l’album è godibile, ma solo se vi piacciono le atmosfere tranquille e pacate di un certo tipo di rock americano e se vi piace passare intere giornate ad ascoltare i Grateful Dead…oppure se siete strafatti, e non a caso tra le note di produzione del disco c’è una scritta che dice “Blessed Are The Trip Takers”.

Album molto molto particolare, i fan dei Black Crowes resteranno perpelessi.

L’album si apre con Shore Power, che potrebbe quasi passare per un moderno soul o rhythm’n’blues, ma con quel synth mostruoso ci fa subito capire che i successivi 60 minuti saranno complicati.

Badlands Here We Come, Clear Blue Sky & The Good Doctor sono probabilmente gli episodi migliori dell’album, vale a dire quelli in cui la band sembra abbastanza concentrata per tutta la durata della canzone. Ci sono altre lunghe canzoni ben strutturate come Burn Slow e Wanderer’s Lament, ma quello che traspare dall’ascolto è che manchi un vero filo conduttore: sembra quasi che abbiano fatto lunghe improvvisazioni dicendo “vediamo un po’ dove andiamo a finire”. Per esempio, l’ultima traccia che si trova (solo) nel cd, che roba è? Cosa rappresenta?

Buon disco, fosse stato solo un po’ più “a fuoco” staremmo parlando di un lavoro di ben altro spessore. Riascoltando i lavori precedenti rimane proprio la sensazione di una band innegabilmente molto valida, ma con la tendenza a perdersi strada facendo. Va anche detto che questo Phosphorescent Harvest deve essere ascoltato più volte prima di essere digerito del tutto, non lasciatevi ingannare dal primo impatto.

The Black Crowes live in Vigevano 07/07/2011

Posted in concerti, musica by Ares on luglio 8, 2011

Altra trasferta lombarda dopo quella per Roger Waters, altra sfacchinata in macchina per un altro concerto unico.

Nella cornice del Castello Sforzesco di Vigevano (molto bello) mi sono goduto i Black Crowes, unica data italiana del loro ultimo (sigh!) tour.

Un’altra sfacchinata, ma dire che ne è valsa la pena è riduttivo…

Ribadisco il concetto espresso in altre recensioni a proposito dei Black Crowes: in questo momento, su questo pianeta, non esiste una rock’n’roll band migliore di loro. E da questo nasce la rabbia per il fatto che questo sia il loro ultimo tour prima di un “indefinite hiatus” che sta per privarci del piacere di ascoltare l’ultima grande rock’n’roll band americana.

Mancavano dall’Italia da tanti anni e ieri sera hanno dato spazio alla loro anima elettrica con un set dedicato a coprire l’intera ultraventennale carriera: Sting Me, Jealous Again, Soul Singing, Wiser Time, Poor Elijah, Good Morning Captain, Oh Josephine, Hard To Handle, Thorn In My Pride e altre per chiudere dopo 90 minuti tiratissimi con Remedy.

Lunghe improvvisazioni (da brividi quelle su Wiser Time e Thorn In My Pride) con la band in gran spolvero, soprattutto per l’affiatamento tra le due chitarre di Rich Robinson e dell’ultimo arrivato Luther Dickinson che rispetto ai suoi predecessori è meno rock’n’roll e molto più southern rock, cosa che dona un timbro nuovo alle canzoni degli album più vecchi.

Rilassati e divertiti, i Black Crowes giocano con la loro musica come riesce solo ai veri grandi: non si preoccupano di inserire o tralasciare le canzoni più amate e amano regalare sorprese cambiando ogni volta la scaletta…un modo di fare musica che sta lentamente svanendo, per questo il fatto che questi signori vogliano fermarsi è un colpo duro da digerire…ma bisogna aver fiducia, magari torneranno presto oppure in qualche angolo remoto e a noi sconosciuto degli States c’e’ qualcuno pronto a raccogliere il testimone.

Nel frattempo, continuate a curare udito e anima con la loro musica.

p.s. complimenti a Paolo Bonfanti che ha aperto il concerto e alla città e all’amministrazione di Vigevano per l’organizzazione.

The Black Crowes – Croweology

Posted in dischi, musica by Ares on agosto 27, 2010

The Black Crowes…

…e la loro idea di greatest hits: un doppio album, live, in acustico.

Ecco a voi Croweology, ultima fatica della band di Atlanta capitanata dai fratelli Robinson. Una carrellata lunga due dischi attraverso i 20 anni (tanti ne sono passati dal loro esordio) di carriera. I brani presi e riarrangiati vanno da Shake Your Money Maker a Lions, tralasciando l’ultimo periodo.

Il motivo non ci interessa, perché è bene ricordare a tutti che dopo questo Croweology i Corvi Neri si prendereanno un’altra pausa a tempo indefinito…e come i grandi lasciano all’apice, nel momento in cui avevano trovato la line-up perfetta per esprimere al meglio ogni singola idea. Ci abbandonano sul più bello, maledetti…

Comunque Croweology è un lavoro interessante e ottimamente suonato come al solito. Inoltre, l’aver scelto alcuni brani “dimenticati” del loro repertorio lo rende ancor più appetibile. Oltre alle immortali Jealous Again e Remedy, si trovano Cold Boy Smile (brano non-Black Crowes ma “solo” dei fratelli Robinson) e Girl From a Pawnshop tanto per dirne un paio.

Ma è solo per la lunga medley-jam tra Ballad In Urgency e Wiser Time che questo Croweology dovrebbe essere già nel vostro lettore cd. Ribadisco quanto detto in altri post riguardantio i Black Crowes: al momento sono la band che suona meglio al mondo, non li batte nessuno.

Cari Black Crowes, vi dico arrivederci, e non fateci aspettare troppo tempo…

The Black Crowes – Lions

Posted in dischi, musica by Ares on luglio 19, 2010

All’alba del Terzo Millennio, i Black Crowes si trovavano nella solita situazione: cambi di formazione, litigi con case discografiche, concerti su e giù per l’America…

Importante fu il tour del 1999 con Jimmy Page, immortalato nel Live At The Greek in cui il grande vecchio e i corvi neri regalano un repertorio Led Zeppelin-Black Crowes-blues di grandissimo spessore.

Secondo la leggenda, fu proprio questo tour a ispirare la band nella creazione di quello che rimane l’album più controverso e in sostanza “meno Black Crowes” della loro intera produzione.

In Lions si abbandonano certe atmosfere prettamente southern-rock e classic rock per spingersi in territori che degradano verso il funk e l’hard rock per le chitarre “pesanti” in alcune canzoni. E nonostante il cammino su terreni poco comuni e poco conosciuti, i Crowes riuscirono comunque a plasmare un album di grande impatto e che all’epoca spaccò la critica e divise anche i fan.

Riascoltandolo a poco più di 9 anni dalla sua uscita non si può; non rimanere impressionati dalla varietà e dalla potenza sprigionata dalla band, dai continui richiami al passato (Led Zeppelin inclusi) disseminati lungo i 55 miuti del disco.

Lions ha tutto: dalla finta falsa partenza di Midnight From The Inside Out alla felicissima e vagamente hippy Soul Singing, dalle tirate Lickin e Come On passando per le ballate come No Use Lying e Miracle To Me, per finire su brani piu’ “normali” come la blueseggiante Greasy Grass River e Lay It All On Me. In mezzo si trovano brani come Losing My Mind e Young Man, Old Man che sono talmente diverse dallo stile Black Crowes da non poter essere realmente inquadrate e per questo degne di attenzione e massimo rispetto.

Un disco che stranamente non viene mai ricordato: evidentemente l’ultima, perfetta e magnifica versione dei Black Crowes sembra aver spazzato via una parte della loro luminosa carriera e se si guarda al loro passato si tende a concentrarsi su altre grandi produzoni come The Southern Harmony & Musical Companion o Amorica e By Your Side. Errore madornale, perché Lions è un disco straordinariamente bello e ricchissimo e vale la pena di riscoprirlo.

The Black Crowes – Cabin Fever

Posted in DVD, musica by Ares on aprile 9, 2010

17/12/2009

Voglio chiarire subito il mio pensiero, nessun fraintendimento: in questo momento nessuno su questo pianeta suona come i Black Crowes. Sono senza dubbio alcuno la miglior band esistente al mondo.

Detto questo, parliamo del loro ultimo, nuovissimo DVD, Cabin Fever.

cabinfever

Che i fratelli Robinson fossero entrati in una fase di ispirazione cosmica si era capito al momento dell’uscita di Warpaint e poi del relativo Warpaint Live con annesso DVD.

La conferma dello stato di grazia dei due, supportati dai nuovi elementi della band, tra i quali spicca Luther Dickinson alla chitarra, è arrivata pochi mesi fa con l’uscita di “Before The Frost…Until The Freeze…” ed è a quest’ultimi lavori che il dvd in questione si riferisce.

Cabin Fever non è un concerto, ma il resoconto fedele della registrazione di un (doppio) album che ha consacrato i Crowes come ultimi depositari della grande tradizione del rock americano.

Registrato nello studio di Levon Helm, mostra le fasi di registrazione e di creazione delle nuove composizioni della band, uno spaccato di musica e vita immersa nella campagna americana a nord di New York (lo studio è dalle parti di Woodstock, quella vera ndA), e parti tratte dai concerti da cui sono poi state scelte le canzoni inserite nell’ultima produzione.

Perché è bello? Perché merita di essere visto e rivisto?

Perché si respira musica e perché ci sono delle canzoni davvero splendide. Perché questi suonano davvero come non hanno mai suonato nei primi 20 anni della loro carriera e perché suonano come nessun’altro riesce a suonare. Sono ispiratissimi, rilassati e ascoltare queste canzoni e vedere in che ambiente sono nate è un (meritatissimo) pugno in faccia a chi da troppo tempo non fa altro che proporre “artisti” o “musicisti” o “cantanti” che con la musica non hanno nulla a che vedere.

E’ il tipo di DVD che potrebbe essere fonte d’ispirazione per qualche giovane: chiunque abbia imbracciato una chitarra ha avuto un momento di folgorazione, un attimo in cui la visione di qualcosa alla tv o dal vivo, o l’ascolto di una canzone hanno segnato e cambiato il corso degli eventi.

Per me è stato così, spero che Cabin Fever possa esserlo per altri.

E se anche a qualcuno di voi non venisse poi la voglia di mettersi a suonare, non importa.

Io il mio consiglio ve l’ho dato, magari questo video (tratto dal DVD) vi convincerà.

Ares

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