Le Grandi Recensioni

Kate Bush – Director’s Cut

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 8, 2011

E io che speravo in un album nuovo…

…invece ci si deve accontentare di una sorta di remake.

La magnifica Kate Bush è tornata con un album in cui riprende alcune canzoni tratte dagli album The Sensual World del 1989 e The Red Shoes del 1993…il motivo non è ben chiaro anche se lei cerca di spiegarlo in una nota che si può leggere nel libretto allegato…la cosa importante è che, anche se si tratta di rivisitazioni, Kate Bush riesce ugualmente a rendere interessanti le vecchie-nuove canzoni tra cui spicca in apertura Flower of the Mountain (che in origine si chiamava The Sensual World nda) con testo preso addirittura dal”Ulisse di Joyce. Altre riletture degne di nota sono Rubberband Girl con un tiro indie che ricorda da lontano i Velvet Underground o addirittura qualcosa dei Rolling Stones.

Altre cose? And So Is Love viene impreziosita (ancora) dalla chitarra di Eric Clapton anche se l’arrangiamento resta simile all’originale, interessanti e piacevoli anche Lily e Moments of Pleasure.

Cosa certa, non è il disco consigliato per conoscere Kate Bush. Diciamo che è roba per aficionados e in attesa di un nuovo album (sperando di non dover attendere altri anni) va bene così.

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Anna Calvi

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 25, 2011

Premessa: Anna Calvi NON è la nuova PJ Harvey.

Ma potrebbe diventarlo.

Talento in abbondanza: la ragazza ha una gran voce, suona la chitarra molto bene oltre a saper suonare pianoforte, organo, basso e violino; le canzoni se le scrive da sola; questo disco naviga in un mare che sta tra Patti Smith (con il dovuto rispetto) e appunto PJ Harvey (sempre con il dovuto rispetto).

L’album si apre con un brano strumentale per chitarra (Rider To The Sea) e già questo dovrebbe mettere in guardia l’ascoltatore: questa non è la solita cantautrice. Quello che segue fino a completare i 39 minuti del disco (per me troppo breve…de gustibus…) specialmente in Desire, Suzanne & I, The Devil e la conclusiva Love Won’t be Leaving ci offre un saggio delle capacità di una cantante che, speriamo, ci allieterà con tanta buona musica in futuro.

Restiamo quindi in attesa delle sue prove future, restiamo in attesa e speriamo non si tratti di una meteora perché nell’imbarazzante (per molti aspetti) panorama musicale odierno c’è bisogno di grandi artisti e Anna Calvi sembra avere le carte in regola…a meno che non sia un bluff…

Edie Brickell & New Bohemians – Shooting Rubberbands at the Stars

Posted in dischi, musica by Ares on marzo 10, 2011

Ho riscoperto un gioiellino della fine degli anni 80:

Edie Brickell, prima di diventare la moglie di Paul Simon, è stata (ma lo è ancora) una cantautrice molto dotata che alla fine degli anni 80 pubblicò assieme ai New Bohemians un album per certi versi storico grazie a un paio di singoli che ancora oggi godono di successo…parlo di What I Am e Circle, le conoscete tutti, non fate finta di nulla.

Shooting Rubberbands at the Stars venne accolto da critica e pubblico con enorme entusiasmo e i motivi c’erano tutti: un mix perfetto di folk e pop, una cantante-autrice giovane e brava, un sound fresco, semplice e orecchiabilissimo e delle canzoni magistralmente eseguite da una band giovane ma molto in gamba e con ospiti come Wix Wickens da oltre 20 anni tastierista della band di Paul McCartney.

Certo i due super singoli sopracitati bastano e avanzano per ricordare Edie Brickell, ma l’ascolto del disco dopo tanti anni riporta alla luce le altre canzoni che meritano altrettanta attenzione come Air of December, She e The Wheel.

Un classico minore, un piacere per l’udito.

PJ Harvey – Let England Shake

Posted in dischi, musica by Ares on febbraio 25, 2011

In questi giorni sto ascoltando con piacere Let England Shake, ultima fatica discografica di Polly Jean Harvey.

Ottavo disco che segue l’ottimo White Chalk del 2007. Disco dedicato alla sua terra, a quanto si intuisce. Soprattutto un disco in cui si torna a respirare un po’ di quell’aria rock che non si sentiva da diversi anni, dai tempi di Stories From the City, Stories From the Sea.

Si sentono di nuovo le chitarre, ma al solito la nostra cara PJ si diverte a incasinare tutto con un tocco di quella sana follia che la anima e cosi si sente una tromba tipo “Settimo Cavalleggeri  a Little Big Horn” che entra a caso, fuori tempo e con il chiaro intento di spiazzare l’ascoltatore, in The Glorious Land…o almeno spero sia voluto, altrimenti boh…interessanti anche Let England Shake, The Words That Maketh Murder, All and Everyone, Hanging In The Wire.

Let England Shake è un album più accessibile rispetto al precedente. Certo, rimane accessibile alla maniera di PJ Harvey che è per certi versi una delle artiste meno accessibili che ci siano nel panorama musicale degli ultimi 20 anni…ma è proprio questo che la rende affascinante e unica. Album dall’atmosfera minimal, cosa che potrà piacere ai cultori del genere e farà forse bestemmiare tutti gli altri.

Se vi piace PJ Harvey non rimarrete delusi. Se non la conoscete per prima cosa vergognatevi, e poi ascoltate questo Let England Shake. Se non la conoscete e siete fan di Nick Cave credo che vi divertirete ad ascoltare quest’album…e questo vale anche per certi fan del brit-pop più impegnato alla Damon Albarn versione The Good, The Bad & The Queen.

Bentornata PJ, ci sei mancata.

Melissa Auf Der Maur – Live at New Age 11/12/2010

Posted in concerti, musica by Ares on dicembre 12, 2010

Melissa spacca.

E chi afferma il contrario sta semplicemente dicendo cazzate.

Il New Age di Roncade (TV) ci regala un altro bel concertone dopo quello dei Black Rebel Motorcycle Club di due settimane fa. E questa volta le mie aspettative erano enormi, gigantesche, perche’ la bassista dai capelli rossi e’ la stessa che qualche mese fa ha pubblicato quello che considero il miglior disco del 2010, Out Of Our Minds.

Ebbene, lo show inizia con la proiezione del cortometraggio omonimo, presentato anche al Sundance Festival 2009, che ci porta in un mondo fatto di natura distrutta, alberi che sanguinano e guerrieri vichinghi. Notevole.

La band di supporto (sigh!) ce la siamo fortunatamente già dimenticata.

E poi arriva lei.

E per un’ora e qualcosa (unica pecca: concerto breve e senza bis…evidentemente il pubblico troppo compassato non le e’ piaciuto, amen) martella i presenti con canzoni dal nuovo album e altri dal precedente del 2004. Quindi si parte con Isis Speaks e via via arrivano Taste You, I Need I Want I Will, Out Of Our Minds, e addirittura una cover di Paranoid che definire riveduta e corretta o stravolta è poco o nulla. In generale una botta di rock straordinaria, band perfetta ed essenziale e con tanta tanta energia da vendere.

Tra le chiacchiere col pubblico e un invito (non raccolto) a muoversi un po’ di più il concerto scivola via che è un piacere. Soprattutto è un’artista che ha un suo personalissimo modo di trasmettere la propria arte, sia essa musica, fotografia o cinema. Personaggio assolutamente da non sottovalutare, anzi, dopo ieri sera e il tour e l’album credo sia giusto ritenere che Melissa Auf Der Maur faccia parte della schiera delle grandi e più raffinate donne del rock.

Melissa spacca.

Skunk Anansie – Wonderlustre

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 1, 2010

Ci sono voluti anni e qualche tentativo solista per riavere gli Skunk Anansie.

Archiviato l’ovvio greatest hits, Skin e compagnia si sono riuniti in studio e hanno ricominciato a strimpellare e adesso il frutto lo possiamo ascoltare, si chiama Wonderlustre, è fatto di 12 canzoni, ha anche un dvd omaggio con video, documentario e altro, dura 40 minuti circa…e tutto sommato è un bel ritorno.

Insomma, sembra che siano tornati la band che negli anni ’90 aveva fatto saltare e pogare tanta gente (me compreso) regalando tre incazzatissimi album, nessun capolavoro eh…solo tre onesti lavori.

L’incazzatura è ancora presente, ma è un’incazzatura più saggia (l’età avanza…) e si trovano cosette che erano già apparse negli album solisti di Skin, che canta sempre divinamente, e nei capitoli precedenti della storia della band. Ma va tutto bene: God Loves Only You e My Ugly Boy aprono le danze ricordandoci il background dei 4 eroi mentre The Sweetest Thing strizza l’occhio ai piu’ giovani con quel tiro un po’ alla Franz Ferdinand…o altri simili.

Canzoni energiche e rapide (alcune girano sui 2 minuti o poco più nda), che non c’è tempo da perdere in pieno spirito rock’n’roll, anche se si riesce a trovare il tempo per qualche lento distante però dalla perfezione di You’ll Follow Me Down di Post Orgasmic Chill. Funzionano infatti delle sorta di power-ballad come You Saved Me e la conclusiva I Will Stay But You Should Leave.

Non male, ho fiducia nel futuro degli Skunk Anansie, disco che merita la sufficienza piena.

Kate Bush – The Kick Inside

Posted in dischi, musica by Ares on agosto 9, 2010

La fine degli anni 70 in Inghilterra era caratterizzata da: punk che erano già sul punto di estinguersi; progressive rock complicatissimo che aveva rotto i maroni a tutti; disco-music; l’alba del NWOBHM (New Wave Of British Heavy Metal capitanata da gente come Iron Maiden e Saxon); i Pink Floyd.

In mezzo a tutto questo ingorgo di generi, stili e atteggiamenti, saltò fuori un personaggio unico, unicissimo direi, un’artista di enorme talento che ispirò molte altre giovani artiste arrivate in seguito.

Rock? No. Disco? Nemmeno per sogno. E allora? Come inquadrare Kate Bush se non nella categoria “Kate Bush”?

The Kick Inside è l’esordio in musica di un mezzosoprano all’epoca ventenne che aveva passato l’adolescenza a studiare musica, canto, ballo e aveva già, si dice, scritto 250 canzoni. Fu grazie a David Gilmour (!!!) che quest’album venne prodotto e la carriera di una delle piu’ straordinarie autrici della musica contemporanea ebbe inizio.

The Kick Inside è un disco di un’eleganza rarissima: impossibile da inquadrare in un genere specifico proprio per le caratteristiche uniche di Kate Bush. A parte la celeberrima Wuthering Heights, trasposizione in musica dle romanzo di Emily Bronte, e probabilmente una delle migliori canzoni mai scritte, abbiamo la fortuna e il piacere di ascoltare 13 canzoni che spaventano se si pensa alla giovane età della Bush: spavento dovuto alla loro complessità e maturità musicale e di temi trattati.

L’apertura con Moving e The Saxophone Song, Strange Phenomena e Wuthering Heights, The Man With The Child In His Eyes e James And The Cold Gun sono continuamente in bilico tra cantautorato e rock, tra il dramma e la ballata romantica.

Album importante e mai banale, un esordio coi fiocchi e uno dei migliori album di Kate Bush assieme a Hounds Of Love (in cui figura Running Up That Hill con alla chitarra proprio David Gilmour nda).

Consigliatissimo, specie alle giovani che vorrebbero fare le cantanti e non sanno andare oltre Laura Pausini, Lady Gaga e robaccia del genere.

Melissa Auf Der Maur – Out Of Our Minds

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 28, 2010

Alzi la mano chi pensa che Melissa Auf Der Maur sia solo una figa che ha avuto la fortuna di suonare con gli Smashing Pumpkins.

Bene, voi che pensate questo, non avete capito nulla.

Questa è figa e anche brava. Tanto brava. Molto più brava di tanti/e colleghi/e.

Quì il talento si sente tutto, 6 anni di lavorazione spesi alla grande per un disco che poi si scopre essere solo una parte di un progetto molto più ampio e articolato: musica, cortometraggio, galleria d’arte…Melissa ha passato gli ultimi 6 anni a scrivere, fare musica, fotografare e pensare a qualcosa di grande, diverso, poliedrico. Mi sembra ci sia tanta carne al fuoco per una che dovrebbe essere solo una bella donna che suona il basso…voglio dire, anche Sheryl Crow si fa guardare, ma non ha mai fatto un album che si avvicini a questo…

Non è un caso che questo Out Of Our Minds sia anche un disco difficile: è necessario ascoltarlo con molta attenzione, perche’ c’è tanta roba. Non so se è un concept-album vero e proprio, quello che so è che mi sta incantando, sono senza parole, sono spiazzato, sorpreso.

Perché non me l’aspettavo: ok, l’esordio solista della rossa bassista canadese era carino, ma anche fragile e discontinuo. Questo invece è un album di una solidità impressionante, non la credevo in grado di produrre musica di una tale qualità. Roba che i “grandi nomi” del rock odierno (ovvero i gruppi di ragazzini che secondo i media spaccano il mondo mntre in realta’ suonano tutti la stessa, identica, insulsa e penosa robaccia) non riescono e non riusciranno mai a fare.

Out Of Our Minds è un’ipnotica danza rock, accompagnata dalla voce sicura della Auf Der Maur e dei suoi ospiti sui quali spicca, per classe e capacità evocativa, Glen Danzig in Father’s Grave. Ma di canzoni valide quest’album è pieno, come Meet Me On The Dark Side, 1000 Years, la stessa title-track. Un’ora abbondante di rock che galleggia in un mare cupo e misterioso.

Nel 2004, all’epoca dell’esordio solista, Melissa fece scrivere cose tipo “va beh, brava bambolina, adesso torna a casa che il rock è altra cosa”…gli stessi che scrissero cose simili dopo un mese scrissero: “scusate…Melissa spacca”…già, questa è la sola verita.

Melissa spacca.

Voto: 9

Consigliato: agli scettici, aprite occhi e orecchie.

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