Le Grandi Recensioni

Black Sabbath & Soundgarden live in Berlin 08-06-2014

Posted in concerti by Ares on giugno 9, 2014

Trasferta berlinese per incontrare la vecchia socia e insieme andare a vedere Soundgarden e ai Black Sabbath.

Premessa: personalmente sono andato soprattutto a rendere omaggio a Tony Iommi e al suo strapotere chitarristico.

Detto questo

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(i Soundgarden ce li siamo visti da vicino, in mezzo all’imbalsamato pubblico tedesco)

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(i Black Sabbath, o “quello che resta di Ozzy Osbourne”, ce li siamo visti in gradinata: dopo aver preso da bere non siamo più riusciti a scendere nda)

Wuhlheide è un’arena naturale nel mezzo di un parco della periferia sud-est di Berlino, si arriva molto facilmente, tiene un sacco di gente ed è tutto organizzato in modo tedesco (aquile, dobermann, filo spinato, rotaie, il solito…). In verità con l’arena strapiena la situazione risulta caotica, per riuscire a prendere da bere si fanno code interminabili e il caldo pazzesco non ha fatto altro che aumentare la sete di tutti con conseguente area ristoro intasata.

Ora, passiamo alla fredda cronaca. Il concerto parte con i Soundgarden orfani di Matt Cameron: qualcuno ha sentito la mancanza di Matt Cameron? No. I tre superstiti hanno infilato Jesus Christ Pose, SpoonmanRusty Cage e Outshined all’inizio, tanto per far capire l’andazzo. 10 canzoni per un’oretta circa con grande spazio per la produzione di Superunknown che ha compiuto 20 anni e concluso con Beyond The Wheel recuperata dai tempi di Ultramega OK. Eravamo a pochi metri dal palco, in zona calda, ma il pubblico tedesco evidentemente ha problemi nel mostrare le proprie emozioni.

Pausa per recuperare le forze, salire la gradinate, fare coda per mangiare e bere ed entrano in scena i Black Sabbath.

Prima cosa: il suono della chitarra di Tony Iommi e’ devastante e lui si aggira per la sua zona di palco con flemma inglese, snocciolando riff e assoli con una naturalezza estrema, ovviamente vestito di nero, vero motore dei Sabbath.

Seconda cosa: Geezer Butler se ne sta dalla sua parte, anche lui ha un suono imponente e quando improvvisa un assolo di basso condito di wah-wah si aspetta solo l’inizio di N.I.B. che puntualmente arriva e ci fa ringraziare il demonio per averci regalato attimi meravigliosi.

Terza cosa: alla batteria siede Tommy Clufetos, batterista di Ozzy, che picchia come un dannato e fa il suo onestissimo dovere, incluso un assolo molto tirato che precede Iron Man.

Quarta cosa: la nota dolente (e in questo caso stonata). Ozzy Osbourne non ce la fa. Voglio dire, quando becca la tonalità della canzone tutto fila liscio, ma spesso l’esecuzione e’ stata altalenante. Purtroppo l’impressione e’ quella di un vecchio fattone rincoglionito che sta sul palco solo per il suo nome e non certo per come porta avanti lo spettacolo. E’ simpatico, fa ridere, ma forse e’ giunta ora di smettere? Under The Sun e’ stata imbarazzante e non e’ stata l’unica…

Hanno iniziato con War Pigs e Into The Void, hanno recuperato una chicca come Dirty Women da Technical Ecstasy, un paio di pezzi dall’ultimo album (Age Of Reason e God Is Dead?), Snowblind, Fairies Wear Boots, Children Of The Grave e l’ovvia chiusura con Paranoid.

Sarebbe stato tutto perfetto, peccato per il povero Ozzy.

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Eric Clapton – Unplugged

Posted in concerti, dischi, musica by Ares on novembre 2, 2012

E’ da qualche settimana che sto tornando alle origini e ascolto tanto blues

Sono andato addirittura a ripescare Robert Johnson e le sue registrazioni della fine degli anni ’30, quelle che sono universalmente riconosciute come l’ABC della musica moderna e fonte d’ispirazione per quei chitarristi che negli anni 60 hanno definito il concetto di chitarra rock.

Tra questi si trova quella vecchia volpe di Eric Clapton, il quale, ormai 20 anni fa, stava uscendo una volta per tutte dal tunnel autodistruttivo che ne aveva segnato la carriera fin dagli esordi.

Simbolo della rinascita, e ottimo strumento commerciale (grazie MTV), fu la pubblicazione del suo album Unplugged.

All’epoca ero un giovanissimo chitarrista alle prime armi e ascoltavo un sacco di cose, e quest’album è stato assolutamente uno dei miei preferiti del periodo, e lo è ancora.

Ricordo la lezione di chitarra quando passai un’ora abbondante a imparare Tears In Heaven e Layla seguito pazientemente dal mio maestro che mi spiegava i trucchi del mestiere e  mi parlava di blues…lui, jazzista fino all’osso.

Album live semplicemente perfetto, una manciata di grandi classici, brani all’epoca nuovi e standard blues suonati con gusto da quella che probabilmente è stata la band migliore che abbia mai fatto da supporto al signor Slowhand: San Francisco Bay Blues, Running On Faith, Alberta, Before You Accuse Me solo per citarne alcuni.

Soprattutto il nostro eroe all’epoca era molto, molto ispirato e ancora in lutto per la tragica e assurda scomparsa del figlio (da cui la struggente Tears In Heaven)…e sofferenza e blues spesso vanno a braccetto.

Un album live da riascoltare con piacere specie in questi pomeriggi autunnali. E un modo per riscoprire uno dei personaggi chiave della storia del rock e del “chitarrismo” rock, qui in veste più intimista e meno propenso all’abbandonarsi ad assoli chilometrici.

A me la situazione Unplugged piaceva molto ed è stata probabilmente la cosa più interessante mai proposta da MTV quando ancora si occupava di musica. Era la moda del periodo e molti “vecchi” artisti ne hanno approfittato sapientemente per accaparrarsi una fetta di giovane pubblico.

Potrò mai smettere di ringraziarli? No, ovvio…

Grazie signor Clapton.

Slash – Apocalyptic Love

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on maggio 18, 2012

A distanza di un anno torna con un nuovo lavoro solista il buon vecchio Slash…

lupo che non perde il pelo (e nemmeno cilindro né occhiali da sole) e mantiene costante il vizio di suonare la chitarra.

Album che ho avuto la fortuna (?) di ascoltare in anteprima.

Premessa: il mio giudizio è basato su un paio di ascolti, quindi queste sono le primissime impressioni.

Apocalyptic Love è un disco migliore rispetto al precedente, c’è più coesione e un filo logico più definito e nessuna divagazione come l’imbarazzante cover di Paradise City del primo disco.

Aiutato da Miles Kennedy alla voce, buona prova la sua anche se in alcune parti gioca a fare il verso ad Axl Rose, e da altri comprimari, il disco scivola via tra hard rock e qualche ballatona con Slash a far da mattatore indiscusso sparando assoli e riff a tutto spiano.

Assolutamente nulla di nuovo sotto il sole. Il disco parte molto bene con la title-track, la tiratissima One Last Thrill, cui seguono altri pezzi che ricordano un po’ i Velvet Revolver come Standing In The Sun e No More Heroes. Il resto scivola via tra sperimentazioni poco comprensibili e canzoni che, francamente, non fanno gridare al miracolo.

Personalmente preferivo Slash nel periodo degli Snakepit, ma alla fine quel che conta è che sia ancora vivo e sia ancora in grado di suonare. Certo, l’epoca d’oro è lontana anni luce, ma piuttosto che ascoltare i Dream Theater o i Toto ascolto volentieri Apocalyptic Love…

Voto: 6…ma solo perché mi piace il chitarrista Slash, e la sua chitarra è l’unica cosa che salva questo lavoro dalla stroncatura totale.

Santana – Guitar Heaven

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on dicembre 31, 2010

Mi è capitato tra le mani l’ultima fatica di Carlos Santana, una rilettura di classiconi chitarristici piu’ o meno famosi (e piu’ o meno classici…ma lo spiego dopo nda) gentilmente interpretati dal messicano baffuto e da una serie di ospiti alla voce.

Se Chris Cornell che canta Whole Lotta Love ci sta bene, ascoltare Back In Black disintegrata da gente che con la musica e le chitarre elettriche e soprattutto con la voce degli AC/DC non c’entra una mazza, allora no…

Bella While My Guitar Gently Weeps cantata da India Arie, invece non capisco perché ci sia Photograph dei Def Leppard (è un grande classico???), Riders On The Storm con l’eterno Ray Manzarek e Chester Bennington dei Linkin Park non aggiunge nulla come non aggiunge nulla l’ovvia Smoke On The Water.

Rifare Can’t You Hear Me Knocking dei Rolling Stones facendola suonare pulitina e perfettina vuol dire toglierle l’anima, e per fortuna che la canta Scott Weiland che almeno salva un po’ la situazione.

Dance The Night Away è imbarazzante.

Bang a Gong (ovvero Get It On dei T.Rex) non ha nulla del fascino originale (caro Marc Bolan, ci manchi tanto, avresti potuto fare tante altre belle cose ma ci hai lasciati troppo presto, uffa) anche se Santana ci prende gusto e si lascia andare alla grande e fa gridare la chitarra.

Non male Little Wing, grazie anche a Joe Cocker.

Si chiude con I Ain’t Superstitious con Jonny Lang alla voce e NON alla chitarra (ma perché???), ben fatta.

Quindi? Musica ben suonata, un esercizio di stile assieme ad alcuni amici e qualche episodio imbarazzante.

Nessun voto, si ascolta una volta e poi viene abbandonato. Per fortuna il 2010 ci ha regalato tante altre cose molto più interessanti.

Pride And Glory

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 25, 2010

Zakk Wylde…prima dei Black Label Society…

…in un album semi-dimenticato, un progetto fallito e subito abbandonato da quanto sbagliato fu il momento in cui venne proposto.

1994, il grunge è alle stelle, e il giovane Zakk Wylde se ne esce con un progetto hard/southern rock chiamando a sostegno un paio di ex membri dei White Lion. Quello che esce dallo studio di registrazione è il primo e ultimo omonimo album dei Pride And Glory. Nessuno, o quasi, li cagherà, e dopo aver supportato i White Zombie in un tour il progetto muore.

Eppure di spunti interessanti ce ne sono: chitarrismo eccelso di Wylde a parte, troviamo canzoni ben fatte, ben suonate, cariche al punto giusto e una bella varietà di stili.  Se Cry Me A River guarda verso il country, Troubled Mind ha sonorità più hard, c’è la ballata Fadin Away con Wylde al pianoforte e la bella apertura di banjo per Losin’ Your Mind. Tutto questo e tanto altro ancora, un peccato non riscoprirlo.

Black Country Communion

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 10, 2010

Altro supergruppo da segnalare, i Black Country Communion: Joe Bonamassa, Glenn Hughes, Jason Bonham e Derek Sherinian.

Album di gran rock, vecchio stampo, come se questi signori si fossero divertiti a calarsi nei panni delle vere, autentiche superband degli anni 70 o fine 60. E il risultato è un lavoro onesto, energico e sorprendente per la carica delle canzoni a partire dall’iniziale Black Country cui segue l’ugualmente valida One Last Soul.

Per come la vedo io, l’interazione tra i musicisti è perfetta: tra tutti spicca Bonham che dimostra ancora una volta di non essere semplicemente il “figlio di”, mentre Joe Bonamassa conferma di essere in stato di grazia assoluta ogni volta che prende in mano la chitarra come in Beggarman senza doversi perdere ogni volta in virtuosismi inutili.

Tra (hard) rock e (power) ballad (la lunga Song Of Yesterday dal sapore ledzeppeliniano) i Black Country Communion danno sfoggio della loro abilità di musicisti e compositori e, anche, di riarrangiatori nella nuova versione di Medusa, vecchio pezzo dei Trapeze in cui militava Hughes.

Da segnalare anche No Time, The Revoltion In Me (con Bonamassa alla voce) e la lunga e conclusiva Too Late For The Sun in cui la band si lascia andare alla pura improvvisazione.

Gran bell’album, ben suonato e ben prodotto, impossibile rimanere delusi.

The Orb featuring David Gilmour – Metallic Spheres

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 11, 2010

I maestri dell’ambient e il chitarrista dei Pink Floyd, uno che di atmosfere musicali se ne intende… Salta fuori questa cosa: Due tracce, Metallic Side e Spheres Side, per poco meno di 50 minuti di musica in cui le basi elettroniche dei The Orb diventano il tappeto perfetto su cui Gilmour ricama passaggi chitarristici (elettrici e acustici) che solo lui è in grado di fare. Ogni tanto fa capolino anche la sua voce, ma se ne potrebbe fare a meno perché ci basta quel suono per farci felici. Un progetto interessante e molto equilibrato, l’elettronica non è eccessiva e si prende gli spazi necessari prima di lasciare libertà alle improvvisazioni di Gilmour che si dimostra ancora in ottima forma, e in grado di trattare una Fender Stratocaster come pochi al mondo.

Bello e rilassante.

Eric Clapton – Clapton

Posted in dischi, musica by Ares on ottobre 2, 2010

Sapevo dell’arrivo di quest’album, non era mia intenzione averci a che fare, ma mi è capitato tra le mani per puro caso e mi son detto “sentiamo un po’ se il vecchio Eric sa ancora incantare“…perché ho un problema serio con Clapton, non sto a raccontarvi i dettagli, ma sappiate che io e lui abbiamo una faccenda in sospeso. Ce l’ho anche con Mark Knopfler, ma non importa.

Dicevo, nuovo album intitolato semplicemente “Clapton” (che fantasia…).

Ci sono dinosauri che ancora scrivono cose di ottimo livello (Neil Young e Richard Thompson) e vecchi che scavano nel passato come Robert Plant ed Eric Clapton e in quest’ultimo caso la ricerca è basata sul gusto personale, non c’è nessun intento di archeologia musicale. Tra jazz e blues, con tutta la calma del mondo, Clapton ci trasporta nel sud degli Stati Uniti recuperando brani della tradizione e qualche cover di qualche amivo (JJ Cale tanto per cambiare…)

Il problema fondamentale è che queste cover in fondo non dicono poi tanto. Un altro problema è che si sente poco quello che Clapton sa fare meglio ovvero suonare la chitarra. Certo, suona tutto perfetto, la band e i fiati, Eric canta meglio del solito e tutti svolgono il loro compito in maniera egregia.

E allora?

Un buon esercizio di stile che non aggiunge nulla alla storia di Clapton. Disco elegante e ben suonato (e ci credo, con quella sfilza di pesi massimi che lo accompagnano primo tra tutti Doyle Bramhall II e Wynston Marsalis), ma fin troppo curato, tanto che sembra di ascoltare una versione riveduta e corretta di From The Cradle. Restano alcune perle come River Runs Deep e la conclusiva Autumn Leaves che risulta il pezzo più ispirato dell’intero disco.

In sostanza Clapton è bravo, il nuovo album è ok, ma nelle ultime settimane sono stati pubblicati dischi ben più interessanti.

Neil Young – Le Noise

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 30, 2010

8 canzoni.

Chitarre elettriche, chitarre distorte, chitarre acustiche.

La voce di Neil Young.

E basta.

E secondo me questo disco è di una figaggine fuori categoria, il vecchio Neil ha ancora cartucce da sparare e cose da dire e musica da insegnare. Disco sperimentale? Beh, con Daniel Lanois in cabina di regia può accadere di tutto, ma la sostanza è tutta del 65enne canadese che si inventa ballate dominate dalla chitarra a volte rovente come nell’iniziale Walk With Me oppure sognanti come in Love And War (la migliore canzone del disco). Gli interventi esterni si limitano a qualche loop e qualche altro effetto, nulla di eccessivo.

C’è anche tanto rumore, come nella migliore tradizione di quello che venne visto come punto di riferimento da orde di giovani rocker come Sonic Youth e Pearl Jam tanto per citare un paio di nomi…

37 divertenti minuti, il vecchio rocker colpisce e sorprende ancora.

Extrema – Live at Venetic Doc 20/07/2010

Posted in concerti, musica by Ares on luglio 21, 2010

Adoro gli Extrema.

non ho fatto foto ieri sera…sorry…

E ogni loro concerto è per me un salto nel passato, a quando, “innocente” teenager, li vidi dal vivo per la prima volta quando aprirono il Beach Bum Rock Festival nella mia citta’.

Era il 1996.

Ieri sera, a pochi chilometri di distanza da quel luogo, ho avuto ancora il piacere di ascoltarli e…che dire?

Gianluca Perotti e Tommy Massara, i superstiti della formazione originale, sono ancora in grandissima forma. Gli Extrema sono una delle migliori band metal prodotte dal Belpaese: Tommy è un ottimo chitarrista e GL riesce sempre a esprimere una rabbia genuina e a tratti irresistibile. Sentire un cantante che da del “rincoglioniti” al pubblico è pura poesia. 14 anni fa al Beach Bum, causa problemi tecnici, urlò un bestemmione cosmico che ancora risuona nell’aere, come la radiazione cosmica di fondo.

E io ancora lo ringrazio per il bel momento regalatomi/ci.

Comunque il concerto di ieri sera mi ha riconciliato col metal. Il fatto che un’istituzione del genere come gli Extrema abbiano dovuto suonare prima dei Linea 77 (me ne sono andato prima della loro esibizione che mi hanno raccontato come “terribile” e “pessima” nda)deve far riflettere sul livello infimo raggiunto dall’Italia musicale.

Scaletta che ha percorso i punti salienti della carriera con tanto di cover/omaggio finale ai Motorhead con una tiratissima Ace Of Spades.

Se non conoscete gli Extrema vi consiglio un EP live di qualche anno fa: si intitola Proud, Powerful ‘n Alive, una manciata di brani live registrati durante le esibizioni di supporto a gente come Slayer e Metallica all’apice del movimento metal (inizio anni 90) e prima della sua morte chiamata nu-metal (la cui esistenza e’ colpa dei Korn che l’hanno inventato e di Trent Reznor che li ha prodotti…Korn e Reznor devono morire nda).

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