Crossfire Hurricane
Sì, un paio di settimane fa sono andato al cinema a vedere il documentario sui Rolling Stones…potevo mica lasciarmelo sfuggire, no?
La storia della greatest rock’nroll band in the world dagli esordi fino all’inizio dei megatour (ovvero 30 anni fa). In sostanza l’epoca d’oro di una macchina da guerra rock’n'roll che dopo 50 anni non ne vuol sapere di appendere strumenti al chiodo. La storia di Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts, Bill Wyman, del compianto (?) Brian Jones e dei successivi Mick Taylor e Ron Wood raccontata per immagini delle varie epoche e dalla viva voce dei protagonisti.
Molto interessante, non solo per i sostenitori accaniti, ma anche per chi si vuole avvicinare al mondo degli Stones o per chi non li conosce ancora bene.
It’s only rock’n'roll, but I like it.
Haruki Murakami – 1Q84
Non avevo mai letto nulla di Murakami, sono contento di aver iniziato da questo.
Qualche mese fa mi hanno fatto un regalo: scartato il pacchetto mi sono ritrovato tra le mani “1Q84 – Libro 1 e 2 Aprile-Settembre”.
Boh? L’avevo già adocchiato in versione gratuita per il kindle ma poi avevo optato per altre cose, evidentemente era destino che io dovessi leggerlo.
Un racconto onirico e surreale. Ho trovato qualche cosa strana nella traduzione, forse ai correttori di bozze è sfuggito qualcosa, ma non importa.
All’inizio non capivo assolutamente dove volesse andare a finire, e mi stavo annoiando. Poi, nel giro di poche righe, è cambiato tutto. E ora ho l’impressione di aver letto uno dei libri più belli che mi siano capitati.
Inutile stare a parlare della storia, dei personaggi e delle situazioni, credo stia tutto nella mente del lettore.
Quindi in realtà voglio solo dire che mi è piaciuto un sacco.
Ciao.
Clinton Heylin – All The Madmen
Un po’ per caso mi è capitato per le mani questo interessantissimo libro scritto da Clinton Heylin che ci riporta a un periodo della storia del rock in cui la follia sembrava aver preso il controllo di molti illustri artisti della musica inglese.
Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta il mondo del rock stava cambiando pelle: l’illusione hippy si era conclusa con Woodstock, i Beatles erano alla fine della loro esistenza, Hendrix e Morrison scomparsi, le sperimentazioni progressive iniziavano a prendere forme inconcepibili.
In questo ambiente esordiva David Bowie, mentre Syd Barrett precipitava chissà dove, col cervello bruciato, cercando di registrare dei dischi aiutato da persone che avevano a cuore la sua condizione ma che si trovarono del tutto incapaci di gestire il diamante pazzo; Pete Townshend e i The Who cercavano di scrollarsi di dosso Tommy e My Generation, una vera ossessione; un personaggio misterioso e poi di culto come Nick Drake che in un attimo si era trovato suo malgrado a fare il cantautore, era rimasto distrutto dai suoi demoni e solo post-mortem è stato rivalutato; David Bowie e il rapporto con la pazzia della sua famiglia, in particolare col fratellastro Terry, e la paranoia di essere anche lui vittima di un DNA difettoso; i Kinks di Ray Davies, un altro che tra esaurimenti, depressione e pazzia in quegli anni cercava di dar voce a quello che si portava dentro; molto altro ancora.
E’ davvero il lato oscuro del rock inglese.
Libro molto piacevole e ricco di aneddoti interessanti, raccontati riportando un buon numero di citazioni dei protagonisti prese da svariate interviste. Una perfetta descrizione di un mondo che non esiste più e di un modo di fare musica che è quasi scomparso.
Soprattutto ci sono tanti spunti interessanti e tante idee riguardo buona musica da ascoltare.
Per appassionati e curiosi.
Jimi Hendrix – People, Hell and Angels
Sì, va bene, un “nuovo” album di Jimi Hendrix, l’ennesima pubblicazione di materiale inedito o presunto tale.
In realtà si tratta di cose ben conosciute, solo in versione leggermente diversa, molto più funky secondo il percorso che Hendrix aveva iniziato a intraprendere alla fine della sua breve e magnifica carriera.
Quindi, perché è bene ascoltare People, Hell & Angels?
Semplice: se venisse ritrovato un capolavoro di Leonardo o Michelangelo o Picasso o qualunque altro grande artista a voi caro, non vorreste vederlo?
Ecco, vengono ritrovate registrazioni di Hendrix sperdute in un cassetto? Che siano pubblicate, non privateci della gioia di ascoltare il migliore…
Rival Sons live at New Age 04-04-2013
Dei Rival Sons avevo già parlato al tempo di Pressure and Time, un gran bel lavoro di rock’n'roll fatto alla vecchia maniera che mi aveva ben impressionato.
I ragazzi si sono poi confermati con il successivo album, Head Down, uscito l’anno scorso.
E finalmente ieri sera me li sono goduti nella ben conosciuta cornice del New Age di Roncade, a pochi minuti da casa (gran comodità non dover per forza andare a Milano…)
Ebbene, concerto strepitoso. Tutto il bene che si dice a proposito di questi 4 ragazzotti ieri sera è stato confermato alla grande. Fanno esattamente quello che ci si aspetta da loro: rock’n'roll alla vecchia maniera, prendendo spunto dai Led Zeppelin, dai Black Sabbath e non ultimi The Doors, specie per quanto riguarda l’atteggiamento sul palco dell’ottimo Jay Buchanan. Non si fanno problemi ad abbassare il ritmo concedendosi qualche lento blues, per poi crescere di nuovo con dinamiche paurose e tanto calore.
Suono potente, Scott Holiday alla chitarra si lascia andare ben volentieri a lunghi assoli ben supportato da una sezione ritmica precisa e incazzata al punto giusto. Inoltre si dedicano alle seconde voci in maniera eccelsa, cosa non da poco.
Insomma, il commento unanime è stato it’s only rock’n'roll but I like it, e c’è da sperare che tornino presto a farci visita, magari durante qualche festival come Pistoia Blues dove potrebbero fare un figurone accanto ad altri nomi, o al posto di gente che con il blues non ha nulla a che fare.
Bravi, Rival Sons, e grazie e di cuore per l’ottimo concerto.
The Beatles – Please Please Me
Oggi cade il cinquantesimo anniversario della pubblicazione di questo:
Il primo album dei Beatles, serve aggiungere altro?
Cloud Atlas
Allora, vediamo un po’…
mmm…boh?
Capolavoro o cagata pazzesca?
E soprattutto: cosa vuole dirci questo film? Che se la tua vita è un inferno è colpa di qualcuno che ha fatto il bastardo 500 anni prima? Forse il messaggio è contenuto nella frase di Sonmi-451 “La nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba siamo legati ad altri passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro.” o qualcosa del genere.
O vuole dirci altro? Qualcosa di ben più profondo che io non ho colto?
“Certo che non l’hai colto, capra ignorante!” direbbe Sgarbi.
Qualcuno lo ha visto? Qualcuno ha qualche idea?
Pink Floyd – The Final Cut
Oggi ricorre il trentesimo anniversario della pubblicazione di quello che è riconosciuto come uno degli album più controversi dei Pink Floyd.

Pink Floyd che, all’epoca, erano ormai una creatura morente nelle mani di un Roger Waters paranoico e megalomane. La band di fatto non esisteva più: il povero Richard Wright era già stato estromesso ai tempi di The Wall, Gilmour e Mason erano solo comprimari di lusso, e per la nutrita presenza di ospiti non è poi sbagliato definire The Final Cut come il primo vero album solista di Roger Waters.
Eppure, nonostante i problemi, quest’opera rappresenta un lavoro appassionato e discusso, amato e odiato, triste e sofisticato, privato dei tappeti sonori di Wright (che era stato messo musicalmente in disparte già ai tempi di Animals), ma impreziosito da alcune tra le migliori parti di chitarra mai registrate da David Gilmour.
Disco che Waters volle dedicare al padre caduto in guerra e mai conosciuto, disco che contiene nemmeno troppo velate proteste contro la politica inglese dell’epoca (Guerra delle Falkland dell’anno precedente).
Non ci fu un tour, anzi. Poco dopo Roger Waters dichiarò finiti i Pink Floyd, seguirono anni di battaglie legali fino alla rinascita sotto il controllo di Gilmour. Il resto è storia ben nota.
The Gunners Dream, The Fletcher Memorial Home, Southampton Dock, Not Now John, Two Suns in the Sunset…è un disco struggente e magnifico, nonostante tutto.
Da (ri)scoprire.
David Bowie – The Next Day
Il grande ritorno del Duca Bianco, 10 anni dopo l’ultimo disco, e dopo tante illazioni e silenzio che avevano fatto temere il peggio.
Ebbene, The Next Day è probabilmente il miglior album di Bowie dai tempi di Scary Monsters, e le anticipazioni fatte dal produttore Tony Visconti non erano esagerate. Un ottimo disco, malinconico e “cattivo”, tra il rock e l’avanguardia, con richiami al passato (la struggente e bellissima Where Are We Now?), la psichedelia di I’d Rather Be High, una Valentine’s Day che riporta a episodi della Swingin’ London, e molto altro ancora tra cui The Stars Are Out Tonight il cui (bellissimo) video spopola da qualche settimana.
È vero, in The Next Day possiamo ritrovare un David Bowie in ottima forma come non accadeva da tanti tanti anni. E come ai tempi migliori non lascia punti di riferimento: un po’ punk e un po’ elettronico, un attimo fa una canzone pop e l’attimo dopo vira verso il glam-rock che lui stesso aveva contribuito a portare all’apice ormai oltre 40 anni fa. E si diverte con le autocitazioni (You Feel So Lonely You Could Die, la batteria è quella di Five Years – se non conoscete Five Years vi denuncio) Estroso, imprevedibile, con quella voce inconfondibile che si unisce alle chitarre, alle tastiere, al sassofono di Dirty Boys o nella frenetica If You Can See Me…c’è tutta la sua carriera ma senza la nostalgia che si potrebbe prevedere e che a volte tradisce altri illustri nomi del firmamento musicale.
Fa quello che vuole.
Perché può farlo.
E può farlo perché è semplicemente più bravo degli altri.
Da avere, assolutamente.
Pink Floyd – The Dark Side of the Moon
40 anni fa, in questo stesso giorno, nei negozi di dischi statunitensi arrivava questo:
Il Disco.
Perfetto.
E ascoltarlo è sempre un’emozione. ogni giorno che passa, shorter of breath and one day closer to death…









leave a comment