Le Grandi Recensioni

Smashing Pumpkins live in Padova 29/11/2011

Posted in concerti, musica by Ares on novembre 30, 2011

Se ti regalano un biglietto per un concerto non puoi rifiutare, anche se si tratta di una band che nella sua forma originaria non esiste più, una band che hai smesso di seguire da 10 anni abbondanti.

Soprattutto rimane difficile andare a un concerto quando appena 48 ore prima hai assistito all’esibizione di Paul McCartney…

Però andare a sentire Billy Corgan e la nuova versione degli Smashing Pumpkins può regalare sorprese, e così è stato.

Piccolo palasport pieno all’inverosimile, volume alto e tante chitarre distorte, e Corgan che dimostra di saperci ancora fare.

Quello che risalta è la potenza di questi nuovi Pumpkins, band che si lascia andare volentieri a improvvisazioni dominate dalle chitarre in un continuo saliscendi fatto di momenti di calma assoluta spazzati via in un attimo da botte violentissime, vero marchio di fabbrica del buon Billy (ingrassato nda) che sembra anche divertito dall’essere ancora sul palco (secondo me in realtà non gliene può fregare di meno, magari è bravo a fingere?).

Non un concerto revival e nemmeno un greatest hits: gli spazi dedicati al passato rimandano a canzoni note solo ai veri fans oltre a cose a me del tutto sconosciute e che immagino facciano parte del nuovo album. I nostalgici hanno dovuto aspettare la fine per sentire Tonight Tonight, Zero e la conclusiva Bullet With Butterfly Wings, ma durante tutto il concerto è capitato di ascoltare Siva, Muzzle e addirittura Soma, Cherub Rock e For Martha.

Un nuovo batterista giovane e in gamba (pesante l’eredità di Chamberlin), una bassista figa come al solito e un chitarrista simil-giapponese sono i nuovi compagni d’avventura di Corgan. Che in sostanza continua per la sua strada, ogni tanto si perde in vaneggi musicali, ma resta sempre uno degli artisti-simbolo degli anni 90, decennio in cui siamo stati catapultati ieri sera anche se solo per poco più di 2 ore.

Niente male.

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Smashing Pumpkins – Gish

Posted in dischi, musica by Ares on maggio 5, 2011

Tra pochi giorni cade il ventesimo anniversario della pubblicazione di questo gioiellino, album d’esordio di una delle band simbolo degli anni 90.

Gish ha in embrione molte delle caratteristiche che furono poi il marchio di fabbrica dell’epoca d’oro degli Smashing Pumpkins, quel mix di psichedelia, poesia e hard rock che fece la fortuna di album magnifici come Siamese Dream e, soprattutto, Mellon Collie & The Infinite Sadness.

Registrato e pubblicato mesi prima di Nevermind (e con lo zampino dello stesso produttore ovvero quel geniaccio di Butch Vig nda), Gish offrì un assaggio di quello che sarebbe avvenuto nei mesi e anni successivi, vale a dire la rivoluzione indie-rock e grunge.

Ma a differenza di Nirvana e altre band che affondavano le radici nel punk, Billy Corgan e soci che venivano da Chicago avevano altre idee musicali per la testa: tante chitarre, melodie lisergiche, tristezza e dolcezza. In effetti erano distanti anni luce dal mood di Seattle e da alcuni dei suoi tragici eroi musicali.

Gran bell’album, gran bell’esordio, da riscoprire.

The Smashing Pumpkins – Mellon Collie and The Infinite Sadness

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 14, 2010

Quando si parla di Anni 90 e della musica che si ascoltava all’epoca il dibattito riguarda quasi sempre quello che è stato il disco migliore di quel ricco decennio.

“Il disco più importante degli anni 90 è Grace di Jeff Buckley!”… “No, nemmeno per sogno, è sicuramente Nevermind dei Nirvana!”… “Non sono d’accordo (cit.), credo che Ok Computer sia inarrivabile”…

Poi arriva uno (io) e dice: Mellon Collie and the Infinite Sadness.

E cala il silenzio.

Perché questo è il disco che alla fine mette d’accordo (quasi) tutti. E le parole, le critiche, gli slanci a proposito del capolavoro di Billy Corgan e soci targato 1995 si sono sprecati. Ma questo è sempre accaduto con gli Smashing Pumpkins, autentica band o un musicista che girava con degni collaboratori? Ai posteri l’ardua sentenza.

Quel che è certo è che Billy Corgan dopo Siamese Dream deve essere stato colpito da una folgorazione, finendo in una dimensione creativa per l’epoca senza paragoni. Quante canzoni avrà scritto? 50, prima di registrare? Probabile. E le 28 che sono poi confluite nel doppio disco (Dawn to Dusk e Twilight to Starlight) sono una summa dell’alternative rock della prima metà degli anni ’90. Dal grunge (Bullett with Butterfly Wings e Zero) alle ballate acustiche (Thirty-Three), da brani che sono un genere a parte (Tonight, Tonight e 1979 dedicata a me) alle urla di disperazione con chitarre e voci ultradistorte (Bodies e Tales of a Scorched Earth) fino a ai sussurri e al pianoforte diFarewell and Goodnight che chiude l’opera. Un album che anche negli episodi minori offre perle assolute come Galapogos o By Starlight.

Tra i vari giudizi che vennero espressi all’epoca ci fu chi azzardò dicendo che forse Mellon Collie and the Infinite Sadness era il The Wall degli anni 90 (giudizio poi ripetuto per Ok Computer dei Radiohead). Assurdo? Esagerato? Probabilmente sì, The Wall era follia, questo e’ pura rabbia. La rabbia e la disillusione di Corgan, quello che in un’intervista a Videomusic che ricordo come fosse ieri disse “io non credo in nulla, credo nella totale assenza di idee”…poi ci si chiede perche’ in quella generazione, la mia, ci sono stati un sacco di depressi…colpa di Billy Corgan!

E del suo essere un genio in grado di condensare il meglio dell’intero panorama musicale degli anni 90 in poche canzoni. Cosa per la quale sarà per sempre ringraziato.

Mellon Collie and the Infinte Sadness…voto: capolavoro.

Consigliato: a tutti, ovvio.

Ares

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