Le Grandi Recensioni

Slash – Apocalyptic Love

Posted in dischi, mezze stroncature, musica by Ares on maggio 18, 2012

A distanza di un anno torna con un nuovo lavoro solista il buon vecchio Slash…

lupo che non perde il pelo (e nemmeno cilindro né occhiali da sole) e mantiene costante il vizio di suonare la chitarra.

Album che ho avuto la fortuna (?) di ascoltare in anteprima.

Premessa: il mio giudizio è basato su un paio di ascolti, quindi queste sono le primissime impressioni.

Apocalyptic Love è un disco migliore rispetto al precedente, c’è più coesione e un filo logico più definito e nessuna divagazione come l’imbarazzante cover di Paradise City del primo disco.

Aiutato da Miles Kennedy alla voce, buona prova la sua anche se in alcune parti gioca a fare il verso ad Axl Rose, e da altri comprimari, il disco scivola via tra hard rock e qualche ballatona con Slash a far da mattatore indiscusso sparando assoli e riff a tutto spiano.

Assolutamente nulla di nuovo sotto il sole. Il disco parte molto bene con la title-track, la tiratissima One Last Thrill, cui seguono altri pezzi che ricordano un po’ i Velvet Revolver come Standing In The Sun e No More Heroes. Il resto scivola via tra sperimentazioni poco comprensibili e canzoni che, francamente, non fanno gridare al miracolo.

Personalmente preferivo Slash nel periodo degli Snakepit, ma alla fine quel che conta è che sia ancora vivo e sia ancora in grado di suonare. Certo, l’epoca d’oro è lontana anni luce, ma piuttosto che ascoltare i Dream Theater o i Toto ascolto volentieri Apocalyptic Love…

Voto: 6…ma solo perché mi piace il chitarrista Slash, e la sua chitarra è l’unica cosa che salva questo lavoro dalla stroncatura totale.

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Slash

Posted in libri, musica by Ares on aprile 23, 2010

Schifo, merda e rock’n’roll.

Aggiungere sesso e tantissima droga e avrete la vita di Slash.

Secondo me, solo per i primi capitoli riguardo l’infanzia e l’adolescenza del riccioluto chitarrista dei Guns, quest’autobiografia merita di essere letta.

Il resto è un macello e un bellissimo resoconto della Los Angeles tossica ed eccessiva degli anni 80.

La parte sull’avventura Guns n’ Roses, con i dovuti aneddoti e commenti, sono un ricordo nostalgico e un non tanto velato atto d’accusa ad Axl Rose che, si capisce, è il vero responsabile della fine di quella band come tutti noi la conosciamo.

Slash è un animale. E tra le pagine si può anche notare che si comporta come un animale.

Voglio dire, è un selvaggio, un tossico di merda, uno che a 35 anni han dovuto mettergli una specie di defibrillatore interno perché per i 15 anni precedenti si era massacrato di tutto.

Gli avevano dato 6 settimane di vita quella volta…sono passati 9 anni.

Buona lettura.

Slash

Posted in dischi by Ares on aprile 12, 2010

Recensire un disco di Slash senza pensare al passato prossimo e remoto di Slash è cosa ardua.

Ma un paleontologo del rock come il sottoscritto non si fa certo spaventare.

E quindi vi posso tranquillamente comunicare che il disco Slash di Slash è promosso dall’ascolto della prima canzone.

Perché? Vi chiederete…

Semplice: chitarre a cannone (bello il riff iniziale!) e la voce di Ian Astbury.

Scherzi a parte, è un album che scorre via in tutta tranquillità anche nei momenti più strani e insospettabili per Saul Hudson, come le canzoni cantate dalla Fergie dei Black Eyed Peas, roba che butta vagamente sulla dance, ma che grazie alle chitarrone del tossico riccioluto, passano per canzoni ascoltabili. Roba buona per MTV e per i giovani del momento che nulla sanno di autentico rock’n’roll e credono che i Led Zeppelin siano un’invenzione lisergica degli anni ’70!

Da segnalare la presenza di Chris Cornell in piena fase di penitenza per aver collaborato con Timbaland nella creazione del secondo peggior disco di tutti i tempi (il primo è Chinese Democracy della vecchia band di Slash ndA); la strumentale (e vagamente ledzeppeliniana) Watch This con Duff “sumo wrestler king of beer” McKagan e Dave Grohl che allunga cosi il suo curriculum di musicista che suona tutto con tutti e se va avanti cosi avrà presto rotto i coglioni; Ozzy Osbourne del quale non si può dir nulla perché I am Ozzy Osbourne, I am the prince of fucking darkness; una canzone col cantante dei Maroon Five (???); By The Sword con Andrew Stockwell dei Wolfmother; una roba chiamata Sahara che secondo me sarebbe piaciuta ad Axl per quella troiata di Chinese Democracy; un’oscena cover di Paradise City con Fergie e i Cypress Hill; altra roba di cui non serve parlare.

Seriamente, un disco che merita la sufficienza, ma solo per i tentativi di Slash di misurarsi in terreni che non fanno proprio parte del suo background. Tante chitarre, il nostro eroe è in forma, ma basta, morta lì.

Solo sporco rock, senza pretese.

Roba che ascolti una settimana e poi te ne dimentichi e lasci il cd a impolverarsi, o sposti i file in un hard-disk esterno per non occupare preziosa memoria. Poi dopo mesi lo ritrovi, lo ascolti un altro paio di volte e lo rimetti via e avanti di questo passo finche’ non te lo dimentichi.

Sporco rock, che ci piace e va sempre bene.

Ares

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