Le Grandi Recensioni

The Moody Blues – In Search Of The Lost Chord

Posted in dischi, musica by Ares on giugno 18, 2011

Siamo alla fine degli anni 60, all’alba del progressive rock…

The Moody Blues sono uno dei gruppi storici del rock progressivo inglese. Un gruppo di nicchia che però ha scritto pagine importanti in anticipo coi tempi, divenendo quindi punto di riferimento e ispirazione per molte band successive.

Forse qualcuno di voi li ricorderà per la splendida Nights in White Satin, ignorando la produzione successiva di cui fa parte questo terzo album (dalla copertina a dir poco magnifica) In Search Of The Lost Chord.

Dunque, pare che il tema dell’album sia la droga…e ascoltando cosa esce dalle casse dello stereo posso intuire che il tema sia di ottima qualità col risultato di ottima musica. Prima di quest’album la musica dei Moody Blues era caratterizzata dall’orchestra, ma in quest’album invece compaiono mellotron, sitar, tabla e violoncelli, si parla di piani astrali e di Timothy Leary (Legend of a Mind) in una continua ricerca della miglior trasposizione musicale possibile dell’atmosfera surreale che si respirava all’epoca.

Alcune parti di In Search of the Lost Chord sono riuscite alla perfezione: come Ride my See-Saw e Voices in the Sky. Peccato le droghe abbiano preso il sopravvento e abbiano reso il brano conclusivo Om una caotica esibizione di rock e folklore indiano senza freni.

Album poco conosciuto di una band di nicchia, consigliato a chi pensa che la psichedelia inglese alla fine degli anni 60 fosse esclusiva dei Pink Floyd di Syd Barrett.

Annunci

PJ Harvey – Let England Shake

Posted in dischi, musica by Ares on febbraio 25, 2011

In questi giorni sto ascoltando con piacere Let England Shake, ultima fatica discografica di Polly Jean Harvey.

Ottavo disco che segue l’ottimo White Chalk del 2007. Disco dedicato alla sua terra, a quanto si intuisce. Soprattutto un disco in cui si torna a respirare un po’ di quell’aria rock che non si sentiva da diversi anni, dai tempi di Stories From the City, Stories From the Sea.

Si sentono di nuovo le chitarre, ma al solito la nostra cara PJ si diverte a incasinare tutto con un tocco di quella sana follia che la anima e cosi si sente una tromba tipo “Settimo Cavalleggeri  a Little Big Horn” che entra a caso, fuori tempo e con il chiaro intento di spiazzare l’ascoltatore, in The Glorious Land…o almeno spero sia voluto, altrimenti boh…interessanti anche Let England Shake, The Words That Maketh Murder, All and Everyone, Hanging In The Wire.

Let England Shake è un album più accessibile rispetto al precedente. Certo, rimane accessibile alla maniera di PJ Harvey che è per certi versi una delle artiste meno accessibili che ci siano nel panorama musicale degli ultimi 20 anni…ma è proprio questo che la rende affascinante e unica. Album dall’atmosfera minimal, cosa che potrà piacere ai cultori del genere e farà forse bestemmiare tutti gli altri.

Se vi piace PJ Harvey non rimarrete delusi. Se non la conoscete per prima cosa vergognatevi, e poi ascoltate questo Let England Shake. Se non la conoscete e siete fan di Nick Cave credo che vi divertirete ad ascoltare quest’album…e questo vale anche per certi fan del brit-pop più impegnato alla Damon Albarn versione The Good, The Bad & The Queen.

Bentornata PJ, ci sei mancata.

Joe Cocker – Mad Dogs and Englishmen

Posted in concerti, dischi, musica by Ares on gennaio 19, 2011

Joe Cocker, il Leone di Sheffield, uno di quei personaggi baciati dalla fortuna, la Dea Bendata che ringraziamo per aver fatto si che potessimo ascoltare una delle voci più straordinarie nel panorama rock-blues-soul-quel che vi pare.

Alla fine degli anni 60 Joe aveva esordito con una cover dei Beatles, quella With a Little Help From My Friends divenuta uno dei simboli di Woodstock nel 1969.

Qualche mese più tardi Joe s’imbarca in un tour accompagnato da una band da infarto, l’intuito dei capi della casa discografica fa anche in modo di avere una troupe cinematografica al seguito…

Il risultato?

Ovvero la testimonianza di come una band straordinaria (capitanata da Leon Russell) seppe prendere brani dei Beatles, Rolling Stones, Leonard Cohen, Otis Redding e molti altri, per riadattarli alla voce di un ex benzinaio di Sheffield che canta(va) il blues e il soul e in genere la musica “nera” come nessun bianco prima di lui.

Mad Dogs & Englishmen è uno dei migliori album live di ogni tempo, altro simbolo dell’epoca d’oro a cavallo tra anni 60 e 70. Honky Tonk Women, Cry Me a River, Bird On a Wire, I’ve Been Loving You Too Long, The Letter, Delta Lady sono solo alcune delle gemme presenti nell’album.

Albume che e’ stato appena ristampato con i soliti inediti tra cui, appunto, With a Little Help From My Friends che chissa’ per quale motivo non figurava nell’edizione originale.

Che aspettate? Ascoltare! Subito!!!

Sting – The Soul Cages

Posted in dischi, musica by Ares on gennaio 14, 2011

20 anni fa,  gennaio 1991, veniva pubblicato un gran bel lavoro targato Sting.

The Soul Cages è un disco molto molto riflessivo, nato in seguito alla scomparsa dei genitori dell’ex leader dei Police che, ispirato dalla perdita del padre (il disco precedente – Nothing Like The Sun – era dedicato alla madre), si mise a scrivere di botto tutto quello che gli veniva.

Ora, Sting era reduce da un decennio in cui aveva fatto di tutto e di più incluso diventare un mito coi Police per poi abbandonare la band e mettersi in proprio sfornando un paio d’album di notevole fattura.

Ma ci aveva abituati a qualcosa di sempre leggero, in bilico tra il pop, il rock e qualche puntatina jazz. In The Soul Cages il mood è decisamente cupo e triste, anche se non mancano inserti più allegri come All This Time che, pur ben confezionata, non tiene il paragone con brani come Island Of Souls e Mad About You (rifatta poi in italiano con Zucchero…un giorno dovremo fermarci a discutere di Zucchero e le sue innumerevoli collaborazioni nda).

Disco importante e, chissà perché, poco conosciuto…se fosse stato vagamente più allegro e avesse avuto un pezzo alla Englishman in New York forse la critica avrebbe parlato di capolavoro.

In ogni caso, quest’album suona alla grande anche dopo 20 anni, fidatevi.

Queen – The Miracle

Posted in dischi, musica by Ares on gennaio 11, 2011

Anno 1989, il mondo della musica sta per essere investito dall’onda grunge proveniente da Seattle, gli anni 80 e (quasi) tutto quello che hanno portato di buono e brutto stanno per essere spazzati via…e infatti in quell’anno tornano i Rolling Stones con Steel Wheels e l’inizio dei megatour…

A parte queste piccole cose, dopo 3 anni di silenzio tornano i Queen che annunciano “un miracolo”…

The Miracle riassume al meglio cosa sono stati i Queen negli anni 80, rock e pop da classifica sapientemente miscelati in modo da confezionare singoli e album di grande impatto e perfetti per scalare le classifiche.

Non male una sequenza come I Want It All, The Miracle, The Invisible Man e Breakthru (volendo si potrebbe inserire anche Scandal). Il resto dell’album va dal rock scanzonato di Party al soft-pop di My Baby Does Me fino ad arrivare a un richiamo dei primi Queen in Was It All Worth It.

Ma il destino crudele aveva di fatto già  indicato la fine. Non ci fu nessun tour, e le voci sulla salute di Mercury iniziarono a farsi insistenti nonostante la vitalità mostrata nei video.

La storia sarebbe giunta al capolinea in pochi mesi…

Tagged with: , ,

Primal Scream – Give Out But Don’t Give Up

Posted in dischi, musica by Ares on dicembre 6, 2010

Non facile definire i Primal Scream, non facile capire cos’ha e cosa aveva per la testa Bobby Gillespie (la mente del gruppo ed ex batterista dei Jesus and Mary Chain)…

Fatto è che dopo lo sperimentale e riuscitissimo Screamadelica le cose dalla parti dei Primal Scream presero la direzione del brit-pop e del rock’n’roll e confluirono in questa robetta…

Give Out But Don’t Give Up forse non sarà  il massimo della vita, ma è un esempio perfetto di rock senza troppe pretese che ha come unico scopo quello di far ballare e accennare anche un sano headbanging (se siete giovani e pieni di energie…altrimenti occhio alle cervicali nda). Di piu’, potrebbe addirittura far venir voglia di imbracciare una chitarra, e questo grazie a canzoni ben fatte tra le quali spiccano Jailbait, Rocks e Cry Myself Blind.

Certo, manca del tutto la voglia di sperimentare di altra produzione della band, ma quest’album continua ad avere un suo misterioso perché, abbastanza importante da renderlo uno dei migliori album “normali” del decennio Nineties.

Queen – A Kind Of Magic

Posted in cinema, dischi, musica by Ares on novembre 19, 2010

Era primavera-estate 1986, e ricordo che una sera in tv passarono un video dei Queen, band che all’epoca già ascoltavo ogni volta che salivo in macchina coi miei…ascoltavo il primo Greatest Hits a ripetizione, conoscevo ogni passaggio, rapito da quelle canzoni.

Comunque sia, il video era quello di Friends Will Be Friends e il destino volle che mio padre assecondò il mio desiderio (e anche suo) di avere il nuovo album dei Queen, quello che avevano appena pubblicato.

Ho passato quell’estate ad ascoltare A Kind Of Magic, a guardare e riguardare la copertina, quei disegni, a leggere i titoli e i testi delle canzoni e non capirci nulla, a ridere guardando la copertina e quelle figure distorte e buffe.

Non ho mai smesso di ascoltarlo, perché è semplicemente il disco a cui sono più legato in assoluto. Perché ne conosco ogni singola nota e ancora oggi, quasi un quarto di secolo dopo, lo ascolto magari in macchina e mi trovo a cantare a squarciagola ogni canzone, gasandomi come un ragazzino per il riff di One Vision o per quel “there can be only one” alla fine di Gimme The Prize. Il primo disco che porterei sulla fantomatica isola deserta. Il miglior album in assoluto.

Miglior album in assoluto??? Miglior album dei Queen??? No a entrambe le domande, solo il MIO album preferito.

Ma ovviamente ci sono delle cose che rendono A Kind Of Magic un disco fondamentale nella storia dei Queen: non è un album come gli altri, è anche la colonna sonora di quella genialata anni 80 che è stato Highlander; è l’album che diede il via al (sigh!) ultimo tour della band e di conseguenza l’ultimo album in cui si ha la fortuna di sentire Freddie Mercury al massimo della forma e in alcune delle sue migliori interpretazioni.

Di più, A Kind Of Magic è il lavoro corale di un quartetto che confeziona 9 canzoni che in alcuni casi sembrano strizzare l’occhio al passato più heavy della band (Gimme The Prize e Princes Of The Universe, ma anche la stessa One Vision); una ballata con tanto di assolo di sax, One Year Of Love; un’altra ballata che più cinematografica non si poteva, Who Wants To Live Forever; un paio di singoli come la title-track e la già citata Friends Will Be Friends; un pezzo un po’ alla Stevie Wonder con tanto di falsetto (Pain Is So Close To Pleasure) e in generale una band che suona rigenerata e vivacissima e molto ispirata.

A inizio agosto di quel 1986 i Queen si esibirono a Knebworth, fu il loro ultimo concerto, Mercury fece capire che non ci sarebbero stati altri tour e si sa come finì la storia pochi anni dopo…non serve dire altro, ascoltare e basta.

Muse – Black Holes and Revelations

Posted in dischi, musica, richieste by Ares on novembre 17, 2010

richiesto da Adriano aka Evaristo aka V for Vainmona aka IoSonoTuoPadre (continua…)

Piacciano o non piacciano, i Muse sono una delle più importanti realtà musicali del decennio.

Piacciano o non piacciano, i Muse sanno fare benissimo il loro mestiere.

E quest’album di buchi neri e rivelazioni è l’evoluzione del brit-pop alla ricerca di qualcosa di grande e nuovo dopo la fine dei Blur e oltre le lagne dei Coldplay (sì, ho volutamente lasciato da parte i Radiohead nda)….

Black Holes and Revelations è un disco moderno, modernissimo, infarcito di rock ed elettronica, passaggi che ricordano i Queen (Soldier’s Poem) e una serie di canzoni che trattano temi politicamente corretti ed impegnati, fantascienza e qualche boiata frutto delle teorie cospirazioniste…Ora, non amo commentare i testi e non lo farò perché credo sia giusto che ognuno si faccia una sua opinione riguardo le parole cantate da qualsiasi artista/band.

Per quanto riguarda la musica…beh, di certo non è un album che può lasciare indifferenti: dall’iniziale e orchestrale Take a Bow passando per Starlight e Supermassive Black Hole (forse uno dei migliori singoli del decennio) i Muse mettono subito in chiaro una cosa: sanno suonare, hanno tante idee e soprattutto sanno metterle in pratica. Non lo trovo un album facile, richiede diversi ascolti, anche per cogliere al meglio alcuni interessanti aspetti e canzoni notevoli come la conclusiva Knights Of Cydonia che ha un tiro un po’ progressive che non dispiace affatto.

Ottimo lavoro, ci piace.

Black Country Communion

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 10, 2010

Altro supergruppo da segnalare, i Black Country Communion: Joe Bonamassa, Glenn Hughes, Jason Bonham e Derek Sherinian.

Album di gran rock, vecchio stampo, come se questi signori si fossero divertiti a calarsi nei panni delle vere, autentiche superband degli anni 70 o fine 60. E il risultato è un lavoro onesto, energico e sorprendente per la carica delle canzoni a partire dall’iniziale Black Country cui segue l’ugualmente valida One Last Soul.

Per come la vedo io, l’interazione tra i musicisti è perfetta: tra tutti spicca Bonham che dimostra ancora una volta di non essere semplicemente il “figlio di”, mentre Joe Bonamassa conferma di essere in stato di grazia assoluta ogni volta che prende in mano la chitarra come in Beggarman senza doversi perdere ogni volta in virtuosismi inutili.

Tra (hard) rock e (power) ballad (la lunga Song Of Yesterday dal sapore ledzeppeliniano) i Black Country Communion danno sfoggio della loro abilità di musicisti e compositori e, anche, di riarrangiatori nella nuova versione di Medusa, vecchio pezzo dei Trapeze in cui militava Hughes.

Da segnalare anche No Time, The Revoltion In Me (con Bonamassa alla voce) e la lunga e conclusiva Too Late For The Sun in cui la band si lascia andare alla pura improvvisazione.

Gran bell’album, ben suonato e ben prodotto, impossibile rimanere delusi.

Billy Idol – Charmed Life

Posted in dischi, musica by Ares on novembre 9, 2010

Billy Idol è uno dei personaggi più divertenti e controversi del bel mondo del rock and roll.

Partendo dal punk, negli anni 80 ha sfornato ottime canzoni ed è diventato uno dei simboli di quel decennio che lui concluse (1990) con un album che a molti fa storcere il naso, Charmed Life.

Album più tamarri è difficile trovarne, e proprio il suo essere tamarro lo rende a prova di proiettile, inscalfibile, indistruttibile. E’ l’album di Cradle Of Love e della cover di L.A. Woman, Pumping On Steel e Prodigal Blues, l’album dopo il quale Billy rischiò di lasciarci per un incidente in moto (se la cavò con una gamba fracassata) e apparve in The Doors di Oliver Stone. Un prodotto perfettamente in linea coi tempi, un’ultima testimonianza degli anni 80 prima che questi venissero spazzati via dall’uragano 90’s.

Musicalmente parlando, si sente la mancanza dello storico chitarrista Steve Stevens che si riflette anche nella non eccelsa qualità delle canzoni, ma la cosa in realtà è irrilevante. Charmed Life suona bene, da dio, suona come deve suonare un disco rock e Billy idol è un maestro nel rendere credibile qualsiasi cosa, anche la lista della spesa.

Consigliatissimo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: