Le Grandi Recensioni

Nicola Gardini – Viva il Latino. Storie e Bellezza di una Lingua Inutile

Posted in libri, mezze stroncature by Ares on agosto 18, 2019

A differenza del libro di Andrea Marcolongo, il saggio di Nicola Gardini non mi è proprio piaciuto.

Il mio problema fondamentale è che ho sì studiato al liceo classico, ma era un piccolo istituto della provincia veneziana, e i miei insegnanti erano tutto tranne che preparati (salvo le insegnanti di Inglese, quella di Italiano della prima liceo, e quella di scienze che però era umanamente una merda e che ho giurato di uccidere con le mie mani…e lo farò).

Quindi, NESSUNO mi ha insegnato nulla degli autori latini di cui parla Gardini: la loro vita, la loro storia, il loro stile, perché mai scrivessero in quel modo. Li ho detestati tutti, senza distinzioni, e francamente non vedo nessun reale motivo per il quale dovrei (ri)leggerli salvo le dovute eccezioni (Seneca, ma anche la Germania di Tacito e il De Bello Gallico di Giulio Cesare, questi ultimi due letti per l’esame di filologia germanica all’università). Lo stesso posso dire del greco, nessun insegnante al ginnasio/liceo che si sia preso la briga di spiegarci qualcosa della letteratura e degli autori greci.

I pregi di questo libro sono le digressioni di carattere linguistico-etimologico. Il resto, non me ne voglia l’autore o qualche latinista, mi è sembrata l’opera di un invasato che afferma che il latino sia “bello”, sia utile e non sia una lingua morta.

  1. il “bello” è soggettivo;
  2. una lingua è una forma di linguaggio, comunicazione, è utile per definizione dato che svolge il suo ruolo, e ogni lingua lo svolge in modo diverso dalle altre portando ugualmente a termine il suo scopo;
  3. il latino è definito “lingua storica”: non esistono più locutori nativi, sopravvive come lingua ufficiale del Vaticano, perché insegnato nelle scuole, e grazie ad appassionati come il prof. Gardini.

Questioni linguistiche a parte, ho trovato tante storie legate ai vari autori trattati, tante (troppe) citazioni (che ho tentato di leggere, ma dato che ricordo a malapena le prime due declinazioni le ho trovate prive di significato), e ho ritrovato la stessa noiosa pesantezza vissuta al liceo quando dovevo affrontare le versioni. E pensare che all’orale della maturità ho portato latino come prima materia e parlando di Seneca ho fatto un figurone.

L’autore in quinta ginnasio leggeva Apuleio dietro consiglio di una compagna. Se nel 1995 qualche compagno/a mi avesse consigliato di leggere Orazio o Cicerone gli/le avrei tirato un calcio nel culo. All’epoca i consigli di lettura tra compagni erano Charles Bukowski, Henry Miller, Jack Kerouac o contemporanei come potevano essere Stephen King, Michael Crichton che avevo già scoperto alle medie, Pennac, e poi ancora classici come Hesse, Hemingway eccetera. Autori latini? Ma scherziamo?

Sarà anche la lingua base di gran parte della cultura occidentale ed è giustissimo continuare a studiarla e imparare a riconoscere l’enorme influenza che ha avuto negli autori dei secoli successivi, ma siamo nel 2019 e il mondo ha ben altri problemi. “Ricominciare dal latino” non ci salverà.

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