Le Grandi Recensioni

Kyuss – Blues For The Red Sun

Posted in musica by Ares on settembre 28, 2015

Nella galassia del rock alternativo e in particolare nel filone dello stoner-rock ci sono personaggi e band che sono riusciti ad espandere la propria fama, uscendo dalla nicchia fino a diventare artisti conosciuti in tutto il mondo.

I Kyuss, gruppo di riferimento del genere, nel 1992 pubblicavano Blues For The Red Sun, pietra miliare dell’alternative rock.

Un album che pianta le radici in diversi generi e grandi gruppi del passato, dai Black Sabbath al punk fino a Sonic Youth e lo space rock degli anni ’70. Non a caso nella produzione c’era anche quel Chris Goss dei Masters of Reality che nello stesso periodo stavano sfornando Sunrise on the Sufferbus.

Tanta roba quest’album, come tutta la prima produzione della band. Tanto da essere ormai un classico, aldilà del bene e del male, incontestabile a meno che la vostra cultura musicale non vi faccia credere che dopo il 1985 non sia stato pubblicato nulla. Disco pesante, pesantissimo e lisergico, contemporaneo dei gruppi grunge della piovosa e fredda Seattle. Ma dalle parti del deserto californiano era evidente che la musica veniva percepita e di conseguenza espressa in modo ben diverso. Una sorta di terremoto sonoro enfatizzato anche dall’utilizzo di amplificatori per basso per ingrossare ulteriormente il suono delle chitarre. Emblematica l’iniziale Thumb, fantastico esempio di blues psichedelico. Non mancano brevi passaggi strumentali affidati alle chitarre acustiche, una caratteristica che si trova in molti album dei Black Sabbath (perché inventare e creare è bene, ma non bisogna mai dimenticare e rendere omaggio ai maestri). Squisita la strumentale Molten Universe, che inizia come un brano dei Sabbath ma che poi vira verso un metal più spiccatamente anni 90. Freedom Run, Writhe, Thong Song e quell’urlo “I hate slow songs” (in un momento della canzone caratterizzato da quasi totale silenzio) sono solo i momenti più importanti da ricordare nei circa 50 minuti di un album che dopo 23 anni non ha perso nulla della sua potenza.

C’è un aspetto particolare da sottolineare: la grandezza di Blues For The Red Sun è postuma, nel senso che dal punto di vista commerciale fu un mezzo fiasco (misteri del mercato musicale e dei gusti del pubblico). Solo nel ristretto circuito stoner dell’epoca l’album venne preso in considerazione, ci vollero anni e soprattutto la fine dei Kyuss e la nascita dei Queens of the Stone Age perché molti nuovi fans lo ripescassero dal dimenticatoio. Nei Kyuss infatti militava un giovanissimo chitarrista di nome Josh Homme che in seguito sarebbe diventato l’artefice di cose come, appunto, i Queens Of The Stone Age, Desert Sessions e Them Crooked Vultures solo per citarne alcuni. All’epoca aveva solo diciannove (19) anni…uno sbarbatello che però aveva idee ben chiare e un gusto sopraffino nel ricamare trame chitarristiche di ottima fattura e che sono poi state fonte d’ispirazione per chissà quanti giovani chitarristi in giro per il mondo. Anche per questo dobbiamo essere grati a Blues For The Red Sun e al sole infuocato del deserto californiano.

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