Le Grandi Recensioni

Alice In Chains – Alice In Chains

Posted in dischi by Ares on maggio 27, 2015

Alla fine del 1995 l’onda del grunge da Seattle era già avviata al declino. Vuoi per il cambio della moda musicale del periodo, vuoi per la morte di Cobain dell’anno precedente, vuoi perché i gruppi-simbolo di quel movimento e di quella città stavano tutti affrontando i loro problemi.

Il problema degli Alice In Chains era la droga che stava divorando Layne Staley.

alice-in-chains-dog

Il 7 novembre 1995 venne pubblicato l’album omonimo, quello del cane (di Jerry Cantrell) a tre zampe sulla copertina. Tra i fans viene anche chiamato “Tripod” (simpatici…) o “Three-legged dog“, ma quel che conta davvero è che (purtroppo) rappresenta l’ultimo lavoro in studio fatto con Layne Staley.

Disco oscuro, tetro, ma di grande impatto, musicalmente molto forte e curato e con alcune delle migliori composizioni della band tra cui GrindSludge Factory, Again, Over NowHeaven Beside You e la terribilmente angosciante Frogs. Non traspare la potenza di Dirt, ma una maggiore consapevolezza dei propri mezzi e senza dubbio l’enorme difficoltà di tenere in piedi la propria esistenza (i testi scritti da Staley in alcuni casi sono mazzate). Quest’album rappresenta(va) la direzione musicale che avevano intrapreso gli Alice in Chains: dopo aver passato fasi di glam rock a inizio carriera, cavalcato l’onda grunge con i primi due album, e aver dato prova di raffinata calma acustica con Jar Of Flies, con il cane a tre zampe la virata andava verso un hard-rock cupo e potente, sempre dominato dai riff di chitarra di Cantrell che avrebbe proseguito questo percorso portandolo all’apice con il suo Degradation Trip.

Ricordo le sensazioni dell’epoca, le prime volte che lo ascoltavo. Disagio. Tanto disagio. All’inizio lo trovai un album difficile: capivo che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato nei musicisti, per me non potevano essere gli stessi di Dirt e Jar of Flies. Poi con l’andare del tempo e con l’ascolto ripetuto ne ho colto la grandezza e oggi non posso che ritenerlo l’album della maturità della band.

Pochi mesi dopo gli Alice In Chains diedero un’ulteriore saggio della propria classe nel sofferto e struggente concerto unplugged per MTV in cui il povero Layne Staley sembrava già un fantasma (e in quel momento intuii che erano giunti al capolinea).

Infine il buio. La scomparsa di Staley a inizio aprile 2002 e gli album di Jerry Cantrell sembravano aver posto la parola “fine” alla storia degli AIC. Non è stato così, anche se quella voce scomparsa troppo presto ha lasciato un vuoto incolmabile.

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