Le Grandi Recensioni

Robert Plant – Band Of Joy

Posted in dischi, musica by Ares on settembre 23, 2010

Il ritorno di Robert Plant con un nuovo disco suscita inevitabilmente le solite domande: “ha ancora voce?“…”Perche’ non si riunisce definitivamente coi Led Zeppelin come 3 anni fa?“…oppure “ma tanto i suoi dischi fan tutti cagare, non sarebbe meglio ritirarsi o rinirsi coi Led Zeppelin?“…e altre cose assurde di questo tipo.

Alla luce delle ultime prove da solista come Fate Of Nations e il magnifico Raising Sand con Alison Krauss, il buon Robert probabilmente pensa che al mondo di gente matta ce ne sia troppa, quindi beccatevi Band Of Joy.

Avrei bisogno di chiarimenti riguardo la copertina…ma andiamo avanti: fin dall’inizio è chiaro che Plant stia proseguendo il percorso di Raising Sand perché le canzoni (attenzione: si tratta di cover nda) di apertura Angel Dance e House Of Cards sembrano uscite dalle session con la Krauss.

Ma il nostro vecchio amico ha ancora qualche demone che gli gira per la testa: Central Two-O-Nine ricorda fin troppo i momenti acustici dei Led Zeppelin, con l’unica differenza che manca l’esoterico Jimmy Page…ah, tanto per chiarire, la voce il signor Plant ce l’ha ancora, solo che a 60 anni suonati non ha più bisogno di urlare come un pazzo come faceva negli anni 70.

Band Of Joy è un viaggio attraverso la tradizione musicale americana fatto attraverso brani di provenienza ed epoca diversa, un disco che riprende ciò che i Led Zeppelin avevano fatto per tutta la loro carriera: esplorare e riarrangiare l’america, il blues, la “musica del diavolo” (e il diavolo ha presentato un conto salatissimo alla band nda…) e lo fa in maniera eccellente ben supportato dalla voce di Patty Griffin e soprattutto dalla chitarra di Buddy Miller da tempo infaticabile spalla di due leggende come Emmylou Harris e Willie Nelson. Una selezione di canzoni che parte dai Los Lobos passando attraverso i Low (giovane band del Minnesota, pare apprezzatissimi da Plant) e finendo addirittura in gospel degli anni 30 del secolo scorso (Satan, Your Kingdome Must Come Down) o anche più lontano con Cindy I’ll Marry You One Day che risale al XIX secolo.

Bentornato signor Plant, e grazie per questo bel regalo che ci hai fatto.

Voto: 9

Consigliato: a chi ne vuole sapere di più della musica americana.

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2 Risposte

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  1. francesco said, on settembre 27, 2010 at 07:44

    tralasciando commenti banali,a me la svolta di Plant su Raising sand era piaciuta moltissimo.Brani in gran parte stupendi,cesellati da un produzione molto attenta e selettiva,il gioco di due voci che si ascoltano e si rispettano.
    Questo Band of Joy non lo trovo invece all’altezza. Anzi,a dirla tutta ,mi sembra l’ennesimo album di covers a cui ormai nessuno pare in grado di sfuggire. Certo la voce di Plant e’ matura e sempre piu’ capace di cogliere sottigliezze e sfumature,ma a mio parere l’album viaggia a velocita’ di crociera,con arrangiamenti monocordi e non troppo incisivi,complice anche4 una scelta di brani che,se ha il pregio di non ricorrere a scelte troppo ovvie,non mi pare tuttavia eccelsa.
    Col che il percorso di Plant resta certamente piu’ che dignitoso,soprattutto paragonato a quello di altri mostri sacri dell’epoca (il finto rinascimentale dei Blackmore’s night ad esempio)ed inoltre il nostro e’ sempre stato un grandissimo interprete di brani altrui ( la Morning dew di Tim Rose e’ un vero capolavoro),ma rispetto a Raising Sand mi pare che si sia fatto un passo indietro.

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    • Ares79 said, on settembre 27, 2010 at 14:17

      Non credo sia un passo indietro. Secondo me sta semplicemente continuando su un binario che evidentemente lo fa sentire a proprio agio.
      Anche i brani non sono poi male, ha evitato le cose banali e questo e’ un grande pregio.

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