Le Grandi Recensioni

The Cult – Born Into This

Posted in dischi, musica, richieste by Ares on giugno 7, 2010

richiesto da Evaristo

La premiata ditta Ian Astbury – Billy Duffy colpisce ancora. Più che altro, hanno la fortuna di avere ancora la voce (Astbury) e di essere ancora un gran chitarrista con idee interessanti (Duffy).

E come recita il Libro Sacro del Rock, “quando in una band hai un gran cantante e un gran chitarrista sei a metà dell’opera”…

E a volte la stessa copertina del disco fa intuire alcune cose. La copertina di Born Into This dei redivivi The Cult ci dice “pochi fronzoli, tanto rock, qualche richiamo al (glorioso) passato”.

The Cult sono autentici dinosauri del rock, quindi meritano il più assoluto rispetto. Se poi si permettono di pubblicare un album bullo e scanzonato come questo, in cui riff e ritornelli cadono in testa che è un piacere, allora la missione è compiuta: cari The Cult, avete onorato il rock. Poche cose, ma fatte bene. Bravi. Ok.

Ma…

Scordatevi il sound di Rain o Firewoman: avrete solo richiami in Diamonds o Dirty Little Rockstar e anche Illuminated. In tutte le canzoni si sente la volontà di fare qualcosa di attuale, contemporaneo, e infatti batteria e basso suonano terribilmente “normali”…peccato… e questo, inevitabilmente, influisce sul giudizio finale e complessivo. Altro? Holy Mountain non va considerata, è priva di direzione. I Assassin pare scopiazzata da mille altre cose. Sound Of Destruction…secondo me non l’hanno finita…

Born Into This è un disco normale, semplice e fa capire che si poteva fare molto, molto meglio. Non bastano alcune schitarrate strafighe e i gran ritornelli, mi aspetto ben altro.

Voto: 6

Consigliato: solo ai fan sfegatati.

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Una Risposta

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  1. evaristo said, on giugno 7, 2010 at 22:11

    guarda, dovrei sapere il tuo parere sull’album degli anni ’90 cosiddetto “the black sheep”, o “the goat”, o “la càvara”, come preferisco chiamarlo io.
    che sia un album semplice e diretto credo sia il suo pregio, cosa che però ai nostri mica spesso riesce (vedi il precedente “beyond evil and good”, ai confini della cagata).
    io lo trovo meglio di electric, i Cult precedenti sono un’altra cosa, Ian succhiava i microfoni, puzzavano da band “wave” e non rock e io preferisco il secondo corso dei Cult, soprattutto perché Ian non succhia più i microfoni…
    resta un gran bel gruppo che a suo modo ha dato il via ad altre belle cose…fa specie sapere che nelle Sons of Kyuss sessions i futuri “indovinailnome” provassero proprio brani dei Cult: il cerchio si chiude.

    Evaristo

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