Le Grandi Recensioni

Midlake – The Courage of Others

Posted in dischi, musica by Ares on aprile 9, 2010

17/03/2010

HAHAHAAA!!!
Pensavate di leggere una recensione di qualche film del cazzo o peggio???
No, dovete aspettare, intanto leggete questa.
midlake - the courage of others

The Courage of Others è il terzo album dei Midlake, cinque ragazzotti texani che sembrano essere lontani anni luce dal Texas e da quello che siamo abituati a vedere/sentire da quel paese.
Mi spiego: sono talmente eleganti ed educati che non possono davvero essere conterranei di personaggi come ZZ Top o Stevie Ray Vaughan, tanto per citare un paio di pesi massimi.
No. Sono diversi.
Talmente diversi che, e questa
è la vera caratteristica, non sembrano un gruppo americano.
Perché?
Perché suonano dannatamente europei, se si può dire. Ripassando la loro discografia, dall’esordio lo-fi di Bamnan & Slivercork, passando attraverso qualche EP e il meraviglioso The Trials of Van Occupanther, si possono ascoltare echi di Jethro Tull o addirittura Pentangle, e i misuratissimi interventi elettronici del primo disco ricordano le produzioni indie più europee possibili, roba che potete trovare dal Postino Indie (è grazie a lui che ho scoperto i Midlake ndA).

The Courage of Others non si allontana molto dal suo predecessore. E in questo non si capisce come mai ci siano voluti quasi 4 anni per partorirlo. Il mistero probabilmente si svela nell’affannosa e lenta attesa dell’ispirazione che ha permesso la creazione di un altro gioiello.
Intendiamoci, non mi è piaciuto subito. Anzi, al primo ascolto ho storto il naso perché mi aspettavo qualcosa di più, poi ho iniziato ad ascoltarlo con più calma, forse inconsciamente aspettando il momento giusto per comprenderlo e apprezzarlo.
La band più europea d’America ha colpito ancora, riarrangiando il folk europeo e americano in una nuova sintesi che prima d’oggi pochi avevano tentato con successo (Neil Young può essere un esempio). Non si tratta di una copia di Van Occupanther, ma di una sua evoluzione.
Temi e atmosfere
più cupi, invernali, uniti a musiche soffici e melodie quasi sussurrate come se dovesse essere la musica stessa il riparo da un mondo distorto, confuso e cattivo.

And when the acts of men
Cause the ground to break open
Oh let me inside, let me inside not to wake

Consigliato a chi ama Kings Of Convenience (ma non solo) e le chitarre acustiche.
Voto: 9

Ares

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